23 gennaio 2015

TRIESTE FILM FESTIVAL 26…vincitori e vinti

Si è chiuso anche quest’anno il Trieste Film Festival ed è il momento di tirare le somme. L’edizione è stata caratterizzata da un deciso aumento della qualità che, con mio grande piacere, ha interessato anche i cortometraggio, decisamente sotto tono nelle precedenti due edizioni. Un Festival con diverse sorprese come Plemya di Miroslav Slaboshpitsky che ha fatto molto parlare di sé (ambientato in una comunità di sordomuti è una pellicola sociale che si basa sui gesti, i rumori, le sensazioni ma soprattutto le impressioni di un mondo chiuso, silenzioso ma violento che destabilizza lo spettatore tenendolo incollato allo schermo fino alla sanguinosa scena finale) o Les ponts de Sarajevo che racconta la storia della città attraverso i documenti di 13 diversi registi intervallati da bellissimi stacchi animati.

Allo stesso tempo, però, il festival ha avuto un programma con diverse falle. Ad esempio la scelta di proiettare il documentario, importante per il territorio e di interesse, Živeti kamen (una documento intimo sul legame che esiste fra gli uomini che vivono sul Carso e la sua pietra) nella piccola sala video del Miela (45 posti) o l’attesissimo Die Wälder sind noch grün (che potenzialmente avrebbe potuto fare il pienone di pubblico,magari mettendolo in programma al posto del surreale e “tarantiniano” Warsaw 44) costretto ad un orario come quello delle 14:00. Anche i programmi dei cortometraggi proposti in un’unica soluzione non ha permesso ai più di vederli nella loro interezza.

Ritengo giusto,comunque, fare una piccola selezione personale sui tutti i titoli (in concorso e non) che sarebbe giusto ri-proiettare a Trieste e farli vedere a più persone possibile perché portano un insegnamento ed un messaggio…insomma:fanno cultura.

Fra i documentari è impossibile non citare quello della regista croata Tiha Gudac che ha voluto parlare con coraggio e cuore degli orrori dell’isola di Goli Otok attraverso i sofferti ricordi della propria famiglia. Grande successo anche di pubblico alla proiezione che ha saputo creare una forte empatia e partecipazione fra i presenti: PREMIO CORAGGIO

La classica commedia tragicomica balkan Spomenik Majklu Džeksonu è leggera ma molto piacevole, e riesce a lasciare qualcosa nello spettatore: il potere infinito dei sogni che è radicato in ogni essere umano ma che molti, oggi, hanno paura ad esplorare: PREMIO BALKAN

A Die Wälder sind noch grün darei senza dubbio il PRIMO PREMIO di consolazione. Girato sul monte Rombon racconta la storia di un posto di osservazione austrungarico durante il primo conflitto mondiale, dove si intrecciano le storie di un giovane Gebirgsjäger e del suo capitano morente fra la solitudine delle montagne. Un film attento ai particolari (un plauso alle splendide ricostruzioni di uniformi ed equipaggiamento) che riesce appieno nell’intento di essere un racconto pacifista ed intelligente, senza quella nauseante voglia di soggettività, mondanità e protagonismo che permane molti strati della cultura contemporanea.

I vincitori ufficiali del festival sono visibili qui: http://www.triestefilmfestival.it

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