1 luglio 2014

I Pearl Jam e il “vietato pogare” ai concerti

el sunto Pearl Jam a Trieste, vietato pogare. Ha senso un divieto del genere rivolto al pubblico di un concerto rock?

Concerto dei Pearl jam, a Trieste, stadio Rocco. Seconda fila del prato. Una ragazza riprende immagini del concerto col videofonino. Eddie Vedder e soci attaccano Why go, e subito dopo Animal. Sul palco c’è energia, e il pubblico la sente. Si salta, si segue il ritmo. Si sente la pressione delle file dietro sulla schiena, un’onda d’urto che di rimando arriva anche a chi  sta davanti. E la ragazza del videofonino sta davanti.
Si gira. Si lamenta. Si incazza con le singole persone che la sfiorano, tra cui il sottoscritto. Le faccio notare che dietro c’è uno stadio intero che sta spingendo, anche stando immobile non potrei garantirle la distanza di cortesia qua in seconda fila.

Dice che semplicemente dovrei girarmi verso il fondo e stare con i gomiti alzati, in modo da frenare gli altri. Le dico che ok, provo, mi piace sperimentare cose nuove. Passo la prima parte di Corduroy a guardare i cessi chimici in fondo coi gomiti alzati, mentre attorno a me la gente continua a saltare, abbracciarsi e spingersi. Non mi sembra stia funzionando sta roba dei gomiti alzati. Inoltre non mi sto nemmeno divertendo un granchè. Non mi sembra nemmeno molto educato nei confronti dei Pearl Jam mostrargli la schiena. Mi giro e le espongo le mie perplessità sull’efficacia del suo metodo. Noto che comunque attorno a lei, a forza di riprendere ad uno a uno tutti quanti, la situazione è quasi calma.

Foto di Nicola Tripani (da fb)

Foto di Nicola Tripani (da fb)

I cartelli le danno comunque ragione. Sulle transenne c’è esposto il Principe dei Nosepol. Vietato pogare e vietato surfare. Sarà, ma ciò che sento ora attorno a me è tanta energia repressa. Quelle che vedo, qua in seconda fila, sono facce di chi ha voglia di vivere il concerto, non solo di vederlo o riprenderlo.

Le ballate dei Pearl Jam, comunque,  aiutano a stemperare la tensione. Ma l’onda d’urto di Even Flow arriva inarrestabile. Seguo la calca, non mi oppongo, niente gomiti alti, niente lamentele, mi lascio trascinare dove la marea umana vuole portarmi, più a sinistra. Forse le cose devono succedere così, in maniera naturale. Il flusso di energia ti porta esattamente nel punto in cui vorresti stare, se sei pronto a seguirlo. Perdo di vista la ragazza del videofonino, ormai mi trovo in mezzo ai “saltatori”. Ed è la svolta del mio concerto.

Per me il contatto fisico è uno degli ingredienti fondamentali di un concerto rock. Dico “per me” perchè non amo generalizzare o dare ricette. Non mi basta usare due sensi, vista e udito, con cui posso guardare chi si sta esibendo. Perchè non è guardare e ascoltare quello che voglio. Quello che voglio è proprio condividere le emozioni con tutta l’umanità che mi sta attorno in questo momento, e la fisicità è il modo più ancestrale per farlo, più diretto, più istintivo.

Le sensazioni si amplificano, saltare, pogare, cantare a memoria le canzoni abbracciando dei perfetti sconosciuti è come collegare con un jack la chitarra di Mike McCready direttamente ai nostri cuori e il basso di Jeff Ament ai nostri stomaci, rimandando indietro anche a loro un po’ delle nostre emozioni. Senza fisicità, passa tutto solamente attraverso le orecchie e gli occhi, e resta dentro di noi.

Ma tant’è. C’è chi giustamente dice che il biglietto costa uguale per tutti e la prima fila non è monopolio di chi ha bisogno di fisicità e magari preferisce riviversi il concerto filmato col videofonino. Probabilmente è una questione che non si risolverà mai, se non a spintoni.

Resta il fatto che, secondo me, anche dal palco, sentire una risposta “calda” dalle prime file dà sicuramente una carica maggiore a chi si sta esibendo, e a beneficiarne è il concerto stesso.

-foto di copertina di Mauro Loredan (che pogava, lo go visto!)-

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8 commenti a I Pearl Jam e il “vietato pogare” ai concerti

  1. Gabriele

    Caro Diego, la storia in realtà è meno legata a Trieste ma molto, molto più triste.
    Ai concerti dei pearl jam non si poga più dal concerto di Roskilde del 2000, forse la più brutta storia del mondo della musica, dove 9 ragazzi hanno perso la vita proprio durante un concerto dei PJ.
    http://www.rollingstone.com/music/news/nine-dead-at-pearl-jam-concert-20000817
    I PJ sono stati a lungo tacciati come responsabili (senza alcuna colpa come è stato dimostrato) ma la cosa ha avuto questo effetto concreto.
    Gabriele

