23 ottobre 2013

Simone Cristicchi, una voce per gli esuli

Giorni e giorni di polemiche e accuse incrociate (partite dall’ex-direttore del Teatro Stabile Paris Lippi), l’attenzione cittadina e mediatica che sale, fino ad arrivare sui quotidiani nazionali. Dichiarazioni si susseguono sul contenuto del testo di uno spettacolo che nessuno ha ancora visto, e non ha una forma definitiva; un tema che è un nervo scoperto per moltissimi e un dramma che parla di una pagina di storia ancora ignota per altrettanti. Spettatori in sala che hanno ben chiara in testa la versione dei fatti che vogliono (e non vogliono) sentirsi raccontare.

Quando martedì 22 ottobre va in scena Magazzino 18, Simone Cristicchi deve sentirsi addosso una pressione incredibile. Ma non perde un colpo. Nei panni di un ignaro archivista romano spedito qui per inventariare il contenuto del magazzino e, nello stesso tempo, dello “spirito delle masserizie” che rievoca le storie di quegli esuli che hanno abbandonato lì per sempre quegli oggetti, inizia il suo racconto.

E quando, alla fine della prima canzone, sulle parole “qui troverete soltanto fantasmi/che ormai non fanno paura a nessuno” scoppia un fragoroso, vibrante applauso, il cantautore romano capisce di aver giocato bene le proprie carte: lo spettacolo funziona, il pubblico lo segue. Cristicchi procede, con qualche semplificazione, a tracciare un quadro storico degli anni precedenti (senza concessioni al mito degli “italiani brava gente”), per poi soffermarsi a raccontare toccanti e tragici episodi legati all’esodo istriano. Un altro scrosciante applauso scatta quando il cantautore sottolinea che “nei giorni in cui il resto d’Italia festeggiava la Liberazione, in queste terre cominciava l’occupazione”.

Da quei giorni cupi sono passati più di sessant’anni, e finora non molto era stato fatto (al di fuori dal lavoro degli storici) per dislocare le opposte retoriche calcificate a Trieste, dove prevalgono ancora oggi i proclami ideologici, mentre nel resto del paese le vicende giuliano-dalmate sono sconosciute e ignorate. Ben venga dunque il lavoro di Cristicchi, non solo a Trieste ma in giro per l’Italia: non possiamo che augurarci che Milano, Torino, Napoli e Genova ritirino il “no” allo spettacolo seguito alle polemiche, e propongano al loro pubblico Magazzino 18, che arriverà anche a Fiume, Umago, Rovigno e Pola.

Detto questo, da un punto di vista artistico, ci si può chiedere se il “musical civile” che Cristicchi ha scritto con il giornalista Jan Bernas  (autore di Ci chiamavano fascisti, eravamo italiani, libro di testimonianze sull’esodo istriano cui Cristicchi ha attinto perMagazzino 18) funziona. La mia personale opinione è “abbastanza”: è davvero un’impresa titanica rievocare in due ore scarse una vicenda così delicata e di tale complessità, e trovare un’equilibrio fra la verità stabilita dagli storici, le storie singolari narrate e l’uso della canzone non è facile.

Cristicchi ha fatto molto bene i compiti (canta persino in modo credibile una canzone in dialetto istroveneto), e alcuni tocchi drammaturgici nello spettacolo sono notevoli. Certo, nel complesso lo spettacolo gioca molto sull’emotività, e chi si aspetta di capire potrà restare interdetto da alcuni passaggi logici troppo temerari; certo, per concentrarsi sulle storie Cristicchi ricorre ad alcune semplificazioni di troppo; certo, l’ambizione (per lo meno quella del personaggio) di mettere la parola definitiva su queste vicende per “andare avanti” è sproporzionata rispetto al quantitativo di dolori e di domande suscitate dall’esodo. Ma che sia giunto qui uno straniero, uno che non porta nel sangue la memoria di quei giorni, a offrire un canto catartico per i protagonisti della diaspora giuliana, finalmente rammemorati, è già una gran cosa.

Che brutta figura, accogliere questo straniero con quel vespaio di polemiche sempre identiche. Ci auguriamo che, nel complesso, la città sia più ben disposta dei soliti noti nei confronti di chi un passo osa muoverlo.

(Scritto in collaborazione con Sabina Viezzoli)

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87 commenti a Simone Cristicchi, una voce per gli esuli

  1. effebi

    In un qualsiasi commento relativo a un qualsiasi spettacolo (p.es.) sull’Olocausto avremmo letto più e più volte le parole “nazismo” fascismo” “nazifascismo” “atrocità”…

    …per l’Esodo ancora non si riesce a leggere un (che sia uno) “comunismo”

    forse tra altri 70 anni…

  2. Tergestin

    Se dell’esodo no te parli, vien fora casin, polemiche e urli.
    Se te ne parli, vien fora casin, polemiche e urli perche’ no te fa esatamente quel che te disi le solite magnadore de asociazioni.

    Purtropo Cristicchi no podeva saver, ma al posto suo qualunque ben informado gavaria dito “Save’ cossa? Ciaveve che torno a Sanremo”.

  3. Luftanze

    @ 1 Effebi/ l’osservazione riguardo alla mancata citazione del comunismo e’ condivisibile (non ho visto lo spettacolo pero’). Personalmente credo che tale omissione sia dovuta al fatto che citandole (le responsabilita’ del comunismo), si potrebbe porre in questione o ridimensionare significantemente la definizione di “odio etnico” con la quale solitamente si definisce la causa principale dell’esodo, portando alla luce anche eventuali reponsabilita’ da parte italiana (la spaccatura delle diverse linee di pensiero comunista del Cominform e’ del 1948). E’ un dato di fatto che vi furono anche molte persone di etnia slovena o croata che decisero di abbandonare le proprie terre per ragioni politiche, di repressione religiosa, di opportunita’ economica o di paura di rappresaglia a causa della collaborazione con i sistemi precedenti. Tutti elementi che potevano essere fortemente osteggiati dal nuovo sistema politico e sociale vigente in Jugoslavia.

  4. ikom

    effebi
    credo che in Italia non si parli mai di comunismo ed esodo perchè è presente un monopolio culturale della sinistra, se ci pensate non sono molti gli attori della scena culturale italiana di destra. Faceva e fa comodo alla sinistra italiana che non si accostino le due cose. Inoltre il nostro paese, a mio avviso, non ha fatto i conti con il passato fascista non è riuscito a metabolizzare quel periodo. Non è riuscito a girare pagina.

  5. Paolo Stanese Paolo Stanese

    Effebi – non preoccuparti. Nello spettacolo si dice comunismo, regime, orrori, Tito e quant’altro. Io avrei anche evitato volentieri di scrivere “fascisti”, ma stava nel titolo del libro di Bernas.

  6. Luftanze

    l’Importante e’ che se ne riesca a parlare in toni pacati e costruttivi. Ringrazio Paolo Stanese per la precisazione, ovviamente nel mio commento non mi rifacevo allo spettacolo che non ho visto.

