29 aprile 2014

Scampoli di storia: spie, armi e cocaina nella Trieste nel secondo dopoguerra

el sunto Che cosa c’ entra la Trieste del secondo dopoguerra con una storia di cocaina? Ce lo spiega Paolo Geri con uno scampolo di storia

Che Trieste nel secondo dopoguerra pullulasse di spie e uomini dei servizi, oltre che di agenti provocatori è cosa nota. Per certi versi era persino normale che fosse così. Trieste era una delle città situata sul confine della cortina di ferro, una città la cui appartenenza statuale per giunta non era stata ancora decisa.

E’ ormai risaputo e documentato che a Trieste abbondavano nostalgici fascisti, ex repubblichini, uomini dei servizi segreti, non solo di quelli alleati, ma anche dei servizi segreti italiani, questi ultimi attivissimi nel promuovere e finanziare iniziative a favore dell’ italianità della città. Ma che cosa c’ entra Trieste con una storia di cocaina ?

1946 manifestazione filo jugoslava-1C’ entra perché a Trieste il 13 settembre 1946 che fu arrestato Mario Cocchiara una incredibile figura di fascista repubblichino colluso con i servizi segreti italiani e quelli alleati

E la cocaina? Vedremo più avanti.

Partiamo dall’ inizio. Il 16 settembre 1946 i servizi segreti inglesi inviano a Trieste un dispaccio segretissimo dal titolo: “Dott. Cocchiara Mario, neofascisti italiani e organizzazioni monarchiche”. Vediamo il contenuto del dispaccio: “[….] Cocchiara Mario è stato arrestato a Trieste il 13 settembre 1946. Dal suo interrogatorio, risulta che sta organizzando un gruppo paramilitare di destra sotto gli auspici del SIM (i servizi segreti italiani). Si reputa che abbia già radunato cinquecento elementi e che sia in rapporti diretti con membri del Governo Italiano e alti ufficiali del SIM, ai quali invia i suoi rapporti [….] abbia ottenuto grosse somme di denaro tramite il tenente colonnello D’ Amore e il tenente colonnello Pescatore, che sarebbero collegati al quotidiano “Il Messaggero Veneto”. [ ….] Cocchiara è uno dei fondatori del gruppo “Ora e Sempre Italia” e del “Fronte Unico per la Difesa dell’ Italianità”. Si ritiene che disponga di molte armi. […] Cocchiara dichiara di sapere molte cose sulla preparazione di un colpo di stato monarchico in Italia. E’ in contatto con elementi neofascisti e di destra a Milano, Roma e altrove. A Trieste agisce come agente reclutatore agli ordini di un settore dell’ Esercito composto da monarchici. L’ altra principale agenzia di reclutamento è l’ Associazione Partigiani d’ Italia (A.P.I.). Il suddetto settore è promosso dal generale Cadorna, Capo di Stato Maggiore dell’ Esercito. E’ composto da tre divisioni (“Gorizia”, “Trieste”, “Pola”) e il loro quartier generale si trova a Padova e a Udine. [….] Nel territorio di val di Canale sono già state consegnati cinquecento mitra; a Trieste, altri cinquecento. Secondo Cocchiara la divisione “Folgore” dell’ Esercito Italiano è la spina dorsale del movimento monarchico e appoggerà un tentativo di colpo di stato. I preparativi spettano agli alti ufficiali dell’ Esercito: il generale Aimone ne è la figura principale. Inoltre Cocchiara sostiene che i Carabinieri Reali partecipano al movimento: il loro compito sarà quello di catturare i capi della sinistra. [….] Cocchiara è inoltro implicato nell’ organizzazione delle squadre d’ azione. 1946 sciopero-1

Il 20 agosto 1946 a Trieste si è svolto un incontro per discutere la formazione di queste bande. Erano presenti: Cocchiara, Comelli, Giacchelli, Iesurum, Battaglia, Biuti, Muscatello e un elemento sconosciuto. Iesurum ha dichiarato di essere in grado di mettere a disposizione cinquanta elementi a breve (e centocinquanta sul lungo periodo) ed ha posto l’ accento sulla necessità di remunerarli a scadenza regolare”.

