28 gennaio 2014

La Rosa Bianca della memoria

A spettacolo finito, ritornano a parlare di interrogazioni, di allenamenti di pallacanestro, di camerette da riordinare. Ma fino a pochi minuti prima, sul palco dell’auditorium del museo Revoltella, gli allievi della III F della scuola media statale Guido Corsi sono stati studenti, giudici, professori, gioventù hitleriana, petali di rosa: gli interpreti di Die Weisse Rose, adattamento teatrale dall’omonimo testo di Inge Scholl.

Recitato per buona parte in tedesco, lo spettacolo racconta la  storia della presa di coscienza, delle azioni di resistenza e della condanna a morte dei fratelli Sophie e Hans Scholl e del loro amico Christoph Probst – fondatori del movimento studentesco che si oppose al nazismo noto come La Rosa Bianca. Il tema non è semplice, ma gli scolari se la sono cavata benissimo: il loro tedesco è fluido, l’interpretazione regge, la storia è chiara, le scelte teatrali (dalla scenografia a base di foto alla brevità dei quadri recitati, dalla musica eseguita dal vivo al balletto finale) sono valide.

Chi ha saputo convogliare e dirigere così bene le loro giovani energie sono state le professoresse Natascia Buchreiter e Serena Burgher (assieme alla professoressa Rossana Divo, che ha curato tutta la parte musicale), che continuano la solida vocazione teatrale della scuola Corsi. “Il teatro” spiegano “è uno strumento molto potente per trasmettere contenuti ai nostri studenti. E ci teniamo a ribadire che noi li abbiamo solo coordinati: buona parte di questo lavoro è frutto delle loro fatiche”. Ma anche se le professoresse mettono i loro allievi in primo piano, va sottolineata la valenza educativa del loro progetto.

Quando avranno terminato la terza media, oltre a sapersi esprimere bene in tedesco, gli allievi della III F avranno esperienza di come si fanno per davvero varie cose: scrivere e-mail ufficiali (hanno scritto loro al museo Revoltella, ma anche al Goethe-Institut, in tedesco), esprimersi in pubblico davanti a una platea numerosa, agire con autodisciplina e coordinazione, fotografare, preparare scenografie; e in più, grazie alla scelta di questo testo, hanno potuto collegare saldamente contenuti di varie materie: la storia, la letteratura, la lingua straniera, la storia dell’arte e la musica.

Il tutto è stato realizzato in casa grazie alla buona volontà e allo spirito di iniziativa di insegnanti, alunni e genitori: quando chiedo se per un progetto così sono riusciti a ottenere qualche finanziamento, la professoressa Buchreiter spiega: “Abbiamo ricevuto, come negli anni precedenti, il sostegno del Goethe-Institut e dei fondi regionali per l’integrazione dell’offerta scolastica; il museo Revoltella ci ha concesso l’uso dell’Auditorium. Ma il nostro vero tesoro viene dall’impegno dei nostri allievi, e la coordinazione fra noi docenti”.

La scelta di portare sul palco la storia della Rosa Bianca, inoltre, ha una motivazione importante: “Anziché raccontare in maniera impersonale degli orrori di quel periodo, abbiamo proposto ai ragazzi la storia di una scelta etica e coraggiosa di giovani poco più grandi di loro in tempi cupi e difficili”. E infatti, gli studenti hanno risposto con una partecipazione e un entusiasmo palpabili nella loro recitazione.

Inoltre, che lo spettacolo sia andato in scena il 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, a quasi settant’anni dalla liberazione di Auschwitz è un segno importante: ora che i sopravvissuti alle deportazioni sono sempre meno, è essenziale che siano le nuove generazioni, che di quegli eventi non possono che ricevere un’eco, a impegnarsi per rinnovare la memoria di quanto è accaduto.

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