  7. sfsn

    me piasessi sai che nel spetacolo de cristicchi se parli anche del fato che l’arivo dei esuli ga saturà el mercato del lavoro a Trieste e che per questo 25.000 triestini ga dovù andar in Australia. Ma dubito sai…

  8. El baziloto

    Ma come: da una parte sfsn dise che xe la kattiva itaglia a mandar via i triestini per mala gestione, da l’altra vien fora che xe i esuli scampadi dal paradiso in terra a crear l’emigrazion.

    In pratica xe colpa dei jugoslavi, allora.

    E questo gavarìa anca un senso: par affondar Trst e tirar su Koper, ga mandà via i esuli.

    Oppur xe sta De Gasperi.

    O anca le grandi potenze, che se ga incartà col TLT che gavarìa portà pace gioia schei serenità sviluppo amore libero sesso droga & rock and roll.

    Insomma: qualchedun xe sta a destudar la luce.

    Sto maledetto.

  9. Paolo Stanese Paolo Stanese

    @ tutti: fuori da ogni dubbio in questa vicenda un grandissimo numero di persone ha subito ingiustamente dei torti, e altre persone quesi torti li hanno inflitti. A casa mia questa si chiama ingiustizia, indipendentemente dal quanto sia successo prima, da chi abbia cominciato, da quale fosse il “movente”.
    Secondo me lo spettacolo fa un giusto e doveroso primo passo nel riconoscere quanto è accaduto. Credo anche che chiunque abbia un qualsiasi coinvolgimento emotivo nelle vicende dell’esodo possa trovarlo, incompleto, squilibrato, insufficiente o forse addirittura ingiusto.
    Ma credo non sia la cronaca degli spettacoli il luogo dove fornire giudizi storici usando parole (è il caso di dirlo) “minate” dall’ideologia.
    Credo che, invece, questa sia una bella occasione per cominciare a ripensare insieme quanto è successo, puntando a capire come possiamo fare per evitare che ciò si ripeta, anziché puntare il dito dicendo “è colpa di quello lì”.

  10. aldo

    @7 sfsn

    messa cussì me par una roba sai bruta, leghista o pezo: xe come dir ‘desso che a causa dei imigrati che satura el mercato del lavoro ai autoctoni italiani ghe toca emigrar

  11. nick

    @7 bravo, bella battuta. Mi hai fatto molto ridere.

  12. sfsn

    Paolin,
    premeto che no go visto el spetacolo.
    Mi però credo che queste sia dele questioni che non dovessi esser spetacolarizade da cantanti o da film o fiction, perchè questi mezzi dà una vision fuorivante e comunque banalizada: giocoforza te devi semplificar el tuto per concentrarlo in un’ora e meza o poco più che xe tropo poco per capir questioni cussì complicate. Inoltre spesso el show business richiedi emozioni forti che no xe el modo migliore de tratar sti argomenti, per no parlar del fato che spesso i artisti no ga alcuna preparazion a riguardo e i fa anche strafalcioni e i se permeti de dir emerite monade solo per el fato de esser personagi publici (vedi Celentano e compagnia cantante – nel senso più letterale del termine).
    Credo che argomenti del genere inveze dovessi esser analizade dai storici, senza influenze e pressioni politiche.
    Purtropo però la storia del esodo xe stada pesantissimamente condizionada dala politica e ancora desso no se pol e no se devi dir determinate robe che inveze podessi spiegar molto ben (e razionalmente) perchè e per quai interessi se ga prodoto questi spostamenti de popolazioni che ga portà soferenza a migliaia de persone, de tute le parti del confin.

    Quanto a Lojze, me son roto le bale de risponderghe. Come go scrito per Nick: fadiga inutile e energie sprecade.

  13. effebi

    Stanese (5) non metto in dubbio che nello spettacolo sia citato “il comunismo” osservavo solo che in questa, come in altre recensioni-presentazioni della cristicchiata, si loda l’autore, si parla del contesto ma si omette l'”ismo”

    -quoto lutfanze (3) al 100 %-

    so che a molti il termine slavo-comunista fa storcere il naso, forse sarebbe più corretto allora il termine “comunista-slavo-italo”

    ecco, direi che il metodo rivoluzionario-violento dei comunisti-slavo-itali è causa prima dell’esodo dei tanti dall’Istria, Fiume e Damazia (italiani e non… fascisti e non…)
    (mi sembra che anche il noto B.Pahor aspettò che se ne andassero definitivamente da Trieste prima di rientrare dalla Francia…)

    …poi se ne andarono da quelle terre anche i “diversamente comunisti” (…ma guarda un pò)

    tra quanti se ne andarono una piccola parte rimase a Trieste, molti furono dispersi per i diversi campi profughi in Italia, in molti poi ….emigrarono, come tanti triestini originali

  14. Triestin

    Visto la sua durata (almeno 15 anni), più che esodo sarebbe bene chiamarlo, semplicemente e non ideologicamente, emigrazione.

  15. Paolo Stanese Paolo Stanese

    Permettimi sfsn, a parer mio è proprio perché il dibattito non “esce” dalla cerchia degli specialisti che può restare in mano a chi vuole farne materia ideologica.
    Verissimo quanto tu dici sui condizionamenti della politica sulla questione dell’esodo: e appunto per questo, ci si augura, un artista capace dovrebbe poter dire le cose in modo libero da questi schemi…
    Certo, deve partire da ricerche adeguate…

  16. Macia

    Be’, Triestin… Ghe xe stadi dei picchi per cui no se pol parlar de normal emigrazion! Anche perché no xe rimasto quasi nessun.

  17. effebi

    esilio

    eṡìlio (o eṡìglio; ant. essìlio) s. m. [dal lat. exsilium, der. di exsul «esule»]. – 1. Pena limitativa della libertà personale, che consiste nell’allontanamento del cittadino dalla patria; può essere temporaneo o a vita,

    Esilio

    Vocabolario on line

    eṡìlio (o eṡìglio; ant. essìlio) s. m. [dal lat. exsilium, der. di exsul «esule»]. –

    1. Pena limitativa della libertà personale, che consiste nell’allontanamento del cittadino dalla patria; può essere temporaneo o a vita, e ha carattere di stabilità per tutto il tempo che dura la pena: condannare all’e.; mandare, cacciare in e.; minacciare, revocare l’e.; patire l’e.; L’essilio che m’è dato, onor mi tegno (Dante). Il termine può indicare anche il volontario abbandono della patria, per sottrarsi a una persecuzione, a violenze civili o politiche, o per altri motivi: l’e. di Carlo Alberto; scelse l’e. piuttosto che sottostare alla tirannide.

    ——————-

    Emigrazione

    Vocabolario on line

    emigrazióne s. f. [dal lat. tardo emigratio -onis]. –

    1. In generale, il fenomeno per cui gruppi di esseri viventi, uomini inclusi, si spostano verso territorî diversi da quelli in cui risiedono, per lo più a causa di un aumento eccessivo della densità delle popolazioni. In partic., l’espatrio o spostamento regionale a scopo di lavoro, determinato da un dislivello tra le condizioni economiche esistenti nei varî stati (e. esterna) o nelle varie zone di uno stesso stato (e. interna): l’e. degli italiani negli Stati Uniti; l’e. dei lavoratori meridionali al nord; e. individuale, di massa; e. permanente o definitiva, quando non è prevista l’eventualità del ritorno in patria, in contrapp. all’e. temporanea, di durata limitata, oppure all’e. stagionale o periodica, che cioè si ripete in determinate stagioni o periodi dell’anno, per lo più tra stati confinanti.

