1 giugno 2014

Giro d’Italia a Trieste: cronaca di una tappa apocrifa

el sunto Il Giro d'Italia arriva a Trieste. Il giorno prima, una delegazione di 17 muloni percorre la stessa strada unendo le biblioteche di Gemona e Trieste

Giro d’Italia a Trieste: zinque bici, do veci e una galina con do teste. Ah no, eravamo ben 16 bici, 17 veci e per una volta niente gallina con due teste. 16 bici e 17 persone? Certo, perchè tra noi c’è anche un tandem.

Il 31 maggio, incaricati da Repubblica.it per l’iniziativa “Libri nel Giro“, abbiamo percorso l’ultima tappa del Giro d’Italia con un giorno d’anticipo, creando un collegamento culturale tra le biblioteche di Gemona del Friuli e la Quarantotti Gambini di Trieste.
Del progetto parlerà più specificatamente l’altra mente del tutto, Paolo Stanese. Qua invece la cronaca mulona di una bellissima giornata. Sembra (ma attendiamo conferme) che siamo gli unici in Italia a essere riusciti a organizzare questo gruppo di culturaciclisti pre-tappa, alla faccia del No se pol.

Gemona-Trieste. 120 Km. In giornata, con le bici. In diciasette, ciascuno in rappresentanza di una realtà culturale legata alle biciclette o ai libri. Presenti Bora.La, CNGEI, Spiz, Mappets, Monon Behavior, Cadena Bike, Ulisse-Fiab, Mathitech.

Primo problema: come portiamo fuori le bici?
La mobilità sostenibile prima di tutto: il treno delle 6.20 potrebbe essere la soluzione. Spieghiamo a Trenitalia l’importanza del progetto di carattere e visibilità nazionale, e chiediamo se sia possibile prenotare una ventina di posti bici in treno, magari aggiungendo un vagone.
Risposta: the only way è prenotare proprio tutto un treno extra, con conseguente aumento esponenziale inarrivabile del costo, o ridurre il numero di partecipanti. Ridurre di quanti? Quanti posti bici ci sono in un treno? Il minuetto ne porta 2 (due). Una in meno del tram de Opcina, per capirsi.
La soluzione a basso impatto ambientale è impraticabile, dobbiamo arrangiarci caricando le bici su due furgoni la sera prima e trovandole ad attenderci direttamente alla stazione di Gemona. Uno dei due furgoni ci è stato gentilmente offerto da Mathitech, cui va un ringraziamento doppio, visto che ci ha prestato mezzo e guidatore nello stesso giorno in cui la società triestina che produce bici ha inaugurato il nuovo Bike Center di viale Miramare.

giro d'italia a trieste libri in giro 2Alle 8, la prima scommessa mattutina: “muli, femo che domandemo in bar un “nero”, e dopo vedemo se ne riva un caffè o un bicer de vin, e bevemo quel che riva”. Fatta. A discapito delle credenze campanilistiche, ci servono dei caffè. Delusione. Ma forse, vista l’ora, bene così.

Ci spostiamo in biblioteca, dove ci accolgono festanti. La mostra su Gino Bartali è molto interessante. Due bici d’epoca attirano la nostra attenzione. Cambi d’altri tempi.
Consegnamo i libri offerti dalle case editrici triestine per l’occasione. Ci facciamo regalare delle bandierine di Gemona, che attaccheremo sulle nostre biciclette. Parte l’intervista per Repubblica. Paolo illustra alla grande chi siamo, chi rappresentiamo e qual è il rapporto tra bici e letteratura. Qualche foto e video di rito e alle 10 in punto siamo pronti per partire.

giro d'italia a trieste libri in giro

La strada è quella dell’ultima tappa del Giro d’Italia. Il Friuli si dimostra da subito pronto al passaggio dei ciclisti, sia quelli veri che quelli della domenica, o del sabato, nel nostro caso. Un torpedone di 16 bici non passa certo inosservato, e l’accoglienza della gente è estremamente calorosa. Per strada poi si incrociano più biciclette che macchine, e non c’è centimetro quadrato che non sia addobbato a festa. Palloncini rosa, standardi, bandiere, perfino biciclette appese ai muri, per l’occasione dipinte di rosa.

libri in giroC’è un clima di relax generale, gli agriturismi e le trattorie si sprecano, e così l’assaggio diviene d’obbligo ad ogni sosta, una ogni pochi chilometri. Artegna, città del vino. Tarcento, città del vino. Nimis, città del vino. Racchiuso, città del vino. Faedis, città del vino. Il Friuli rema contro il sobrio incedere del gruppo.

giro d'italia a trieste
IMG_5703Il sole ci accompagna, l’aria è frizzante. Troppo, per qualcuno. Paolino sperimenta così la tecnica della Gazzetta dello Sport come paraspifferi cutanea.

