11 febbraio 2014

Le sedie del Magazzino 18 – Camminare tra le masserizie degli esuli istriani

Ha ragione il direttore dell’IRCI Piero Delbello: “Dovranno passare ancora un paio di generazioni prima che si possa parlare di esodo, di campi profughi senza che ci sia scontro politico o di esagitati“. Si riferisce agli episodi di vandalismo di ieri, al teatro Vittoria di Roma. dove si stava rappresentando “Magazzino 18” di Simone Cristicchi.

Che le vicende degli istriani siano ancora strettamente condizionate dal ideologie appare evidente anche da piccoli frammenti di discorsi colti tra coloro che questa mattina hanno visitato il magazzino portuale dove sono state raccolte ed ordinate le masserizie abbandonate dagli esuli e salvate da distruzione dell’IRCI. “Quei continua a far danni ancora adesso“, e il “quei” comprende chiunque sieda alla sinistra del parlamento. Difficile del resto uscire da un meccanismo di scontro ideologico che per molti decenni è stato ciò che ha costruito carriere politiche da una parte e dall’altra. “Pro esuli” e “contro esuli”. Permangono le falci e martello rosse che imbrattano teatri e monumenti, e dall’altra parte saluti romani a manifestazioni, ma sono oramai rimasugli di un passato per fortuna sempre più distante.

La masserizie che nel 1978 erano destinate alla distruzione, dopo un ultimo appello prefettizio ai proprietari, vennero invece donate all’IRCI. Prima stavano al magazzino 22, demolito per far posto all’Adria Terminal, poi portate al magazzino 18 dove per organizzare una serie di visite bisogna scomodare la presidente del porto e attivare tutta un serie di procedure. Il progetto dell’IRCI è di farne un museo, magari al magazzino 26 che possa raccontare l’esodo e le fasi della permanenza nei campi profughi.

Ciò che e certo che la visione delle masserizie ordinate per tipo dai volontari, i libri e quaderni, le stoviglie, gli arnesi di lavoro, i mobili rendono difficile parlare come accade di “colpevoli”, usare parole come “optanti”, ossia persone che hanno scelto di andarsene via. Alla fine la visione del mucchio di sedie, “una catasta di quotidianità” la chiama Delbello, una opera di Arman amplificata nelle dimensioni e nelle emozioni fa capire il dramma, le cose che passano al di sopra della gente, che pagano colpe di altri. Gli esuli non hanno perso la guerra, hanno perso le loro cose, hanno pagato una guerra voluta dal fascismo.

Forse è tempo che un museo racconti questa storia, che rappresenta anche una pagina nera della storia italiana, se nei campi profughi nell’inverno del 1956 bambini ed anziani morivano di freddo, come si racconta durante la visita.
Servirà anche a ragionare su profughi, su persone che perdono o lasciano tutto. Magari servirà ad evitare di sentir dire da un signora, che stamattina ha visitato il magazzino 18, dire al marito indicando il silos “Vedi, lì avevano trovato quello schifo di dormitorio con i materassi gettati a terra“. Era dove dormivano i profughi afghani.

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161 commenti a Le sedie del Magazzino 18 – Camminare tra le masserizie degli esuli istriani

  1. effebi

    http://www.padriciano.org/

    Il Museo di Carattere Nazionale C.R.P. di Padriciano (Centro Raccolta Profughi di Padriciano) è l’unico allestimento espositivo in Italia, ed è situato in un’area esclusiva che conserva inalterata la sua struttura originaria dopo la dismissione nella metà degli anni ’70.

    Realizzato inizialmente quale mostra permanente nel 2004 dall’Unione degli Istriani, il Museo di Carattere Nazionale C.R.P. di Padriciano è oggi una delle strutture più visitate nella provincia di Trieste, tappa fondamentale nell’ambito dei “viaggi della Memoria”, che fanno del capoluogo giuliano un sito unico in Italia.

  2. ufo

    Condivido e apprezzo la tabella multilingue.

  3. agapanthi blue

    Credo che la memoria storica diventi vera memoria collettiva quando non viene più utilizzata come mantello per coprire le proprie posizioni ma diventi ponte verso gli altri. Sono ben contenta di sapere che ci sono già siti unici nel loro genere che servano da contenitore delle storie di umanità perduta, ma non credo esista o debba esistere un monopolio, più luoghi più memoria tutto qui. Le masserizie stoccate dai volontari al porto devono trovare un’ubicazione; magari proprio al porto simbolo di movimento, passaggio di persone che si portano dietro il proprio viaggio, i propri dolori e speranze. La memoria però ha senso se circostanziata e soprattutto se diventa chiave di lettura per noi contemporanei, invece purtroppo i profughi, quelli di oggi e quelli di domani non vengono guardati con la lente della memoria, ma spesso solo con l’insofferenza del fastidio. Allora mi domando a che servono le commemorazioni se poi non siamo ancora in grado di guardare con empatia a qualsiasi persona che è costretta ad abbandonare quel che ha.

  4. Pier Alberto Possati

    3 – bellissimo post , mi associo .
    N.b. : sperando che qualcuno non mi aggredisca perchè faccio il Prof. , scritto anche molto bene .

  5. sfsn

    Caro Fulvio (caro sul serio, non ironico),
    no son per niente d’acordo con el fato de verzer un museo con le masserizie del magazzin 18 semplicemente perchè un museo dell’esodo esisti za e xe el Museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata,a l quale se podessi consegnarghe le masserizie e che i decidi dopo come esporle.
    Inveze a Trieste non esisti un museo dela Resistenza: xe sta proposto de farlo nela ex caserma dei carabinieri de Via Cologna (che durante la seconda guerra mondiale xe sta usada come carcere e logo de torture da fascisti e nazisti). Inveze la provincia ga dito picche e con tuta probabilità lo stabile vegnerà demolì per far posto a un parchegio.
    Me sa tanto che nela contingenza politica in cui semo le robe dei esuli porta finanziamenti e soldi e dunque se pol far, le robe che xe ligade al antifascismo, inveze, vien quasi completamente passade soto silenzio.
    Spero de esserme rivà a spiegar
    ciao

  6. Fulvio Rogantin

    Esisti due aspetti, secondo mi, uno sul merito. Questa gara tra resistenza ed esodo me par quella che xe stada da sempre. El museo de via Torino xe un museo etnografico, con scopi diversi da quei dell’eventuale museo del magazzino 18. Una sedia no ga senso in un museo se non come “mucio de sedie”, come un mucio de valigie ga senso a Ellis Island dove se conta l’immigrazione. L’esodo credo sia stado un fenomeno de dimensioni enormi, per cui raccontarlo ga un senso, secondo mi molto de più de un museo etnografico ma ghe torno dopo. Sui finanziamenti te ga secondo mi solo in parte ragione, no xe la contingenza, da sempre esisti rivoli de soldi per, banalizzando, “i istriani”. Esisti anche piccoli feudi, ognidun con la sua fetta de torta. IRCI, Unione degli Istriani (se te noti el primo intrevento disi in sostanza “no, el museo scemo noi”), e tutti i “Comune di xxxx in Esilio”, dove te pol metter al posto de xxxx decine de cittadine. Questo xe un scandalo, spartir i soldi in sta maniera e no piuttosto aver un progetto. Su questo scriverò.
    Analogo xe per i italiani rimasti in Istra, notizia de oggi el director dell EDT se ga dimesso per questioni de spese “leggere”. Per far un esempio alla fiera del libro de Fraqncoforte el gruppo dell’EDT i era composto da 50 persone, una gita pagada insomma.

    Vegno a un altro punto. La metto zo brutta. Quante persone visitassi un museo della resistenza? No me riferiso all’argomento, analogo poderi dir del museo de via Torino. Stessa roba pel museo del Risorgimento de Piazza Oberdan. Ogigiorno se possibilità de salvar material, de farlo veder ad esempio con le tecnologie,e se fa anche un lavor migliore per informar. Voler a tutti i costi metter su un museo me par una roba inutile, che servi solo alle gare del tipo” te vol el museo dei esuli?”, “femo quel della resistenza”.
    Diverso el museo del magazzin 18. Raccontassi una storia speicfica del posto, una roba che no te trovi de altre parti, analogamente quel della risiera, e gavessi un altro senso.

    Ciao

  7. sfsn

    ciau fulvio,
    in parte te dago ragion, in parte no.
    El museo dela Resistenza no sarìa una museo dela resistenza X, sarìa el museo dela Resistenza a Trieste e nela Venezia Giulia, dunque gavessi comunque una declinazion locale.
    Chi lo andassi a visitar? Probabilmente poca gente, qua te dago atto, ma questo non giustifica el fatto che nol ghe sia. A parte che ghe xe un fraco de musei che no ghe va nissun (el za cità museo del risorgimento, ma anche altri che no stago a elencar), ma no xe questo el punto. La question xe che -secondo mi- sarìa educativo portar per esempio le scolarsche in un posto dove che i capissi che se pol contrastar chi che comanda quando el potere se trasforma in dittatura (per farla curta).
    Inveze temo che un museo del esodo finirìa quasi inevitailmente col diventar un museo del revanscismo, dela recriminazion antislava e dela demonizazion dela Jugo e del comunismo, robe che gavevmo za avù per deceni e de cui – almeno mi – no sento minimamente el bisogno.
    ciau

  8. John Remada

    Visto la fine dela vecia jugo….chi la elogia?

  9. Kaiokasin

    Ma fare invece un “museo della storia moderna di Trieste”, unendo la memoria della Trieste asburgica, il museo del Risorgimento, il museo etnografico dell’Istria, la I guerra, il ricordo dell’esodo, delle foibe, dell’invasione militare italiana in Slovenia, la collezione de Henriquez fino al dopoguerra e il TLT? Lo andrebbero a vedere tutti e favorirebbe la nascita di una memoria condivisa della nostra storia. Sarebbe più istruttivo anche per le scolaresche, invece di vedere la storia a pezzetti.

  10. Pier Alberto Possati

    9- fino al 1954 compreso sono perfettamente d’accordo ,
    questa volta . Una vasta area così sarà il problema . Invece di distruggere la caserma
    ” Vittorio Emanuele ” in via Rossetti , facilmente raggiungibile , si poteva trasformarla nel Museo sopra citato .

  11. sfsn

    @ Kaio:
    sarìa un’ottima idea, purchè la consulenza storica no sia dada ai soliti storici ammanigliai cola politica che disi quel che vol i politici (in questo caso i sostenitori de una impossibile “memoria condivisa”).
    E dovessi esser un museo che no se ferma al ’54, ma rivi almeno al ’66 quando col piano CIPE lo Stato italian ga forzatamente chiuso tuta l’industria cantieristica mandando la Celere a bastonar i cittadini che manifestava contro el piano de chiusura.
    L’ideale sarìa rivar fin Osimo o adiritura fin al collasso dela Jugo. Comunque xe pura teoria, perchè un museo cussì no i lo farà mai.

  12. bruno

    9 e 10 …..diria de più: portemo in via rossetti anche el museo della grotta gigante e non fermemose al colasso della jugo andemo fino a stà mattina o domani che gavereremo un altro governo non votà da nissun……ecco perchè quà non xe pol far…..

  13. ufo

    Ricevo e volentieri passo avanti:
    Il Gruppo di Resistenza Storica, la Redazione di http://www.diecifebbraio.info, il Coordinamento Antifascista di Trieste, con la collaborazione e l’adesione del Partito della Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti Italiani promuovono il convegno
    LA CATTIVA MEMORIA
    Le falsificazioni storiche attorno ai giorni
    della Memoria e del Ricordo

    martedì 18 febbraio 2014 ore 18 via Tarabocchia 3, sala PRC primo piano

    La memoria di Trieste e l’amnesia sulla sede dell’Ispettorato Speciale; la recensione dello spettacolo Magazzino 18 e la costruzione di una finta memoria; il linguaggio delle cerimonie e degli articoli; le ripercussioni internazionali; il recentissimo video curato dalla Guardia di Finanza.

    Partecipano: Vincenzo CERCEO, Claudia CERNIGOI,
    Claudio COSSU, Alessandra KERSEVAN, Samo PAHOR, Federico TENCA MONTINI.
    Seguirà dibattito.

  14. El baziloto

    In quanto a falsificazioni storiche, partecipano al dibattito dei veri professionisti.

    E poi, vuoi mettere un convegno storico promosso fra gli altri da un partito come Rifondazione Comunista (esiste ancora)? Figata massima, e più che certa obiettività!

  15. hobo

    una bella recensione dello spettacolo di cristicchi:

    #Magazzino18: la storia cucinata alla maniera delle #BasseIntese

    http://lofinotes.tumblr.com/post/76366472419/magazzino18-la-storia-cucinata-alla-maniera-delle

  16. Alessandro

    ma xe tanto difficile riconosser la tragedia dell’esodo? no me par complicado… te ghe metti dentro responsabilità del fascismo, vendetta e anche disegno annessionistico jugoslavo. dito in 3 righe…senza pretese.

  17. sfsn

    Alessandro,
    un poco tropo facile scarigar sempre le colpe solo sul fascismo: mi dirìa reponsabilità dell’Italia, visto che le prime violenze e la prima campagna de espulsion dei sloveni e croati (e tedeschi) xe del 1918, cioè 4 anni prima che el fascismo rivassi al potere.
    E sempre per restar in tema: invasione della Jugoslavia da parte dell’Italia nel 1941 e crimini de guerra italiani in Jugoslavia.
    Se te zonti ste robe el tuo riassunto della tragedia del esodo me podessi cominciar a star ben.

  18. John Remada

    Rifondazion comunista….samo pahor….bè soto carneval un caro staria ben…per scarigar un po de ortagi no comestibili!Altro no pol eser,per questo i ga scelto sto periodo,se no qualchidun podeva anche incasarse….

  19. hobo

    appunto. parlare del disegno annessionistico jugoslavo senza prima parlare del disegno annessionistico italiano *e della sua effettiva realizzazione*, significa operare una rimozione mooolto pelosa.

  20. hobo

    #19 e’ per #17

  21. ufo

    @14 Luigi, Luigi… gli attacchi ad personam sono il segno rivelatore della carenza di argomenti veri?

  22. John Remada

    Muli go vù una giornata disatrosa,con anche il taio dele bire,colpa del derby coi uci(me par paregio)…ma il nome di samo pahor me la ga rigaluzida in positivo,ricordo el periodo che el se ga fato eleger in comun…mai divertì tanto in nisun circo!

  23. El baziloto

    @ ufo

    Se criticare gli altri è segno di carenza di argomenti, allora potremmo considerare questo alato convegno come Campionato Italiano dei Senza Argomento. Ma che dico “italiano”? MONDIALE!

  24. ufo

    Ma va là, che mi hai capito benissimo.

    Segnalo anche questo.

  25. El baziloto

    Mi pareva mancasse uno dei favoriti del Campionato Mondiale dei Senza Argomento: il Bajc non e’ fra i favoriti per la vittoria finale, ma si piazza benissimo.

    PS Mi rendo conto che urti un po’ sapere che i comunisti jugoslavi hanno fatto moltissime delle cose che imputavano ai vari regimi fascisti, ma tant’e’. Nei confronti dei tedeschi (sto parlando della minoranza in Jugoslavia) hanno pensato bene di ammazzarne un paio di decine di migliaia, chiudendo il resto in una dozzina di lager e procedendo infine ad una pulizia etnica scientifica. Con italiani e ungheresi l’hanno giocata in modo piu’ elegante, ma gli effetti sono stati simili. In altre parole, laddove Hitler e Mussolini c’hanno provato, il compagno Tito c’e’ riuscito. Al convegno parleranno degli autoproclamati grandi ammiratori del dittatore. Facile immaginare sfracelli di verita’ conclamate.

  26. agapanthi blue

    … mi pare siate andati un filino fuori tema e soprattutto ricaduti nella classica dicotomia destra/sinistra, giusto/sbagliato, belli/brutti buoni/cattivi..di questo passo le masserizie resteranno dove sono senza riscatto e purtroppo, non essendo un’opera di Arman non acquisteranno valore con il tempo,solo polvere.