  18. effebi

    nel paese del socialismo perfetto o te ieri comunista perfetto o te …smammavi…
    (chiedere ai diversamente comunisti monfalconesi)

  19. Alessandro

    va beh, se l’esodo istrian xe emigrazion allora no vedo cossa sia de discuter. assurdo

  20. effebi

    “bela sta casa… qua ghe starò mi, voi ‘ndè in stala”
    …e loro “emigrarono”

  21. effebi

    questo era TITO….

    Ungheria 1956
    “Il 3 novembre, in un acquartieramento dell’Armata Rossa comandato dal generale Malinin, durante la ripresa dei colloqui di trattative con i sovietici in merito al ritiro dell’Armata Rossa in séguito alla dichiarazione di neutralità del 1º novembre, l’appena nominato ministro della difesa, generale Pál Maléter, fu arrestato da truppe del KGB al comando di Ivan Serov, assieme a tutta la delegazione ungherese, con le proteste di Malinin stesso. La sera del 4 novembre, Imre Nagy si rifugiò nell’ambasciata iugoslava, grazie ad un salvacondotto fornitogli da quel paese. Il 22 novembre, per un accordo intervenuto nel frattempo tra Josip Broz Tito e Nikita Chruščёv, dopo una visita del secondo al primo a Brioni, verrà consegnato ai sovietici. I due saranno poi processati e successivamente impiccati…”

  22. Marjan

    Cmq riguardo allo scandalo se ga visto ke el tipico patriota xe cascà la seconda volta sul jazo (el mus ghe casca solo una volta). senza veder prima lo spettacolo ga parla e adeso el sta zito zito con le orece zo sconto sotto la carega. per ricordarve la prima figura de merda i ga fatto con el cortometraggio TRST JE NAŠ.

    cmq stando al fatto, secondo una mia opinion, i dovesi premiar chi ke xe restà in istria. lorie i combatteva per la loro lingua, la loro cultura e la loro libertà contro un regime jugoslavo che come dise voi iera contro i taliani. questi i devi esser premiadi e non quei ke xe scampadi a trieste e i xe ga ciolto le nostre terre e i migliori posti de lavor.

    effebi: te ricordo cosa ke jera MUSSOLINI

    http://www.youtube.com/watch?
    v=2IlB7IP4hyshttp://www.youtube.com/watch?v=2IlB7IP4hys

    http://ita.anarchopedia.org/File:Fascism.gifhttp://ita.anarchopedia.org/File:Fascism.gif

  23. MARJAN

    cmq visto la polemica ke xe stada verta per colpa de qualche sempre patriota, la lezion de un per de anni fa non i ghe xe servida a niente. i xe cascai de novo sul iazo (el mus va solo una volta sul iazo, lori i va due). se ve ricorde i ga tirado fora la polemica senza veder un minuto de cortometraggio TRST JE NAŠ.
    sta volta idem. dopo lo spettacolo i se ga accorto della cazzada ke i ga fatto, e deso i se scondi con le rece abbasade sotto una carega, come un can bastona. bella figura de merda.

    cmq stando al fatto dei esuli, bisogneria secondo el mio punto de vista, premiar coloro ke i xe restadi a difender le loro terre in istria, a difender la loro lingua, cultura, praticamente a difender la libertà da come ke xe stada una jugoslavija attroce contro i taljani ne insegne um po in tanti su sto blog
    i nostri patocchi i xe andai via, perkè i esuli i ga becà un poco de tutto, dai lavori più bei alle terre espriopriade ai nostri contadini per farge sora el borgo san sergio, la melara ecc.

    per effebi.
    per quanto riguarda cosa ke iera TITO, te ricordo cosa ke iera MUSSOLINI:

    http://www.youtube.com/watch?v=2IlB7IP4hyshttp://www.youtube.com/watch?v=2IlB7IP4hys

    RISPONDERE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  24. Luftanze

    Penso che questi argomenti storici vengano spesso affrontati in maniera esageratamente emozionale soprattutto da persone che non li hanno vissuti. Un bel paradosso.

  25. Fulvio Rogantin

    Il fatto che l’argomento esuli non porti a polemiche e guerre di flame anche su un articolo, e anche il comportamento del pubblico alla prima mostra come la città oramai sia matura a voltare pagina. Coloro che di scontro “fascisti – filotitini” (per semplificare) hanno fatto carriera politica oramai stanno scomparendo, resta solo qualche reperto ma in via di dissolvimento.

  26. Luigi

    sfsn ignora che sul tema “esodo” sono state scritte solo da dieci anni a questa parte letteralmente tonnellate di pagine che non siano le solite visioni nostalgiche alla “Volemo tornar”. Un esempio chiaro: il classico saggio del più che eminente membro dell’IRSMLFVG Raoul Pupo (“Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe, l’esilio”) è del 2005.

    Scommetto però che quando al Teatro Stabile Sloveno (più che legittimamente aggiungo!) mettono in scena un racconto di Boris Pahor, la “spetacolarizada” gli va più che bene.

  27. Luigi

    Traduzion del pensier de Marjan: che bale sti esuli, scanpadi dal paridiso (Jugo), scanpadi dala fratelanza e unità, supeprivilegiadi in Italia, cossa i vol ancora?

  28. Luftanze

    @Luigi 26. Il problema su Pahor e’ che in questo caso e’ stato definito nazionalista da Lippi e Spadaro, come se questa fosse una caratteristica per la quale apriori non dovrebbe essere nemmeno citato. Se poi vogliamo ridere…Lippi che da del nazionalista a qualcuno? com’e’ quella storiella del bue che da del cornuto all’asino? A parte che bisognerebbe valutare la qualita’ dei testi scritti da Pahor, piuttosto che il suo orientamento “nazionale”, la tesi secondo la quale Pahor sarebbe un nazionalista mi sembra tutta da dimostrare. Non mi risulta che propaghi l’odio nei confronti degli altri popoli (gradirei essere smentito su questo punto)e l’esaltazione del proprio, quanto piuttosto l’amore e la consapevolezza per le proprie radici. Potremmo definirlo patriottismo? E’ una cosa grave?

  29. Luigi

    Premesso, caro Luftanze, che io ho utilizzato il paragone con Pahor solo per rispondere a quanto detto da sfsn e non per altro, vengo al punto che hai sollevato.

    Tanto per essere chiaro, a me Pahor non dà nessunissimo fastidio. Anzi, a volercela dire tutta, non solo lo considero un grande scrittore (ho letto praticamente tutti i suoi libri e apprezzato particolarmente “Necropoli”) ma ritengo essenziale e doveroso che la minoranza slovena in Italia abbia un solido riferimento culturale.

