14 novembre 2013

Correre contro il cancro

Domenica 10 novembre si è svolta la terza edizione della Miramarina, una corsa organizzata per ricordare la maratoneta Fiorella Facchini e per sensibilizzare il mondo sportivo ai problemi oncologici. È stata una bella giornata di sport e solidarietà, cui hanno partecipato quasi trecento atleti. Tra questi, c’è Gudrun Martini; anche se non è salita sul podio, val la pena di raccontare la gara dal suo punto di vista.

Gudrun ha cominciato a correre dopo aver affrontato un’operazione dove le è stato asportato un tumore al cervello. “La corsa mi dà la forza per andare avanti, voglio dare un segnale per chi sta combattendo una malattia: si può arrivare fino in fondo e superare ostacoli che sembrano insormontabili”, dice. “Nelle corse come nella vita, quando ti vuoi fermare e non senti più la voglia di combattere devi raccogliere tutte le tue forze per proseguire – non importa quando e come arrivi: conta arrivare!”

“Per me, il tumore è arrivato come un fulmine al cielo sereno. All’improvviso, ho dovuto affrontare una sfida per la mia sopravvivenza e… ce l’ho fatta! Dopo ho superato anche questo. Nel mio caso, la malattia non è stata la fine, mi ha insegnato a trovare la forza per pormi un obiettivo, impegnarmi a raggiungerlo e non mollare mai! Così, per riprendermi il rapporto con il mio corpo, un po’ alla volta, ho corso sempre di più… e nel 2013 ho completato la mia prima maratona!”

Gudrun ha corso le dieci miglia dal Carso al mare con una maglietta dove c’è una scritta tanto lunga quanto importante: “Gruppo di discussione (e azione) Italia – Glioblastoma Multiforme – cancro al cervello”. È un gruppo fondato da Simone Silenzi, che a causa di questa malattia ha perso sua madre Stella. Ciò che ha spinto Simone a creare il gruppo è stata la difficoltà a reperire informazioni sulle cure, in mezzo a tanta sofferenza. Ora, grazie a lui esiste un luogo dove ciascuno dà la propria esperienza per dare una mano a tutti ad affrontare questo cancro. E Gudrun capisce bene l’importanza di discuterne apertamente.

“Purtroppo tante persone hanno paura di parlare della malattia, sia chi è ammalato sia chi no. L’ammalato per non stressare le persone, gli altri perché non sanno cosa dire o fare, o cosa ci si aspetta da loro. Ma una persona ammalata non ha scelto di esserlo, e non deve nascondersi! E per stare vicino a chi soffre, basta dare una mano a portare il suo peso. Non ci si aspetta miracoli da amici e famigliari, ma insieme si affronta meglio il percorso da fare. Per questo è importante rompere il muro del silenzio, dare più informazioni; non sono la sola ad aver avuto brutte esperienze con il sistema sanitario, spesso mi sono sentita abbandonata”.

Questo è lo scopo del Gruppo: non lasciare soli malati e familiari per, come dice il fondatore, “creare una nuova cultura del vivere una fase molto difficile sia per la persona sia per il sistema sanitario … spesso impreparati a sostenere l’irruzione e la gestione di una patologia così complessa”. Ma nello stesso tempo, “nel Gruppo non si citano medici né si fanno classifiche, né si danno indicazioni sui luoghi di cura, il Gruppo è un luogo in cui ciascuno deposita e condivide la propria preziosa esperienza, a beneficio di una fase, speriamo presto, in cui riusciremo ad ottenere dal Ministero della Salute o dall’Istituto Superiore della Sanità, l’istituzione e la gestione (non come associazione ma direttamente con un incarico, anche a costo zero) di un Osservatorio Nazionale sul Glioblastoma”. Di sicuro, se questo avvenisse come da queste premesse, potrebbe aiutare davvero molto tante persone in difficoltà a causa di questa malattia.

Auguriamo al Gruppo (che, come sottolinea il fondatore, non raccoglie soldi ma chiede attenzione) buona fortuna, agli organizzatori della Miramarina di continuare con entusiasmo a offrirci una gara così emozionante, e a tutte le persone in difficoltà di saper trovare la stessa forza d’animo che spinge Gudrun a correre.

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