10 dicembre 2014

La critica, il pubblico, i loro spazi

el sunto Oggi la critica musicale ha perso il ruolo e lo spazio che aveva nei nostri quotidiani. Ma è davvero così?

Sabato 6 dicembre Valerio Fiandra ha invitato Sara Matijacic e il sottoscritto all’Antico Caffè San Marco, per la terza “sabatina”, per partecipare a un dibattito culturale sul ruolo della critica musicale e la sua scomparsa dai quotidiani, in particolare dal nostro “Il Piccolo”. Le sabatine sono momenti di approfondimento culturale ideate da Marco Podda per (parole sue) “ri-abituarsi a pensare, prima di andare a divertirsi il sabato sera”. Per chi fosse interessato, nella prossima di sabato 13 dicembre si parlerà di “Politica e cultura”, ospite d’onore Giorgio Pressburger.

Ad aprire la serata un intervento di Rino Alessi, giornalista e critico musicale, su Fancis Poulenc. Cinque brani musicali interessanti e tanta raffinata micrologia sui passaggi locali di un compositore a me ben poco noto. Potete vedere in alcune foto su Facebook le mie espressioni di fronte a cotanta erudizione. Per un momento, non breve, mi sono persino chiesto “cosa c’entra Bora.la con tutto questo”. Ma per fortuna, il dibattito seguente è stato vivace e interessate.

Numerose sono le voci che si levano contro la scomparsa di una certa critica dai giornali. Ad aprile, per esempio, se ne era parlato a un incontro organizzato dal Circolo della cultura e delle arti: Stefano Curti (direttore organizzativo del teatro Rossetti), nell’occasione, ricordò quella che è la conseguenza più grave: la perdita della memoria di quanto avviene nei teatri e nelle sale da concerto. Tetragona, allora come sabato scorso, la risposta del quotidiano: sono scelte che seguono una logica economica che dobbiamo seguire.

Chi mi conosce sa che nutro una certo disagio verso il mondo della musica colta: non ha mai fatto parte della mia storia, e sono pochissimi i musicisti di cui sono diventato veramente amico. Ho sempre trovato difficile seguire l’entusiasmo per un virtuoso, cogliere le sfumature di un’interpretazione, riconoscere l’impronta di un direttore d’orchestra: alla faccia della musica come espressione universale dell’animo umano, io ho sempre avuto l’impressione che la musica colta sia espressione di una raffinata élite culturale, prodotta per una consapevole élite culturale.

Che questa élite culturale trovasse fino a poco tempo fa specchio dei propri interessi nei quotidiani era cosa ovvia; lo scenario di oggi, tuttavia, è ben diverso. La sua unicità che costituiva la sua forza oggi può esserle una fatale debolezza. E quindi, “Niente può salvare la musica colta dal triste destino di sfumare in prassi oscurantista e truffaldina se non l’istinto a metterla in cortocircuito con la modernità. Essa deve tornare ad essere idea che diventa e non parola d’ordine che si svuota nel tempo”, come ha sostenuto Baricco nel suo L’Anima di Hegel e le mucche del Wisconsin. 1992. Baricco si riferiva all’interpretazione come chiave per attualizzare un oggetto culturale che troppo spesso pensiamo così spirituale da essere fuori dal tempo. Altrimenti va a finire, prolungando questa analisi, che chi è nel tempo potrebbe trovarla inaccessibile…

Ci sarebbe un lunghissimo discorso da intavolare, per situare la musica di oggi nel sistema di produzione e fruizione culturale contemporaneo, e non credo di avere tutti i titoli per farlo. Ma ha una sua logica, non solo economica, il fatto che altre forme d’arte ricevano un’attenzione maggiore sui quotidiani, ed è legato all’attualità dei contenuti e dei linguaggi. Se Shakespeare viene ancor oggi messo in scena, è perché certi suoi personaggi sono oggi ancora vivi, e capaci di colpire anche chi non ha una laurea in letteratura inglese. Altrettanto vale per molti romanzi ottocenteschi, come per numerosi film di ottant’anni fa: oggi parlano, senza bisogno di troppe mediazioni, a un pubblico anche poco preparato. Non so se dell’opera o della musica sinfonica si possa dire altrettanto.

