12 Gennaio 2014

Manlio Malabotta al Magazzino delle idee

E’ stata inaugurata l’8 dicembre al Magazzino delle idee la mostra “Manlio Malabotta e le arti” che resterà aperta fino al 2 marzo.

Manlio Malabotta (Trieste 1907-1975), di professione notaio, ha avuto modo, nel corso della sua vita che abbraccia anche anni turbolenti per l’Italia, l’Europa e per Trieste, di interessarsi d’arte e di conoscere ed interagire con molti personaggi significativi del suo tempo tra cui importanti poeti e pittori, di cui ha collezionato le opere.
La mostra, promossa dalla Provincia di Trieste e da altri enti non solo locali, offre una esauriente panoramica sulla vita e l’attività di collezionista di Malabotta. Sono infatti molteplici le sezioni in cui l’esposizione è stata suddivisa, da quella dedicata alle sue prime esperienze di critica militante a Trieste, a quella che raccoglie quadri e fotografie, per giungere alle corrispondenze epistolari ed alla biblioteca.
Passeggiando per le varie sale del Magazzino delle idee ci si vede così passare davanti agli occhi un pezzo importante della storia dell’arte di Trieste e del Novecento. Tra quadri che godono di una certa notorietà come Solitudine di Arturo Nathan o La cinesina di Vittorio Bolaffio, provenienti dalla raccolta di Malabotta, o come La falena o I pesci marci di De Pisis, prestati dal Museo ferrarese dedicato a questo pittore che li ha ricevuti in dono dalla vedova di Malabotta, colpiscono anche alcune opere meno conosciute tra cui molteplici disegni come i notevoli studi di nudi maschili dello stesso De Pisis o il disegno d’un carro firmato da Bolaffio. Risulta interessante per le testimonianze che può offrire sugli interessi di del loro collezionista anche la vetrina dedicata ai libri della biblioteca, nella quale sono presenti anche libri antichi e rari. Infine, nell’ultima sezione, insieme ad alcuni documenti identificativi, sono raccolte delle lettere manoscritte o dattiloscritte che testimoniano la corrispondenza che Malabotta intratteneva con personaggi del calibro di Biagio Marin e Sandro Penna.
Viene così offerta, molto opportunamente, alla cittadinanza la possibilità di immergersi nell’atmosfera e nella cultura della Trieste di un’altra epoca, che seppur non così distante appare già da riscoprire.

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