2 Dicembre 2013

Alla scoperta dei tesori dell’ ex caserma di via Rossetti

di Sara Matijacic e Lorenzo Tommasini

foto tratte dal sito Global Project

Lasciando la Caserma di via Rossetti, dopo l’assemblea del 10 novembre, gli aderenti alla “Zona liberata di Trieste” si erano dati appuntamento dopo qualche settimana per ritornare nello stesso luogo con ulteriori iniziative. Così è avvenuto sabato 30 novembre.
Noi ovviamente, spinti dalla curiosità, non potevamo mancare. Un nutrito gruppetto di giovani e meno giovani si è trovato alle ore 12.00 fuori dalla Caserma.

Qui gli organizzatori ci spiegano la loro idea. Si tratta di fare una “scatta al tesoro”. Singoli o a gruppi, i cittadini sono invitati ad addentrarsi nell’enorme area dell’ex caserma con una macchina fotografica per stanare a colpi di flash i luoghi abbandonati che possono essere considerati come veri e propri “tesori”, vale a dire quei posti o edifici dove si vorrebbe realizzare un proprio desiderio o sogno, immaginando la struttura trasformata in alloggi per senza tetto, succursali per le scuole, sedi per associazioni giovanili o quant’altro.

«Qui ci sono ben 12 ettari che contengono moltissimi tesori attualmente nascosti e negati alla cittadinanza, una ricchezza enorme che abbiamo iniziato a svelare. Non è una ex-caserma quella che si cela dietro a quelle mura, è una grandissima isola piena di tesori nascosti» così dice la voce gracchiante di Alessandro Metz,uno degli organizzatori al megafono mentre gli altri si danno da fare per montare un gazebo informativo.
Insieme a noi questa volta c’è anche Marko Civardi, valente fotografo, con il quale, senza attendere la fine delle spiegazioni, varchiamo nuovamente il grande cancello. Per fortuna ha da poco smesso di piovere e sembra che il tempo stia volgendo al bello. Raggiungiamo subito la piazza d’armi, punto estremo della nostra ultima escursione con l’intenzione di visitare la porzione di caserma che si estende subito oltre. Marko rimane visibilmente colpito dall’ampiezza del luogo e, senza farsi pregare si mette a fare numerose foto alle quali ci “impone” di partecipare in prima persona.

Procedendo al di là dell’ampio spiazzo di cemento giungiamo ad una specie di piccola torre con un orologio, la cui porta al pian terreno cede ad una nostra leggera spinta. Incuriositi ci inoltriamo nell’edificio, che si presenta, come quelli che avevamo visitato la volta scorsa in evidente stato di abbandono, ma con gli infissi praticamente nuovi. Salendo le scale giungiamo direttamente in soffitta. «Guardate qua!» richiama la nostra attenzione Marko. I muri sono ricoperti da scritte, datate 1999, 2000, 2001, con cui qualche recluta aveva lasciato testimonianza del suo passaggio «finalmente fine naja!» esclama eccitato un muro, mentre quello di fronte gli risponde con un disegno che, piuttosto eloquentemente, propone una canna fumante. Divertiti ridiscendiamo le scale per visitare anche le stanze del piano terra e quasi per caso giungiamo in un grande ambiente col parquet. «Che fosse una palestra?» pensiamo istantaneamente, ma subito un brutto dipinto troppo colorato raffigurante l’ultima cena ci smentisce. Si tratta della vecchia chiesa divisa in tre navate da lunghi pali bianchi che giungono al soffitto. Usciamo dunque dall’entrata principale dell’edificio, dove una croce svettante sopra la porta conferma la nostra facile deduzione.


Continuiamo il nostro percorso tornando verso l’enorme piazzale e lungo il tragitto, fermandoci a visitare velocemente gli edifici dei vari reggimenti. Edifici ristrutturati, ma mai utilizzati. Le ispirazioni per delle belle foto di certo non mancano e ci lasciamo così guidare dal’intuito di Marco negli immensi corridoi.

Il nostro tour si conclude con la visita del Circolo Ufficiali e con una piccola sorpresa: all’uscita troviamo il cancello chiuso. Non ci resta che scavalcare il portone. Una bella conclusione di un pomeriggio che ci ha fatto riscoprire un tesoro che avevamo dimenticato di possedere.

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