    Detto questo, discutere se Pahor sia o no nazionalista mi pare – francamente – come discutere sul sesso degli angeli. Non serve infatti certo rifarsi a quanto ha detto Paris Lippi (il quale è quello che è) per capirlo. Molto più semplicemente basta leggere ciò che scrive o dice lo stesso Pahor. Per esempio quando è scoppiato il caso del sindaco “nero” di Pirano con l’intervista al “Primorske Novice”, lo scrittore sloveno/triestino ha lanciato frecciatine contro l’Austria e l’Italia, definite “non amiche della Slovenia”, e in particolare all’Italia, da lui accusata di voler nuovamente “italianizzare” l’Istria. Oppure quando si è scagliato contro gli italiani che acquistano case sul Carso, paventando addirittura il “pericolo” che di quell’andazzo tra vent’anni ci potrà addirittura essere un asilo italiano a Postumia. Oppure, ne dico solo un’altra, quando ha polemizzato con i croati a riguardo della controversia sul confine marittimo, facendo addirittura dichiarazioni irredentistiche slovene sulla penisola di Salvore.

    Certo, con questo io non dico che Pahor, come dici te, “propaghi l’odio”. Semplicemente – e su ciò non vorrei fare polemica, visto che è chiaro è come la luce del sole – ritengo che in alcune sue uscite Pahor incarni molto bene un certo “modello” purtroppo ancora abbastanza presente tra gli sloveni: quello cioè dell’ipersensibilità, massime nelle questioni di confine, verso il proprio “essere” e la propria identità in chiave futura. Il che risulta evidente da quanto già è stato detto da alcuni (tra cui lo stesso Pahor, tra l’altro!), circa l’eventualità (leggasi paura) che due milioni di sloveni possano essere “risucchiati” tra 60 milioni di italiani e 90 milioni di tedeschi a causa dell’integrazione europea, ripetendo in sostanza lo spettro acuitosi a partire dal XX secolo e “materializzatosi” nel 1941.

    Per concludere: niente di grave quindi nel “patriottismo” (se a questo termine vogliamo ridurlo) di Pahor. Basta solamente, e qua mi ricollego a quanto dicevo all’inizio, che poi si faccia (come qualcuno ama fare qua dentro con tremila salti mortali) il classico giochino dei due pesi e due misure: un patriottismo (quello degli sloveni) considerato “giusto” e un altro (quello degli italiani, gli esuli in questo caso) considerato “sbagliato”.

  30. Luigi

    correzione: che poi NON si faccia.

  31. Triestin

    L’esodo istriano non è paragonabile alla fuga dei tedeschi dalla Prussia orientale, incalzati dall’Armata rossa, o all’espulsione sempre dei tedeschi da parte del governo cecoslovacco. Gli istriani emigrarono per molteplici motivi: sostanzialmente scelsero di rimanere solo quelli che si identificavano attivamente con lo stato jugoslavo (slavi, italiani o plurilingue che fossero). Quando il regime jugoslavo decideva di perseguitare attivamente una minoranza, come fu il caso di alcune comunità ungheresi nell’immediato dopoguerra, la vicenda si svolgeva rapidamente, con il ricorso ad un’autentica decimazione ed alla rapida espulsione.

  32. Luftanze

    Grazie delle precisazioni Luigi. Pahor ha 100 anni ed immagino gli si possa concedere una diversità’ di punto di vista rispetto a chi e’ molto più’ giovane. Su alcuni “scivoloni” (se non sbaglio quello sul sindaco di colore) mi pare poi si sia corretto, ma capisco che la prima immagine e’ quella che rimane in evidenza.
    Restando in tema:fermo restando che e’ pieno diritto dell’ideatore della rappresentazione (in questo caso Cristicchi) di decidere cosa inserire e cosa no, allora non capisco perché’ si debba intromettere violentemente la politica (in questo caso Lippi e Spadaro in primis) creando così’ la giustificata impressione che vi siano state notevoli pressioni “esterne” nella scelta finale dei contenuti. E’ anche una questione di logica: se l’autore, come va sostenendo, aveva già’ da se’ deciso di togliere il “controverso” Pahor, allora che senso ha tutta l’indignazione esternata dai due???Mi sa che il rebus rimarrà’ irrisolto, come spesso accade in questo genere di tempeste mediatiche…

  33. Luigi

    @Triestin

    Ti consiglio vivamente di leggerti qualche libro. La politica seguita dagli jugoslavi verso gli italiani fu – è vero – diversa da quella seguita contro i tedeschi. Questi ultimi furono espulsi in massa tramite decreto. Per gli italiani invece si seguì la politica della “fratellanza italo-slava” la quale, come hanno ben spiegato gli studi in tal senso, mirava a “separare” (diciamo così) gli italiani “buoni” e “onesti” dagli altri (quelli che la propaganda indicava come i “fascisti”): i primi erano quelli che era bene che restassero, perché erano favorevoli all’annessione alla Jugoslavia (e servivano perlopiù in tal senso), mentre i secondi erano quelli che, detta in poche parole, prima si levavano di mezzo e meglio era.

    Il fatto è che alla fine quelli che vennero identificati come i “nemici del popolo” e della “fratellanza e unità” (e per questo colpiti in primo luogo dalle misure di epurazione preventiva, come furono le foibe istriane del 1943 e poi anche quelle giuliane del 1945) furono così tanti, che alla fine finì per riguardare quasi tutta la popolazione italiana dell’Istria e di Fiume. Anche su questo gli studi hanno abbastanza bene chiarito i vari leitmotiv. A sentirsi negativamente toccati dal nuovo regime fu una vasta gamma: non solo coloro che erano per il mantenimento della sovranità italiana (e a Fiume gli autonomisti), ma anche i generale tutti coloro che si trovarono sconvolta l’esistenza da quello che succedeva (delazioni sul lavoro, processi intentati per vari – e spesso futili – motivi, internamento nei campi jugoslavi o inquadramento nelle “Brigate di lavoro d’assalto”, aggressioni fisiche se non ti aggregavi ai cortei filojugoslavi, non partecipavi alle riunioni politiche o, addirittura, se ti sposavi in chiesa o festeggiavi il Natale); perfino i contadini (tanto italofoni quanto slavofoni) vennero toccati traumaticamente dalla riforma agraria jugoslava del 1948, essendo molti piccoli proprietari terrieri. Non bastasse anche la classe operaia dei territori annessi (specie di Pola, Rovigno e Fiume) ad un certo punto decise l’esilio in Italia, dopo aver sperimentato cosa significava l’applicazione del socialismo nelle zone miste, dove il PCC si presentava come strumento del nazionalismo croato. Infine, la crisi cominformista del 1948, fece il resto, specie per quella parte dei comunisti italiani che in larga parte erano anche venuti dall’Italia (specie i 3.000 “monfalconesi”) per l’edificazione del socialismo.

    Il risultato alla fine fu l’esodo del 90% della popolazione italiana dalle terre passate dopo il 1947 alla Jugoslavia. Che questo abbia ben poco a che fare con una semplice emigrazione di massa(questa definizione ricorda la teoria dei “liberi optanti” ancora in voga presso accademici croati), magari per la volontà di vivere in Italia (come hanno detto alcuni), lo si evince prendendo in mano un QUALSIASI libro che spieghi bene l’argomento.

    Argomento che, tra l’altro, è stato definito dalla storiografia come quello dei “trasferimenti forzati di popolazione”, nel quale – neanche a dirlo – compaiono tanto i tedeschi espulsi dall’est quanto gli italiani dai territori diventati jugoslavi, quanto i casi similari già a partire dal XIX secolo (i circassi dalla Crimea ad esempio fino ai i greci dell’Anatolia, ecc.).

