24 Giugno 2014

Scampoli di storia: i mulini di Trieste

el sunto I mulini di Trieste dei secoli passati, oggi non più esistenti.

Rubrica a cura di Paolo Geri

Parlare di mulini a Trieste può sembrare strano anche se anche nella toponomastica attuale restano numerose ed evidenti tracce di queste costruzioni: via del Molino Grande e via del Molin Piccolo (oggi non più esistenti), ma soprattutto via del Molino a Vapore e via del Molino a Vento.

disegno-mulino

I mulini erano ad acqua ed erano sparsi per tutto il territorio sui torrentelli che ancora oggi scivolano verso il mare nel sottosuolo.

Nel Medioevo questi corsi d’ acqua erano all’aperto e i mulini erano usati per la macina di farina e sorgo e probabilmente anche per l’ irrigazione dei campi coltivati esterni alle mura. I frantoi per le olive si trovavano invece all’ interno della cerchia cittadina. Alcuni restarono in attività fino ai primi anni del Novecento, poi con la totale copertura dei torrenti ad uso fognario, cessarono definitivamente.

In via del Molino Grande esisteva all’ inizio della via sino ai primi dell’ Ottocento un mulino a tre ruote mosso dal torrente Scoglio allora scoperto; inoltre per certo sappiamo che prima c’ erano altri due mulini: il torrente fu coperto nel 1841-1843.

In via del Molin Piccolo, vicino alla Fontana della Zonta c’ era un mulino di piccole dimensioni con una sola ruota. Fra i mulini di via Molino a Vapore uno, eretto nel 1831, nel 1884 funzionava ancora.

In via Molino a Vento si tentò in tempi remoti, di sfruttare la bora per muovere le pale di un mulino ma l’ impresa fallì. Del mulino rimasero a metà Settecento solo le rovine e il toponimo tuttora esistente. Nel 1798 Giovanni Duprè ritentò l’ esperienza ma nemmeno lui ebbe fortuna e rimasero soltanto le solite rovine che nel 1832 si trovavano sul terreno di proprietà della famiglia Giuliani.Via del Torrente 1901

Ma la zona cittadina in cui più a lungo vi furono mulini fu quella dell’ attuale via Carducci, che non a caso si chiamava via del Torrente. Il vecchio toponimo ricorda chiaramente l’ esistenza di un torrente che nell’ Ottocento defluiva in superficie (forse un ramo del torrente dell’ Acquedotto, oggi viale XX Settembre). All’ incrocio con l’ attuale via Milano questo corso d’ acqua si divideva in due e sulle sponde del ramo che proseguiva lungo via Milano, ancora nel 1830, funzionavano tre mulini. In quegli anni era aperta campagna.

Pochi anni dopo l’ area inizio ad essere lentamente edificata: siamo nella zona dove più tardi sorgerà la “Caserma Grande”. Allora i corsi d’ acqua furono “tombati”, si tracciarono nuove strade ed il luogo cambiò completamente d’ aspetto diventando più smile all’ assetto attuale.

In via Milano, all’ angolo con via Mercadante, sono ancora visibili dei gradini di pietra che costituiscono l’ ultima traccia di quel torrente nel quale giravano le pale degli antichi mulini. Mia nonna mi raccontò infine di mulino ancora esistente nel primo dopoguerra fra via Santa Maria Maddalena e salita di Zugnano mosso dal torrente che allora era ancora scoperto.via del Torrente

Numerosissime e molto antiche sono ovviamente le citazioni che ci fanno ben comprendere come i mulini ad acqua fossero diffusi nel Medioevo e poi nei secoli successivi tutto il territorio triestino.

Il primo mulino di cui abbiamo notizia si trova nel 1209 in un “[….] campo di Ponçano”. Nel 1276 troviamo un mulino “[…] in valle de çaullis (Zaule) sub Bagnolo, fù di Henrico de Lapide [presso il mulino] di Hendrico de Mucho e socio çernigoy”. Nel 1311 le pergamene del Capitolo della Cattedrale ci danno notizia di un “[…] mulino in Valis Rivi” (Valdirivo). E poi in “contrada çaule, molino di Laurencij” (1324). Nel 1325 Donçe de Ottoboni figlia quondam Ottobono fili quondam Ottobono stipula il contratto di matrimonio con Johanne fili quondam Johanne de Judicibus e riceve in dote anche un mulino esterno alla Porta di Riborgo in “Contrada Molendinorum” (che si trovava grosso modo lungo l’ attuale via Carducci, “sive Carpisoni” e “sive Ursinigis”) sempre in Contrada Molendinorum l’ anno seguente il Capitolo della Cattedrale affitta un mulino presso il mulino di proprietà Ottobono de Juliani.