  27. Luigi

    @John Remada 8

    “Visto la fine dela vecia jugo….chi la elogia?”

    Risposta: questi qui: http://www.cnj.it/

    @baziloto 14

    Esiste anche il “Partito dei Comunisti Italiani”.

    @hobo 19

    Ho la vaaaaga impressione che il “disegno annessionistico jugoslavo” non fosse tanto più giovane di quello italiano.

  28. Alessandro

    semplicemente una terra contesa. grazie a dio sembra che quei tempi xe passadi. ricordemo e vardemo avanti

  29. hobo

    @luigi

    sai, le vaghe impressioni lasciano il tempo che trovano. invece l’entrata in guerra dell’italia nel 1915 “per raggiungere i confini naturali”, e poi l’ impresa di fiume per spingersi ancora oltre, e poi l’invasione della jugoslavia nel 1941… sono fatti, non vaghe impressioni.

    (e visto che parliamo di balcani, perche’ non ricordare il tentativo di annessione dell’albania nel 1918-20, e il remake del 1939-43)

  30. ufo

    @25 Bazi-boy, mi pare che per dare a chicchessia del ‘senza argomento’ tu ti presenti alquanto scarso di, appunto, argomenti? Oltre al palese fatto di non essere italianissimo, cosa esattamente ti disturba nel Bajc? Il fatto che sia stato lui a sbugiardare la fandonia dei cinquecento metri cubi di ‘solo perchè italiani’ che avrebbero dovuto trovarsi nel šoht di Bazovica, con cui ci avete sfacciatamente preso per il culo per mezzo secolo?

    @26 ma non è che le masserizie sono rimaste in magazzino perchè ai legittimi proprietari non interessava proprio venirsele a prendere?

  31. dimaco

    si sono presi per il culo da soli. lakota si è inventato una fobia di sana pianta e i Giani lacrima de turno giù a piangere sul nulla per prendere soldi da Roma.

  32. Alessandro

    disrespectul…

  33. ikom

    Siete la prova vivente che non ci salveremo mai da questo odio che si perpetuerà per sempre. Cosa cambia avere ragione nel 2014? Cosa giova a chi verrà dopo di noi. State attenti non dico dimenticare o mentire dico che dobbiamo andare avanti. La verità sta spesso nel mezzo, dire che non ci furono vittime italiane dei partigiani di Tito è come dire che l’Italia fascista non attuò una invasione e una successiva pulizia etnica. E’ il perverso e criminale sistema mentale che vuole che ci sia una sorta di malefica gara tra chi è più o meno assasino. Questo continuo rinfacciarsi presunte colpe maggiori o minori che ci sta oggi avvelenando e ne sono reswponsabili tutte e due le etnie in questione nè più nè meno. Per favore sopratutto per le generazioni a venire ricordiamo ma andiamo avanti. Non c’è altra soluzione un morto vale sempre uno, non ci sono morti di serie a o b. Purtroppo non credo che saremo in grado di fare questo, spero che almeno il tempo ce la faccia.

  34. hobo

    @ikom le due etnie non c’entrano niente.
    c’entra uno spettacolo scritto e interpretato da un cantautore romano molto furbo, ma dalla preparazione storica scarsissima. c’entra un’operazione culturale (e politica) di livello bassissimo, degna del governo di basse intese e del governo di intese ancora piu’ basse che si sta insediando in questi giorni.

    segnalo ancora la recensione del giapster mister lo.fi., che tra l’altro e’ figlio di esuli…

    #Magazzino18: la storia cucinata alla maniera delle #BasseIntese

    http://lofinotes.tumblr.com/post/76366472419/magazzino18-la-storia-cucinata-alla-maniera-delle

  35. ikom

    No no e ancora no Hobo senza esitazioni. C’entra soolamente una forma mentis bipartisan che non permette di andare oltre, il cantante non c’entra niente è la scusa per ricominciare da capo le discussioni che non poortano a NULLA. E’ la solita palla che qualcuno non è preparato non può capire o ha interessi personali e solo tu sai….. basta. E’ un atteggiamento masochistico che porta danni di tutti i generi. E poi sopravalluti la politica non sono in grado di avere una strategia un fine che non sia il tirare a campare. Poi non capisco che cosa aggiunge al tuo commento il fatto che l’artista è romano.

  36. Alessandro

    El fatto che la memoria delle foibe e dell’esodo sia stada dada in pasto dalla sinistra alla destra più becera non significa che per distinguerse dalla destra bisogna sempre minimizzar. La Venezia Giulia la voleva tutti e due. E chi ga podù ga fatto porcade. Cristicchi ga solo contà una storia che pochi ga contado… no i ga diritto quei che xe stai sbattudi come un pacco postale per l’italia e pel mondo? no ga diritto quei che ga passado 10 anni in un campo profughi? quei che i ghe ga tirà piere a ancona e no li ga fatti scender del treno a bologna? solo perchè la destra se ga appropriado de questi eventi no vol dir che per esser de sinista bisogna negarli. cos’che ga fatto el fascismo e l’italia ghe xe chiaro a tutti… uno pol contar quel che ga fatto anche i altri?

  37. hobo

    ma leggere la recensione no, eh? una storia si puo’ raccontare in tanti modi. il modo in cui la racconta (e non la racconta) cristicchi e’ tossico. e la politica c’entra eccome. e infatti gruppo/skupina 85 di marino vocci non e’ nemmeno stato invitato al ricevimento dopo lo spettacolo…

  38. ikom

    hobo è la solita storia voi sapete il modo giusto e correto di tutto….. BASTA

  39. hobo

    ma chi cazzo sarebbe “voi”? cio’, sempre con sto “voi”…

  40. ikom

    lapolitica questo strano mostro che nessuno vede o conosce ma solo chi sa può capire e dire agli altri…… basta

  41. ikom

    scusa hai ragione tu sai la veritàedil corretto modo di

  42. hobo

    seee, come no, infatti ho linkato la recensione scritta da un altro, mica da me. calmati, va, che’ ti si ingarbugliano le dita sul furbofonino.

  43. GIAMPAOLO LONZAR

    @ 25 EL BAZIL8 : Ma chi l’avrebbe mai detto !!!
    Concordo in gran parte con te !!

    Dalla neo costituita Jugo alla fine della guerra se ne son andate 1.3/1.4 Milioni di persone di queste 300/350 Mila erano italofoni.

    Tra questi c’erano pure gli istriani, ma non credo neppure io che tutti gli istriani erano fascisti o coinvolti con il fascismo,
    la maggioranza erano pescatori e contadini semi o totalmente analfabeti che non erano in grado neanche di distinguere un fascista da un comunista, quelli che sono arrivati a Trieste erano facili da distinguere tra quelli della costa con chiaro accento veneto e quelli dell’interno dove il dialetto era influenzato dal croato visto che parlavano senza articoli determinativi.

    Gli italiani coinvolti con il fascismo erano noti a tutti e facilmente rintracciabili.
    Pertanto la vendetta e’ solo una scusa puerile, bastava arrestare e giudicare solo questi, ma non si sarebbe risolto il problema della minoranza

    Il disegno di espellere una minoranza faceva parte di una più grande strategia , cioè una minoranza all’interno di uno stato specialmente nuovo alla lunga con la normalizzazione può divenare un rischio alla sua integrità, specie se la minoranza vive addossata al confine con lo stato dove la lingua e’ veicolo comune a tutto il reso del paese.

    L’Italia stessa ha problemucci con il Südirol/Altoadige germanofono, con il FVG
    slavofono, le stesse minoranze ladine sono associate con quelle reto-romaniche svizzere.

    Tito figliastro di Stalin lo aveva bene in testa e perseguì la stessa politica di pressione psicologica fatta verso gli italofoni, verso i tedeschi di Gottschee ora Kočevje (20./30 Mila ) verso tutti i
    Volksdeutsche o Schwaben nel resto della Jugo
    verso gli Ungheresi della Vojvodina etc.
    negò l’esistenza di enclavi turche in Bosnia che saltarono fuori dopo la guerra del 95,
    tutti questi erano tacciati essere stati collaborazionisti.
    Per non menzionare i Cetnici scappati in Austria , gli Inglesi consegnarono 15.000 ca. furono tutti eliminati.

    Ma di questa milionata eterogenea non si ricorda quasi nessuno.

    Pertanto bisogna avere il coraggio di dire abbiamo usato questi disgraziati come vittime sacrificali in nome di ideologie opportunistiche , le stesse che oggi fanno politica con i boat-people del Canale di Sicilia.

    Aver fatto ed accettato un Musical lo trovo più che di cattivo gusto, macabro.

    Non si può e non si deve far politica sulla morte e sulle disgrazie altrui provocate da
    egoismi e fondamentalismi ideologici di singoli gruppi.

    Un mio parente che visse sia le persecuzioni fasciste perche’in famiglia usava sia lo sloveno che l’italiano, ebbe la stessa persecuzione con Tito perche’ si rifiutava di aderire all’ UAIS ,decise di emigrare in anni quasi normali ,1960 ,ma aveva una sana paura della guerra fredda e disse io non metto un confine Europeo tra la mie famiglie e l’Est ma un Oceano e così metà famiglia andò in Canada e metà in Australia.

    Negl anni 90 fu invitato ad una celebrazione della seconda guerra mondiale e conoscendo la sua storia gli chiesero sig. Josip come commenterebbe Lei l’occupazione nazifascista delle sue terre e il seguente subentro di un regime comunista ?? La risposta fu : Ambedue i regimi erano crudeli ,l’unica differenza che i nazisti erano crudeli intelligenti mentre i comunisti crudeli stupidi.

    Logicamente non fu più invitato !!!

  44. ikom

    @43 quoto appieno

  45. El baziloto

    @ ufo
    Ti dico subito cosa mi disturba di Bajc. Mi disturba – e mi spiego con un solo esempio – che uno che di mestiere fa lo storico affermi che il massacro di Porzus fu eseguito su macchinazione dei servizi segreti angloamericani, strumentalizzando il comunista Toffanin (che certuni sulla scorta di Bajc e Kersevan considerano una spia dei tedeschi!!!) al fine di spezzare l’intesa fra comunisti sloveni e italiani. Questo sulla base di cosa? Sulla base del NULLA COSMICO! Non esiste nessun documento in tal senso. Non esiste nessuna testimonianza basata su qualcosa di concreto. Esiste solo una consuetudine ad interpretare i fatti sulla base di prevenzioni ideologiche. Le stesse prevenzioni ideologiche che fanno essere autodichiarati comunisti Kersevan e Cernigoi. La stessa prevenzione ideologica che fa partecipare i suddetti – e Bajc – alle iniziative promosse dal già citato Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia, che (cito) “si fonda su quegli stessi valori su cui è stato fondato mezzo secolo di vita pacifica e di sviluppo della Jugoslavia”.

    Sempre secondo questi, la Jugoslavia non è schioppata a seguito di lotte intestine fra i vari popoli che la costituivano, ma a causa di un “attacco” che prendeva le forme di “guerra di assoggettamento imperialista”. Cioè: i soliti amerikani hanno tramato per fare accadere Porzus e hanno fatto schioppare la Jugoslavia. Corollario: Slobodan Milesevic era un uomo buono e giusto, ammazzato in galera dagli imperialisti.

    Questi geni della lampada da qualche anno cercano (a dire il vero con alterne fortune) di propagandare in Italia la Jugoslavia di Tito partendo da queste premesse.

    Ma in realtà nemmeno questo fanno: in pratica il 90% delle loro iniziative è concentrato su un unico e solo argomento: la cosiddetta “controstoria” delle foibe e dell’esodo. Che si basa su un paio di assunti:

    1. Gli infoibamenti sono tutti quanti giustificati, salvo singoli casi.

    2. L’esodo non esiste. E’ un semplice caso di emigrazione postbellica, avvenuto in un contesto di pace, giustizia e serenità, mentre si stava costituendo il più bel sistema sociale della storia del mondo intero.

    Concludo dicendoti chiaro e tondo per l’ennesima volta che a me personalmente di Basovizza non-me-ne-frega-niente. Io ho sempre detto e ridetto che sarei felicissimo di scoprire che a Basovizza non è successo niente, e ancor più felice di spostare il monumento agli infoibati a Vines, luogo dove i morti con assoluta certezza c’erano. Certo: si tratta di un posto oggi in Croazia. Ma chi se ne frega? E’ vero o non è vero che dal 1946 decine e decine di migliaia di sloveni vengono in Italia a rendere giustamente omaggio ai fucilati di Basovizza, con bandiere, fanfare, cori partigiani e quant’altro? E allora non vedo nessun problema a rendere possibile alla Repubblica Italiana di avere un proprio monumento/memoriale altamente simbolico in terra croata.

    @hobo
    La recensione da te segnalata fa cagare.

  46. sfsn

    Luigi Vianel… deto Lojze,
    te parli de nulla cosmico, e te citi studi che xe corroborai dal… nulla cosmico

  47. hobo

    @baziloto

    ottimo, se ti fosse piaciuta mi sarei preoccupato.

    (deve essere ben chiaro che anche tra gli esuli e i loro discendenti le valutazioni sulla storia di queste terre e sulle sue manipolazioni sono diverse e plurali, e che non tutti gradiscono operazioni come quella di cristicchi)

  48. sfsn

    e sempre a Lojze:
    “Esiste solo una consuetudine ad interpretare i fatti sulla base di prevenzioni ideologiche”.
    Come se ti no te lo fazessi, dei dei…

  49. ikom

    che sia ben chiaro….

  50. hobo

    si’, che sia ben chiaro. gli esuli e i loro discendenti non sono quella massa di manovra compatta che qualcuno vorrebbe.

  51. hobo

    la partita sporca sulla memoria non e’ cominciata adesso.

    ecco un articolo di galliano fogar, del 1983, che gia’ all’epoca smontava la narrazione tossica della storia di queste terre.

    http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=6977

    p.s. per baziloto: sorry, spero che tu non passi tutto il giorno in bagno.

  52. effebi

    ma… i fascisti, quelli che avevano l’abbonamento del partito, erano tutte belve assetate di sangue per cui era giusto ammazzarli tutti scaraventandoli vivi o morti in una voragine carsica ?

    saluti

  53. hobo

    provocazione respinta, effebi. qua non si parla di giusto o sbagliato. qua si parla di omissioni, rimozioni, manipolazioni…

  54. hobo

    (galliano fogar non era ne’ filo-jugoslavo, ne’ comunista… era un azionista: anticomunista e filo-italiano…)

  55. Sandi Stark

    @ 43 Sta volta te ga capelà, Capitàn. No xe mai esistì un “disegno per espellere una minoranza”, i Yughi iera seriamente preoccupài da quel che vien ciamà “esodo” e i gaveva fato el posibile per far restar la gente.

    El posibile dal loro punto de vista… la politica economica che i portava avanti iera favorevole solo ai nullatenenti e anche se no i ga mai fatto espropri collettivi a parte un esperimento a Pola per un breve periodo, iera sempre un paese socialista e no se podeva pretender.

    Le carte trovade dal prof. istrian Pupo parla ciaro: i ordini iera de epurar in base a discriminanti politiche, no etniche.

    Inoltre se iera qualchidun che sburtava per crear l’esodo, questi iera i comitati locali, specie quel de Fiume che iera convinto de dimostrarghe l’italianità ai alleati creando el deserto. Fòra de testa, ma iera cussì… no me son inventà mi e le raccomandazioni all’espatrio xe ancora scrite sui giornai de l’epoca.

    Altri che sburtava l’esodo iera quei che amplificava i fatti e seminava paura, spesso quei che in seguito gaveria comandà fin a ieri grazie ai loro voti.

    L’esodo xe continuà fin ai anni ’70 e passà el periodo del “terror” (no xe giusto ma per farme capir), tutti quei che iera andavi via, lo gaveva fato per motivi economici, no certo per paura de perder la vita, subir violenze o no poderse esprimer nella propria lingua, come tutti savemo e come vedevimo quando andavimo de là.

