18 gennaio 2014

Pronti, attenti, VIA!!!!Si apre il Trieste Film Festival 17-22 gennaio

Appuntamento annuale per la nostra città, il circo del Trieste Film festival, arriva a piena maturità con i suoi venticinque anni di attività anche se, colpito anch’esso dai tagli di settore, si vede costretto ad accorciare di un giorno la propria durata. Nonostante questo i sei giorni programmati per questa edizione sono ben pieni e, leggendone il programma, creano una grossa aspettativa negli appassionati del genere con un carnet di eventi di vario genere oltre alle consuete categorie comprendeti lungometraggi, cortometraggi, corti d’animazione e documentari. Una restrospettiva sarà dedicata al regista di origine armena Sergej Paradžanov mentre l’arrivo a grandi passi dei festeggiamenti per i 100 anni della prima guerra mondiale saranno ricordati dalla proiezione del capolavori di Mario Monicelli La grande guerra (1959) e dal gustoso documentario del 2005 I sentieri dela gloria, in cui lo stesso Monicelli commenta i filmati del suo viaggio sui luoghi in cui fu girato nel 1959 il film.

Per le informazioni vi rimando all’accattivante sito dell’evento: http://www.triestefilmfestival.it/

Sebbene l’inizio ufficiale del Festival era fissato per le 20.00, con il lungometraggio evento di Danis Tanović, nel pomeriggio si è avuto un primo assaggio con l’anteprima italiana del documentario intitolato Mama Europa della sceneggiatrice e regista slovena Petra Seliškar, presente in sala nonostante sia al nono mese di gravidanza. Quello che cerca di presentare nel suo lavoro è il concetto di frontiera e di appartenenza nazionale attraverso un viaggio fra Trieste ed il confine greco-macedone (quest’ultimo, secondo la regista, presenta diverse analogie con il nostro) assieme alla figlia Terra, di sei anni. Il risultato, però, non è dei più coinvolgenti, apparendo in diversi momenti un po’ sforzato e costruito. Alcune scene, specie quelle in cui la piccola attrice disegna su un grande foglio i paesi dell’ex-Jugoslavia, risultano oltremodo lunghe e poco spontanee. Piccoli spiragli decisamente azzeccati sia aprono comunque qua e là, spesso legati ad interventi di persone incontrate in questo viaggio come quello con Boris Pahor. Tutt’altro che banale, lo scrittore nostrano cita la poco nota storia recente della cittadina di Salvore, al centro di una contesa fra sloveni e croati e viene presentato per la prima volta in un’ironica versione “casalinga”, con tanto di tuta, intento a lavorare su di una vecchia macchina da scrivere. Alle 20, in una sala Tripcovich gremita, si spengono le luci per Epizoda u životu berača željeza (An Episode in the Life of an Iron Picker). Il film, premiato all’ultimo Festival di Belino con il gran premio della giuria e quello per il miglior attore, è l’atteso ritorno del regista bosniaco Danis Tanović. Ci aveva lasciato tre anni fa, con un film di estrema delicatezza presentato a Trieste in occasione della 22° edizione del Festival: Circus Kolumbia. Un capolavoro a mio parere, che si aggiunge a quello che forse è il film più noto sulla guerra nei balcani, premio oscar come milgior film straniero nel 2002, No Man’s land. Il regista, impossibilitato a venire, sarebbe sicuramente stato soddisfatto nel vedere la sala gremita per questa anteprima italiana che dimostra una volta di più l’importanza del Festival e l’interesse che è in grado di suscitare. Dopo aver esplorato la guerra serbo-bosniaca, ora lo sguardo di Tanović si rivolge verso le storie quotidiane di una famiglia Rom di Poljice, villaggio di poche case nella Bosnia Erzegovina. Nazif cerca di mantenere la famiglia vendendo ferro recuperato da vecchie carcasse d’auto mentre la moglie Senada, incinta, accudisce le due figlie. Un giorno inizia a sentire un disturbo all’addome e, accompagnata in ospedale, le viene diagnosticato un aborto. Ad alto rischio di setticemia deve essere operata prima possibile ma, senza assicurazione medica, non può essere accettata in ospedale. Per i due inizia una nuova corsa per la vita. La pellicola non è all’altezza di molti suoi lavori precedenti ma la bravura di Tanović non viene meno, specie nel prendere una trama legata al mondo quotidiano e sviluppandola in una maniera molto personale. Il film ci appare come un documentario neorealista in cui con il modo di vivere di una famiglia Rom ci appare in maniera cruda, vera ma totalmente scevra di quella ironia tipicamente balcanica a cui ci aveva abituati il regista bosniaco. La semplice storia raccontata è, ovviamente, solo un pretesto. Il vero film è composto da tutti quei momenti in cui le immagini di una Bosnia di periferia, grigia, fredda e vissuta all’ombra inquietante di una centrale nucleare, ci rendono coscienti di altri modi di vivere, in cui anche avere la luce elettrica un giorno in più riesce a donare un momento di gioia.

Oggi, 18 gennaio, oltre alle proiezioni come da programma, ci sarà un interessante incontro alle ore 17.00 (Teatro Miela) con Cédomir Kolar, produttore di tutti i film di Tanović, che ci parlerà di come “come produrre un film premio oscar”! Da non perdere.

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