  34. Luigi

    @Luftanze

    Pahor ha 100 anni (e i suoi “scivoloni” non si limitano solo a Bossman), ma come ho detto sulla sua stessa lunghezza d’onda in Slovenia stanno (purtroppo) anche diversi altri non così vetusti. Fortunatamente mi sento di concordare con quanto hai aggiunto poco dopo: tra i giovani sloveni si vedono anche segnali di “aria nuova” e questo è certamente un ottimo segno.

    Quanto al caso Cristicchi: tutto in realtà è nato quando s’è saputo che dal Teatro Rossetti (dove andava in scena in suo “Magazzino 18”) qualcuno ha pensato bene di immettere nel testo della sceneggiatura una frase in sloveno tratta di un libro di Pahor. Certo, poi questo fatto è stato quasi una manna dal cielo per uno come Lippi, il quale appartiene (secondo il sottoscritto) alla categoria di quelli che quasi ci campano su queste eterne querelles italo/slovene. Querelles, aggiungo, che appaiono quasi “eterne” in una città come Trieste, a differenza del resto d’Italia che sostanzialmente se ne frega di questi problemi.

    Però io ti invito ad andare anche oltre il colore della risposta, e a vedere le cose semplicemente come sono. Al di là di tutte le interpretazioni possibili e immaginabili infatti non ti sembra una gettata di benzina sul fuoco la proposta di “inserire” l’incendio del Narodni dom (che è del 1920) in uno spettacolo riguardante l’esodo istriano (che è del secondo dopoguerra)? Sarebbe come se – e il paragone è d’obbligo – appunto si chiedesse a Pahor (faccio il suo esempio perché è il primo con cui riesco a creare un parallelismo con casi di sceneggiature, ma lo stesso discorso varrebbe per qualsiasi altro caso analogo) di inserire nei suoi racconti su come gli sloveni in Italia vivevano ai tempi del fascismo un accenno, che so, all’incendio del Piccolo del 1915 o ai violenti scontri tra italiani e sloveni ai Portici di Chiozza del 1868. Tu come credi che sarebbe accolta dalla minoranza slovena una cosa del genere?

    Concludo dicendo che mettere sullo stesso piano Lippi e Spadaro è un tantinello forzato. Basta del resto leggersi cosa ha detto in proposito Spadaro il quale – al di là dell’aggettivo “nazionalista” dato a Pahor (e nel senso che già indicavo io tra l’altro) – ha parlato in un senso alquanto diverso da quello di Lippi, come da quelli di Lacota e di Menia (non a caso aggiunto).

    Spadaro poi è un personaggio un po’ scomodo per alcuni. Da sempre appartenente, prima alla federazione triestina del PCI e poi segretario del PDS locale, è stato molto spesso mal digerito dai suoi compagni di partito che lo vedono come una sorta di “non allineato” per le sue posizioni circa l’esodo istriano e, in generale, la storia del confine orientale d’Italia nel XX secolo.

  35. marjan

    per luigi

    se il ventenio fascista e quindi il rogo del Narodni dom secondo te non combaciano, le sorti degli istriani sono emerse per un motivo no?
    non ti sembra che qualcuno ha invaso le terre altrui con forza crudele inpegnandosi a cambiare la cultura, esigliando la gente con forza (vedi i battaglioni speciali), ragruppando la gente nei campi di prigionia di RAB, bruciando villaggi. la dalmacija era piena di italiani nuovi grazie al trasferimento di carabinieri fascisti con le loro famiglie. gli italiani che erano li dal tempo delle venezie e dei romani prima, nessuno se ne fregava nel senso buono. era poi grazzie al fascismo ke la mentalità della gente era cambiata in unoddio verso i taliani.
    pesno che questo sia un bel motivo che fa combaciare i due evnti.

    cmq, riguardo gli esuli, nessuno mi ha criticato riguardo le mie affermazioni di ieri.

    CHI TACIE, CONSENTE?????????????????

  36. Luigi

    @ Marjan

    Da quel che scrivi tu devi esser rimasto a qualche decennio fa. Direi ai tempi della storiografia jugoslava, che considerava tutto quanto accaduto dopo il 1943 nelle zone popolate da italiani e slavi nient’altro che una semplice “rappresaglia” dei croati e degli sloveni verso quanto fatto fino allora dagli italiani.

    Per fartelo capire in termini semplici: il fascismo di frontiera sta all’esodo istriano come Marte sta alla Terra. Entrambi hanno quindi certamente delle cose in comune ma non sono semplicemente uno conseguenza dell’altro. All’origine di tutto v’è infatti un qualcosa di più grande. Tanto per rinfrescarti la memoria (o farti conoscere qualcosa di nuovo) il retroterra dell’esodo (e delle foibe) comincia non nel 1920 ma con l’affermarsi delle identità nazionali moderne nel XIX secolo, con la negazione croata dell’autoctonia italiana in Dalmazia, con le carte slovene come quella del Kozler del 1848, con l’irredentismo istriano già di metà ottocento, con il concetto di “territorio etnico” fino all’Isonzo, con il nazionalismo adriatico di Timeus, con l’utilizzo irredentistico del concetto di “Venezia Giulia”, con le richieste jugoslave nel 1918, eccetera.

    E ti svelo un segreto: nemmeno la storiografia slovena attuale la vede più totalmente come la vedi te. Per capirlo basta già leggersi le conclusioni della relazione storica sui rapporti italo-sloveni tra il 1880 ed il 1956, scritta da storici dei due paesi. La quale, tra l’altro, questo dice a proposito dell’esodo:

    “Fra le ragioni dell’esodo vanno tenute soprattutto presenti l’oppressione esercitata da un regime la cui natura totalitaria impediva anche la libera espressione dell’identità nazionale, il rigetto dei mutamenti nell’egemonia nazionale e sociale nell’area, nonché la ripulsa nei confronti delle radicali trasformazioni introdotte nell’economia. L’esistenza di uno Stato nazionale italiano democratico ed attiguo ai confini, più che l’azione propagandistica di agenzie locali filo-italiane, esplicatesi anche in assenza di sollecitazioni del governo italiano, costituì un fattore oggettivo di attrazione per popolazioni perseguitate ed impaurite, nonostante il governo italiano si fosse a più riprese adoperato per fermare, o quantomeno contenere, l’esodo. A ciò si aggiunse il deteriorarsi delle condizioni di vita, tipico dei sistemi socialisti, ma legato pure all’interruzione coatta dei rapporti con Trieste – che innescarono il timore per gli italiani dell’Istria di rimanere definitivamente dalla parte sbagliata della “cortina di ferro”. In definitiva, le comunità italiane furono condotte a riconoscere l’impossibilità di mantenere la loro identità nazionale – intesa come complesso di modi di vivere e di sentire, ben oltre la sola dimensione politico-ideologica – nelle condizioni concretamente offerte dallo Stato jugoslavo e la loro decisione venne vissuta come una scelta di libertà.

    In una prospettiva più ampia, l’esodo degli italiani dall’Istria si configura come aspetto particolare del processo di formazione degli stati nazionali in territori etnicamente compositi, che condusse alla dissoluzione della realtà pluringuistica e multiculticulturale esistente nell’Europa centro-orientale e sud-orientale. Il fatto che gli italiani dovettero abbandonare uno Stato federale e fondato su di un’ideologia internazionalista, mostra come nell’ambito stesso di sistemi comunisti le spinte e distanze nazionali continuassero a condizionare massicciamente le dinamiche politiche”

    Detto in breve: aggiornati leggendo qualcosa di serio. Ne hai un gran bisogno, anziché restare ancora all’equazione italo=fascista (del tutto speculare del resto – e come potrebbe essere altrimenti? – a quella di slavo=comunista).

  37. ufo

    Se non ci fosse bisognerebbe inventarla, questa armata Brancaleone dell’estremismo nazional-optante; come fornitori di servizi di intrattenimento sono impagabili e, confesso, anch’io è dai tempi di Trst je naš! che non ridevo tanto. Tempismo perfetto, anche. Per tutta l’estate erano stati i legulei del porto libero a prendersi cura del nostro buonumore con dotte citazioni di trattati internazionali, chiaramente ispirate alla lettura della Costituzione di Benigni. Finita l’estate le repliche hanno iniziato a sapere di stantio (normale, anche Benigni se la Costituzione ce l’avesse letta sessantasei volte di fila…) e per nostra fortuna i soliti noti si sono prodigati a dare il cambio: facendo la parodia del famoso documentario Disney sui lemming che si affannano a gettarsi nel burrone. Una dimostrazione perfetta dell’effetto valanga: basta che uno di questi personaggi la mattina si alzi colla zampa sbagliata e magari con qualche postumo, vede nella sua immaginazione un vago contorno di antiitalianità, e via: tutto il branco si mette a fare a gara a chi è più indignato, e tutti assieme proprio come i lemming a buttarsi nel burrone del ridicolo. Voglio il bis! Anzi, quasi mi invento io qualcosa pur di farglielo fare di nuovo.

    Considerazioni oziose:

    1) Vero, neanch’io ho capito bene cos’è che centra il Narodni dom con l’esodo; voglio però mettere agli atti il mio diritto di precedenza al riguardo. Io questo dubbio l’ho avuto nel luglio 2010, perbacco. Il riferimento è ovviamente alla cerimonia in ricordo del sanguinoso atto terroristico del Narodni dom che coincideva col concerto di Muti. Esattamente gli stessi cabarettisti avevano in quell’anno preteso di incasinare la cerimonia aggiungendoci una specie di rituale presso una vicina centralina elettrica in piazza Libertà, e all’epoca proprio su questo blog (verificate pure) il vostro umile commentatore si era chiesto quale esattamente fosse il preteso legame tra i fatti. Non mi risulta infatti che nessuno, almeno finora, avesse accusato l’estremismo optante di complicità nell’atto terroristico, o altro. Questione vana: nessuno, ovviamente, si era degnato, per cui ritengo che quella attuale sia di fatto la risposta che aspettavo: nessun legame – e la cerimonia in piazza Libertà è stata solo un inutile scenetta volta solamente a soddisfare i capricci di tali personaggi, come comprare le caramelle ad un bambino fastidioso perché la smetta di frignare. Grazie della risposta, anche se tardiva ed indiretta. Mi fa piacere sapere che avevo ragione, anche se dubito che questo sia dovuto ad una qualche maturazione intellettuale dell’estremismo locale.

    2) Tra i vari personaggi di questa commedia ci sono anche quelli che non ne hanno mai abbastanza: cadere nel fosso del ridicolo non basta, si portano dietro anche il badile per scavare e farlo più fondo. Parafrasando liberamente:
    Tanghero: “Censura! Minculpop! Operazione di regime! Inaudito! Vogliono impedire ad un autore di creare liberamente un testo secondo la propria creatività!
    Autore: “Guarda che l’autore sono io, ed ho deciso io di mia volontà cosa metterci e cosa togliere dopo aver provato a vedere come suonava…
    Tanghero: “Inaudito! Vergognoso! Non penserai mica di poter scrivere quello che vuoi senza passare per il nostro veto? Siamo noi ad avere il monopolio della verità sull’argomento!
    Io: “” (scena muta, abbacinato dalla fulgida logica)

    3) Tra i vari fenomeni che la politica triestina è riuscita a far emergere dal calderone la figura di questo GPL (Gilberto P.L., che avete capito?) è una delle più evanescenti e strampalate – però ha un grande pregio: parla poco. Con grande sollievo del resto del pianeta, potremmo dire, visto che quando esterna ci si accorge della sua esistenza, della sua preparazione, e del suo livello intellettuale. Si potrebbe dire che tacendo faccia l’imitazione di Camber (sperando magari anche lui in una poltrona romana), ma i risultati sono ben diversi. Durante il suo periodo da vicesindaco ha parlato una volta sola, per fare apologia di un commando di terroristi che voleva interferire con le elezioni del 1921, poi si è calato in un silenzio ininterrotto. Neanche da presidente del Teatro stabile del FVG ha dato segni di vita, intelligente o meno. Forse l’assurdità di trovarsi coinvolto, lui, in un attività culturale era uno shock troppo forte da assorbire. Comunque ora che del Teatro e vicepresidente sembra che si sia rilassato ed abbia perso il controllo della lingua. Dico io: se aveva dei dubbi sul testo non poteva, chessò, chiedere delucidazioni nel consiglio di amministrazione di cui fa parte, oppure chiedere direttamente all’autore? Fare sparate a mezzo stampa per poi avere una risposta e venir sputtanato sempre a mezzo stampa mi pare una via assai contorta di risolvere i propri dubbi. Forse che per scrivere un email bisogna saper leggere e scrivere, mentre per un intervista no? Pure ipotesi mie, sia chiaro, ma mi piacerebbe capire la logica gilbertina.

    Cosa darei per essere presente alla prossima sedute del CdA… Da un lato un Budin probabilmente seccato delle false accuse rivoltegli, dall’altro il fedifrago autore delle false accuse reduce da una sonora e pubblica umiliazione. Dite che GPL chiederà scusa della propria dabbenaggine?

    Anch’io ho un dubbio, e non avendo altri modi di contattare il GPL provo a chiedere delucidazioni a mezzo blog. Chiunque abbia una seppur minima conoscenza dell’ambiente teatrale ha immediatamente scartato le esternazioni gilbertine come fantascienza di bassa lega: un amministrativo che ordina ad un creativo cosa metterci nel copione è quanto di più improbabile si possa ipotizzare – in tutti gli enti teatrali d’Europa. Il fatto che GPL abbia ritenuto che una tale baggianata, se diffusa tramite i media, potesse essere presa presa sul serio da chiunque non sia un professionista dell’esodomiomachia, significa che:
    a) il GPL è riuscito a completare un intero mandato ai vertici di un Ente teatrale senza capire un accidente;
    b) il nostro GPL si è limitato ad incassare lo stipendio senza mai avvicinarsi ad un teatro;
    oppure
    c) durante la gestione GPL era prassi comune al Teatro stabile del FVG che il presidente dettasse i testi agli autori?

    Visto che il funzionamento dell’Ente si basa su soldi pubblici penso che la questione sia legittima e pertinente…

    Aspetto con ansia e col popcorn in mano la prossima puntata di questo circo.