    Piutosto, me piaseria saver quando i farà la giornata della memoria de la diaspora triestina. Circa meza cità manca all’appello, i 40 mila del 1918 e anni successivi, i 30 mila del 1954 e anni successivi, tuti quei che se la ga mocada in altri periodi e quei che emigra oggidì, 3 mila nel 2012 e spetemo le statistiche per el 2013.

    In proporzion no xe meno dei istriani, che iera dozento mila al massimo su quatrozentozinquantamila abitanti.

    I istriani filava de la Yugo paese socialista guidà dai “slavi”, i triestini filava da l’Italia “democratica” guidada dai “taliani” dove cominciava el “miracolo economico”, quei che ne gaveva “liberà dagli stranieri” due volte in 36 anni dimenticandose de domandarne se ne andava ben e se ne iera più “straniero” nostro cugin de Divača o el finanzier de Pollenatrocchia.

    Quando ai ‘taliani ghe fazeva comodo taser de l’esodo istrian i ghe spudava ne le stazioni dei treni. Adesso che i ghe fa comodo i ghe fa la giornata del ricordo. Un domani quando no i ghe servirà più i se li dimenticherà de novo e sarà come che no i sia mai esistidi, esatamente come i triestini che per lori iera come le galine, alle quali no se ghe domanda se ghe piasi el novo paron de la caponera.

    E infine: i strafanici del ex Silos no iera tuti ingrumai a Trieste, xe un falso storico. I iera stai spedidi là da tute le parti de l’Italia, e iera roba che i esuli gaveva abandonà per vari motivi.

  56. El baziloto

    @ sfsn
    Non capisco: che hai detto?

    @ hobo
    Ti dirò di più: è una cagata pazzesca perché sottopone un testo teatrale ad una critica di tipo “pseudostoriografico”, fra l’altro saltando a piedi pari tutta una serie di cose che pure ci sono nel testo di Cristicchi.

    Per fare un paragone, è come se io prendessi il notissimo pezzo teatrale “Il Vicario” di Hochhut come un saggio storico, ma contestualmente cercassi di farne derivare una “morale”. Cioè: una lettura del cazzo, a ben vedere. E citare poi Proust (Proust!!!) c’entra proprio come il cavolaccio a merenda, visto che proprio Proust (Proust!!!) è il mago, il principe, l’imperatore assoluto della affabulazione ipotetico/reale, con tutti i suoi luoghi/accadimenti/fatti/fattoid/sensazioni che non hanno nulla del reale, ma tutto del veritiero. Chi è Swann, del resto? E chi è la zia delle madelaine? Non un nome, non una descrizione è REALE (nel senso di “oggettivamente accaduto”), nella “Ricerca”.

    Ma lasciamo perdere il grande francese, e torniamo alla tua critica/cagata.

    Ad un certo punto questo tipo dice che improvvisamente si parla degli slavi, in questo pezzo di Cristicchi. Come se fossero improvvisamente calati dall’alto. Un fulmine nel buio pesto. Questo significa non aver nemmeno visto “Magazzino 18”. O significa averlo visto e non averlo ascoltato. O averlo ascoltato e non averlo capito.

    Mi astengo dal segnalarti il virgolettato cristicchiano in cui si spiega chi, cosa, come riguardo alla presenza slovena e croata in quelle terre.

    Ma l’assunto di ‘sto tizio qui è fenomenale: siccome lui dice che non se ne parla, allora non se ne parla. E questo tizio è talmente ignorante del tema, che non ha la più pallida idea di cosa sia stato il contenuto dei testi neoirredentisti degli anni che furono. Tanto che confonde Cristicchi con quelli.

    Andiamo oltre.

    Il tizio che si straccia le vesti reclamando di raccontarla tutta, ci svela che alleati e Repubblica Italiana pianificarono e organizzarono l’esodo da Pola. Cosa ci sia di vero in tutto ciò, non si deve sapere. Ipse dixit. E ovviamente dovremmo credere a questa superballa cosmica, laddove aver spedito il “Toscana” significa evidentemente aver “pianificato l’esodo da Pola”. Cioè: per dimostrare che l’esodo non era pianificato, forse l’Italia doveva far percorrere il tratto di mare a nuoto, evidentemente. Magari sparando a quelli che si avvicinavano alle Sacre Coste della Penisola.

    Certo: da questo profondo conoscitore del nulla, veniamo a sapere che il cosiddetto “controesodo” dei monfalconesi non ha nulla a che vedere con l’esodo. Cioè: un fatto raccontato da TUTTI gli storici che hanno affrontato il tema “esodo”, adesso scopriamo da questo GENIO che in realtà c’entra un cazzo. Fantastico.

    Ma uno dei momenti più alti di genialità di questo gigante della critica, viene fuori quando dopo essersi lamentato lungo tutto il pezzo per quel che c’è dentro e quel che non c’è fuori “Magazzino 18”, il tipo tira fuori una menata galattica che secondo lui viene spontanea (a chi? a lui?), e cioè Srebrenica! Facciamo a capirci: questo fa gnegnegne perché dice che Cristicchi inserisce fatti che non c’entrano nella sua opera, e dopo viene fuori con Srebrenica, il cui pensiero sarebbe indotto da “Magazzino 18”? Questa CAGATA GALATTICA indica chiaramente lo spessore della critica che stiamo commentando.

    Ma non è l’unica straperla: a un certo punto si paragona la riflessione profonda che s’è fatta in Jugoslavia, citando Kusturica (film del 1985), con il fascismo perennemente imperante nel nostro paese. Cazzo: Kusturica faceva talmente riflettere, e talmente profondamente, che sei anni dopo questi qui si sono scannati a sangue! Però – sia chiaro – è l’Italia ad avere vissuto i rigurgiti fascisti! La guerra in Jugoslavia sarà evidentemente un riflesso del fascismo italiota. Non c’è altra spiegazione.

    Dopo di che, il tipo decide di farsi un bel cannone.

    Non mi spiego altrimenti la tirata per cui questo “Magazzino 18” addirittura rifletterebbe “lo spirito del governo Letta”. Ma certo: Alfano e Letta si sono messi a scrivere “Magazzino 18”. E intanto – ovviamente – le marmotte incartavano la cioccolata. Sotto la supervisione di Napolitano, ovviamente. E tutto ciò cosa rappresenterebbe? Rappresenterebbe nientepopodimenoche una sorta di ipotetico governo fra CLN e nazifascisti! Cioè: Letta sarebbe il CLN e Alfano i nazifascisti? Fatemi capire: io non mi faccio le canne e non prendo acidi: non riesco ad arrivare a queste vette. Ma se qualcuno mi spiega con uno schemino…

    Adesso poi che Letta non c’è più, che cosa verrà in mente al nostro GENIO? Renzi come s’incastra in questa visione allucinogena di “Magazzino 18”, frutto di una sorta di compromesso politico ai vertici della presidenza del consiglio?

    Ma la verità più vera di questa critica, sta nel nome del blog dalla quale è tratta. In fondo in fondo, diciamo che probabilmente ‘sto tizio ci ha preso tutti quanti per il culo.

    Sì, perché il blog ha come sottotitolo: “Per una teoria rivoluzionaria del cazzeggio”.

    Che è come dire: pensieri in libertà alla cazzo di cane.

  57. capitano

    #56 a me sembra che tu non hai capito un cazzo dei tempi in cui vivi. Figuriamoci di quelli passati.

  58. hobo

    @baziloto teppichfresser ti rispondo citandoti il famoso discorso di napolitano del 2007, che riassume in se’ tutto l’aspetto politico dell’operazione di manipolazione storica denunciata da galliano fogar gia’ nel 1983, e di cui lo spettacolo di cristicchi e’ l’epitome:

    “(…) già nello scatenarsi della prima ondata di cieca violenza in quelle terre, nell’autunno del 1943, si intrecciarono “giustizialismo sommario e tumultuoso, parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno di sradicamento” della presenza italiana da quella che era, e cessò di essere, la Venezia Giulia. Vi fu dunque un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una “pulizia etnica”.”

    http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=930

  59. hobo

    da confrontare con quello che scriveva fogar nell’articolo che ho linkato:

    L’ora della «resa dei conti»

    La fine della guerra sopraggiunge in un quadro politico locale e internazionale profondamente cambiato. Alla Jugoslavia il conflitto è costato gravissime perdite umane e distruzioni immense. Le perdite dell’esercito partigiano e della popolazione sono le più alte in Europa assieme all’URSS e alla Polonia. Si apre la fase dell’insediamento militare, politico e civile jugoslavo nella regione, del trapasso di potere -dal vecchio apparato politico, amministrativo, economico dello stato italiano ai nuovi organi di «democrazia popolare» nell’ambito di un processo di costruzione di una società socialista.

    La questione nazionale e dei nuovi confini fra Italia e Jugoslavia s’intreccia con quella di un radicale, anche se progressivo, programma di trasformazione dello stato secondo un modello che per molti aspetti è mutuato dal regime sovietico, dalle sue strutture e sistemi. Non è materia di questo discorso una riflessione sulle negative conseguenze per la Jugoslavia (ed anche per altri paesi dell’Europa orientale) indotte dall’applicazione del modello sovietico nei vari settori dell’organizzazioiie politica, dell’economia, della gestione dello stato. Ma certo essa accrebbe la violenza dell’impatto del nuovo sistema sulla società giuliana e in particolare sulla componente nazionale italiana ed ebbe forti ripercussioni anche sull’esodo degli italiani dall’Istria negli anni successivi. Ma vi sono altri fattori interni e
    internazionali che complicano la situazione giuliana dell’epoca: la convulsa atmosfera politica ancora impregnata degli orrori e lutti della «guerra totale» nazista (il retroterra della regione è un cimitero di paesi bruciati, di tombe e fosse comuni di civili trucidati dai tedeschi, fascisti, cetnici serbi ecc., mentre a Trieste il forno crematorio della Risiera si è spento da poco); l’insediamento febbrile dei nuovi poteri popolari (ivi compresi i Tribunali del popolo)
    mentre già emergono i primi aspri contrasti fra la Jugoslavia e le Potenze occidentali e le forze
    angloamericane qui stazionanti e mentre già si preparano le riunioni ad alto livello per la Conferenza della pace che dovrà decidere anche sui nuovi confini fra Italia e Jugoslavia ecc.

    Perciò da parte jugoslava vi è il massimo impegno per predisporre strumenti e condizioni atti a favorire le rivendicazioni territoriali. Intensa è la mobilitazione propagandistica e di massa sul problema nazionale in forme che lasciano spazio a manifestazioni nazionalistiche vere e proprie, di un nazionalismo nato dalle sofferenze e dalla dura e vittoriosa guerra antinazista e non per questo meno intransigente o intollerante. L’Italia è pur sempre un paese vinto e
    responsabile di persecuzioni e aggressioni ed inoltre è ormai inserita nella zona d’influenza delle Potenze capitalistiche angloamericane che ne impediscono uno sviluppo in senso socialista.

    Infine è anche l’ora della «resa dei conti» con i nemici vinti e i loro collaboratori. L’ansia di giustizia e la rabbia a lungo covata dalle popolazioni oppresse e stremate da decenni di persecuzioni e dall’occupazione nazista si manifesta in forme violente e spesso incontrollabili (ed in cui si insinuano, come è avvenuto in Istria nel ’43, anche basse vendette e nefande azioni di cui si macchiano, oltre ad alcuni partigiani, avventurieri infiltratisi nella Difesa Popolare). E’ un fenomeno che dilaga, sia pure in forme e proponzioni diverse, per quasi tutta
    l’Europa e, assai più che nella Venezia Giulia, nella stessa Jugoslavia. Lo scrittore e giornalista sovietico Jlija Erenburg incita i soldati dell’Armata Rossa che ha invaso la Germania a trattare i tedeschi senza pietà. «I tedeschi non hanno anima», non possono essere inclusi «nella famiglia delle nazioni», «la Germania è una strega… l’ora della vendetta è suonata». E’ una propaganda di odio alimentata dalle atrocità commesse dalle truppe tedesche contro la popolazione civile russa e i militari sovietici -di cui i nazisti hanno fatto strage nei «lager». Contro di essa deve intervenire la «Pravda» per ordine dello stesso Stalin.

    «Gli Hitler vengono e vanno, il popolo tedesco rimane sempre». L’organo delle forze armate «Stella Rossa» respinge la tesi dell’«occhio per occhio, dente per dente». Se i tedeschi predavano e violentavano in pubblico le donne russe, i soldati sovietici non devono imitarli. In realtà molti reparti erano sfuggiti al controllo dei comandi e gli stupri e i saccheggi
    restarono spesso impuniti (1).

    Questa violenza vendicatrice dei popoli aggrediti e imprigionati per anni da un occupatore che ha imperversato in modo inumano trasformando l’Europa in un immenso «lager» di sofferenze e di
    morte, è anch’essa un «prodotto», una eredità del nazifascismo, come ho ricordato nelle mie lettere a «Storia Illustrata»: una malattia che ha contagiato anche le vittime, annebbiato coscienze, imbestiato costumi e rapporti di tollerabile convivenza. E’ stato scritto su questa rivista che lo stravolgimento dei valori provocato dal nazifascismo non ha lasciato indenni, non poteva lasciar indenni, nemmeno coloro che fascisti e nazisti avevano così a lungo perseguitato e che anche le foibe e le deportazioni erano un segno di questa profonda crisi civile e morale di cui l’Europa intera ebbe allora a soffrire (2).

  60. hobo

    per quanto riguarda la tua recensione della recensione, vedo che

    1)non hai capito un cazzo del senso della citazione di proust

    2)non hai capito un cazzo della frase: “il sottointeso: beh i s’ciavi i lo ga nel sangue no? te ga visto a Srebrenica? o se no i lo ga i comunisti, te ga visto i gulag de Stalin? O mejo ancora: entrambe le robe”. proprio tu, che qua su bora una volta hai scritto che per gli jugoslavi la pulizia etnica e’ uno sport nazionale o qualcosa del genere…

    e mi fermo qua, perche’ gia’ il fatto che tu replichi in modo verbalmente cosi’ violento a una persona che nemmeno partecipa alla discussione ti squalifica a priori.

  61. hobo

    ah, a proposito del fatto che l’evaquazione di pola fu pianificata dal governo italiano:

    “Dall’agosto 1946 si costituiva a Venezia l’Ufficio per la Venezia Giulia, dipendente dal Ministero degli Interni, retto dal prefetto Mario Micali, con il compito di pianificare, organizzare e attuare l’esodo della popolazione da Pola e dai territori italiani della zona B che sarebbero passati alla Jugoslavia. Anche se le diplomazie non si erano espresse ufficialmente e si era ancora lontani dal Trattato di pace, era chiaro che si andava in quella direzione.” (R. Spazzali)

    http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2010/10/17/news/l-italia-e-il-piano-dell-esodo-che-rese-pola-una-zona-morta-1.18235

  62. hobo

    ah, a proposito del fatto che l’evacuazione di pola fu pianificata dal governo italiano:

    “Dall’agosto 1946 si costituiva a Venezia l’Ufficio per la Venezia Giulia, dipendente dal Ministero degli Interni, retto dal prefetto Mario Micali, con il compito di pianificare, organizzare e attuare l’esodo della popolazione da Pola e dai territori italiani della zona B che sarebbero passati alla Jugoslavia. Anche se le diplomazie non si erano espresse ufficialmente e si era ancora lontani dal Trattato di pace, era chiaro che si andava in quella direzione.” (R. Spazzali)

    http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2010/10/17/news/l-italia-e-il-piano-dell-esodo-che-rese-pola-una-zona-morta-1.18235

  63. hobo

    bon dai, gia’ che ci sono aggiungo che parlando di kusturica e della sua denuncia delle persecuzioni politiche in jugoslavia ai tempi del kominform, Mister Lo.Fi. dice appunto che quella riflessione avviata negli anni ottanta fu interrotta dalla guerra del ’91.

    cosi’, un pezzo alla volta, la tua controrecensione si e’ sgretolata come merda secca, e cio’ che resta e’ solo il tuo livore verso il suo autore.

  64. El baziloto

    @hobo

    Sottoscrivo parola per parola il brano da te copincollato da Fogar.

