24 gennaio 2014

Monfalcone: alcune leggende paesane che fomentano intolleranza e razzismo

Monfalcone è una cittadina del Friuli Venezia Giulia che non arriva neanche a 30 mila abitanti, ma è una delle principali località della Regione.  Una cittadina che vede diverse etnie presenti, la principale è quella bengalese, seguita da quella rumena, croata,bosniaca e macedone ecc. Gli italiani  residenti sono dunque la maggioranza quasi assoluta. Esistono in rete, ma non solo in rete, diverse realtà, nate prevalentemente per denunciare il degrado, od il presunto degrado, in cui si troverebbe questa cittadina, che come è noto, deve fare i conti, come tutti i Comuni italiani, con lo scellerato patto di stabilità, che ha bloccato l’economia locale con tutte le conseguenze sociali del caso. Ma la crisi che ha devastato in prevalenza l’Europa del Sud, con l’austerità imposta dal sistema capitalistico tedesco, ha fomentato chiusure, comportamenti reazionari, sterili populismi, che sfociano in quel nazionalismo, minimalista o massimalista, che altro effetto non ha se non quello di favorire la caccia allo straniero, oppure di vedere nello straniero l’alibi perfetto su cui incentrare la caccia alle streghe. Razzismo,xenofobia, intolleranza, sentimenti sempre più diffusi, ma, ahimè, spesso sottovalutati od ignorati, trovano spesso terreno fertile nel campo della leggenda paesana.
A Monfalcone si critica il degrado,  nonostante il Comune abbia provveduto a realizzare uno sportello ad hoc, dove si possono inviare diverse segnalazioni, che avrebbe lo scopo di intervenire per sanare fenomeni piccoli, ma fastidiosi (come graffiti sui muri, rifiuti in strada, cabine telefoniche danneggiate, panchine sfondate, carcasse di biciclette o motociclette abbandonate, buche, illuminazione carente, ecc.). Attraverso lo Sportello Antidegrado la segnalazione del cittadino (sia attraverso i canali tradizionali come la telefonata al Comando PM, sia telematicamente per e-mail o attraverso il modulo predisposto nel sito istituzionale del comune di residenza) viene presa in carico dalla Polizia municipale che apre una vera e propria pratica .
E a tal proposito l’Amministrazione Comunale ha recentemente fatto presente che  sono state comminate “Centodieci sanzioni per violazioni di velocità, 73 biciclette abbandonate sono state recuperate, 185 multe a biciclette per mancato uso di pista ciclabile o mancanza di luci sono state effettuate, 52 controlli di alloggi, e in totale 9545 violazioni del codice della strada, sono state comminate nel 2013. La maggior parte delle violazioni (7507) sono infrazioni in materia di sosta degli autoveicoli. Sono stati rimossi per sosta irregolare 82 veicoli, mentre 73 sono state le violazioni per abbandono biciclette e relativo recupero dei mezzi.
Quasi duecento le multe alle biciclette per mancato uso della pista ciclabile e per mancato uso dei dispositivi. Per le località di accertamento, la via dove sono stati accertati più illeciti è viale San Marco con 433 violazioni, seguita da via Duca d’Aosta con 383 violazioni, via Fratelli Rosselli con 382 violazioni, Caboto con 305 accertamenti ( a Panzano, dove recentemente è stata istituita una zona a traffico limitato che viene periodicamente controllata anche nell’ottica della prevenzione di eventuali atti vandalici), via Barbarigo con 168 violazioni, quindi via IX Giugno con 168 accertamenti e via Roma con 153 accertamenti. Trentanove sono state le sanzioni per l’abbandono dei rifiuti, con una lieve flessione delle violazioni accertate rispetto alle 49 dell’anno precedente, legate anche al calo del fenomeno. Ma, in base a quello che rileva il Comune, si interverrà anche in merito alla pulizia delle aiuole e marciapiedi. Nel mirino dell’amministrazione locale ci sono adesso i proprietari di cani, che troppo spesso abbandonano in giro i ”prodotti” dei loro amici a quattro zampe: una pratica che non sarà più tollerata, come comunica il Comune sul suo sito. Vi saranno anche controlli con agenti in borghese.
Dunque da un lato hai il Comune, che con tutti i limiti del caso, cerca di porre freno ad un comportamento di inciviltà abbastanza diffuso anche attraverso l’importante sportello AntiDegrado,a cui a parer mio andrebbe affiancato anche quello d’antidegrado culturale, perché la sola repressione non basta, dall’altro hai chi utilizza la scusante del degrado per strumentalizzare ciò per fini politici ma anche  qualche individualità, che trova sempre crescente consenso, per fomentare intolleranza verso lo straniero, in particolare verso i bengalesi. Non è difficile leggere interventi o commenti, o sentir parlare persone, che imputano prevalentemente ai bengalesi la colpa del degrado,presunto, cittadino. Certamente vi può essere un comportamento individuale scorretto, ma ciò non deve legittimare attacchi xenofobi o razzisti, perché è questo quello che rischia, anche inconsapevolmente, di accadere. Imputare ad una intera Comunità , quale quella bengalese, per esempio, le responsabilità di poche soggettività, è un grave atto barbarico ed ignobile che si pone in essere.
Si rischia di incentivare l’odio razziale.
Non esiste la questione del politicamente corretto o scorretto, non esiste la giustificazione o la scriminante dello sfogo, esiste invece la realizzazione di certi e dati comportamenti che possono legittimare la caccia allo straniero accusandolo di ogni malefatta, senza poi, nella quasi totalità dei casi, neanche avere le prove delle singole e presunte responsabilità individuali.
E la cosa che deve inquietare è il fatto che esistono ronde reali che fotografano le persone mentre commettono atti di presunta inciviltà rendendole anche riconoscibili e spesso, quelle fotografate, tanto per cambiare, sono straniere.
Oppure si analizzano i rifiuti lasciati per strada, e con una presunzione incredibile si imputa l’abbandono di questi a certe e date persone, ovviamente non italiane.
Tra alcuni cittadini di Monfalcone, che per fortuna ad oggi sono solo una minoranza ma che non deve essere sottovalutata, che con il loro comportamento rischiano di danneggiare la maggioranza dei monfalconesi che rifiutano in toto ogni tipo di razzismo, si diffondono diverse leggende che utilizzano per ovvie strumentalizzazioni politiche, e tra queste vi è quella che gli stranieri godrebbero di privilegi rispetto agli italiani e che agli italiani andrebbero estese le medesime tutele che avrebbero gli stranieri, in primis i bengalesi.
Ma quali privilegi?
Basta andare sulla voce, che si occupa di sociale, del Comune di Monfalcone, per capire, come ciò sia ed ovviamente non può che essere, una grande menzogna che alimenta situazioni di intolleranza.
Per esempio nel campo della mensa, si legge che i requisiti per avere gli aiuti vedono come criteri, la residenza dell’alunno nel Comune di Monfalcone; – iscrizione dell’alunno al servizio di refezione. L’esenzione viene concessa agli alunni che appartengono al nucleo familiare con ISEE fino a 5.000 euro. L’agevolazione pari al 50% viene concessa agli alunni che appartengono al nucleo familiare con ISEE da 5.000,01 a 8.000 euro. L’agevolazione pari alla riduzione del 15% viene concessa agli alunni che appartengono al nucleo familiare con ISEE da 8.000,01 a 12.000,00 euro SOLO IN CASO DI DISPONIBILITA’ DI FONDI.