Poco prima di Cividale, l’imprevisto. Paolino si ritrova senza un pedale. Cerchiamo di sistemarlo in qualche modo, ma non abbiamo una brugola della giusta misura. E le officine sono chiuse, visto che è ora di pranzo. giro d'italia a triestePoco male, in Friuli qualsiasi bar, nascosto tra un taj di neri e una birra, ha qualche cassetta degli attrezzi pronta per l’emergenza. La vite però è proprio andata, non si può fare niente. Qualcuno scherzosamente propone il cambio con qualche bici del posto, ma alla fine dovremo abbandonare Paolino e proseguire in 16.

A Cormons, finalmente ci rendiamo conto che le pause sono effettivamente troppe. Con questo ritmo a Trieste ci arriveremo domani assieme alla tappa vera del Giro d’Italia. Arrivano anche le nuvole, e cinque provvidenziali gocce di pioggia ci obbligano a partire, per dribblare il temporale in arrivo. Le notizie del meteo non sono tra le più confortevoli: a Trieste ha appena iniziato a piovere.
Pedaliamo forte, siamo un bel gruppetto. A ritmo sostenuto passiamo l’Isonzo, salutando così la festosa parte friulana della nostra tappa. Poco prima, la decisione di entrare a Trieste con una bandiera maggiormente rappresentativa della nostra identità, cammuffando l’originale.

giro d'italia trieste

In Bisiacheria la “febbre da Giro d’Italia” è decisamente meno sentita. Lungo la strada, non troviamo lo stesso calore nè lo stesso colore. Il cielo grigio non aiuta sicuramente, ma rispetto a quanto visto in Friuli il clima che si percepisce, mentre si percorrono le strade maggiormente trafficate, è una sostanziale indifferenza per la manifestazione. Non ci sono addobbi nè qualsiasi altra cosa che faccia presagire che da lì, il giorno dopo, passerà l’ultima tappa del Giro d’Italia. Forsi da questa parte dell’Isonzo ci salviamo tutta la festa per l’ultimo momento.
Questo ritorno alla normalità ci accompagnerà fino a Trieste, fino a cinquanta metri da Piazza Unità, dove i pali della luce ritornano finalmente a essere addobati e festosi.

Ancora senza pranzo, passiamo a Redipuglia.

giro d'italia redipuglia

Il bar però ci sembra troppo turistico e decidiamo di proseguire ancora. C’è chi propone di pranzare a Duino, con già la tranquillità di aver superato anche l’ultima salita. La fame però alla fine vince, e la visione di una piccola sagra a Ronchi spezza all’istante qualsiasi buon proposito ciclistico. IMG_571713 panini, una caraffa di birra e una di spritz. La birra finisce prima ancora di aver riempito tutti i bicchieri. Arrivano altre due caraffe.
Vicino a noi, un campetto da calcio e uno da basket. Parte la sfida. In sella alle bici, improvvisiamo una partita di calcio-bici. Evitare gli scontri, evitare le cadute, evitare di calciare la palla proprio sulla bici dei compagni, la disciplina risulta molto difficile. Ma divertente. Calciare di destro verso sinistra però è impossibile, a meno di non fare finezze come colpi di tacco con tunnel alla propria bici. Ma tant’è, in cinque minuti di partita ci stanchiamo di più che nei chilometri fatti finora. Ma l’ordine del fotografo di Repubblica era chiaro: “Se avete le GoPro, poi lasciatemi i video. E mi raccomando: fè monade“. Come sfondare una porta aperta.

Lasciamo Ronchi, con già in mente l’ultima grande monada da filmare in questo nostro Giro d’Italia apocrifo. A Barcola, Barachin, la clanfa è d’obbligo, meglio ancora se in tanti uno dopo l’altro. Tra l’altro, ad attenderci in Pineta troviamo anche il sole, spuntato nuovamente. Sembra incredibile, ma in pratica abbiamo sempre dribblato la pioggia.

giro d'italia barcola trieste

Dopo tante ore assieme, il gruppo ha ormai trovato il proprio equilibrio e si marcia ancora spediti. Non mancano ovviamente gli sfottò. “Come xe Guy, te riverà fin Trieste o te se farà bater dela suocera come al solito?”, così Anna pungola il genero Guy.

Si arriva in Piazza Unità, già piena di gente e già festante. Saliamo Corso Italia, poi via Madonnina, completamente oberata dalla presenza delle nostre 15 bici, e infine arriviamo alla Biblioteca Quarantotti Gambini, scalando l’ultimissima rampa, e trovando un’accoglienza particolarmente gradita.
Consegnamo anche qui le copie dei libri a cui abbiamo fatto fare l’ultima tappa del Giro d’Italia assieme a noi, e ci rilassiamo, godendoci questo meritato ultimo riposo.
C’è chi ora deve ritornare fino a Padriciano, in realtà, ma almeno portando con sè il ricordo di una bellissima giornata e una grande avventura.

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