    Tranne un pezzo: i tedeschi violentavano in realtà pochino. Nel senso che la violenza sessuale era severamente repressa (i rapporti sessuali con le Unterfrauen erano vietati da un’espressa normativa molto severa: per aver fatto sesso con un’ebra potevi finire in un lager, e vi furono parecchi casi in tal senso), di conseguenza non fu un tratto caratteristico della Wehrmacht: tantomeno delle SS.

    Nella perversa logica nazi, il furto pianificato delle sostanze degli ebrei e degli slavi era possibile, era possibile requisire una casa ed andarci ad abitare diventando proprietari di tutto ciò che c’era dentro, ma un Unterscharfuehrer che rubava un orologio a un russo poteva essere denunciato e condannato!

    Invece sulle violenze sessuali alle tedesche esiste oramai un’ampia bibliografia, così come esiste un’amplia bibliografia (invero abbastanza recente nei suoi testi migliori) sui patimenti dei tedeschi: 13 milioni di essi vennero espulsi dopo la guerra. I morti fra di essi si stimano in circa un milione. Dico: un milione di morti DOPO la guerra. Morti civili.

    Questo fu senza dubbio un effetto della guerra stessa, e quindi la responsabilità *morale* di tali crimini ricade senza dubbio su chi l’ha scatenata. Ma la responsabilità *conreta*, *materiale* e pure *penale* ricade su chi ha perpetrato tali crimini. Che restano crimini anche con tutte le parentesi tonde, quadre e grafe. Posti prevalentemente in essere – fra l’altro – da truppe e regimi che in seguito imporranno un’altra dittatura a quella che evitarono, di segno opposto.

    Torniamo però alla critica.

    Proust c’entra come i cavolacci a merenda, nel contesto. E questo è un dato di fatto. Lo dice lo stesso genio. Le sbavature storiografiche di un testo come questo sono sacrosante, a maggior ragione per il fatto che non esiste alcun testo, di nessun tipo, scritto da uno storico, che sia esente da pecche. Chi più, chi meno. Certo: una come la Cernigoi pare Hans Christian Andersen in quanto a raccontatrice di fiabe. E quindi se la Cernigoi – che si spaccia per “ricercatrice storica” – racconta fiabe, possiamo invece pensare che Cristicchi sia perfetto “com’è perfetto il Padre mio che è nei cieli”?

    Suvvia, hobo! Il criticone/pallone ne spara una dietro l’altra brandendo lo spadone del “contesto” e dell’ “obiettività”, dopo di che scivola proprio sul piano inclinato del “contesto” e dell’ “obiettività”!

    Non ricordo d’aver scritto che la pulizia etnica è lo sport nazionale degli jugoslavi. Se l’ho scritto (e – ripeto – non me lo ricordo) è probabile fosse all’interno di un contesto di aspra discussione. Come spesso ci sono state, qui dentro.

    D’altro canto, lo sai che c’è nella copertina di “Storia dei Balcani” dell’Einaudi? Una scena di sgozzamento in Bosnia, al periodo delle guerre balcaniche! E la parola “scenario balcanico” o qualcosa del genere non è mica stata inventata da me.

    Quante guerre hanno fatto questi popoli fra di loro? Vogliamo elencarle dal medioevo ad oggi? Vogliamo ricordare che per una città o una regione si sono scannati per cinquecento anni? O dobbiamo far finta che questo non sia mai accaduto? O che è sempre stata colpa degli amerikani?

    In altre parole: è stato un fascio-nazista razzistone a dire “The Balkans produce more history than they can consume”?

    E quindi: non sarà uno sport nazionale, d’altro canto ti chiedo: tu sei SICURO che sia finita qua, fra Kosovo, Bosnia, Serbia, Croazia, Macedonia e chi più ne ha più ne metta?

    Riguardo poi al mio reagire in modo verbalmente violento a chi non partecipa alla discussione: ma senti da chi proviene la predica! Ma tu l’hai letta quella critica? Il GENIO che dice di “Magazzino 18”? Che è una cagata pazzesca. Lo diceva ad uno che partecipava alla discussione o a un assente?

    E poi: mica l’ho portato io questo genio nella discussione. L’hai portato tu. E quindi si discute, mio caro. Gli ingredienti della torta sono stati fra l’altro gentilmente forniti da te. Non lagnarti se poi ‘sta torta sa di guano.

  65. El baziloto

    Dimenticavo: il testo di Spazzali espunto dal contesto non ha il senso datovi dal contesto.

    Spazzali afferma a chiare lettere che la responsabilità dell’esodo è chiaramente del regime comunista jugoslavo. Dopo di che, visto che l’esodo appariva una prospettiva concreta, l’Italia cercò di organizzarsi per il trasferimento della popolazione.

    Invece il genio che ti dice? Che in pratica furono gli italiani a spingere all’esodo. Cioè: i comunisti volevano, fortissimamente volevano trattenere tutti quanti nel loro paradiso, ma i cattivi italiani trascinarono via tutti quanti.

    Qua sopra c’è un altro GENIO che afferma che il CLN di Fiume spinse all’esodo i fiumani. Questo GENIO non ha la minimissima idea di che cosa sta dicendo. O mente sapendo di mentire. Giacché se è vero – com’è vero – che il CLN di quella città si espresse per l’esodo, è anche vero che si trattava di un gruppeto sparuto di persone che operavano in clandestinità, senza una rete di contatti con la popolazione, spesso arrestati e condannati dalla polizia segreta jugoslava. E quindi la stragrande maggioranza dei fiumani nemmeno sapeve dell’ESISTENZA del CLN della loro città. Puoi immaginarti se un’entità così impalpabile poteva convincere 30/40.000 persone ad andarsene via da Fiume!

    Ma – come ho già scritto sopra – alle marmotte che incartano la cioccolata sotto la supervisione di Napolitano moltissimi credono. Quorum tu.

  66. hobo

    il guano lo hai messo tu, baziloto. e mentre Lo.Fi. e’ un privato cittadino, cristicchi e’ un personaggio pubblico foraggiato e coccolato dai politici di tutti i partiti dell’arco parlamentare. se non capisci la differenza, sei messo male.

    la citazione di proust e’ una descrizione del meccanismo della menzogna, del modo in cui chi racconta palle crede di risultare piu’ credibile se inserisce qualcosa di vero. e di come in realta’ sia proprio quel poco di verita’ a far risaltare ancora di piu’ le palle, agli occhi di chi osservi le superfici di contatto e di frizione tra i due nuclei narrativi.

    la citazione di proust c’entra eccome, perche’ quella di cristicchi e’ affabulazione.

    vedo che sorvoli allegramente sul confronto tra cristicchi e paolini. anche paolini e’ un affabulatore, ma esercita la sua affabulazione su un materiale storiografico super-documentato e precisissimo (vedi “il sergente”). e soprattutto: paolini problematizza, non proclama verita’. alla fine di un suo spettacolo si esce con molte domande e nessuna risposta. tutto il contrario di cristicchi, che propina agli spettatori una verita’ di comodo, autoassolutoria, in perfetta linea col cliche’ putrido degli “italiani brava gente”.

  67. John Remada

    Noto un certo disaccordo….nervosetto hobo?Eppure te lo avevo predetto….sono le tue battutine di scherno che si sono dissolte del tutto….e quanto tempo perdi per nulla!Per me giornata positiva,ho fatto cassa con Ukerlza du benjo alla V di Vincennes,10 contro 1 a quota fissa!E poi perchè ti dimeni in questo modo?Gigi non te la darà mai vinta di sicuro,e perchè dovrebbe?

  68. hobo

    e chi ha mai detto che le autorita’ jugoslave non fossero contente della partenza dei polesani?

    ma spazzali scrive:

    “Ma va detto che le concrete iniziative per l’organizzazione dell’esoto, dopo aver raccolto le adesioni, iniziarono a Pola soltanto nel corso dell’autunno 1946: è ben vero che non c’erano grandi speranze per una moratoria e si attendeva che accadesse qualcosa in grado di sovvertire il destino segnato. E infatti i funzionari dell’Ufficio per la Venezia Giulia dovettero sollecitare non poco l’avvio della fase pratica spesso caratterizzata da piccoli e grandi problemi come la mancanza di materiali per gli imballi, oppure di mezzi di trasporto delle masserizie.

    Eppure, dopo la visita dell’on. Fausto Pecorari, triestino, vicepresidente dell’Assemblea Costituente, era sopraggiunto un momento di illusione, tanto che – così scrive un funzionario presente a Pola – «occorre sospingerla per far caricare i mobili sui natanti pronti e attraccati al molo, salvo poi far ressa all’ultimo momento; ma è comprensibile: questa gente, profondamente italiana e perciò sentimentale, lascia qualcosa che vale ben più dei vari beni e interessi e cerca di ritardare il più possibile la partenza» La spinta alla partenza era giunta dai partiti del Cln dopo il fallimento della loro missione a Parigi, la caduta della richiesta di plebiscito, il declino dell’ipotesi di ampia autonomia regionale per la Venezia Giulia.”

    e guarda che nessuno sta dicendo che l’esodo istriano non fu una grande tragedia umana. ma da quel che scrive spazzali viene fuori chiaramente che furono anche le autorita’ italiane a spingere i polesani ad andarsene. e tutto questo avveniva nel corso delle trattative di pace tra un paese che aveva perso la guerra che aveva cominciato, e i paesi che lo avevano sconfitto.

  69. Alessandro

    @ Sta volta te ga capelà, Capitàn. No xe mai esistì un “disegno per espellere una minoranza”, i Yughi iera seriamente preoccupài da quel che vien ciamà “esodo” e i gaveva fato el posibile per far restar la gente.

    Tipo Vergarolla? O tipo sta tattica per far restar gli italiani?

    Ricordo che nel 1946 io ed Edward Kardelj andammo in Istria a organizzare la propaganda anti-italiana. Si trattava di dimostrare alla commissione alleata che quelle terre erano jugoslave […]: predisponemmo manifestazioni con striscioni e bandiere. […] Bisognava dunque indurli ad andare via con pressioni d’ogni genere. Così ci venne detto e così fu fatto. (Milovan Gilas)

  70. hobo

    @baziloto su quella che secondo te e’ la predisposizione innata dei balcanici a massacrarsi: devo ricordarti che gli europei in generale si sono massacrati per secoli? devo ricordarti la guerra dei cent’anni, la guerra dei trent’anni, le guerre napoleoniche… i massacri per motivi religiosi, il colonialismo, la deportazione di 10 milioni di africani nelle americhe, due guerre mondiali? e devo ricordarti le guerre in italia, citta’ contro citta’… e non solo nel 1200,1300,1400, 1500… devo ricordarti gli aretini che misero a ferro e fuoco siena nel 1799 con tanto di pogrom contro gli ebrei al grido di “viva maria”? e devo ricordarti che dal momento dell’unificazione, l’italia non ha fatto altro che rompere i coglioni a mezzo mondo, con le sue smanie di essere una grande potenza? da che cazzo di pulpito noi italiani, e in generale noi europei, ci mettiamo a fare la predica agli altri?

  71. John Remada

    Per fortuna tu le balls le ronpi a pochi,è la tua fortuna…

  72. hobo

    @baziloto il tuo atteggiamento mentale nei confronti dei balcani si chiama “balcanismo”:

    http://www.balcanicaucaso.org/aree/Balcani/Immaginando-i-Balcani-24254

  73. John Remada

    Domani non lavori,ricercatore?Ma poi,che cosa ricerchi,oltre che longhi?

  74. John Remada

    Stacco,visti i seri problemi del mio “Non interlocutore”…..sai,martin,che B.Eno a suo tempo aveva messo in vendita una scatola magica per musicisti e non musicisti,il motivo è che lui si definiva un non musicista;quindi questo dimostra che se ci incastra in testardaggini egocentriche,si rischia di rullarsi da soli…capito martin?

  75. John Remada

    Spiego il finale,Eno nella sua scatola magica apriva il contenuto a tutti;se si vuol rimembrare sbagli passati è giusto,ma la tua scatola, ex below non è nè magica,nè per tutti…e per questo ti rodi il fegato,lo si capisce,non sei capace di dire,e tantomeno di mettere,la classica pietra tombale sul passato.

  76. capitano

    Ne mancava la megaballa sui nazisti dal cuore d’oro. Chiedere ad un adolescente qualsiasi il significato del termine Joy Division.

  77. capitano

    Ah si Mr. Scatoletta… C’hai presente Piero Manzoni?

    http://youtu.be/pJeM65sT8b4

  78. Luigi

    @hobo 29

    Tutti quelli che hai citato sono fatti.

    Ma, come quelli, un “fatto” è anche questo: http://www2.arnes.si/~ljmuzejnz/mar76.jpg. Se non la riconoscessi è la carta della Slovenia unita di Peter Kozler pubblicata nel 1853. Una mappa della metà del XIX secolo, e quindi databile proprio nel momento in cui nell’allora Litorale austriaco (per restare a quello) iniziarono i contrasti nazionali sul chi e sul dove dovessero andare quelle terre.

  79. sfsn

    Lojze Vianell. (# 56), visto che no te capissi te la riscrivo:
    “Esiste solo una consuetudine ad interpretare i fatti sulla base di prevenzioni ideologiche”.
    Come se ti no te lo fazessi, dei dei…

    PS: quanto alle responsabilità italiane, no te ga mai sentì parlar dell’ “appello all’esodo” fatto dal CLN dell’Istria per spinger i istriani a partir come “plebiscito d’italianità”? Strano. Epur nol xe cità in libri de pericolosi slavocomunisti come Volk, Cernigoi o Kersevan: el xe scrito in “Storia di un esodo” del 1980. O iera pericolosi slavocomunisti anche quei che ga scrito sto libro?

  80. Luigi

    Sfsn cita molto male: l'”appello all’esodo” di cui parli lui fu diffuso dal CLN di Fiume (che non c’entra niente col CLN dell’Istria!) il 22 settembre 1946. E si trattò – come dice il libro che indica – di una sorta di gesto simbolico, in segno di protesta contro l’annessione della città alla Jugoslavia decisa alla conferenza di pace.

    Del resto, sempre in quel libro si dice nero su bianco che l’esodo da Fiume era già iniziato da un pezzo, praticamente da poco dopo l’occupazione jugoslava della città. Nella fattispecie il saggio racconta dei tentativi jugoslavi di “frenare” le richieste di partenza di molti fiumani, richiamando in particolare un’ordinanza del 24 maggio 1945 nella quale le autorità popolari stabilivano le condizioni per “il rimpatrio in Italia” (così peraltro si dice). Ecco come commenta questo fatto sempre il saggio del libro che citi:

    “L’aver ritenuto necessario dar loro una regolamentazione testimonia la loro numerosità, la presenza di una tendenza operante in una parte non piccola della popolazione che con tale ordinanza si intende frenare”

    E poco più avanti si aggiunge pure:

    “Nonostante gli ostacoli frapposti, i fiumani partono, a qualsiasi condizione. Ce lo dice ancora una volta, se non bastassero le fonti italiane, “La Voce del Popolo”. In settembre questa pubblica infatti un’ulteriore ordinanza secondo la quale a partire dal 22 dello stesso mese i lasciapassare saranno concessi solo per ragioni di servizio, dietro autorizzazione dell’amministrazione militare. Evidentemente la presentazione delle domande ha raggiunto proporzioni che si ritengono inaccettabili, determinando l’urgenza di una ancora più rigorosa selezione”.

  81. Luigi

    Sfsn cita molto male: l'”appello all’esodo” di cui parli lui fu diffuso dal CLN di Fiume (che non c’entra niente col CLN dell’Istria!) il 22 settembre 1946. E si trattò – come dice il libro che indica – di una sorta di gesto simbolico, in segno di protesta contro l’annessione della città alla Jugoslavia decisa alla conferenza di pace.