Oppure per la carta famiglia.
La Carta Famiglia è uno strumento a sostegno delle famiglie con figli a carico e viene rilasciata dal Comune ai nuclei familiari con almeno un figlio a carico e nei quali almeno uno dei genitori sia residente nel territorio regionale da almeno 24 mesi. A seconda del numero di figli a carico, viene assegnata la fascia di intensità del beneficio (bassa a chi ha un solo figlio, media a chi ne ha due, alta a chi ne ha tre o più). Almeno uno dei genitori deve essere residente nel territorio regionale da non meno di 24 mesi (come previsto dalla L.R. 30 novembre 2011, n.16) e deve avere uno dei seguenti requisiti: essere cittadino italiano; essere cittadino di Stati appartenenti all’Unione europea regolarmente soggiornante in Italia, ai sensi del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30; essere titolare di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo ai sensi del decreto legislativo 8 gennaio 2007, n. 3; essere titolare dello status di rifugiato e dello status di protezione sussidiaria ai sensi del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251; essere straniero di cui all’articolo 41 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, purché residente nel territorio nazionale da non meno di cinque anni.
E così via discorrendo per tutti gli interventi previsti nel settore del sociale. Dunque nessun privilegio nei confronti di pochi, ma diritti che vengono riconosciuti in base ad alcuni parametri ben chiari a tutti quelli che hanno i requisiti in base alle disponibilità economiche del Comune.

