23 gennaio 2014

Trieste Film Festival: I Corti ed i Premiati

La serata finale del Festival si apre, purtroppo con la brutta notizia della precoce scomparsa del regista e sceneggiatore Carlo Mazzacurati, ricordato da un commovente intervento del direttore artistico del Festival Fabrizio Grosoli. Si inizia subito dopo con l’assegnazione dei premi speciali: il premio Mattador per il miglior soggetto va a “L’ uomo di celluloide” di Alessandro Padovani; il premio Midpoint-Centro Widget va a “My last birthday in Yugoslavia” di B. Vidosljevic mentre il Premio Espansioni è assegnato a Ágnes Sós. L’importante Premio Salani per il miglior work in progress va a “Voglio dormire con te” di Mattia Colombo mentre il CEI (Central European Initiative) assegna il riconoscimento a Eszter Hasdu per il suo coraggioso lavoro su un caso di xenofobia in Ungheria. Ma arriviamo ai premi assegnati dal pubblico alle tre categorie presentate al Festival.  Per la sezione cortometraggi, quest’anno premiata dalla presenza del pubblico alle proiezioni, vince il corto d’animazione  “Boles” di Špela Čadež. Le vicende di uno scrittore solitario, basate su un racconto breve di Maksim Gorky, alla ricerca dell’ispirazione vengono premiate a sorpresa dal pubblico. E qui mi soffermo un attimo per due parole su questa categoria di film da pochi anni riconosciuta nei più grandi Festival mondiali. A mio parere il cortometraggio nasce come una forma d’arte estremamente complessa in cui un messaggio, si esso serio o faceto, va sintetizzato in pochi minuti…e la difficoltà nella loro realizzazione sta proprio in questo. Il rischio, infatti, di apparire inconcludenti o troppo sofisticati e sempre dietro l’angolo e le proposte di quest’anno del Festival hanno deluso le aspettative, provocando spesso degli imbarazzati silenzi connessi a relativi sguardi d’interrogazione tra il pubblico. Questo per il fatto che molti dei corti sono risultati per il pubblico troppo criptici, con immagini surreali o poco convincenti e pure un’interpretazione ironica, come in “Balkoni”, non raggiungono lo scopo provocando il tanto temuto “sbadiglio da cinema”. Si salvano due opere interessanti ovvero il macedone  “Alerik” di Vuk Mitevski, con il so poetico e delicato ricordo dei giovani scomparsi in guerre ingiuste (ovvero tutte), e il brusco “Zima” di Marcus Heep che, come di consueto fa il bel cinema tedesco, ci regala una perla sul silenzio della sofferenza che genera irrimediabilmente dei mostri. Per il resto dei corti proposti: nulla di pervenuto. Torniamo alle premiazioni: il premio per il miglior documentario  è assegnato a pari merito all’italianissimo “Special need” di Carlo Zoratti, che esplora la sessualità di un ragazzo autistico, ed agli allegri racconti di un villaggio transilvano di  “Szerelem patak” di Ágnes Sós, che ritorna sul palco per il secondo premio di oggi. Infine, il premio al miglio lungometraggio del Festival va al film russo “Stypd” di Jusup Razykov con la sua storia di donne di confine, nella fredda e trieste penisola di Kola, in attesa di mariti rinchiusi per mestiere in lunghe bare d’acciaio chiamate sottomarini nella preoccupazione giornaliera di non tornare più a casa. Al prossimo anno Trieste Film Festival!

2 commenti a Trieste Film Festival: I Corti ed i Premiati

  1. Paolo Stanese Paolo Stanese

    Wow. Ma l’Iniziativa Centro Europea non si chiamava INCE?
    A me Cei fa venire in mente la conferenza episcopale italiana…
    (è un dubbio, non sto segnalando un errore… la chiamano Cei anche nei comunicati stampa)

  2. G.Paliaga

    Eheh,è la stessa cosa che ho pensato io quando ho scoperto che la sigla del Central European Initiative è la stessa della conferenza episcopale :-/

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