    Del resto, sempre in quel libro si dice nero su bianco che l’esodo da Fiume era già iniziato da un pezzo, praticamente da poco dopo l’occupazione jugoslava della città. Nella fattispecie il saggio racconta dei tentativi jugoslavi di “frenare” le richieste di partenza di molti fiumani, richiamando in particolare un’ordinanza del 24 maggio 1945 nella quale le autorità popolari stabilivano le condizioni per “il rimpatrio in Italia” (così peraltro si dice). Ecco come commenta questo fatto sempre il saggio del libro che citi:

    “L’aver ritenuto necessario dar loro una regolamentazione testimonia la loro numerosità, la presenza di una tendenza operante in una parte non piccola della popolazione che con tale ordinanza si intende frenare”

    E poco più avanti si aggiunge pure:

    “Nonostante gli ostacoli frapposti, i fiumani partono, a qualsiasi condizione. Ce lo dice ancora una volta, se non bastassero le fonti italiane, “La Voce del Popolo”. In settembre questa pubblica infatti un’ulteriore ordinanza secondo la quale a partire dal 22 dello stesso mese i lasciapassare saranno concessi solo per ragioni di servizio, dietro autorizzazione dell’amministrazione militare. Evidentemente la presentazione delle domande ha raggiunto proporzioni che si ritengono inaccettabili, determinando l’urgenza di una ancora più rigorosa selezione”.

  82. Luigi

    Sfsn cita molto male: l'”appello all’esodo” di cui parli lui fu diffuso dal CLN di Fiume (che non c’entra niente col CLN dell’Istria!) il 22 settembre 1946. E si trattò – come dice il libro che indica – di una sorta di gesto simbolico, in segno di protesta contro l’annessione della città alla Jugoslavia decisa alla conferenza di pace.

    Del resto, sempre in quel libro si dice nero su bianco che l’esodo da Fiume era già iniziato da un pezzo, praticamente da poco dopo l’occupazione jugoslava della città. Nella fattispecie il saggio racconta dei tentativi jugoslavi di “frenare” le richieste di partenza di molti fiumani, richiamando in particolare un’ordinanza del 24 maggio 1945 nella quale le autorità popolari stabilivano le condizioni per “il rimpatrio in Italia” (così peraltro si dice). Ecco come commenta questo fatto sempre il saggio del libro che citi:

    “L’aver ritenuto necessario dar loro una regolamentazione testimonia la loro numerosità, la presenza di una tendenza operante in una parte non piccola della popolazione che con tale ordinanza si intende frenare”

    E poco più avanti si aggiunge pure:

    “Nonostante gli ostacoli frapposti, i fiumani partono, a qualsiasi condizione. Ce lo dice ancora una volta, se non bastassero le fonti italiane, “La Voce del Popolo”. In settembre questa pubblica infatti un’ulteriore ordinanza secondo la quale a partire dal 22 dello stesso mese i lasciapassare saranno concessi solo per ragioni di servizio, dietro autorizzazione dell’amministrazione militare. Evidentemente la presentazione delle domande ha raggiunto proporzioni che si ritengono inaccettabili, determinando l’urgenza di una ancora più rigorosa selezione”.

  83. Luigi

    Sfsn cita molto male: l'”appello all’esodo” di cui parli lui fu diffuso dal CLN di Fiume (che non c’entra niente col CLN dell’Istria!) il 22 settembre 1946. E si trattò – come dice il libro che indica – di una sorta di gesto simbolico, in segno di protesta contro l’annessione della città alla Jugoslavia decisa alla conferenza di pace.

    Del resto, sempre in quel libro si dice nero su bianco che l’esodo da Fiume era già iniziato da un pezzo, praticamente da poco dopo l’occupazione jugoslava della città. Nella fattispecie il saggio racconta dei tentativi jugoslavi di “frenare” le richieste di partenza di molti fiumani, richiamando in particolare un’ordinanza del 24 maggio 1945 nella quale le autorità popolari stabilivano le condizioni per “il rimpatrio in Italia” (così peraltro si dice). Ecco come commenta questo fatto sempre il saggio del libro che citi:

    “L’aver ritenuto necessario dar loro una regolamentazione testimonia la loro numerosità, la presenza di una tendenza operante in una parte non piccola della popolazione che con tale ordinanza si intende frenare”

    E poco più avanti si aggiunge pure:

    “Nonostante gli ostacoli frapposti, i fiumani partono, a qualsiasi condizione. Ce lo dice ancora una volta, se non bastassero le fonti italiane, “La Voce del Popolo”. In settembre questa pubblica infatti un’ulteriore ordinanza secondo la quale a partire dal 22 dello stesso mese i lasciapassare saranno concessi solo per ragioni di servizio, dietro autorizzazione dell’amministrazione militare. Evidentemente la presentazione delle domande ha raggiunto proporzioni che si ritengono inaccettabili, determinando l’urgenza di una ancora più rigorosa selezione”.

  84. Luigi

    Quanto all’esodo da Pola – che per hobo venne organizzato dal governo italiano – ecco quali furono i vari passaggi, come vengono descritti anche nel libro richiamato da sfsn:

    – 22 marzo 1946. Grande manifestazione filoitaliana a Pola per l’arrivo della commissione alleata che dovrà decidere il confine italo-jugoslavo. Alla testa del corteo partecipano anche operai dei sindacati filoitaliani che sventolano la bandiera rossa.

    – 14 maggio 1946. Si diffonde in città la notizia che gli alleati accetteranno come futuro confine la proposta “francese”, che assegna Pola alla Jugoslavia. In un’assemblea di rappresentanza varia riunitasi in municipio si discute il “da farsi”. Si comincia a ventilare l’ipotesi dell’esodo, mentre i comunisti filoitaliani propongono uno sciopero. Commenta a tal proposito il saggio indicato: “La prima prevedibile reazione è dunque lo sconcerto per una svolta nelle trattative in stridente contrasto con l’ottimismo quotidianamente alimentato da “L’Arena” (NB. L'”Arena di Pola”, il quotidiano filoitaliano) fin dall’arrivo della commissione ed ulteriormente rafforzato dalle ripetute affermazioni del governo italiano in tal senso” (p. 192).

    – seconda metà di maggio 1946. Sull’organo filojugoslavo “Il nostro giornale” escono articoli nei quali si tenta di dissuadere la popolazione dal fatto che l’arrivo della Jugoslavia a Pola avrà ripercussioni negative. Dall’altro versante, i rappresentanti filoitaliani del CLN cittadino tentano di tranquillizzare gli animi parlando dell’eventualità di un plebiscito.

    – 25-27 giugno 1946. Sciopero generale indetto dalla Camera del Lavoro di Pola in segno di protesta per l’andamento delle trattative di pace e per il plebiscito. Scioperano più di 1.000 operai su 2.400.

    – 3 luglio 1946. Arriva la notizia della “soluzione Bidault” per il confine tra Italia e Jugoslavia: si accetta la linea francese con in più l’istituzione del TLT tra Duino e Cittanova. In città sorge il “comitato per l’esodo”. Il 12 luglio 1946 sul quotidiano “L’Arena di Pola” appare in prima pagina un appello firmato da 9.496 capifamiglia (per un totale di 28.058 persone, sulle 31.700 che conta la città) intenti a lasciare Pola se verrà assegnata alla Jugoslavia. Commenta il saggio indicato: “l’esodo si è trasformato nella maggior parte della popolazione ormai da reazione istintiva in fatto concreto” (p. 199).

    – 8 luglio 1946. In una riunione a Trieste il rappresentante istriano alla Consulta di Roma, Franco Amoroso, propone che la conferenza estenda il progetto del “Territorio Libero di Trieste” sia a nord fino a Gorizia (con rinuncia dell’Italia) sia a sud fino all’Istria di qua della Linea Wilson (con rinuncia della Jugoslavia). Amoroso spiega che l’“obiettivo” è “la conservazione materiale dell’elemento etnico italiano nell’Istria”. La proposta non avrà però seguito.

    – 15 luglio 1946. Il CLN di Pola, il CLN dell’Istria e il consiglio dei sindacati di Pola inviano al governo italiano tre rispettivi documenti dove si prospetta l’esodo in caso di cessione alla Jugoslavia e si indicano le misure di come gestirlo. In uno di questi documenti si legge tra l’altro che:

    “Allo scopo di poter fermare il disordinato esodo in atto della popolazione preoccupata dal fatto che fino ad oggi il Governo italiano e quello militare alleato della Venezia Giulia non hanno dato concrete garanzie che al momento opportuno sarà possibile allontanarsi liberamente e con le proprie robe, è indispensabile ed urgente una dichiarazione formale in tale senso (…). Soltanto tali impegni potranno consentire ai dirigenti di tranquillizzare la popolazione e di assumersi la grave responsabilità di trattenerla”.

    Commenta in proposito il saggio citato: “Complessivamente i documenti mostrano l’acquisita coscienza che è necessario “far da sé”, prendere l’iniziativa presentando al governo un piano compiuto e precise richieste, che solo un progetto concreto potrà dare la misura della gravità della situazione” (pp. 206-7)

    – agosto 1946. Viene istituito l’Ufficio per la Venezia Giulia che si occuperà di pianificare il trasferimento degli esuli e dei loro beni in Italia.

    – 18 agosto 1946. Strage di Vergarolla, che provoca qualche decina di morti e diversi feriti. Cresce la psicosi dell’esodo in città.

    – 23 dicembre 1946. Due giorni dopo la notizia della data per la firma del Trattato di Pace con l’Italia, il CLN di Pola dichiara aperto l’esodo.

    Da tutto ciò si desume con chiarezza che:

    1. A Pola già dal maggio del 1946 si iniziò a parlare di esodo, e da luglio iniziò l’organizzazione

    2. Il governo italiano si mosse SOLO a partire dall’agosto 1946, a cose ampiamente decise

    4. Qualcuno non è capace di capire le fonti che egli stesso richiama, e qualcun altro ha sparato l’ennesima balla al cubo.

  85. John Remada

    @77Non conosco il Manzoni e non apro i tuoi link,tanto poco ti considero,e tanto ignorante sei….ma poi che veste indossi,il gregario si danna l’anima per il capo perdente?

  86. Vittorio Veneto

    Che noia infinita su chi c’è l’ha più lungo.
    Quanto vorrei confinare con il Brasile e le Brasiliane

  87. effebi

    …esisti ancora un regime comunista in Jugoslavia ? esisti ancora la Jugoslavia ?
    libertà e fratellanza (vere o presunte) esisti ancora ?

    per caso…qualcossa xe andado storto !?

  88. effebi

    comunque xe vero, la jugo no voleva che la gente andassi via… perfin i li copava sul confin per portarghe via i bori (…un paese perfetto)
    http://www.flickr.com/photos/[email protected]/3274073594/in/photolist-5Zju1J

  89. El baziloto

    Non ho altro da aggiungere a quel che ha scritto il mio omonimo, se non una chiosa su Kusturica. Secondo il genio critico likato da hobo, il film di Kusturica sarebbe la prova del dibattito in corso in Jugoslavia per superare le brutture del comunismo. Mentre in Italia il fascismo non e’ mai passato. Poi la guerra del 1991 ha bloccato improvvisamente tutto quanto, in Jugoslavia.

    Chi scrive una cosa del genere non ha la piu’ pallida idea della storia jugoslava. Infatti in quegli anni li’ il dibattito verteva sulle critiche a Tito sulla base del risorgente ipernazionalismo, altro che balle! Nel 1986 Milosevic diventava il numero 1 dei comunisti serbi, l’anno dopo usciva il terrificante documento dell’Accademia delle Scienze serba, che criticava Tito n quanto aveva compresso i sacri diritti del popolo serbo. In Croazia riprendevano i comtatti soterranei con la diaspora ustascia. E qui dentro veramente nessuno sa cos’era il Gruppo ’88? Eppure fece scalpore, a pochi km da Trieste! Questo era il livello del discorso che si stava sviluppando in Jugoslavia, altro che le fiabe dell’orso!

    Se poi basta un film per indicare la riflessione ponderata su un regime, vogliamo anche ricordare che Kusturica parla nel 1985 degli eventi del 194, cinque anni dopo la morte di Tito? Vogliamo fare un paragone con la sempiterna fascista Italia? Rossellini inizio’ a girare “Roma citta’ aperta” a gennaio del 1945, a guerra ancora in corso e Mussolini vivo e vegeto a Salo’!

    Capito che ti dico, hobo caro?

  90. effebi

    solo là, in quella zona de confin, i ghe ne ga copadi una ventina…

    …quanto iera longo el confin ?

  91. hobo

    @89 roma citta’ aperta parla dell’occupazione tedesca di roma. film coraggioso, importante, tutto quel che vuoi, ma non mi pare proprio che si possa considereare un film che affronta in modo (auto)critico la storia d’italia. non per cattiva volonta’, ma semplicemente perche’ parla di altro.

    che l’italia abbia un ritardo spaventoso nell’elaborazione critica del suo passato lo dimostra il fatto che un guru come montanelli abbia negato fino alla fine dei suoi giorni i massacri italiani in etiopia. e anche il fatto che uno spettacolo cul come quello di cristicchi sia diventato una specie di manifesto politico.

    per il resto, la tua descrizione del dibattito politico e culturale in jugoslavia negli anni ottanta e’ caricaturale. un giornale come mladina non trova posto nella tua descrizione, tanto per dire.

  92. GIAMPAOLO LONZAR

    @@@@ VARI : Io ritengo che a pare le documentazioni scritte nell’immediato dopoguerra, tutto quello che e’ seguito dopo non sia all’insegna dell’obiettività ma frittate girate a libera interpretazione dell’ideologia dell’autore e darne
    analisi e sintesi di conseguenza.

    Una discreta luce la dette Robert Conquest con il suo libro ” Il secolo delle idee assassine ” del 2000 o poco prima.

    Certo e’ che se con la caduta del muro di Berlino l’ideologia comunista avesse subito un processo analogo al nazismo a Norimberga,
    dove gli artefici subirono condanne e si dimostro’ la criminalità della idea;il comunismo non subì questo processo e tantomeno i suoi artefici ,in parte morti,in parte perchè si riciclarono in vesti più “soft” e dialogarono con l’occidente e pertanto non fu evidenziato che ci furono nell’ex Unione Sovietica elimnazioni di massa degli oppositori, che l’Europa Orientale fu suo ostaggio per mezzo secolo e che ai suoi abitanti era proibito uscire dai confini ,che tutta l’Africa fu armata per rivoluzioni popolari come anche altri paesi che Stalin uccise più Ebrei di Hitler che in nome di questa rivoluzione internazionale all’interno del blocco orientale le popolazioni dovettero sottostare a regimi di polizia e di miseria etc. etc.

    Se ci fosse stato un processo sui crimini di questa ideologia e i loro fautori condannati
    le analisi e le sintesi sull’esodo sarebbero completamente diverse e se non altro più certe e non fumose come ormai continuiamo a vederle e/o a leggerle.

  93. ikom

    incredibile ma vero sono d’accordo per ben due volte con il signor Lonzar

  94. John Remada

    Ritardo delle elaborazioni critiche,mr.hobo? La kyenge si è scusata con gli italiani,per i nostri aviatori fatti a fette e mangiati dai cannibali congolesi?Ma tu ragazzo dalle sicure verità,queste cose non le consideri,erano italiani…Ps.per fortuna la miss se va fuori dalla vista,credo per sempre.

  95. GIAMPAOLO LONZAR

    @ 93 IKOM :

    GRZ 🙂 🙂

  96. El baziloto

    Caricaturale cosa, hobo? Hai presente che successe in Jugoslavia fra il 1985 e il 1990? O anche tu pensi – sulla scorta del genio date linkato – che tutt’a un tratto scoppio’ questa guerra fra popoli fratelli che stavano digerendo il comunismo, mentre in Italia – cribbio! – si era tutti quanti fascistoni?

    Mi vai a citare Montanelli? Ma tu giri ogni tanto in Croazia o no? Tu sai che ad accogliere Gotovina come un Dio sono andati in decine di migliaia? Tu sai che tuttora il piu’ amato cantante di quel paese si presenta tuttonero a gridare “Za dom! Spremni!” (il saluto ustascia) durante i suoi concerti? Ma certo: e’ l’Italia a non aver digerito il fascismo. Controprova: in Jugo c’era Mladina. Cazzarola: vuoi l’elenco delle centinaia di Mladina che si stampavano e si stampano qui dove impera tuttora il fascio?

