17 giugno 2014

Dell’amor cortese a Trieste

el sunto Fedele D'Amore narra l'amor cortese a Trieste, verso una soave donzella conosciuta sulla spiaggia di Barcola

Sono da poco a Trieste, ma il mio cuore è già ebbro d’amore per una divina creatura. Tanto gentile e tanto onesta pare la ragazza mia quando passa sul lungomare di Barcola Pineta. Boccoli d’oro incorniciano l’angelico volto. Dolcissimi lineamenti fanno da sfondo agli occhi azzurri come il mare. La beltà del volto pari è alla perfezione delle forme. Si libera dalla candida maglietta e abbassa pudicamente i pantaloncini, mostrandosi sì piacente a chi la mira, benignamente di due pezzi vestita.

Prendo coraggio, il telo sposto in prossimità del suo e all’orecchio le sussurro, attirandone la pronta attenzione:

– O preziosa come gioiello e delicata come fiore, la tua voce sarà per me come canto di sirena.

– Coss’ te vol? Chi te conossi!

Vinta dalla timidezza, ella si volge all’opposto lato. Ammiro la statuaria schiena da dea greca. Leggo sul braccialetto il divino nome: Grazia! Acquisto da un moro un pupazzetto. Di quelli da appendere alla borsa. La chiamo ed ella mi confonde:

– Grazia, ecco un dono dal cuore per restare sempre nei tuoi pensieri.

– Echecojoni!

Sto per chiederle il significato di quell’espressione di giubilo in gergo tergestino. Ma si pone le cuffiette e chiude gli occhi perdendosi in una musica celestiale come la di ella presenza. Depone le cuffiette. Oso invitarla a condividere il mio desco. Accetta con entusiasmo:

– Grazia, stasera avrei piacere di offrirti una pizza. E parlarti dei miei sentimenti per te.

– Ara, no spetavo altro.

Si alza con un sospiro – d’amore? – e va a passeggio sul lungomare in compagnia di altre donzelle. Ma resta sempre presso di me nel pensiero. Al ritorno, inizia subito a prepararsi per andar via. Le rammento la nostra reciproca promessa. Mi rassicura che verrà:

– Per la pizza potremmo fare alle 8 là davanti.

– Ssì, sicuro! Fa conto che son za là.

Stranamente non giunge. Mi arrovello per ore deambulando con amici di loco in loco. Solo a mezzanotte risolvo l’enigma. Fu a causa di un impegno familiare. Infatti la vedo passare al fianco del papà su una spider. Mi porge un incantevole sorriso e un cenno di saluto che mi colpiscono al cuore come folgore.

Il mio amico Guido mi rivela che ella si chiama Grazia Scontrosich. Ma non sa di più. Ora vivo solo per la speranza di incontrarla di nuovo. Chi può darmi degli indizi per ritrovare il mio grande amore tergestino, Grazia Scontrosich?

Fedele D’Amore

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8 commenti a Dell’amor cortese a Trieste

  1. aldo

    miga facile darghe indizi…
    …qua xe la fabrica de grazie scontrosich

  2. ufo

    Seconda stalla a destra, e poi dritto fino al Naima.Presentarsi con un foulard lilla al collo, un orchidea bianca all’occhiello e un portafoglio pieno…

  3. ehhh! si sa da lungo tempo che in amor vince chi fugge!

  4. valentina

    altro che scontrosich divento con uno così dolciastro..mi fa venire il diabete istantaneo..le triestine non si fanno abbindolare da questi tipi..gli può andar bene a lignano-bibione e jesolo con le austriache e tedesche che gli mancano I giochi di seduzione perchè le bionde e le scure corteggiate dai loro maschi sono le birre..con quelle dell’est no..sono troppo pratiche

  5. bombastic

    ‘al fianco del papà su una spider’

    anche mi una volta go visto col papà de notte la mula de un che conosso
    ‘iera un amico’ ga dito ela quando la go incontrada in giro
    ‘la se ga dimenticado la scopa davanti all’amico’ ga zontà quela che iera con ela
    ‘te fa pulizie per le case?’ ga domandado quel che iera con mi

  6. ufo

    Forsi che el mauco el gà semplicemente sbaià poeta. Magari prosimo giro el podessi provar con Prešeren:
    Fante zbiraš si prevzetna,
    se šopiriš, ker si zala;
    varji, varji, da priletna
    samka se ne boš jokala!

  7. opur de Andrè:
    quando carica d’anni e di castità
    tra i ricordi e le illusioni
    del bel tempo che non ritornerà troverai le mie canzoni
    nel sentirle ti meraviglierai che qualcuno abbia lodato,
    le bellezze che allor più non avrai e che avesti nel tempo passato.

  8. Tanti, ma tanti ani fa che no li rivo gnanca contar, ierimo ai Topolini in tre o quatro de noi e una cocola putela la ne se ga sentà vizin e la ga comincià a contarne de questo e de quel altro. A un certo punto la ga domandà: “Volè veder el taio che go soto la panza?”. Visto che nissun de noi iera contrario, la ga sburtà un poco in zò le mudande del bikini e gavemo visto la cicatrice, fresca de taio, che i ghe gaveva cavà l’apendice un per de giorni prima.

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