20 dicembre 2013

Galeb & The Seagull – Trieste, 14 dicembre 2013 @Tetris

È quasi Natale, le lucine blu dell’albero illuminano la stanza, un Thè alla cannella fuma sul tavolo. Accendo lo stereo, schiaccio play.. “Sweet and Sour Please!”.. e d’un tratto il caldo rassicurante di un pomeriggio di luglio si staglia nelle mia mente. I fratelli Goran e Gaia, in arte Galeb & The Seagull, erano seduti sullo stesso divano in cui sono ora. Il giorno dopo avrebbero registrato questo disco, in poche ore, come ai vecchi tempi. Due voci, una chitarra, qualche armonica e una manciata di ottime melodie. Quello che serve, nulla più. Il tutto arricchito da testi autentici, di una sincerità disarmante; diamanti preziosi accumulati in giro per il mondo. Sguardi, amicizie, paesaggi sterminati, amore, addii, ritorni, vino, sudore, speranza e molto più. Espressione di vita vissuta tra lunghi viaggi in Nuova Zelanda, Australia, i colli del Barolo, Lione, la familiare Trieste e la nuova casa: Berlino.

Berlino.. Città indefinibile, pulsante, multietnica, energica, in costante mutamento e, per molti, impermeabile.. Berlino.. Le sue strade, la sua gente. Questa la nuova linfa vitale. Qui Goran si guadagna da vivere con le sue canzoni, suonando nei club e facendo il busker, il pittoresco musicista da strada. È proprio a Berlino che Goran registra “Picking Flowers”, un volo che non delude anche senza il Seagull/Gaia (tornata a Trieste per impegni universitari). Forse la mancanza della sorella fa perdere un po’ delle stupende dinamiche vocali dell’album precedente, ma il risultato comunque non delude, anzi, conferma un talento genuino, all’altezza dei maestri.

Sfogliando il mio album di memorabilia musicali rileggo con piacere una dedica che Goran mi scrisse prima di una delle sue numerose partenze: “Dedicato a chi sa versare la linfa del sogno per tenerlo vivo”.

Proprio questo è quello che i fortunati presenti al Tetris hanno potuto apprezzare: la linfa del sogno, tenuto vivo.

Sono le dieci e mezza, Goran è solo sul palco, indossa l’immancabile panciotto giallo sopra una maglia a righe, guanto a dita scoperte sulla mano destra, da autentico busker. Il Tetris è ancora mezzo vuoto, ma non tarderà a riempirsi. Partono le note arpeggiate che aprono l’ultimo “Picking Flowers” sulla sua chitarra rossa (la più economica del mondo, parafrasando le sue stesse parole). Comincia seduto, come un gabbiano appollaiato pronto a spiccare il volo, i fortunati presenti cominciano timidamente ad avvicinarsi.

“Hey Seagull !” è il primo brano in scaletta, dolce ballata dedicata alla sorella, scritta dopo la sua partenza da Berlino: “Hey Seagull, how are you doing? You have been missed here lately.. Have you found your way to life and back ?…” Hey Seagull, come te la passi? Ultimamente mi sei mancata.. Hai trovato la tua strada ?..

Segue “I know you would”.. “All I need in my life is to follow a dream.. All these years wasting time.. I’ve been following dreams.. And I’m happy to say that you’re part of my plan.. Would you walk on my side.. I know you would..” Tutto quello di cui ho bisogno nella vita è seguire un sogno.. Tutti questi anni a perdere tempo.. Ho seguito i miei sogni.. E sono lieto di dirti che sei parte del mio piano.. Vuoi camminare con me?.. So che lo desideri..”

“Still in time”.. un arpeggio uscito da lunghi anni di studi classici, sullo stile de “I 120 arpeggi di Giuliani”, sfocia in una grintosa progressione di accordi sorretti dall’armonica e un cantato quasi insofferente “And forget the reason why.. Your not sleeping quiet at night.. It’s alright, your still in time!” Dimentichi il motivo.. Non dormi tranquillo la notte.. Va tutto bene, sei ancora in tempo!.. La chitarra comincia a gracchiare, qualcosa sta andando storto, Galeb sembra un po’ instabile, lo vedo nei suoi occhi.. Ma ecco, con un colpo da maestro, entrare in scena Seagull.. La sorella Gaia, con una sicurezza da performer più che matura, tiene il tempo su un tamburello.. Sale sul palco con estrema disinvoltura e il volo prende finalmente quota.. ll folle volo di Galeb & The Seagull.

“A chi ama trasformare l’errore in un’opera d’arte”
Altra dedica di Goran, scritta sulla mia copia di “Sweet and Sour, Please!” poco prima della partenza berlinese. Quello a cui stiamo assistendo, signore e signori, si avvicina sempre più ad un’opera d’arte.

“Pickin’ Flowers”, brano omonimo dell’ultimo album, mi manda letteralmente su un altro pianeta, non c’è che dire; le incursioni vocali di Gaia portano la serata ad un altro livello. La sintonia è perfetta, non manca nulla, tutto è perfettamente dove dev’essere, un netto miglioramento dall’ultima volta che li vidi suonare su un palco. E noi fortunati spettatori seguiamo la scia.
“The House on the top of the hill”, le armonie bucoliche sono ormai fluide e calibrate al meglio, un piacere per le orecchie.

C’è anche spazio per la prima grande passione di Goran: il Blues. Si intitola “St. Louis Blues” traditional provato per la prima volta la mattina stessa (!) Speriamo trovi spazio nel prossimo disco.
Si passa poi a “Razorblade” una piacevole canzoncina estiva in stile raggie, ancora una volta la seconda voce di Gaia innalza ulteriormente la dinamica.
È il momento dell’ormai classico “A Flight Into Space” scritta tanti anni fa; Gaia ricorda di averla cantata per la prima volta a 16 anni (ora ne ha 22).. Inserita nell’ep “Tired but Happy”, quando il progetto si chiamava semplicemente “Goran”. Parafrasando le sue parole “A Flight is a song dedicated to all the people that, like children do, can still fly into space sometimes and look at this crazy world with the eyes and mind of a child, finding beauty where everything seems to be grey”

“Dedicata a tutte le persone che riescono ancora a volare nello spazio e guardare questo pazzo mondo con gli occhi e la mente di un bimbo, trovando la bellezza dove tutto sembra grigio”.

Stiamo lentamente giungendo alla fine, è il momento della mia preferita in assoluto, quel piccolo capolavoro intitolato “All To Ten”, ascoltatela, e riascoltatela, sono sicuro non vi deluderà!

Il set si conclude sulle note di “Birds” l’armonica di Goran ci fa planare in terre lontane, il mondo è così bello e rassicurante da qui. Le parole che presentano il bis dicono tutto: “Visto che siamo stati melensi e rassicuranti per tutta la serata, adesso saremo critici.” E inizia “What about the fish” piccolo monito su “tutte le cose di cui ci dimentichiamo nella frenetica vita moderna”.

Si conclude così questa tappa del loro folle volo, l’obbiettivo è camparci per altri sei mesi ma, se continuano così, arriveranno ben oltre le colonne d’Ercole.

Qui potete ascoltare tutte le loro canzoni

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Un commento a Galeb & The Seagull – Trieste, 14 dicembre 2013 @Tetris

  1. Chiara Gelmini

    Riuscire a scrivere sulla poesia senza parafrasarla -e quindi ucciderla- non è facile, ma ce l’hai fatta. Hai evocato un po’ della musica di Galeb&The Seagull…

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