Nel 1327 il Cosiglio Maggiore concede un terreno in “Ponzano in Molin a Vento” al veneziano Bertuccio Alberegno, mercante a Trieste e gli concede la costruzione di un nuovo mulino.

Nel 1333 Detalmo de Russa affitta il suo mulino in Contrada Molendinorum; Claybeç Mathia molendinar nel 1334 compra un mulino con le sue pertinenze in “valle de Mucho sotto villa detta Bercampoli di storiada da Giono fili quondam Dominini Vitale fù Dominini Giroldi”; nel 1341 si parla di un mulino in rivo Pondares e di uno in Zaule; nel 1342 troviamo un molino a Zaule presso “roge comunalis e terre episcopatis”; nel 1347 un mulino in valle de Mucho è proprietà di Balar Rantulfo; nel 1367 Il Capitolo della Cattedrale affitta in Contrada Ursinigis a Tomaso de Pribez; sempre in Contrada Molendinorum nel 1378 c’ è il mulino di Aniano de Terino; nel 1405 Sabadino Jacobo quondam Vincenti fà testamento e lascia alla madre Pilliçe il reddito di un mulino in valle Mocho; sempre in questa valle nel 1405 Robar Crismani ha un mulino a Sancti Odorici; del 1406 è una donazione di un mulino situato presso altri due in “valle Creguglani”.

Nel giugno 1415 Franceschino “mastro corazziere” aveva eretto un molino sul torrente Valdirivo e chiede di farne un altro nella contrada Zudecche presso la vecchia conceria, e poter deviare con un canale il rivo Pondares tra il campo di Apollinare Baiardi e la strada che va al mulino di Cristoforo de Burlo: nemmeno un mese dopo il permesso gli viene accordato: c’ era evidentemente meno burocrazia di oggi !

Del 1416 è la locazione del “mulino del Vescovo in valle Bagnolo in loco Jamma”; sempre nella valle di Bagnoli nel 1342 accanto ad un rivo detto Plischa troviamo un altro “mulino del vescovo”; nel 1440 viene preso in affitto un mulino “apud Farneto”; si continua con l’ affitto di mulini di proprietà del Capitolo della Cattedrale in valle Mucho nel 1443 e nel 1476 e in Contrada Molendinorm nel 1486 a Cortesia moglie Cristoforo de Valter e nel 1487 a Lorenzo Bonomo. Nel 1489 Mesalto Mesalti compra un mulino in Contrada Ponderes dal mastro Luchas carpentario cittadino di Trieste per cinquanta ducati.

Ai primi del Cinquecento abbiamo di nuovo notizia di mulini a Zaule vicino a Pra’ del Vescovo e ne sono proprietari nel 1500 Santa de Visgnagora moglie di Valente e nel 1502 Montolo de Nedelo; nel 1513 Baptista de Perman vende la terza parte di mulino in Contrada Fontis dela Zonta a Odorico quondam Jovanne de Bonomo e l’ anno successivo compra un mulino in proprio in Contrada Bauderivi; nel1516 Justo de Juliani compra un mulino in Contrada Molendinorum da Johanne De Berthosis; nel 1525 in una braida di Contrada Ursinigis presso il rivo comunale si trova il mulino di Odorico de Bonomo; nel 1544 a Zaulis quello di Vrisingoi Canori; nel 1582 al molino di Marco Baldigara viene “[….] messo un ponte”.

Da questo momento e per tutto il Seicento le notizie che abbiamo dei mulini sono legate alla costruzione o manutenzione dei ponti che evidentemente sorgevano vicino ai mulini i quali diventano quasi tutti di proprietà delle famiglie dei Giuliani e dei Burlo.
Gran parte delle notizie sono tratte da “Storia di Trieste di G.L.”.

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