  38. Luftanze

    @Luigi purtroppo sono di fretta, quindi sintetizzo:

    1)Sullo spettacolo ora non si capisce piu’ nulla. Se, come suggerisci, c’e’ stato “qualcuno” che ha suggerito cosa immettere nel testo sarebbe bello conoscerne il nome e cognome. Per ora sappiamo solo i nomi di chi ha sicuramente e non discretamente preteso di dettare legge su cosa NON mettere.

    2)Non posso rispondere su come reagirebbe la minoranza slovena nell’esempio da te citato, dato che solitamente esprimo le mie considerazioni personali e non mi piace fare fiction con i “se”, quindi passo ai fatti riscontrabili: Il famoso testo della commissione storica mista italo/slovena da te citato nella risposta a Marjan e’ stato accettato come ufficiale e condivisibile dalla parte slovena (anche in Slovenia), da quella italiana no (e’ stato praticamente “insabbiato” e non se ne parla nemmeno piu’). Perche’?

    3)Su Pahor direi che uno dei suoi massimi pregi (considerazione personalissima) e’ stato quello di mettere il dito nella piaga relativa ai numerosi eccidi sommari compiuti dal regime Jugoslavo nel primo dopoguerra. E questo negli anni 70, quando sicuramente non era facile farlo come oggi e per questo ha subito diversi pesanti soprusi, compreso l’interdizione ad entrare in Jugoslavia e la sottrazione a scopo di censura delle bozze di stampa di alcuni suoi testi. Gia’ questo dovrebbe bastare a farlo comprendere come una persona schietta. Non condivido sempre le sue posizioni ma, come gia’ detto, penso cio’ sia dovuto agli inevitabili diversi punti di vista che si possono avere con esperienze di vita cosi’ diverse (qualitativamente e quantitativamente).

  39. Luigi

    @ufo

    Ecco bravo, continua pure a ridere (meglio: rosicare)!

    @Luftanze

    Ti rispondo altrettanto sinteticamente (perché anch’io sono di fretta):

    1. Di preciso non lo so neanche io a chi è venuta in mente quell’idea. Qualcuno – malignamente forse – ha fatto il nome di Guido Botteri, il direttore dello Stabile. E, da quanto amici disinteressati a queste polemiche mi hanno detto, la cosa non sarebbe del tutto campata in aria.

    2. Infatti, se leggi quanto ho scritto, ho citato il pezzo della relazione italo-slovena proprio per evidenziare un esempio di quanto affermano gli storici sloveni.

    3. Su Pahor credo di essermi espresso abbastanza compiutamente e senza equivoci. Ti faccio solo notare che il suo famoso libro-intervista a Kobcek scritto con Alojz Rebula (Edvard Kocbek: pricevalec nasega casa) denunciava le mattanze compiute contro i collaborazionisti sloveni a fine guerra, e non si riferiva in generale a tutti gli eccidi compiuti dagli jugoslavi, quindi contro anche gli italiani. Che io ricordi del resto Pahor di questi ultimi non ne ha mai parlato, confermando quella “freddezza” sul punto che in Slovenia (e in Croazia) traspare quando si tratta di fare i conti col passato recente.

    4. In conclusione, io continuo a dire che quella di mettere la frase in sloveno nello spettacolo di Cristicchi sull’esodo sia stata (specie col senno di poi) una pessima idea, buona perlopiù ad innescare le classiche polemiche a go-go, tutte triestine, pronte sempre a scoppiare. E che, a parti invertite e in un caso come quello da me ipotizzato, gli esponenti della minoranza slovena avrebbero risposto, alla meglio con un “no” secco, alla peggio con parole di fuoco.

  40. effebi

    Nello spattacolo avrei anche inserito un cenno sull’eroica resistenza degli Histri impegnati in battaglia su monte Muliano contro le legioni romane.

  41. El baziloto

    Dall’ultimo intervento di ufo:

    “(…) questa armata Brancaleone dell’estremismo nazional-optante”

    Ecco: io ho finito di leggere a questo punto.

    Fra i manipolatiri ideologici titini originali e le loro pallide controfigure degli anni ’10 del XXI secolo preferisco di gran lunga i primi.

    I titini per lo meno venivano dopo una lunga e sanguinosa guerra a proporci le carabattole di un futuro luminoso e grasso, senza che poi si sapesse troppo bene delle porcate fatte in nome della loro ideologia. Pareva financo a portata di mano, in definitiva, il sorgere del sol dell’avvenire.

    Dopo tutto quel che è successo, i secondi sono tanti piccoli Hiroo Onoda infrattati nella loro foresta mentale. Certo: ben pochi sono quelli che ancora ripropongono le tematiche rivoluzionarie per la risoluzione delle problematiche del mondo intero, ma il contorno di bojate resta tale e quale.

    Siete fuori tempo massimo, ragazzi.

  42. ufo

    @39 Infatti rido, gigino: sia per lo show principale che per le band di supporto sul palco di bora.la.

    Mi fanno particolare tenerezza (sono piccoli, ma cresceranno) quelli che ancora vanno in cerca del “suggeritore” dopo che ieri il Primorski ha pubblicato l’intervista al Cristicchi:

    Q.:”Taluni hanno sostenuto a gran voce che le citazioni le siano state suggerite…
    R.:”Questo non è assolutamente vero.

    Se vuoi il mio parere è stato effebi a dare il fatidico suggerimento pur di aver occasione di commentare qua in giro, e quello di Pahor è l’unico nome di scrittore sloveno che conosce…

    @40 Contro le legioni romane? Allora erano slavocomunisti? Tovariši Histri!

  43. ufo

    @41 Stai cercando di dirmi che i lemming professionisti del esodologia non sembrano un armata Brancaleone? Forse ti do ragione. Ogni tanto mi passano sotto il balcone i bambini dell’asilo in fila per due tenendosi per mano. Pero loro un adulto o due sembrano esserseli portati dietro…

  44. El baziloto

    Sto cercando di dire che l’utilizzo della parola “optante” (nel tuo caso “nazional-optante”) è ideologicamente connotata.

    Hai capito, sergente Onoda?

  45. effebi

    Ufo…

    sei a corto di argomenti che ti aggrappi a me ?

  46. effebi

    slavocomunisti, italofascisti, slovenazisti, nazionalcomunisti…

    credo siano esistiti veramente… credo…
    (anche se, dopo monte Muliano, potremmo veramente dubitare di tutto)

  47. Luigi

    @ufonoda

    Tu non stai bene. Altrimenti non avresti proprio bisogno di queste risate in solitario e delle tirate demenziali (“lemming professionisti del esodologia”) perché la vita ti sorrida un minimo.

  48. Triestin

    Quando il regime jugoslavo decideva di realizzare una pulizia etnica lo faceva brutalmente e in tempi rapidi, immediatamente a ridosso della fine della guerra (come fece per i tedeschi e una parte degli ungheresi). Nel caso del lungo esodo istriano le motivazioni sono molteplici, tra le quali quelli della violenza e della repressione non furono sempre prevalenti.