Ma forse, forse, la mia analisi soffre di un vizio di fondo: la mia educazione musicale è stata molto limitata. Forse, avendo incontrato al momento giusto l’insegnante giusto, oggi avrei un’orecchio più allenato e potrei attendere con trepidazione la prossima incisione di Cecilia Bartoli; forse, potrei scrivere anch’io con entusiasmo del valore del Fidelio e con scetticismo delle scelte di Barenboim. Ma oltre all’interpretazione, per avvicinare la musica a un pubblico distratto o non erudito, una adatta mediazione culturale è fondamentale. La critica stessa deve avere un linguaggio aggiornato e accogliente, capace di incuriosire, informare, far partecipare. E se ciò non avviene sui quotidiani, pazienza.

Quello che abbiamo suggerito Sara Matijacic e io è che i blog in rete sono uno strumento abbastanza maturo per arrogarsi il diritto di diventare il luogo dove la recensione ri-acquista il suo valore, che in effetti è centrale per la produzione culturale. Operaclick può molto di più di quanto non possano le recensioni sui giornali. È scritto da persone competenti. Non risente dei “tagli” che molte volte la stampa riserva agli articoli pubblicati su carta. È squisitamente tematico. Ha un forum dove gli appassionati possono discutere tra loro. E non costa. Ovvio, non ci si può pulire le finestre come con le pagine de “Il Piccolo”, ma non lamentiamoci troppo. Gli appassionati locali sono anche invitati a seguire Di tanti pulpiti, di Paolo Bullo. Pur essendo opera di un autore solo, è una fonte di informazioni di prim’ordine e piacevolissima a leggersi.

Forse, tra il mondo della musica colta e quello dei quotidiani, è il secondo a stare peggio, perché i quotidiani ormai si adeguano molto di più alle esigenze dei gruppi editoriali e degli inserzionisti che non a quelle dei lettori. Senza augurarci la morte della carta stampata (che è ancora lì, trent’anni dopo la sentenza di Egon Spengler in Ghostbusters “la stampa è morta”), possiamo chiederci: non potrebbe essere un indizio sano, la scomparsa della di una certa forma di giornalismo culturale, da un ecosistema inquinato? Soprattutto se essa può migrare in ambienti più ospitali.
La rete di oggi è certamente uno di questi.

Tag: , .

6 commenti a La critica, il pubblico, i loro spazi

  1. Aggiungo che il problema spesso sta a monte. Ovvero, spessi si ostina ancora a voler comunicare gli eventi con linguaggi e strumenti di vent’anni fa. E i risultati si vedono. 🙁 Oggi gli uffici stampa non sono solo l’addetto stampa, ma gruppi di lavoro composti anche da social media manager, videomaker, fotografi, esperti del settore che lavorano in sinergia. Sarebbe ora che anche Trieste lo capisse. 🙂

  2. Molto interessante, anche l’iniziativa “sabatina”.
    Sapete che una delle nostre case editrici “triestine” – Asterios – ha pubblicato uno dei più giovani critici musicali che abbiamo in Italia? Il suo nome è Federico Capitoni con “La verità che si sente. La musica come strumento di conoscenza”
    Scrive per La Repubblica e il Sole24Ore e altre testate nazionali.

  3. Paolo Stanese Paolo Stanese

    Grazie per la segnalazione, Elisa!

  4. Ciao a voi e grazie per aver segnalato OperaClick e il mio blog. Dal momento che per motivi evidenti sabato scorso il mio intervento è stato contenuto nei tempi, vi segnalo solo per amor di discussione e parziale completezza un mio articolo un po’ più ampio sull’argomento, che scrissi proprio all’indomani dell’incontro organizzato da Stefano Curti:

    https://amfortas.wordpress.com/2014/04/27/la-critica-musicale-e-teatrale-sulla-carta-stampata-cronaca-di-una-morte-annunciata/

    Inoltre, riallacciandomi al commento di Sara, confermo per esperienza diretta che oggi i teatri lirici che funzionano meglio sono proprio quelli che hanno un ufficio stampa “diffuso” ai social: la Fenice e la Scala in primis.
    Poi, magari gli spettacoli sono pessimi o modesti (succede e pure spesso) ma almeno sono pubblicizzati in modo decente.
    Un caro saluto, Paolo

  5. Un saluto a voi, solo per informarvi che nel frattempo le cose si sono sviluppate, in qualche modo.

    http://laclassicanota-ilpiccolo.blogautore.repubblica.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *