9 gennaio 2015

Il sonno e le sue rivelazioni fino a domenica al Rossetti

el sunto Notturno – La ragione al sonno è in scena al Rossetti fino a domenica 11 gennaio.

Il sonno è tra i nostri momenti più intimi: protagonista della propria attività onirica, ciascuno è allo stesso tempo il regista di ciò che gli succede e la vittima che subisce quegli episodi che nascondono, o svelano, verità grandi e piccole.
Di questo e di alcuni personaggi con patologie legate al sonno parla Notturno – La ragione al sonno, lo spettacolo che il regista Filippo Renda ha tratto dal celebre romanzo di Jonathan Coe “La casa del sonno” (libro di grande successo soprattutto in Italia) e che, prodotto da CRASC, Ludwig – officina di linguaggi contemporanei e Idiot Savant, va in scena in questi giorni alla Sala Bartoli del Politeama Rossetti di Trieste in prima nazionale.

Lo spettatore, da dietro un velo che offusca un po’ la vista come nel dormiveglia, assiste ai monologhi dei personaggi che ruotano attorno alle attività di una clinica che cura la narcolessia sotto la direzione di un medico, forse freddo e manipolatore, ma convinto che la soluzione alberghi nel linguaggio. Tra queste figure ne emergono due, Sarah, ossessionata dalla paura per le rane e sempre sull’orlo di una crisi, e Robert, innamorato di lei in maniera disperata e disposto a tutto per conquistarla, anche azzardare un’analisi per trasformarsi nel presunto ideale di lei.

Allo spettatore viene proposta la parabola dei personaggi mentre sulla grande rètina del palco s’impigliano proiezioni di parole, immagini, procedimenti mentali: munito di carta e penna consegnate all’ingresso, ognuno del pubblico è invitato a unirsi al dottore nel porre domande e trarre conclusioni. Ma l’impasto narrativo, dove i disturbi del sonno celano segreti sull’identità e la sessualità e la tensione da thriller porta a inquietanti svelamenti, può finire per indurre chi assiste a sentirsi, con un gioco delle parti, disteso sul lettino in una seduta di autoanalisi.

“Notturno” è uno spettacolo complesso, impegnativo ma anche insolito e, non a caso citando Freud, perturbante, diretto con intuizione da Filippo Renda e supportato dalla generosa interpretazione di Alice Redini e Irene Serini. Le atmosfere quasi cinematografiche sospese sempre tra fase rem e confronto diretto sono assicurate dalle scene di Eleonora Rossi, dalle luci di Marco Giusti e dalle musiche di Patrizia Rossi.

Lo spettacolo, in scena fino a domenica 11 gennaio a Trieste, prosegue la tournée a Milano, al Teatro Filodrammatici, dove sabato 17 sarà ospite in sala proprio Jonathan Coe.

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