  2. Simona

    L’imprevisto è dietro l’angolo, puoi pogare, colpire uno che in quel momento è distratto e fargli male…
    Parlo per me, sono bassina e sapevo della possibilità di essere spinta. per fortuna sono riuscita a posizionarmi sulle transenne dietro il pit e sono stata abbastanza tranquilla.
    Con tranquilla non intendo aver ripreso l’intero concerto o essere stata ferma, mi sono scatenata, ho saltato, mi sono divertita, ho perso la voce, ma senza dar fastidio a nessuno.
    Il pubblico è variegato e non a tutti va di perdersi nella folla.
    A me ad esempio non va.. mi piace muovermi con la folla, ma non essere inghiottita o trovarmi improvvisamente lontana dai miei compagni di viaggio.
    E poi, detto sinceramente, non vedo cosa ci sia di bello ad ubriacarsi fino a star male ad un concerto, perdere il controllo di se e rischiare di nuocere ad altri. Dico questo perchè è ciò che ho visto da parte di alcuni, non solo a Milano, ma anche ad altri concerti di altri…
    Non puoi andare ad un concerto con la paura di farti male…

    Quindi sì, mi sta bene il divieto di pogo

  3. Giuliano

    condivido i commenti precedenti.. non si tratta di saltare… ma di pogare.. che è cosa ben diversa.. tutti hanno diritto di divertirsi.. ma spingere, urtare le persone che vogliono divertirsi senza pogo e spintoni a chiunque sia intorno penso sia un diritto sacrosanto. E’ capitato anche a me.. seconda fila a Trieste.. mi sono anche arrabbiato.. mi è stato risposto “non siamo mica a un concerto di musica classica”.. quindi a loro dire dovevo subire spintoni continui e tacere perchè a loro andava bene così…

  4. Once

    Si viveva la stessa atmosfera di “repressione” anche in tribuna, durante Do The Evolution abbiamo provato ad alzarci ma molte persone si sono lamentate. La sensazione è che parte delle persone accorse pensavano fosse un concerto di musica classica o forse erano capitate per vedere la fantomatica rock band chiamata Pearl Jam. Io che li ascolto da quando ho 12 anni avevo le lacrime agli occhi e moltissima voglia di Rock. Mi dispiace dirlo ma ci hanno rovinato il concerto… mai più a Trieste per quanto mi riguarda un pubblico troppo freddo!!! PJ favoloso, of course!

  5. sfsn

    i ga sbaglià la vocale: iera “si prega di non pagare”

  6. Salvatore F.

    Quest’anno ho avuto la fortuna di essere presente a Milano, Trieste e Berlino, mentre due anni fa sono stato ad Amsterdam e ancora Berlino (per due sere di fila). Posso dire che la differenza di “calore”, o di “risposta” come è stata chiamata, è notevole fra Italia e resto d’Europa (quanto meno nei Paesi in cui sono stato). Noi italiani siamo più calorosi, più agitati, più euforici e questo a mio avviso è solo un bene. Vero è, però, che spesso questa euforia diventa un problema per chi non ritiene di doversi scatenare ad ogni costo per godersi lo spettacolo. In Olanda e in Germania, ad esempio, soprattutto nei palazzetti, non c’è nemmeno bisogno di ricordare di “non pogare”, perchè da quello che ho potuto vedere non poga nessuno (e se qualcuno poga, è altamente probabile che sia italiano. non lo dico in modo dispregiativo, ripeto). Ciò nonostante, il buon Eddie ricorda spesso di fare “one, two, three”, tre passi indietro, per preservare l’incolumità di chi sta “in transenna”. A Milano e a Trieste non lo ha ricordato, sarà forse per la storia del pit che a Berlino alla Whulheide Arena non c’era. Per quanto mi riguarda, provando a stare sotto il palco e provando anche la tribuna, posso dire che sono due modi diversi di godersi un live, in tranquillità o in agitazione (e con pogo annesso). E’ una scelta da fare prima di comprare il biglietto. Tutte le volte che sono finito in tribuna non sono riuscito a scatenarmi come avrei voluto, ma ho potuto godermi appieno tutto lo spettacolo, senza perdermi nulla. Tutte le volte che sono andato sotto il palco, invece, se da un lato ho potuto godere dell’atmosfera e delle sensazioni che solo lo stare davanti ai propri idoli può dare, dall’altro ogni tanto mi perdevo qualche pezzo (anche materialmente parlando), ma era una cosa già messa in conto. Il limbo è il parterre ma lontano dal pit. Agghiacciante a mio avviso. Il mio consiglio è, per chi comunque non vuole rinunciare a “stare sotto”, di stare qualche fila più indietro o, meglio, defilato ai lati, tanto il buon Eddie ed anche Mike ogni tanto si fanno vedere anche la.

  7. capitano

    Quelli coi cellulari al concerto sono odiosi.

  8. Roberta

    Io sono di Milano quindi San Siro, penso che è impossibile non muoversi ad un concerto del genere, non si può non pogare o fare altro. Sentire che tutto intorno a te vibra è una cosa fantastica!!!!

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