Poi il documento dei servizi segreti inglesi prosegue ..….. ed ecco spuntare la cocaina ! “[….] Cocchiara ha affermato di essersi messo in contatto, il 19 agosto 1946, con i gruppi della resistenza nazista che operano nelle Alpi Bavaresi. Sembra che queste formazioni utilizzino come emissari ex soldati dell’ esercito tedesco, rimasti in Italia e muniti di documenti di identità civili nella zona di Merano. Per ottenere fondi, i gruppi nazisti hanno allestito un ampio traffico di cocaina verso l’Italia.  Qui, i loro emissari vendono cocaina di tipo “Merck” (cioè genuina) a prezzi bassi, ossia a 800.000 lire al chilogrammo. Il prezzo è mantenuto basso per incrementare le transazioni. In Italia, le organizzazioni neofasciste traggono profitto dall’ acquisto di cocaina (che è rivenduta con un utile del cento per cento), garantendo così i finanziamenti alle loro attività”. Il documento dei servizi segreti inglesi si conclude affermando: “[….] Cocchiara è inoltre a conoscenza di un gruppo di agenti tedeschi, ex funzionari della Zona di Operazioni del Litorale Adriatico. Il nucleo sarebbe al comando di un austriaco, Kassel (alias “Kappel”), membro dell’ organizzazione neonazista dei Lupi Mannari. Il nome del suo vice è un certo Karl”.

Ma, ovviamente, non è che il Partito Comunista del Territorio Libero di Trieste, guidato da Vittorio Vidali, stesse a guardare …….

Un informatore triestino del controspionaggio inglese scriveva nel 1950: “Il Partito comunista ha organizzato a Trieste un centro di smistamento di notizie e informazioni. Tutte le notizie provenienti da Austria, Ungheria e Jugoslavia vengono raccolte a Trieste e da qui fatte proseguire o direttamente in Russia con corrieri speciali o inviate all’ ambasciata russa in Roma. Incaricati di tale lavoro sono certi Bepi, Alessio e Mirko, si crede appartenenti alla cellula comunista dell’ Arsenale Triestino. Sono classificati incorruttibili, fanatici, armati e pericolosi”.

Rodolfo Ursič segretario nel 1945 del Partito Comunista di Trieste, poi espulso dopo la rottura del Cominform del 1948 in quanto filo-titino, ha dichiarato nel 1997 a “Il Piccolo”: “All’ interno della sede triestina del Partito Comunista Italiano esisteva un apparato speciale che svolgeva soprattutto attività spionistica. Ne era responsabile Alessandro Destradi che negli anni Cinquanta bruciò tutti i documenti”.1945Trieste-casa tito 2-1

Ho conosciuto Alessandro (“Gigi”) Destradi nei primi anni Settanta quando mi ero appena iscritto al P.C.I. Era già anziano ma vigoroso, attivo, lucido e sempre in prima fila nei volantinaggi e nelle iniziative ed anche presente alle vigilanze notturne della sede della sua sezione “Pino Tomažič” di largo Barriera che – a causa della sua localizzazione – era una delle più esposte alle incursioni delle squadre fasciste di Avanguardia Nazionale e del Fronte della Gioventù provenienti dalla zona di viale XX Settembre. Era all’ epoca membro del Comitato Direttivo di quella che era la più grande sezione cittadina della Federazione Autonoma Triestina del P.C.I. con oltre quattrocento iscritti. Un comunista di “vecchio stampo” di quelli per cui Partito si scriveva con la “P” maiuscola. Mi avevano raccontato che negli anni Quaranta e Cinquanta aveva ricoperto incarichi delicati e riservati, senza specificare quali, forse gli stessi di qui parla Rodolfo Ursič. Gigi Destradi era uno di quei comunisti che diceva “de certe robe no se parla, solo se le fa se el Partito ordina ….”.

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8 commenti a Scampoli di storia: spie, armi e cocaina nella Trieste nel secondo dopoguerra

  1. sfsn

    Romantici idealisti, animati dal più puro amor patrio, che preparavano il ritorno di Trieste all’Italia!

  2. El baziloto

    Mica tutti. I servizi segreti jugoslavi (inesistenti in questa ricostruzione geriana) sgiinzagliarono le proprie squadre della morte in loco. E ne ammazzarono pure!

    Dubito che questi volessero Trieste italiana. Di certo erano puri idealisti che lottavano per un mondo migliore. Come ebbero a sperimentare gli jugo per una ventina d’anni d’amore sparso a piene mani.

  3. dimaco

    la tua è tutta invidia Luigi.

  4. effebi

    grazie paolo… notiziona !
    su corona non hai niente ?

  5. Giulia

    Io vorrei conoscere la storia del Marchese Frano Bona e della Contessa de Korvin.
    Grazie!

  6. John Remada

    Si rivede gigi in gondoeeta….datato 2014….per sparire così repentinamente l’highlander deve aver beccato un buon pesto! Del resto erano anni che cercava una soluzione ai propri crucci.

  7. msm

    Ma cosa scrivete. Informatevi bene! Bianka Korvin fu una donna austriaca ,sposata a un albanese ,che subi’ la repressione del regime di Enver Hoxha, sopravvissuta ad anni di torture e giustamente annoverata tra le vittime del comunismo albanese!

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