Il problema, casomai, è pretendere maggiori risorse per tutti, maggiori investimenti nel sociale per tutti, ma sostenere che i bengalesi o qualsiasi altro non italiano, godrebbero di privilegi, è una cattiveria unica, una menzogna che non rispecchia la realtà delle cose, una falsità pretestuosa, populista, demagogica che alimenta e fomenta odio razziale.
Altra diceria che si diffonde è quella del divieto del burqa e niqabnei luoghi pubblici. Spesso vedi circolare foto di donne bengalesi immortalate per le vie della cittadina con quel “velo”. In Italia non esiste un divieto specifico di indossare burqa e nigab in luoghi pubblici, il Consiglio di Stato con la sentenza 3076 del 19 giugno 2008 affermava che Il nostro ordinamento consente che una persona indossi il velo per motivi religiosi o culturali; le esigenze di pubblica sicurezza sono soddisfatte dal divieto di utilizzo in occasione di manifestazioni e dall’obbligo per tali persone di sottoporsi all’identificazione e alla rimozione del velo, ove necessario”.
Nel sottovalutare certe leggende, sempre più diffuse in questo tempo di crisi, si rischia di fomentare odio razziale. A Roma, forze di estrema destra, hanno realizzato il “ Bangla Tour”. Squadre neofasciste sono partite per dare la caccia allo straniero, ai bengalesi,considerati come soggetti perfetti per le spedizioni punitive, poiché, per quello che sarebbe emerso sono particolarmente socialmente indifesi.
Pestaggi, insulti, offese, ronde , riti violenti, che hanno trovato legittimazione nelle dicerie popolari, e che sono sfociate in assalti razzisti.
Evitiamo che ciò possa accadere anche in Friuli Venezia Giulia.
Mi auguro che le Istituzioni, tutte inclusa la Procura della Repubblica, le soggettività antifasciste ed antirazziste, prendano una posizione netta e chiara su questa problematica e fermino questo dilagare di leggende paesane ed istigazioni all’odio razziale, prima che sia troppo tardi.

Seguirà il Comunicato stampa del Comune di Monfalcone del 21 gennaio 2014, successivo alla pubblicazione del mio intervento anticipato nel blog xcolpevolex,da me curato.  Un comunicato con il quale il Comune di Monfalcone  interviene per porre fine a quelle “leggende” paesane che non hanno fondamento alcuno, bensì scopi altri e strumentali a logiche non tollerabili.Ma ciò non basta, visti anche alcuni ignobili interventi circolare sempre con maggior assiduità in rete ma anche oltre la rete. Penso si debba aprire un dialogo serio con tutte le comunità e le varie etnie e l’amministrazione comunale e la cittadinanza, magari organizzare qualche iniziativa pubblica che corra in tal senso, perchè Monfalcone non è razzista e non è intollerante, e l’intervento di pochi rischia di screditare una intera comunità e fomentare atti e comportamenti intollerabili e pericolosi. Poi ovviamente esiste un problema di risorse sociali ed economiche, ma questi sono alcuni effetti pesanti dell’austerità e della stabilità, ciò ovviamente non può e non deve divenire una giustificazione, ma è una chiara constatazione della situazione. Avere e destinare più risorse al sociale, specialmente in tempo di crisi, è importante per il giusto equilibrio che si deve realizzare all’interno di una comunità e per realizzare pienamente lo spirito dei principi fondamentali della nostra costituzione, e son certo che il Comune di Monfalcone non rimarrà indifferente a ciò.

***

Comunicato di assessori e sindaco a proposito delle voci infondate su agevolazioni destinate solo a cittadini stranieri: ”concorso” per chi dimostrerà il contrario. 