    Il genio da te citato non sapeva chi era Tudjman e cosa faceva negli anni ’80? Non aveva mai sentito parlare di Milosevic? Crede corse che Arkan abbia trovato le armi un giorno prima di usarle, raccogliendole dagli alberi? E tu: credi proprio che tutti quanti qui si giri con l’anello al naso?

  97. John Remada

    Sai hobo,pensavo….uno come te farebbe fortuna dai sionisti,come portavoce,saresti l’ideale per giustificare qualsiasi massacro fatto dagli stessi,come fai con la yugobanda titina…Sabra e Chatila a esempio….per te sarebbe facilissimo giustificare il tutto,anche se poi c’erano solo vecchi,donne e bambini,ma è la bandiera che conta,non i fatti,non è vero?E cosa ci stai a fare in Italia,mi chiedo?Vero che la vecchia yugo non esiste più,tra un massacro e l’altro,in nome della fratellanza reciproca,ma non so cosa consigliarti,oltre ai sionisti,Corea,Cuba,Bielorussia,e poi? Forse il nulla?

  98. @ 56 “el baziloto”
    Sono il “genio” che ha scritto l’articolo linkato dall’utente hobo, volevo solo chiarire alcuni punti che a quanto pare, forse a causa di una mia scarsa chiarezza espositiva, sono stati da lei mal intesi, mentre mi pare evidente che le sue convinzioni personali non muteranno nel corso di questa discussione.
    non intendevo fare “critica pseudostoriografica”, perché d’altronde lo stesso Magazzino18 si guarda bene dal citare dati precisi mettendosì così al riparo proprio da eventuali critiche di questo tipo. Io parlavo di “narrazioni”: Cristicchi si muove nello spettacolo tra una narrazione tipo “il genocidio/martirio dei giuliani dalmati”, che appartiene alla propaganda e non alla storia, a una narrazione tipo excursus storico, peraltro brevissimo, includendo poi una citazione di una famosa lettera di un bambino internato nel campo fascista di Arbe (che la regia RAI ha peraltro neutralizzato non inquadrando la traduzione e non sottotitolando). Io mi sono limitato a rilevare la non omogeneità di queste narrazioni, da un lato si blatera di italianità “integrale” di Istria-Fiume-Dalmazia (persino le pietre etc etc), tipico frasario neoirredentista e revanscista, e poi si accenna a deportazioni e rastrellamenti di villaggi “slavi” nello stesso territorio: è un non sequitur, una narrazione nega l’altra. Proprio la “problematicità” del contesto storico, politico, etnico e geografico di quella vicenda non viene risolta o trattata, gli autori si limitano a giustapporre una serie di istanze senza farle dialogare, impossibile non pensare a una “commissione” di diversi gruppi di pressione dietro a ciascuna di queste istanze contrapposte, impossibile soprattutto leggendo l’articolo del Piccolo che allude alle baruffe tra PD e PDL a cui sono seguiti tagli e rimaneggiamenti del testo. Da qui la mia visione di Magazzino18 come uno squallido ma efficace specchio del governo di larghe intese nella cui temperie politica è stato peraltro concepito, che vede riuniti nella stessa coalizione postfascisti, postdemocristiani e postcomunisti. Il riferimento a una assurda coalizione asse-CLN è una figura retorica, assimilabile ad un adynaton, non intendevo minimamente dire che NCD=Asse o PD=CLN, mi viene su il vomito a solo pensarci… era solo un modo per dire che l’applicazione della logica delle larghe intese alla narrazione della Storia produce mostri, frankenstein, ircocervi, ancora più inverosimili e grotteschi di quelli che si producono in politica. Il punto è che la storia, la sua interpretazione e narrazione, andrebbero sgombrate da passioni politiche nazionalistiche o ideologiche, rendite di posizione identitarie, e pure da sensi di colpa delle istituzioni risolti addossando responsabilità a nemici scomparsi e inesistenti (gli “slavocomunisti”), tutte cose in gui invece secondo me Magazzini 18 sguazza più che mai contrariamente a quello che dichiara di voler fare.
    Il fatto che Cristicchi abbia citato (in 2 minuti, in uno spettacolo di 2 ore) dettagli sulla presenza slovena e croata in Istria o anche solo la barbarie del campo fascista di Arbe/Rab mi avrebbe di per sé fatto piacere (credo sia la prima volta che venga nominato a un pubblico italiano così vasto, 1 milione di telespettatori mi pare), ma vedendo il resto dell’opera mi innervosisce ancora di più. Perché quella che poteva essere un’occasione storica viene invece impiegata per far accettare anche tutto il resto, la solita solfa del martirio e blablabla. So bene che il testo di Cristicchi è ben diverso da ciò che scrivono i neoirredentisti duri e puri, in quanto figlio di esule per tutta una vita mi é arrivato a casa il foglio dell’unione degli istriani che con la recente direzione Lacota ha raggiunto livelli epici, ma a mio parere l’effetto di Magazzino18 è ancora peggiore: proprio la parvenza di contraddittorio permette a certe narrazioni fortemente connotate politicamente (il neofascismo ne ha fatto la sua bandiera) e del tutto antistoriche, di rifarsi una verginità, rubando le parvenze della “verità storica” grazie all’introduzione di quella parte di sottaciuto nel testo, proprio come dice il passo rubato dallo Swann.
    Che poi non capisco perché se la sia presa tanto con Swann e non con Fantozzi ad esempio… che pure ho citato fuor di contesto. Le assicuro che non era mia intenzione contrapporre la veridicità della recherche proustiana a quella di magazzino18…
    Riguardo l’esodo dei polesani, non entro adesso nella diatriba. Quello che credo nessuno possa negare è che esso fu concepito e attuato dalle autorità politiche locali in perfetta concertazione con autorità alleate e italiane. Sul perché e il come mai ci sarebbe da scriverci un saggio, forse mi sono preso qualche libertà nell’alludere a un fenomeno indotto ma leggendo i giornali locali dell’epoca che strombazzavano titoli tipo “Italia o Esilio!” credo mi si possa perdonare la leggerezza (ma su questo punto ci tornerò). Fatto sta che si è trattato di un fatto storico particolare dovuto a un contesto particolare che Magazzino18 butta invece con malizia nella mischia, il senso che ne esce è che quella sia stata la dinamica di tutto l’esodo, un fuggi-fuggi disperato sotto le armi spianate dei titini, quando invece nel resto dell’Istria sotto amministrazione jugoslava si è trattatto di un fenomeno lento prodottosi in un arco di tempo lungo decenni. Certo Cristicchi (o Bernas-Calenda?) non dice chiaramente questo, ma proprio il fatto di lasciare tutto sospeso e poco contestualizzato fa creare collegamenti e idee generali a chi quei dettagli non li conosce.
    L’inserimento del controesodo dei monfalconesi e del loro triste epilogo in questo spettaolo divulgativo sull’esodo degli istriani dimostra la malafade di questa narrazione: si inserisce un fatto inequivocabilmente politico sul mantra del “perseguitati in quanto italiani” quando l’etnicità non c’entrava men che mai. I monfalconesi non furono certo gli unici a venir bastonati dal regime nel periodo dell’informbiro, anzi, furono una minoranza nella minoranza.
    Sulla faccenda di Srebrenica ha ragione, mi sono spiegato sbrigativamente perché non volevo appesantire il testo, pensavo di rivogermi a chi lo spettacolo l’ha visto, se qualcuno ha pensato che mettessi quel virgolettato in bocca a Cristicchi mi scuso, non è vero. Ma d’altronde è più grave quello che Cristicchi non dice di quello che dice. La sua narrazione disegna innegabilmente una “belva slavocomunista” che identifica italiani e fascisti e li infoiba in massa solo perché il fascio aveva cambiato qualche cognome e tirato qualche sberla quando sfuggiva una parola in sloveno e croato. Aggrappandosi alla corriva tendenza balcanista che ha descritto Hobo che vuole i balcanici sanguinari, selvaggi e barbari. Cristicchi non lo dice esplicitamente, lo lascia solo intendere.
    Su Kusturica la ha risposto hobo e sottoscrivo la sua risposta, non vedo dove io abbia lasciato ad intendere legami tra neofascisti italici e guerra di jugoslavia. Anzi, a mio modo di vedere la guerra di jugoslavia si corroborò proprio dei rigurgiti revanscisti e nazionalisti ustascia e cetnici, tra gli altri, che interruppero la riflessione storica e politica che la Jugoslavia stava attuando negli anni ’80.
    Su legame “culturale” tra Magazzino18 e governo Letta credo di essermi spiegato sopra
    si i miei sono pensieri in libertà, posso?

  99. hobo

    e niente, stai scaturendo baziloto. te l’ho detto: il tuo atteggiamento si chiama balkanismo. nessun tentativo di scavare un po’ piu’ a fondo. prendi per buona l’immagine che i governi croato e serbo hanno cucito addosso ai loro popoli durante gli anni novanta. esattamente come certi anti-italiani viscerali prendono per buona l’immagine che il fascismo ha cucito addosso agli italiani. il bello e’ che il tuo modo di parlare dei balcani e’ la miglior conferma che quel che dice Lo.Fi. e’ vero.

  100. effebi

    continuo a domandarmi su quali altri confini europei si ammazzava negli anni dopo il ’45…
    e perché…

    continuo a domandarmi che fine hanno fatto quei regimi…
    e perché sono finiti…

    continuo a domandarmi perché gente all’apparenza intelligente continua stupidamente a difendere l’indifendibile…

  101. Tergestin

    Certe robe oramai xe diventade un feticcio de cui anca bona parte dela sinistra se ga apropriado.
    Me domando: ma solo mi go conossudo (e conosso tutt’ora quei che xe vivi) gente de lingua italiana che in Istria ghe xe restada?
    Certo, in ben pochi me parlava ben de Tito. Qualchedun xe finido in galera e qualchedun ga anca ris’ciado la ghirba.
    Ma i ga mandado i fioi a scole italiane, i ga frequentado asociazioni italiane, i ga sempre parlado in italian (meio, in dialeto istroveneto) sia in casa che fora senza particolari problemi. Sia con Tito, sia dopo.

    ROBE IMPOSSIBILI PER LA COMUNITA’ SLAVOFONA AI TEMPI DE MUSSOLINI e alcune de esse dificili anca dopo: nel 1954 Palamara ga vietado i comizi bilingui in Piazza Grande, l’Italia ga negado la citadinanza a bona parte dei sospeti slavocomunisti (lo ga riportado Tullio Mayer con tanto de documenti nel suo libro, un altro filo-titin) e fino ala fine dei anni novanta politici de un certo peso e capi dele varie asociazioni che ogi porta Cristicchi in trionfo i zigava bilinguismo mai.
    Anzi, se no sbalio uno o do’ annetti fa se ga fato una cagnara enorme per un cartel bilingue dela segnaletica in centro.

    Xe inutile far gare assurde de chi fa pezo, ma qua esisti gente che:

    1) No ghe entra in testa chi ga iniziado la vera persecuzion razziale.

    2) No capissi che se ghe xe una rogna oltra confin, quela rogna no cancella la rogna che xe in casa tua.

    Se un no capissi ‘sti due punti, continuera’ a parlar a svodo, a zigar “E Tito? E l’esodo? E le foibe?”. Ma no servi a niente, o meio, servi a far danni culturali e missiar la storia.

  102. John Remada

    [email protected] capisco il tuo discorso,Mussolini el conto lo ga saldà ampiamente,e il resto xè normale?Dal comportamento criminale di certi titini,al,disemo eceso de legitima difesa?Sempre Mussolini el pezo,sempre colpa sua…il resto è stato legittimo….allora non parliamo più di nulla,e chi rompe da ora in poi,paga i danni di ora?

  103. Aggiungo ancora una postilla perché mentre scrivevo la mia pappardella altri commenti sono stati aggiunti.
    Non sono neanche lontanamente jugonostalgico, pensavo che nel mio testo emergesse chiaramente. L’idea che mi son fatto è che la Jugoslavia sia stata un posto invivibile fino al ’55, poi le cose sono migliorate e pur con partito unico, piccoli pionieri etc credo sia diventato anche un posto migliore di quella che era l’italia all’epoca (non per merito della Jugo ma per demerito dell’Italia). Gli anni ’80 sono stati un periodo contraddittorio, di tendenze alla democratizzazione come anche di recrudescenze nazionalistiche, purtroppo abbiamo visto quale trend abbia trionfato alla fine, questo non significa che mancassero persone e idee di buona volontà.. come in ogni situazione, perché parliamo sempre di uomini e cultura umana, non di orchi slavi e unicorni italiani: ci sono persone per bene e ci sono i bastardi, Nei Balcani proprio come in Italia.
    Sottoscrivo al 100% le conclusioni di @101

  104. Luigi

    Per come la vedo io la libertà di espressione del sign. “Lo.Fi.” è fuori discussione. Così come è altrettanto fuori discussione la libertà di un altro di fargli notare le boiate colossali che scrive (e che ribadisce pure, in un commento-fotocopia della sua recensione).

    hobo poi è fantastico quando dice che il “balkanismo” ce l’ha chi ricorda cosa è stata la Jugoslavia dopo la morte di Tito e cosa sono state le guerre jugoslave. Secondo lui il fatto che – ad esempio – gli abitanti di Spalato abbiano fatto la raccolta di firme in favore di Gotovina è per lui prendere “per buona l’immagine che i governi croato e serbo hanno cucito addosso ai loro popoli”. Come fare un salto mortale con quintuplo avvitamento carpiato sopra una fossa di leoni.

    E infine torna dal letargo Tergestin a dirci che gli italiani in Jugo tutto sommato se la passavano bene. Certo, saranno pure diminuiti prima con l’esodo dai 250.000 e rotti ai 25.000 del 1961, e poi da questi ai circa 15.000 del 1981 grazie alla fantastica tutela del regime del Maresciallo. E si saranno in diversi casi pure visti chiudere le scuole italiane (ad esempio ad Albona) grazie alla circolare “Perusko”, che considerava gli alunni che parlavano italiano come croati. Ma sicuramente sono piccoli dettagli questi, di fronte alla imponenza della “fratellanza italo-slava”.

    Direi che c’è tutto per il solito thread.

  105. perdona Luigi, le boiate colossali sono la mia passione, sono troppo stupido per capire la sacrosanta verità che
    1) sloveni, croati, serbi sono tutti dei barbari schifosi, sia sotto Tito, sia dopo, sia oggi, sia nel futuro
    2) la civiltà italiana è superiore sempre e comunque, qualunque esempio si porti trionferà sempre
    3) occorre realizzare monumenti, spettacoli, divulgazioni per ricordare a imperitura memoria i punti 1 e 2
    Scusami ma veramente sono troppo indegno per capire queste semplici cristalline realtà.
    Vado a vedermi l’elettrizzante spettacolo di cristicchi ancora due-tre volte per assimilare meglio il verbo, un modo sicuramente migliore di impiegare il mio tempo che star qui a cercare di argomentare le mie posizioni.

  106. Luigi

    Aspetta aspetta, tra le tante cose scritte dal buon Lo.Fi. leggo pure che “L’idea che mi son fatto è che la Jugoslavia sia stata un posto invivibile fino al ’55, poi le cose sono migliorate e pur con partito unico, piccoli pionieri etc credo sia diventato anche un posto migliore di quella che era l’italia all’epoca (non per merito della Jugo ma per demerito dell’Italia)”.

    Nel 1954 Milovan Gilas – uno dei cardini del regime – fu destituito per tre anni con l’accusa di “attività sovversiva” dopo aver chiesto di introdurre il bipolarismo in Jugoslavia. Tre anni dopo diede alle stampe il suo più famoso libro – “La nuova classe” – grazie al quale, per aver criticato la nomenklatura jugoslava, si fece la prigione fino al 1961. Neanche il tempo di essere liberato che venne rischiaffeggiato dentro per un altro suo libro.

