20 gennaio 2015

Il tradimento di Mariuccia Laurenti e l’ arresto di Luigi Frausin (1944) – seconda parte

el sunto Voci, mai peraltro dimostrate con prove documentali, li attribuirono ed attribuiscono tuttora a elementi slavi dell’ “Osvobodilna Fronta” triestino.

Il tradimento di Mariuccia Laurenti  e l’ arresto di Luigi Frausin (1944)

Parte II: l’ arresto

Dov’eravamo rimasti. Ancora oggi, a sessant’ anni di distanza, non è chiaro se l’ elemento decisivo che aiutò i nazi-fascisti negli arresti dell’ agosto 1944 furono le informazioni di Mariuccia Laurenti o se vi fu una parallela “soffiata” che insistenti voci, mai peraltro dimostrate con prove documentali, attribuirono ed attribuiscono tuttora a elementi slavi dell’ “Osvobodilna Fronta” triestino.

Questa seconda versione, della “delazione slava” volta ad eliminare un dirigente come  Frausin (“Franz”), organizzatore dei primi G.A.P. a Trieste, che era entrato in rotta di collisione con gli esponenti del Partito Comunista Jugoslavo sul tema del destino statuale futuro di Trieste, fu ripresa anche nella motivazione della Medaglia d’ Oro alla memoria concessa a Luigi Frausin.

La tesi del ruolo determinante del tradimento di Mariuccia Laurenti è invece sposata nel suo libro di memorie dal dirigente sloveno del Partito Comunista della Venezia Giulia Rudi Ursič che, dopo la rottura del Cominform del 1948, doveva fondare il F.P.I.S. (Fronte Popolare Italo-Sloveno) contrapposto al Partito Comunista del Territorio Libero di Trieste guidato da Vittorio Vidali.

Ma la tesi opposta – quella della “delazione slava” – fu ribadita da un dirigente “storico” del P.C.I. triestino quale Paolo Sema al primo Seminario sulla Storia del Partito Comunista di Trieste che si svolse presso la Scuola di Partito di Cascina nell’ estate del 1981, seminario fortemente voluto dall’ allora Segretario del P.C.I. di Trieste, Claudio Tonel, seminario di cui fui uno dei più decisi promotori e a cui partecipai.Luigi Frausin

Ricordo ancora lo sconcerto che colpì la quarantina di dirigenti comunisti triestini presenti al Seminario, in particolare quelli sloveni, di fronte alla perentoria affermazione dell’ esistenza di “una delazione slava” nell’ arresto di Luigi Frausin, pronunciata da un uomo e da un comunista come il senatore Paolo Sema, di cui erano noti insieme il rigore storico, l’ equilibrio e la grande franchezza. Ricordo che Sema affermò in quella occasione di non avere – ovviamente – alcuna prova documentale di quanto affermava ma di aver maturato questa sua convinzione dopo aver confrontato numerose testimonianze alcune delle quali da lui raccolte anche direttamente.

Comunque sia il 24 agosto 1944 uomini dell’ Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza sorprendono Luigi Frausin e, dopo averne arrestato anche il nipote Giorgio, consegnano entrambi ai tedeschi. Nelle cantine del Comando delle SS in piazza Oberdan Luigi e Giorgio Frausin sono sottoposti a tortura ma non parlano. Saranno eliminati nella Risiera di San Sabba nei primi giorni di settembre. Poco tempo dopo sarà arrestato e ucciso anche Vincenzo Gigante che era subentrato a Frausin nella guida dei comunisti triestini.

Vincenzo GiganteVediamo adesso quando quella lettura dei fatti del 1944 fu avanzata per la prima volta. Il 17 gennaio 1950 Davide Lajolo, il famoso giornalista de “L’ Unità” si trovava a Trieste per intervistare Vittorio Vidali e pubblicò un articolo di cui di seguito riporto un estratto. Teniamo conto che siamo in una fase di scontro violentissimo, anche fisico nelle piazze e nei rioni di Trieste, fra comunisti cominformisti e filo-jugoslavi. Afferma Vidali, rispondendo ad una domanda di Davide Lajolo: “[….] Frausin è stato massacrato dalla Gestapo, ma le documentazioni che ‘Il Lavoratore’ di Trieste ha pubblicato recentemente hanno ormai scoperto che l’ assassinio è stato organizzato dalla banda titista proprio perchè egli era uno di quei combattenti comunisti che si sarebbe sempre opposto, con tutto il peso della sua personalità, al tradimento del movimento internazionale proletario”.

