8 Luglio 2014

Come parlar forbito

el sunto Guida al parlar forbito, o esprimersi in maniera più consona alle regole sociali, o con un poco de quel che se ciama, insomma

Davide Cappelli, sul suo triestinblog, ha pubblicato una interessantissima guida al parlar forbito, in modo da poter esprimere le parolacce triestine in maniera più aulica. Eccone alcune, le altre si trovano a questo link. Presto anche una seconda edizione, con altre ulteriori chicche.

Coleomorfo (“mona”)
“κολεός”, in greco antico, significava “guaina”, “fodero” (in latino la medesima cosa era indicata con la parola, ai nostri coevi ben più familiare, di “vagina”), e benché paradossalmente vi derivi l’epiteto di “coglione”, è relativo all’organo sessuale femminile. “μορφή”, invece, significa “forma”, pertanto “dalla forma di vagina”. Bisogna però capire bene se la “mona”, come la “fica”, corrisponda al dotto vaginale oppure alla vulva. In quest’ultimo caso si potrebbe usare la parola latina “cunnus” (a sua volta derivante dal non tanto benevolo “κυνή”, “cagna”..), ipotizzando il termine “cunniforme”. Ritornando al greco sarebbe plausibile applicare il suffisso -onte (più o meno dal participio presente del verbo “ἐστὶ”, “essere”) ottenendo “coleonte” (“che è vagina”..).

Coprofago (“magnamerda”) In realtà la Coprofagia umana è un vero comportamento che si inscrive in un quadro clinico psichiatrico di tipo schizofrenico in cui i soggetti si nutrono (“φαγειν” significa “mangiare” in greco antico) di escrementi (“κοπρος”). Al di là dell’accezione medica, però, il termine può essere impiegato come epiteto per descrivere una persona in grado di sortire disgusto e disapprovazione in chi la incontra. Si noti pure come, senza andare a scomodare le teorie dello sviluppo freudiane, l’idea stessa di nutrirsi delle proprie feci non soltanto è molto riprovevole ma riporta anche a fantasie infantili e di base (regressione). Uno degli scopi dell’uso di tale epiteto è dunque anche quello di instillare nel destinatario un senso di inadeguatezza alla situazione contingente.

Coprolalo (“..che disi stronzade..”) Anche per la Coprolalia è possibile tirare in ballo i disturbi psichiatrici. In effetti ci sarebbe un termine anche più tecnico per descrivere le persone che non si trattengono dallo sparlare (“λαλια”) su cose false (“ψευδα”); peraltro la vera Coprolalia riguarda proprio il dire cose scurrili (Sindrome di Tourette). Non di meno l’impiego, ancorché fuori dell’ambito clinico, del termine coprolalo appare certamente più adatto ai tempi e suggestivo nel descrivere una nota tipologia di individui.

Usando sempre lo stesso tema copro- è possibile costruire altre parole come Coproprosopo (“faccia de merda”), o meglio la forma contratta Coprosopo, dal greco antico “πρόσωπον” (“volto”), Copromorfo (“simile alla merda” e quindi “stronzo”), “Copronte” (“che è merda”) e tante altre..

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Un commento a Come parlar forbito

  1. Avatar bonalama

    sykon!!! 🙂

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