“Regaleremo un buono per l’acquisto di tessere telefoniche e passeggini al primo che potrà dimostrarci, con tanto di prove, che esistono simili agevolazioni per i cittadini stranieri di Monfalcone: basterà un documento, uno solo, che lo dimostri. Chi diffonde queste voci prenda al volo l’occasione che gli offriamo, e ci porti le prove a sostegno delle sue dichiarazioni: potrà vincere telefonate e passeggini a nostre spese!
Abbiamo lanciare questa provocazione perché riteniamo sia ora di finirla con voci false e non verificate messe in campo puramente allo scopo di dare un’immagine negativa e lassista della città. La nostra città è aperta e accoglie chiunque, ma assicurando il rispetto delle nostre leggi e delle regole civili, e trattando tutti allo stesso modo. Mai, nel corso delle varie amministrazioni che si sono susseguite, è esistito un provvedimento che consenta la distribuzione di buoni per l’acquisto di tessere telefoniche, oppure contributi per gli affitti, mense, scuolabus o altro che non siano quelli a cui può accedere, con uguali modalità, qualsiasi cittadino italiano. Riteniamo, come giunta, di dover chiarire ancora una volta – sperando che sia quella definitiva – che le voci che da più parti vengono diffuse (non ultimo nel corso della manifestazione del Comitato 9 dicembre) sono assolute falsità. Qualcuno non ci crede? Ce lo dimostri, vincerà un bel premio”.

La giunta Comunale di Monfalcone

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15 commenti a Monfalcone: alcune leggende paesane che fomentano intolleranza e razzismo

  1. Stufo

    Barone perché non usi il tuo tempo in maniera migliore, scrivendo dei problemi che hanno gli italiani?

  2. John Remada

    Hai ragione Stufo,del resto barone non conta i commenti a sostegno delle sue strampalate teorie(totalmente di parte)pari allo zero….non aggiungo altro,sarebbe perdere tempo inutilmente.

  3. capitano

    Sembra che i bengalesi siano un problema per alcuni italiani. Barone quindi scrive dei problemi di alcuni italiani. Vuoi vedere che sotto sotto i bengalesi sono un problema per #1 e #2 ?

  4. El baziloto

    Barone ha dei grossi problemi con le addizioni, le proporzioni e le percentuali.

    Secondo lui “gli italiani” – a Monfalcone – sono “la maggioranza quasi assoluta”.

    Quasi.

    Quindi sono meno del 50%.

    E invece pare che i numeri siano i seguenti (dati ISTAT del 2010: gli ultimi disponibili):

    – Popolazione residente: 27.877
    – Di cui stranieri: 4.270

    Qualcuno a questo punto può insegnare a Barone come si calcolano le percentuali?

  5. Pier Alberto Possati

    Non faccio razzismo , chiedo solo informazioni sui numeri .
    I 4270 stranieri sono tutti censiti , hanno tutti quindi la carta d’identità o non è così
    ancora ?
    Per gli altri non censiti è un numero importante ? Si stanno facendo controlli in merito ? Forse sono questi quelli che fanno danni a scapito anche della reputazione di quelli censiti . Ragiono male ?
    Proviamo a verificare , basta fare qualche posto di blocco alle fermate degli autobus , nei giardini , davanti ai bar , per una settimana cambiando postazione ogni giorno logicamente …. Lo fanno pure a Bologna , città considerata solidale ed accogliente al massimo livello .

  6. hobo

    bologna non e’ affatto considerata solidale e accogliente al massimo livello. e nemmeno al medio livello, per dirla tutta.

  7. El baziloto

    Rispondo io, nonostante stia a km e km di distanza da Monfalcone.

    I 4270 sono i residenti, che in quanto tali sono “regolari”, e cioè con tutti i documenti a posto compresa la carta d’identità.

    I migranti senza documenti sono “clandestini”. In quanto tali, possono essere contati solo spannometricamente.

  8. hobo

    e comunque possato, forse non ha capito: questo post parla di certi personaggi che infastidiscono i cittadini scattando fotografie e pubblicandole su fb accompagnate da didascalie razziste.

  9. John Remada

    @3 I problemi li hai tu cap.con i fantasmi che ti circondano;a quanto mi risulta non esiste una,che sia una,condanna definitiva a un monfalconese o italiano residente nella zona,per motivi di razzismo;in seconda battuta,vista la grama situazione,anche i bengala levano le ancore verso casa,estero o altre zone italiane,quindi barone non riesce proprio a partire….meglio controllare il cambio.