    Il 1° luglio 1966 fu destituito Rankovic, un altro dei pezzi grossi del sistema. Nei mesi precedenti si era venuto a sapere, grazie ad una commissione d’indagine, del sistema di contro-potere spionistico che lui, a capo dei servizi segreti, aveva messo in atto a scopo ricattatorio, arrivando a controllare perfino il telefono dello stesso Tito. Oltre a ciò, intere conversazioni interne alla Lega dei Comunisti erano state intercettate ed era stata anche schedata tutta la popolazione maschile adulta della Croazia e del Kossovo.

    Nel 1981 scoppiò una violenta protesta proprio in Kossovo, dove si mescolarono scontento e nazionalismo albanese. Nel corso della protesta morirono 11 persone in vari scontri con la polizia. Il livello di tensione salì al punto che che il capoluogo, Pristina, venne presidiato dall’esercito e fu imposto lo stato d’emergenza in tutta la provincia: l’Università chiusa, le linee telefoniche interrotte, allontanamento dei giornalisti e divieto di associazione per più di tre persone. Episodio che è comunemente interpretato come uno dei presagi dei futuri conflitti etnici.

    Però, sia chiaro: vivere in Jugoslavia era una gran figata!

  107. Luigi

    Caro Lo.Fi., deeve avere proprio ragione il mio omonimo: tu evidentemente scrivi boccheggiando ogni due-per-tre un bel cannone tra indice e medio.

    Sarei curioso di sapere dove infatti Cristicchi dice nel suo spettacolo che sloveni, croati e serbi sono “tutti dei barbari schifosi” e che “la civiltà italiana è superiore sempre e comunque, qualunque esempio si porti trionferà sempre”.

    Capisco che a te “Magazzino 18” stia molto più che sulle balle. Ma ti consiglio di dosare meglio i tuoi ectoplasmi, quantomeno per limitare il tuo palmares di figure di cacca (tanto per restare nel linguaggio della tua recensione).

  108. hobo

    @104 vedo che non conosci il significato del termine “balcanismo”. eppure avevo anche linkato una recensione del libro della todorova. sayonara.

  109. hobo

    @104 vedo che non conosci il significato del termine “balcanismo”. eppure avevo anche linkato una recensione del libro della todorova. sayonara.

  110. hobo

    @Lo.Fi.

    all cristicchi and no point lenana made the two luigi dull boys

  111. @ 107 e 106
    caro luigi, vedo che sei veramente un leone dietro la tastiera, affronti il nemico a spada sguainata… Peccato che leggi soltanto quello che vuoi leggere, ho scritto che la jugoslavia mi sembrava migliore dell’Italia in quel periodo non per suo merito, ma per demerito dell’Italia che con strategia della tensione, tentati golpe, leggi speciali, e partitocrazia con eterno partito unico al governo non è che se la passasse alla grande, né se le passava alla grande la minoranza slovena con comitati contro il bilinguismo etc.
    Stai cercando di vedere in me un pasdaran del titoismo quando l’ho pure ribadito che non lo sono (la mia analisi del periodo felice della jugoslavia con Bjielo Dugme e attivismo studentesco era per capire chi oggi è jugonostalgico dimenticando l’inferno che c’è stato prima in quel paese) stai cercando di trasformarmi in un avversario politico da demolire non rendendoti conto che a me non me ne frega proprio niente. Trovati un altro. Saluti.

  112. sfsn

    ciò muli (hobo, lo.fi e tergestin),
    mi getto la spugna. Parlar con sti fascistoni de Luigi e Luigi Vianell. da Venezia me ga veramente smaronà. No xe verso de farli ragionar: i ga sempre con la verità in boca, coi loro dogmi dell’Italia superfiga e senza colpe, dei italiani povere vitime e dela jugo e el comunismo merda. E ogni volta che proprio no i riva a difender le proprie posizioni (sicome i xe fascistoni nel cuor, ma democristiani nel spirito) a scarigar le colpe su Mussolini, come se i aparati aministrativi e militari dello stato italian no fussi stai i stessi del fascismo sia prima che dopo.
    Che cojoni! vado a far qualcossa de più interessante.

  113. Luigi

    hobo

    La Todorova parla di una retorica stereotipata sui Balcani che si coltiva nel mondo occidentale. Cosa che lei chiama – appunto – “balcanismo”.

    E tu, nelle tue obiezioni qui dentro, ripeti questo parere, sostenendo implicitamente essere uno stereotipo pure quello che ti è stato detto sulle spinte etniche nella Jugoslavia del dopo-Tito (ma in realtà anche precedenti) fino alle guerre jugoslave.

    Non dirmi che non ti ricordi neanche quello che tu stesso scrivi, e sostieni pure di aver scritto. Ma vedrai che se ci ragioni sopra ci arrivi pure stavolta.

  114. Alessandro

    Basta un poca de onestà per capir le porcade dell’italia e del fascismo. basta un poca de onestà per capir le porcade yugoslave. basta un poca de onestà per no dir robe tipo:

    “i Yughi iera seriamente preoccupài da quel che vien ciamà “esodo” e i gaveva fato el posibile per far restar la gente”
    o
    “i ga mandado i fioi a scole italiane, i ga frequentado asociazioni italiane, i ga sempre parlado in italian (meio, in dialeto istroveneto) sia in casa che fora senza particolari problemi”.

    Ovvio, una volta depotenziada la componente etnica pericolosa per el regime, quella de farla sopravviver iera chiaramente anche un’arma ideologica.

    Xe vero che l’Italia no ga mai fatto fin in fondo i conti con el fascismo e che l’esodo e le foibe xe ostaggio della destra ma continuar ostinatamente a propor SOLO la tesi della vendetta e della reazion metti completamente in ombra e minimizza le responsabilità yugoslave nella question.

  115. Alessandro

    sostituire ideologica con propagandistica please 🙂

  116. Luigi

    Vedi caro Lo. Fi., non è che io stia cercando di vedere in te un “pasdaran del titoismo”. Gli è che mi limito solo a commentare quello che scrivi.

    Perché se tu scrivi una cosa io purtroppo ho il brutto viziaccio di non bermi ad occhi chiusi le tue parole e di crederci seduta stante (come piace a qualcuno), ma di andare a verificare se quanto hai detto è vero oppure no, o se è fattibile (per non dire logico) o no. E, se dici cazzate (perché ne hai scritte, e a iosa), pure di fartelo notare.

    Mi spiace per te se questo modo di fare ti urta.

    @sfsn

    Ma no! E dire che pensavo proprio di cominciare – da buon fascistone quale sono – a cominciare a “ragionare”, come mi dici te.

    Per esempio come? Prendendo un libro a casaccio, non leggerlo nemmeno, sbagliando la citazione e chiamando “fascista” quello che mi fa notare la cazzata che ho sparato?

  117. hobo

    @112 se todorova ti e’ troppo ostica, ti consiglio “maschere per un massacro” di rumiz. non immune da balcanismo, troppo indulgente con la croazia, a mio avviso, ma contiene spunti interessanti.

    p.s. il balcanismo non riguarda solo gli occidentali, ma spesso gli stessi balcanici, che si compiacciono di essere guardati e di guardarsi in un certo modo. un po’ come certi italiani che si compiacciono di essere la personificaione degli stereotipi sugli italiani. zizek ha scritto cose interessanti sul balcanismo del kusturica post ’91, per esempio.

    p.s.2 ci ho ripensato, e correggo il mio #109:

    all cristicchi and no point lenana made luigi two dull boys

  118. Luigi

    @Alessandro

    Te son drìo parlar de un che xe stà capace de definir Raoul Pupo “istrian”. E che in altre bande lo ga anca confuso co Luigi Papo de Montona. Meio lassar perder dei…

  119. Luigi

    @hobo

    Mi spiace per te, ho letto pure il libro di Rumiz. E non cambia una virgola di quello che ho detto. Perché qua il discorso non è chi-ha-detto-cosa. Ma che-cosa-hobo-dice-di-aver-detto: prima e dopo.

    Ritenta: sarai più fortunato.

  120. Sandi Stark

    @ 69 Sior Alessandro, quela che la ga cità da wikipedia lianta “progetto Istria” xe una citazion fallada, ghe manca una frase e la xe decontestualizzada. Me dispiasi che voialtri se fatti cussì, che no ve frega niente de conosser la complicatissima storia de le nostre terre e ve interessa solo far politica e perdè tempo per zercar le parole d’ordine de la propaganda lianta antislava e far copia e incolla.

    Xe un vero pecà per la vostra intelligenza, per l’integrità del vostro giudizio e per el genere umano… gavì delle persone validissime, splendide e generosissime, che podessi contribuir al progresso e al sviluppo della conoscenza.

    Ma gavè le sinapsi tajade dalla propaganda, doprè minime frazioni del vostro zervel e consapevoli o inconsapevoli, continuè a diffonder odio etnico, al quale prima o dopo corrispondi le violenze.

    Pecà che no ve rendè conto de esser tanto abbruttidi, un vero pecà.

    Altro no commento, son rivà a fadiga al commmento 69, figuremose se go voia de rovinarme el dopopranzo legendo tuti i altri interventi, che conossendo i polli, poderia anche scriverli mi per scommessa, con bona approssimazion.

  121. Luigi

    Ostia, sto po-po de osservator el parla de “progetto Istria” ne la “wikipedia lianta”.

    No el sa gnanca che quel “progetto” se ciama “Portale Venezia Giulia e Dalmazia”. E el dixi pur che la frase Gilas – citada anca dora d’Italia cusì – xe “decontestualizada”.

    Sarìa de parafrasarlo: “Xe un vero pecà per la sua intelligenza”.

  122. Alessandro

    pensavo che iera un’intervista a panorama del ’91 ma no iero là e quindi no go la certezza de quel che ga dito veramente

  123. Luigi

    Sempre per hobo

    A proposito del libro di Rumiz – che per te sarebbe “non immune da balcanismo” (termine che indica il pregiudizio occidentale verso la penisola balcanica) – ora ora mi sono ricordato che in quel libro c’è un passo nel quale l’autore tenta – a mio avviso anche giustamente – di smontare la fobìa del “pericolo balcanico” di disgregazione ad ovest.

    “Dove sono i Balcani?” si chiede infatti Rumiz. E dice che a Trieste si li si fanno cominciare in Slovenia. Che in Slovenia ci si sente – per il retaggio mitteleuropeo della vecchia Austria – il “bastione” dell’Occidente verso est. Che in Croazia individuano i Balcani oltre la Kraijna, altrettanto “bastione” antiturco degli Asburgo. Che in Serbia si sentano “loro” il secolare bastione dell’occidente cristiano contro l’avanzata dell’Islam. E così via, fino ad arrivare in Turchia.

    Per cui, conclude Rumiz, “Forse l’est, come sinonimo di balcanizzazione delle nazioni, non sta affatto ad oriente. Forse, i Balcani sono altrove” (p. 53). E dice che i Balcani potrebbero stare in Canada dove il Quebec invoca la secessione, in Belgio dove i negozi fiamminghi non servono i valloni e viceversa, in Scozia o in Galles dove si sono mandate delegazioni nei paesi europei nati dalle secessioni dopo il 1991, o in Olanda dove aleggia forte il pregiudizio antitedesco. E, anche qui, così via.

    Questo in un libro affetto – secondo hobo – dal pregiudizio del “balcanismo”.

  124. hobo

    @luigi #122

    ho detto “non immune”, che e’ diverso da “affetto”.

    e infatti ho citato quel libro proprio come esempio di smontaggio degli stereotipi sui balcani.

    e allo stesso tempo, leggendo il libro, ci si accorge che certi stereotipi persistono comunque,ad esempio nella rappresentazione schematica del conflitto citta’/campagna, che a volte sembra essere la chiave di lettura prevalente.

    ma va bene cosi’, mi piace quando caghi fora del bucal, assumi una posa lastica (cit.)

  125. Luigi

    @hobo

    Fammi capire: tu citi un libro “non immune” dal “balcanismo” (cioè lo stereotipo occidentale sui Balcani) come “esempio di smontaggio degli stereotipi sui balcani”?

    Dimmi la verità: ti hann omesso la testa al posto dei piedi, e prima a parlare era il mignolo, poi man mano le altre dita e ora l’alluce. Più vai avanti e più la spari grossa.

    E devi stare anche non tanto bene con l’intestino, visto che citi una recensione che fa del verbo “cagare” il suo slogan, e visto che pure te – oltre che a sclerare quando uno ti contraddice – usi quello stesso verbo almeno due volte.

    Riposati, che è meglio.

  126. hobo

    @luigi

    e niente, se vuoi che te lo spieghi di nuovo, stavolta mi devi mandare 20 euro con paypal. non posso passare il tempo a spiegarti a gratis la stessa cosa pe n volte, con n tendente all’infinito in modo preoccupante.

  127. El baziloto

    Sono debitore di un commento a Lo.Fi. . Lo rassicuro pero’: ho visto Cristicchi al teatro e in tv. L’ho anche registrato e possiedo pure il testo originale, nonche’ una serie di ritagli di giornale. Per cui gli rispondero’ quando arrivero’ ad avere il materiale in mano.

    Una cosa pero’ posso dire fin da subito: la storia dell’aggiunta del brano di Pahor non e’ come l’ha raccontata. Il brano non c’e’ nel testo. Era stato consigliato a Cristicchi di aggiungerlo per le rappresentazioni di Trieste. Chi, cosa e come lo diro’ quando – ripeto – avro’ le carte in mano. E pure un cronometro, giscche’ ho imparato che se non parli di Arbe sei un fascistone, se ne parli per due minuti sei comunque un irredentista, e allora vediamo se sono due i minuti, se il testo non rra inquadrato, se i numeri non ci sono eccetera eccetera.

    Ad hobo che devo dire? Si tenga pure come vera l’idea per cui gli anni ’80 in Jugo era una primavera di liberta’ mentee l’Italia era merda fascio. Chi per primo ha fatto questo paragone e’ stato Lo.Fi., di conseguenza non mi si appiccichi l’etichetta di chi vuole fare i paragoni. Io semplicemente rispondo a chi i paragoni li fa.

    A quel simpatico sbarellato di sfsn che devo dire? Gia’ vive manifestamentr il lutto da quando ha sentito che “Umro je Tito”. E wuindi questo e’ il suo quattordicesimo anno di vedovanza. Da come e’ confuso e acido direi che non tromba da quel di’.

    Quindi potresti darci dentro, sfsn. Non e’ che la mummia del maresciallo si ridesta, ma almeno ti prendi una pausa, una botta di vita rispetto alla tua grama esistenza.

  128. Luigi

    hobo

    Spero per te che tu non faccia con tutti quello che stai facendo con me. Altrimenti significherebbe che tra un po’ potresti finire in un ospedale psichiatrico (dove l’infermiere ti cambia il pannolone mentre hobo “Jekyll” dice ad hobo “Hyde” che non capisce un cazzo). E significherebbe anche che il tuo conto Paypal è pari a 0. Nel frattempo, buona defecazione.

  129. hobo

    @baziloto vale anche per te: se io scrivo una cosa e tu ne capisci un’altra, io te la spiego una volta, ma se non basta, te la ri-spiego solo dietro pagamento di 20 euri con paypal.

    io non ho fatto nessun paragone tra l’italia e la jugoslavia degli anni ottanta. io ho detto che la tua rappresentazione della jugoslavia degli anni ottanta e’ caricaturale e non da’ conto della varieta’ delle posizioni in campo e della complessita’ della societa’ jugoslava. nella tua rapresentazione ad esempio non c’e’ traccia della controcultura, della scena musicale yugo-punk, dell’avanguardia artistica di gruppi come i laibach…

    ciau, e buoni stereotipi.

  130. hobo

    @127 ciau anche a te, teppichfresser.

  131. Tergestin

    @ John Remada

    Se te va ti in casa dei altri per anni, pestando, brusando, torturando, internando, sterminando e imponendo divieti nei quali te oblighi la gente a rinegar lingua e identita’, confiscandoghe ai contadini la terra con decreti apositi ecetera ecetera…..

    Beh, la magior parte dele volte xe difizile che salti fora un Gandhi o un Mandela. De solito salta fora un Tito.
    No xe tanto dificile.