L’ articolo di Lajolo e le dichiarazioni di Vittorio Vidali sono del 1950 e risentono con tutta evidenza del clima di violentissimo scontro politico fra comunisti cominformisti e non. Le dichiarazioni di Paolo Sema sono invece del 1981, in un quadro politico internazionale e di rapporti fra i partiti comunisti italiano e jugoslavo del tutto diversi. Sono cioè  a mio parere – motivabili (e condivisibili o meno) su basi storiche e non di polemica politica contingente.  Gli atti integrali del Seminario di Cascina furono pubblicati dal P.C.I. con grande rilievo in un volume, edito a cura degli Editori Riuniti, con prefazione di Alessandro Nattam, allora Presidente della Commissione Centrale di Controllo: un “imprimatur” assai autorevole.

In fase di stesura del testo definitivo del volume, Paolo Sema ebbe forti perplessità sull’ opportunità di pubblicare la sua versione sull’ arresto di Frausin. 

Lo so per certo perchè – all’ epoca giovane componente della Segreteria Provinciale del P.C.I. di Trieste – fui inviato da lui per convincerlo a mantenere invece la versione che era stata da lui resa pubblica al Seminario di Cascina.  Questa era d’ altronde anche la posizione della Segreteria Nazionale del P.C.I. cui ovviamente il testo definitivo era stato sottoposto.  Nemmeno questo fu, in un primo tempo, sufficiente a convincere compiutamente Sema.  Si “arrese” solo quando gli dissi “sono troppi anni che tante cose sono state tenute nascoste: oggi noi giovani abbiamo il diritto di sapere tutto”.

 

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2 commenti a Il tradimento di Mariuccia Laurenti e l’ arresto di Luigi Frausin (1944) – seconda parte

  1. aldo

    Articolo molto interessante anche al di là del fatto specifico.
    Lo scontro tra comunisti, latente già durante la resistenza, era implicito già molto prima della rottura del 1948 tra Stalin e Tito.
    Nella zona B divenne esplicito già nei mesi successivi alla fine della guerra, quando il Pci venne sciolto dal PCJ e le bandiere mazionali jugoslave presero il posto delle bandiere rosse con falce e martello. Una persona che c’era mi ha raccontato che a una manifestazione in piazza a Pirano dove venivano distribuite solo bandiere jugoslave, Paolo Sema si prese la parola e accusò pubblicamente che quello era nazionalismo, non comunismo. Fu subito destituito da direttore del liceo di Pirano da lui appena fondato e gli fu inibito anche l’insegnamento, come era già successo a suo padre durante il fascismo.
    Nella zona A, dopo il 1948, come si accenna nell’articolo, si esplicitò il conflitto latente del PC del TLT di Vidali con i titini del Fronte Popolare Italo-Sloveno, rispettivamente 21,1% e 2,3% alle comunali di Trieste del 1949, cui si aggiunse il conflitto con gli indipendentisti, considerati una creazione del GMA per combattere il PCTLT filo-URSS tra gli italofoni, mentre ormai i titini erano di fatto un alleato del GMA tra gli sloveni dopo la rottura di Tito con Stalin. Nella polizia civile gestita dagli inglesi venivano privilegiati i filo-indipendentisti ed assolutamente esclusi tutti coloro che fossero sospettati di simpatie per il PCTLT. La stessa cosa succederà poi per le domande di partenza per l’Australia.

  2. Mario Bonifacio

    L’articolo ignora completamente il contenuto dell’ultimo libro di Paolo Sema “Siamo rimasti soli” – LEG 2004 Gorizia il più documentato ed esauriente sulla vicenda della Mariuccia alla quale attribuisce la responsabilità dell’uccisione di Frausin.

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