26 settembre 2014

Emma Watson e la campagna HeForShe

el sunto Emma Watson, in un discorso all’ONU, chiede agli uomini di schierarsi per la parità fra uomo e donna: la posta in gioco è grande per entrambi.

Dopo aver ascoltato il discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite, a caldo, avrei voluto dirle due cose: grazie, e era ora. Il suo intervento e la campagna di sensibilizzazione HeForShe che esso promuove hanno un enorme pregio: quello di fare tabula rasa di discussioni infinite che si trascinano da decenni (forse da più di un secolo) per partire da zero con un femminismo inclusivo, nel quale gli uomini possano riconoscersi, dove non c’è posto per l’odio verso i maschi e grazie al quale anche gli uomini possano trarre qualcosa per loro stessi. Come?

Il discorso, in maniera disarmante, fa vacillare una certa immagine di uomo, che viene spesso proposta e cui implicitamente viene detto agli uomini di adeguarsi: l’uomo virile, rude, conquistatore eccetera eccetera, che viene fatto coincidere con il maschio di successo. Anziché dare per scontato che gli uomini siano così (e inducano di riflesso le donne a essere cosà), l’attrice britannica mostra chiaramente i limiti di questa immagine, che a ben vedere è un costrutto sociale molto più che un dato di fatto biologico. Un costrutto problematico che non si può smontare senza l’aiuto degli uomini stessi, che per altro potrebbero avere parecchio da guadagnare a smontarlo.

“Quando a 18 anni [ho capito che] i miei amici maschi erano incapaci di esprimere i loro sentimenti, ho deciso che ero femminista”. “Ho visto giovani uomini soffrire di malattie mentali incapaci di chiedere aiuto per paura che la cosa li facesse sembrare meno maschi”. “Ho visto uomini resi fragili e insicuri da un’idea distorta di quello che significa successo per un maschio. Nemmeno gli uomini hanno la parità di genere”, dichiara con semplicità Emma Watson, dopo aver aperto il suo discordo invocando il coinvolgimento degli uomini nella causa della parità.

In questi due anni, grazie all’esperienza del laboratorio di scrittura di Rinarrate, mi sono trovato più volte a riflettere su questi stessi temi. Su quanto la nostra società trovi nel modello del “maschio alfa”, aggressivo e possessivo, un ottimo propulsore. Su quanto questo modello venga spesso proposto fin dall’infanzia come ideale da perseguire per i maschi e da adorare per le femmine. Su come parecchi uomini subiscano un forte stress emotivo per viverlo, stress che non sanno gestire e che può a volte trasformarsi in violenza verso il partner, gli altri in generale o verso se stessi. Su come, nonostante tutto, per molti uomini sia più facile sforzarsi per aderire a questo modello che non imbarcarsi in una ricerca critica di sé, ricerca per la quale, forse, la società fornisce loro ancor meno strumenti che alle donne.

Era ora che una donna (se lo avesse detto un uomo, riflettiamoci, non avrebbe avuto lo stesso valore) dichiarasse che il “modello patriarcale” è disfunzionale anche per buona parte uomini. La parità tra uomo e donna verso cui, volenti o nolenti, siamo già in cammino anche se fra molte difficoltà non è un obiettivo astratto delle Nazioni Unite. È una necessità della società contemporanea, ed è anche un complesso tentativo di affrancarci dalle forme meno evolute di organizzazione psichica interna, che si riflettono su quella sociale. La violenza è un tratto caratteristico, e per molti versi infantile, di questa organizzazione poco evoluta: gli insulti e gli hate speech (praticamente tutti uguali e quasi tutti a sfondo sessuale) indirizzati a Emma Watson in risposta a questo discorso ne sono una prova.

“Non parliamo spesso di uomini imprigionati dagli stereotipi di genere ma io vedo che lo sono, e che quando ne sono liberi, le cose cambiano di conseguenza anche per le donne”, dice ancora Emma Watson. “Se gli uomini non sono costretti a essere aggressivi per essere accettati, le donne non si sentiranno spinte a essere arrendevoli. Se gli uomini non sono obbligati a controllare, le donne non saranno controllate”.

Uomini e donne, viviamo in una società dove l’aggressività viene valutata positivamente, dove ci si dà gran da fare per prescrivere immagini dell’altro da sé (la donna, l’uomo, lo straniero, il malato, il bambino e l’anziano, la persona con un orientamento sessuale diverso dal nostro – ma anche il vincente e il perdente) e si pongono canoni per giudicare tutto e tutti, ma spesso non ci vengono forniti strumenti di pensiero che ci aiutino ad accogliere, a lasciar essere l’altro – aprendoci così a un confronto disarmato che può farci davvero maturare.

Emma Watson ricorda che ancora oggi femminista è una parola svalutante, ma chiama all’appello gli uomini che credono nella parità tra uomini e donne, definendoli femministi involontari (inadvertent): i padri che non svalutano le figlie, gli insegnanti che credono appieno nelle potenzialità delle loro studentesse. L’attrice, che si rende conto di essere stata privilegiata per averne incontrati molti, e chiede a questi uomini di farsi avanti per primi e di partecipare ai cambiamenti per promuovere la parità.

Questo è il senso della campagna HeForShe: “Voglio che gli uomini si prendano questo compito. Perché le loro figlie, le loro sorelle e le loro madri siano libere dal pregiudizio, ma anche perché ai loro figli sia permesso di essere vulnerabili e umani — recuperando quelle parti di loro che hanno abbandonato e diventando così delle versioni più complete e vere di loro stessi”.

È una formulazione accogliente degli ideali femministi, che fa bene anche agli uomini. Se questo modo di vedere vi convince, potete dichiararlo pubblicamente sottoscrivendo la campagna HeForShe.

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3 commenti a Emma Watson e la campagna HeForShe

  1. aldo

    sorry Emma ma a me sembrano chiacchiere finalizzate a un’operazione di marketing politico
    la base del modello patriarcale è il matrimonio civile regolato dallo stato
    ma quello nessuno sembra voglia abolirlo restituendo la parità nei fatti

  2. maja

    compro una vocale, aldo. te elabori un poco, se te ga voia?

  3. Lucrezia

    Lo trovo assolutamente giusto. Hai ragione con un uomo non avrebbe avuto lo stesso valore, ammiro molto Emma e non mi vergogno ad ammettere che anche io sono una “femminista” perché non c’è niente di male, almeno dal mio punto di vista. Comunque volevo chiarire solo un punto che per me non è diciamo “del tutto giusto”: quando ha detto che il cambiamento deve avvenire prima negli uomini per poter avvenire nelle donne, non che l’abbia considerato come un commento maschilista , ma credo che possa venire anche dalle donne il primo passo.
    Comunque ripeto che sono d’accordo con l’intero discorso, ed è da apprezzare.

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