    @ Alessandro

    “i ga mandado i fioi a scole italiane, i ga frequentado asociazioni italiane, i ga sempre parlado in italian (meio, in dialeto istroveneto) sia in casa che fora senza particolari problemi”.

    Esatto. Go scrito questo e go zontado che certe robe iera impossibili nell’Italia Mussoliniana che ga precedudo la Yugo de Tito e che certi diriti legitimi iera ancora oggetto de paranoia e psicosi nell’Italia moderata e democratica. Lo go scrito e lo ribadisso de novo se no xe ciaro dato che xe un fatto, dato che certe persone le conosso ben e imagino che in tanti gavara’ qualche amico o parente che nei anni che iera stava dall’altra parte.

    Go parlado anca dela ditatura, de gente che ga ris’ciado liberta’ e osso del collo. Miga go dito che i se la passava ben.
    Ma cazzo, xe dificile leger?

    @ Luigi

    Tergestin no torna da nissun letargo ma vedo che gnanca ti te ghe va drio piu’ ala balla dei trecentocinquantamila.
    Che dopo i fossi stadi anca ventimila -e ne iera de piu’, ovio- saria certamente stada una tragedia per tanta gente comunque.
    Ma su ‘sto tema el nazionalismo italian ga trovado un jackpot che no mola, a costo de far ogni bluff possibile per impor un dogma che oramai acetta anca la sinistra piu’ poltronaia e impigrida.

    Dopo cio’, ditatura xe ditatura e Tito no iera miga un Dario Franceschini qualsiasi: da quele parti nissun campava come nela Miami dei anni ottanta, che fossi italiani, sloveni, croati o quel che te vol…

  132. sfsn

    che vizzon luigi vianelli, dovessi far rider? e che classe!
    visto che te parli de grame esistenze te saludo con questa considerazion: me par sai più grama la tua, visto che te passi el tuo tempo a sbimbinarte su internet. Ma almeno i altri va sui siti porno: ti te son l’unico che ga orgasmi su bora.la
    Che squallor.

  133. John Remada

    No,Gadhi e Mandela no xè nela mia logica….ma se mi la go con qualchedun,magari quando poso che meto una ananas in boca,ma a lui,non a chi non centra;poi che si tratti di animali selvaggi e pericolosi,lo hanno dimostrato ampiamente scannandosi fra loro;mi sembra che tra tutti i difetti dell’italiano,almeno dopo il ’45,abbiamo evitato(Fino a ora)la guerra civile.Vero che in certe situazioni il tito di turno è più probabile,ma certi quì lo giustificano,poveraccio…..a sì,ti sei dimenticato di Daniel Ortega tra i buoni,simpatico anche me che sono di dx estrema.

  134. El baziloto

    Ga apena parla’ quel che zonta el so petin su ogni mio intervento…. E mi me diverto, pensando che sto vedovo e Tito zerca e trova s-ciafoni qua.

    Ormai go rinuncia’ a domandarme el perche’: ogniun ga la so perversion.

  135. dimaco

    se i titini no iera un’po tropo pigri deso no gavevimo niente de discutere

  136. John Remada

    Pigri è una parola fatua;del resto se ceffi come ti continua a parlar,vol dir che no semo cativi,no te par? P.s.Almeno per ora…

  137. dimaco

    John te ga una certa età. me par che xe meio che te pensi ala prostata invece de minaciar la gente a vanvera. e ociò ala presion.

  138. John Remada

    Lascia perdere l’età…gli orsi si ricordano che il tuo idolo li copava dopo gli ottanta,quindi pensi che noi siamo meno duri?No devo star attento de nula,caso mai ti tien de ocio chi comanda in Italia,chissà che non arrivi un controesodo de indesiderati con la lingua lunga…in fin dei conti te saria rispedì a casa tua,o sbaglio?Modello Ungheria….per il resto,il tuo cruccio sul mancato “lavoro finito”deila kriminal yugobanda,dipendi anche dal fatto che certi discendenti degli stessi ghe se rivoltava contro nasendo con una divisa diversa….quindi non si tratta di pigrizia,ma di impossibilità de finir el lavoro….già te vedi minace? Segno di insicurezza….sotto el tuo defunto idolo,frasi simili alle tue,contrarie,te sarai già a spacar piere;ma l’Italietta concede tutto e di più,goditela giovine e ricorda ogni tanto un check up medico,l’età non sempre indica salute….

  139. Luigi

    Tergestin, solita musica. Non attacca.

    Quanto ad hobo, abbiamo capito che quando viene gli prende in corso d’opera pretende di farsi pagar cara la prosecuzione delle sue performance. Come se non si potesse farne a meno.

    Me lo immagino entrare in un bar:

    H: “Buondì, un capo”

    B: “Con brioche?”

    H: “No. Vorrei della porzina”

    B: “Ehm… non ce l’ho”

    H: “E una bella orata al forno?”

    B: “No, ma si sente bene?”

    H: “Certo, perché non ha capito?”

    B: “No”

    H: “Guardi che non sono disposto a ripetere enne volte le cose. Se proprio vuole, mi carichi 20 Euro sul mio conto Paypal”.

  140. John Remada

    @dimaco….Il 3 ottobre 2011 la Corte Costituzionale della Slovenia ha dichiarato incostituzionale la dedicazione di una strada di Lubiana a Tito, avvenuta nel 2009, dichiarando che ciò avrebbe comportato la glorificazione del regime totalitario da questi costituito e una giustificazione delle gravi violazioni dei diritti dell’uomo e della dignità umana avvenute durante il suo regime: si tratta della prima decisione in cui un organo giudiziario di uno stato dell’ex Jugoslavia ha preso una posizione netta sulla valutazione dell’opera di Tito.

  141. John Remada

    E in Italia mr.dimaco,oltre al tatuaggio che porta del broz,ha anche foto/quadri del personaggio….e che dire:Italia terra di conquista,e ancora ciarla monade offensive….

  142. dimaco

    foto nianca tante. una solo. fata a okroglica vicina ozeljan dopo el discorso. gavevo pochi mesi ma el marescial ga volu lo steso ciaparme in brazo. omo notevole. no eser invidioso adesso. ma se te ghe tiene tanto una foto poso trovarla per ti. te la meticcia sul comodino. cussi te se ricordi che xe sempre qualchidun a ciaparve a calci tal iodriquando servì. cioè ogni santo giorno.
    sorridi che la vita xe bela.

  143. dimaco

    te la meti.
    scusa ma sto coretor automatico xe una rottura femminismo coloni.

  144. dimaco

    te la meti.
    scusa ma sto coretor automatico xe una rottura de coioni.

  145. sfsn

    dimaco,
    i tui ditoni sula tastiereta me fa scapotar de rider. anche perchè dopo te ghe domandi scusa ai fassistoni per i erori de ortografia. Tropo cocolo!

  146. John Remada

    Sarei curioso di sapere che fine hanno fatto tutti i ritratti del personaggio appesi dappertutto nella vecia yugo….visto che non vedo alcuno in giro…All burned?(Vsi spali?)

  147. hobo

    @139 la sequenza giusta e’:

    H. questa minestra fa schifo. cos’e’ questa schiumetta bianca?

    L. non e’ schiuma, idiota. e’ muffa.

    H. ok, muffa. le sembra normale che ci sia della muffa sulla minestra?

    L. ah, e’ diventata muffa adesso. prima era schiumetta e adesso e’ muffa. dovrebbe farsi ricoverare in un ospedale psichiatrico.

    H. vabbe’, lasciamo perdere. e questo scarafaggio che nuota nella brodaglia?

    L. non e’ uno scarafaggio, e’ uno scarabeo stercorario.

    H. le dico che e’ uno scarafaggio.

    L. e io le ripeto che e’ uno scarabeo stercorario, razza di idiota demente.

    eccetera.

  148. Bibliotopa

    # 146 i ritratti del Maresciallo si vedono ancora spesso e volentieri appesi nelle locande e trattorie anche non lontane dal confine. Ricordo poi un autogrill presso Belgrado che ne aveva una collezione. Mi sembra anche uno incorniciato nel rifugio dal lato sloveno del Cocusso/Kokus.

  149. GIAMPAOLO LONZAR

    @@@@ VARI : Credo che mescolare l’esodo con la politica interna Jugo che si e’ svolta fino alla sua caduta,sia improprio.

    Passato l’esodo , c’è stato un controllo su quelle che erano le attività degli italofoni che se non erano in linea con le linee guida venivano “redarguiti” e finiva là.

    Un mio zio convinto comunista ma biculturale quando mandò le due figlie alle scuole italiane pur essendo bilingue in sloveno fu “tormentato” e venne a Trieste nel 1964″ cioè in tempi ormai “tranquilli”, un amico
    di Fiume tecnico di cantiere quando venne proposto per un posto direttivo condizione iscrizione alla “Lega dei Comunisti” rifiutò ed ebbe vita difficile, e si trovò un lavoro in una azienda del suo settore a Trieste e fece il pendolare tranne un breve periodo durante la guerra.

    Pertanto il regime controllava la sua gente,
    questo non vuol dire che non continuasse una vita regolare, la cittadinanza e passaporto dava opportunità di lavoro in tanti paesi, basta pensare a quanti lavoravano in Libia nella costruzione dei porti ed ai marittimi imbarcati su navi con bandiere di convenienza ,sempre molto apprezzati; per non parlare della Germania e Nord Europa dove lavoravano più di 1/2 milione di Jugoslavi.

    Fino a che Tito faceva parte dei paesi NAC
    aveva aiuti per finanziare i suoi cantieri
    principalmente.

    Ma che l’economia interna non fosse florida lo dimostravano la quantità di bus che erano parcheggiati sulle rive , di gente che veniva a fare shopping di merce di bassa qualità a Trieste durante i week-end , la quantita di automobili Zastava che affollavano il centro, ora non si vedono più
    la merce che si trova Trieste si trova in tutti i supermarket e centri commerciali Sloveni e Croati.Comunque ancora oggi certi jeansinari ringraziano.

    La dirigenza e nomenklatura Jugo viveva ad un livello occidentale ed il popolo ad un livello quasi africano tranne quelli che lavoravano all’estero, cioè siamo onesti il divario sociale era immenso.Questi dirigenti ” ça va sans dire” si sa come lavoravano e facevano lavorare le società straniere.

    Era sulla bocca di tutti ” Co’ mori Tito finissi tuto” e così fù la superbia egemonica Serba accelerò gli eventi,enorme
    il divario sociale tra gli stati federali che
    neanche Tito fu capace di livellare.

    Esempio la Bosnia rimase e rimane con gli stessi problemi che pensava l’Austria di risolvere nel 1878 occupandola!!!

    Fu di nuovo il detonatore di una guerra senza quartiere!!!

    To je sve !!!

  150. effebi

    http://www.ilrossetti.it/scheda_news.asp?RecordID=4981

    oltre un milione di spettatori per la messa in onda dello spettacolo ad ore ….piccolissime

    in marzo sarà rappresentato al teatro Verdi di Fiume…

    è in programma di farne un film-documento per la rai…

    ————-
    eh si, è un vero peccato che i partigiani titini sono stati così pigri… peccato…

  151. effebi

    http://ilpiccolo.gelocal.it/foto-e-video/2014/02/19/fotogalleria/doppio-pienone-per-la-presentazione-del-libro-di-cristicchi-1.8700728

    doppio pienone per la presentazione del libro…

    in mezzo al pubblico, con i loro bei quadernetti di appunti, anche le negazioniste di turno….

    ————-
    eh si, è un vero peccato che i partigiani titini sono stati così pigri… peccato…

  152. effebi

    antiquariatito

    http://www.flickr.com/photos/pierovis-ciada/2972312963/in/photostream/

    noi siamo ancora qua….

    ————-
    eh si, è un vero peccato che i partigiani titini sono stati così pigri… peccato…

  153. sfsn

    effebi,
    el fatto che i spettacoli de cristicchi sia ulmi de gente no significa né che i sia bei, né che i sia corretti, semplicemente xe un spetacolo che rispondi a ciò che quela gente vol sentirse dir.
    Te ricordo che anche i comizi de Hitler fazeva el pien e anche che qualsiasi stadio con 22 mone che se cori drio in mudande se riempi con decine de migliaia de persone. E nissun dei due xe un spetacolo particolarmente inteligente.

  154. effebi

    sfsn … el fato che te gabi una tastiera no vol dir che te scrivi robe che me pol interessar

  155. Alessandro

    iera ulma de gente anche okroglica vicina ozeljan durante el discorso del democratico maresciallo?

  156. effebi

    pol esser, ma lui xe morto…

  157. dimaco

    @155 iera pieno sicuro.
    è il discorso dove Tito disse che trst doveva essere città indipendente. ne sotto Yugoslavia né sotto italia. ma una città stato, per così dire.
    @ sfsn
    noblesse obblige

  158. Kaiokasin

    Uff, voi sempre a pensar al passato, e no ve se gnanche acorti che “quest’anno siamo diventati il primo porto d’Italia” (Monassi, 2014).

  159. Luigi

    @effebi

    Capito? Se uno va ad ascoltare Cristicchi è perché la gente in Italia vi trova quel che vuole sentirsi dire. E secondo te cosa vorranno sentirsi mai dire? In pratica l’ovvia conclusione è che anche ad ovest di Trieste – come non smettono di ricordarci qui – tutti gli italiani sono degli incalliti fascio-irredentisti, con la bava alla bocca solo a pensare all’Istria e pronti a sfruttare il primo attimo per riprendersela.

    Chissà, sarà per questo che da noi nessuno sa dov’è Capodistria, dov’è Pola o dov’è Fiume. Sarà per questo che nessuno ne parla, se non (e di sfuggita) per il 10 febbraio. Sarà per questo che spesso nemmeno ci si ricorda che l’Istria ha appartenuto (politicamente) all’Italia dal 1920 al 1947, ecc. Ma certo: saranno tutte amnesie calcolate per non avere troppe attenzioni degli sloveni e dei croati addosso. Così, alla prima utile distrazione, scatta l’operazione “riconquista”.

    Del resto, sfsn riporta l’esempio dei comizi di Hitler: esempio appropriato, perché ci ricorda che gli italiani vivono tuttora sotto la scure del fascio risorto sotto le mentite spoglie della Repubblica Italiana.

    E parla lui poi, che se fosse vissuto in Jugo sarebbe stato in prima fila ad un comizio del maresciallo dei primi anni ’50 a gridare tra gli “mone”: “il nostro non diamo, l’altrui non vogliamo!”.

    Hai capito?

  160. Luigi

    @effebi

    Capito? Se uno va ad ascoltare Cristicchi è perché la gente in Italia vi trova quel che vuole sentirsi dire. E secondo te cosa vorranno sentirsi mai dire? In pratica l’ovvia conclusione è che anche ad ovest di Trieste – come non smettono di ricordarci qui – tutti gli italiani sono degli incalliti fascio-irredentisti, con la bava alla bocca solo a pensare all’Istria e pronti a sfruttare il primo attimo per riprendersela.

    Chissà, sarà per questo che da noi nessuno sa dov’è Capodistria, dov’è Pola o dov’è Fiume. Sarà per questo che nessuno ne parla, se non (e di sfuggita) per il 10 febbraio. Sarà per questo che spesso nemmeno ci si ricorda che l’Istria ha appartenuto (politicamente) all’Italia dal 1920 al 1947, ecc. Ma certo: saranno tutte amnesie calcolate per non avere troppe attenzioni degli sloveni e dei croati addosso. Così, alla prima utile distrazione, scatta l’operazione “riconquista”.

    Del resto, sfsn riporta l’esempio dei comizi di Hitler: esempio appropriato, perché ci ricorda che gli italiani vivono tuttora sotto la scure del fascio risorto sotto le mentite spoglie della Repubblica Italiana.

    E parla lui poi, che se fosse vissuto in Jugo sarebbe stato in prima fila ad un comizio del maresciallo dei primi anni ’50 a gridare tra i “mone”: “il nostro non diamo, l’altrui non vogliamo!”.

    Hai capito?

  161. Luigi

    Pardon: “è appartenuta”.

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