  10. John Remada

    Ehi,barone ti dò una “dritta”…fai un articolo sulla mancata visita della kyenge a Gradisca,potrebbe essere di interesse elevato!

  11. Pier Alberto Possati

    Se vogliono spendere 2 milioni di Euro per ripristinare il Cie di Gradisca ( 320 persone )
    sono matti da legare .
    Meglio ridarlo al Demanio militare , per l’8*
    reggimento logistico che a Remanzacco ha una caserma piccolissima insieme al 3* artiglieria da montagna .
    Bologna può essere solo accogliente per forza di cose , perchè vive ed ospita su 60.000 univeritari e 40.000 stranieri ( regolari e non ) di tantissime nazionalità .
    Monfalcone ha ancora , meno male , pochi stranieri : molti lavorano nel Cantiere Navale o no ?

  12. ufo

    Chiedo scusa ai lettori se do retta al troll nel suo puerile tentativo di cambiare discorso, ma mi vien da ridere per il fatto che in un commento critichi la locale promozione turistica (lui con un ‘mktg in master turistico’…), e qui invece vorrebbe sottrarre fondi al Centro visite di un importante Riserva naturale… per scialaquarli in artiglieria di montagna, di cui suppongo tutti sentiamo un gran bisogno.

  13. Kaiokasin

    #7 A Monfalcone gli stranieri sono molti di più di 4.000 e qualcosa. Alcuni saranno clandestini, ma molti della comunità bengalese hanno residenza in altre parti d’Italia (ad es. Roma) ma vivono stabilmente in città. Oltre a cittadini dell’Est che magari lavorano per brevi periodi e non prendono la residenza. Ad occhio direi che sono circa il doppio, più di un monfalconese su 4. Non sono pochi e i problemi di integrazione sono evidentissimi. Sulla raccolta differenziata è difficile negare le responsabilità della comunità bengalese: nelle numerosissime mini-discariche che ogni sera si osservano nelle vie del centro (penso che chi scrive qua – a partire dal sig.Barone – ce le avrà ben presenti), non mancano mai i sacchi di tela del riso, con scritte nella loro lingua, più volte ho assistito personalmente all’abbandono di rifiuti alla mattina presto o sera tardi. Non sono gli unici, anche altri butteranno i rifiuti per strada (sporco chiama sporco), ma non si può negare il problema. Ma è chiaro, vengono da realtà completamente diverse e non sono abituati a questi comportamenti. E’ l’ammnistrazione che deve fare un lavoro di informazione/educazione (materiale informativo nella loro lingua, manifesti stradali, interventi presso i loro negozi, associazioni, luoghi di ritrovo, ecc.) e dopo che ha fatto questo deve anche passare alla repressione (multe esemplari, perchè alla fine questo degrado lo paghiamo con tasse-rifiuti più salate). Far finta che i problemi non esistano – come mi pare faccia il sig.Barone e parte della sinistra monfalconese – è la cosa più sbagliata, si esasperano gli animi e si spiana la strada ai razzisti.

  14. John Remada

    Allora il sig.Barone è uno che usa i paraocchi stabilmente,certe cose non le vede ;poi altra cosa,non risponde mai quando è chiamato in causa,trattasi o di lesa maestà,o di diniego di certe realtà,in pratica non si vuol togliere i paraocchi!I cattivi che lui vede devono rimanere tali,e i buoni sono quelli che lui indica,tutto quì…credo che questa considerazione non sia nè fascista,nè razzista caro Barone, e ti invito a rispondere scoprendo le carte,quì non giochi senza avversari,sei concorde?

  15. John Remada

    Prendiamo atto che il sig.Barone a distanza di + di due anni non ha risposto…..mentre i suoi fidi lacchè,hobo e il cap.ora privo di alcool, si sono dissolti per misteriosi motivi,Barone ha spostato la sua attività di super eroe di Difensore dei Deboli sulla Terra (D.D.T) su Il Piccolo, le segnalazioni,dove gli arrivano in continuità bordate di tutti i tipi…..ultima uscita “Troppe bandiere italiane per la sfilata degli Alpini a Gorizia” un saggio di antitalianità da parte tra l’altro di un calabrese giovane; tra l’altro il sig, è anche avvocato,ma poco propenso al dialogo a mio avviso.

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