  49. Luigi

    Bel discorso. Esattamente uguale nella forma a quello che fanno alcuni a Trieste per dimostrare che, in fondo, il regime fascista non se la prese poi così tanto con gli sloveni e i croati, visto che in venti anni non gli riuscì di cancellare (o tantomeno ridurre sensibilmente) la loro presenza di qua dei confini italiani. Se l’effetto dell’esodo istriano non è stato, alla fine, il frutto del “bratstvo i jedinstvo” jugoslavo, figuriamoci quanto i fascisti potevano voler male agli alloglotti! Anche qua si dimostra perfettamente valida la proprietà commutativa dell’algebra elementare: cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia.

  50. Triestin

    Le motivazioni che portarono alla partenza di circa 200000 istriani in 15 anni furono molteplici e complesse, e non possono essere ridotte alla semplice retorica degli italiani in fuga braccati dai feroci slavocomunisti.

  51. Luftanze

    @Luigi 39Grazie delle risposte e ti offro la mia replica sui punti:

    1) in assenza di dati concreti direi che e’ meglio lasciar perdere, con la dietrologia si puo’ andar lontano e da nessuna parte allo stesso tempo.

    2) Con questo punto volevo far semplicemente capire come se da un lato (quello sloveno) si e’ fatto uno sforzo per accettare ufficialmente una visione condivisibile dei fatti, dall’altro proprio questa visione e’ stata in seguito rifiutata e rimossa. Lasciamo da parte le considerazioni dei singoli, che possono essere piu’ o meno estreme (non vedo perche’ non ci debbano essere estremisti anche dal lato sloveno, se ci sono dal lato italiano…), quello che conta secondo me e’ il cercare punti di contatto, e la relazione da te citata poteva essere una buona base di discussione.
    Personalmente non ho problemi a rigettare la tesi degli “optanti” presentati esclusivamente come se si fosse trattato di scegliere liberamente tra due sistemi equivalenti e senza pressioni. Senza nemmeno aver bisogno di approfondire sui testi basta farsi quattro chiacchiere con chi quelle vicende le ha vissute (finche’ sono ancora vivi…) per capire che la situazione era ben piu’ complessa dal come una o l’altra parte vuol far capire semplificando i concetti in maniera estrema.

    3) Su Pahor rileverei come e’ di oggi un’intervista sul Primorski Dnevnik dove dichiara chiaramente come da Sloveno puo’ ben comprendere il dramma degli esuli (e dice chiaramente esuli, non “optanti”), smentendo con precisi riferimenti e citazioni l’accusa che non ne abbia mai parlato in precedenza. Se ti serve la traduzione dell’estratto online te la faccio volentieri: http://www.primorski.it/stories/trst/220359_pahor_razumem_boleino_ezulov/#.Ump-GCjwXKY

    4) siamo nel campo delle ipotesi e in collegamento con l’inconsistenza del punto 1.

  52. Luigi

    Infatti ti conviene fare una cosa: leggere qualche libro serio (uno l’ho anche indicato sopra) così da capirci qualcosa in più dell’argomento, visto che te ne dimostri abbastanza digiuno, tanto in quanto al contesto e alle ragioni dell’esodo, quanto circa gli stessi numeri (gli esuli furono circa 300.000, dei quali almeno 250.000 italiani).

  53. Triestin

    Sui numeri preferisco tenermi basso, seguendo Pirjevec: 350000 era infatti il totale degli abitanti dei territori passati alla Jugoslavia.

  54. effebi

    50

    Triestin
    25 ottobre 2013, 16:41
    Le motivazioni che portarono alla partenza di circa 200000 istriani in 15 anni furono molteplici e complesse, e non possono essere ridotte alla semplice retorica degli italiani in fuga braccati dai feroci slavocomunisti.

    esatto la dicitura corretta sarebbe:
    “…dai nazionalcomunistislavi + italocomunistifarlocchi”

  55. effebi

    51 luftanze…

    Pahor è come il vino, invecchiando migliora.

  56. Luigi

    @Triestin

    Tieniti basso quanto ti pare sui numeri, ma calcola che:

    1. Secondo il censimento del 1936 le Provincie di Pola, Fiume e Zara (cioè le aree poi interessate dall’esodo degli italiani nel dopoguerra) avevano complessivamente 425.510 abitanti

    2. Nel suo libro sulle foibe (che secondo me tu non hai neanche letto) Pirjevec scrive questo sull’esodo a pag. 137: “Quanti furono i profughi italiani (ma anche sloveni e croati) dall’Istria e Zara? 204.000 secondo il censimento dell’Opera Profughi Giuliani e Dalmati, cui vanno aggiunti altri 40-50.000 che non si sono fatti censire per motivi vari, per cui la cifra di “oltre 300.000 e di 350.000″ (generalmente citata), è poco credibile”

    Perciò, evita di scrivere cazzate.

    @Luftanze

    Ho letto l’intervista a Pahor che mi hai linkato (grazie della segnalazione) e devo dire che a parte qualche passaggio dimostra una certa sterzata rispetto a delle precedenti dichiarazioni.

    Ne cito solo due. In un’occasione, durante una conferenza in un istituto scolastico della Provincia di Gorizia, Pahor ha ripetuto la storiella per cui gli esuli furono convinti a lasciare l’Istria dalla Lega Nazionale (pensa un po’ te!!!). In un’altra, più recente, nel corso di un incontro curato con Mila Orlić (con la quale ha curato un libro), ad un accenno di uno del pubblico è venuta fuori dai conferenzieri (non ricordo ora se era lui o la Orlić) la solita storia che gli istriani erano “liberi” di optare o no per l’Italia. Tanto per inquadrare a tutto tondo.

    Quanto al resto, mi ripeto: ho citato la relazione degli storici italiani e sloveni solo per evidenziare come anche la storiografia slovena più recente (per la quale, comunque, assieme a quella croata l’esodo rimane tuttora un bel buco da affrontare) di strada ne abbia fatta rispetto a quella degli anni ’50, ’60 e ’70 specialmente. Le polemiche quindi scoppiate in Italia in merito alla pubblicazione-non pubblicazione sono del tutto fuori luogo in quello che dicevamo. Oltretutto mi colpisce leggere questa tua frase: “non vedo perche’ non ci debbano essere estremisti anche dal lato sloveno, se ci sono dal lato italiano”, giacché, per quanto gli estremisti siano ovunque, io non considero un bene, o anche una cosa “normale” che da parte italiana ci siano degli estremisti che coltivano prevenzioni contro gli sloveni. Né tantomeno immaginerei di “giustificarne” la presenza col fatto che lo stesso accade tra gli sloveni.

  57. Luigi

    Una precisazione sempre per Triestin

    I 425.510 abitanti conteggiati nel 1936 riguardano – lo ripeto – SOLO l’Istria, il Quarnaro, Fiume e Zara.

    Se infatti vogliamo parlare di TUTTE le aree passate dopo il 1947 alla Jugoslavia (quindi anche i comuni delle ex Provincie di Gorizia e Trieste) il totale arriva a ben 590.639.

  58. marjan

    ed eccoci di nuovo ai numeri.

    me fazo storico anke mi.non nego le foibe, ma solo quella de bazovica. per questa la ciffra ammonta a 5000 barbaramente uccisi?

    il quotidiano triestin anni fa, el ga pubblica dei volumi intitolati ” TOP SECRET “. Gli studi di tali volumi furono eseguiti dopo ke el governo USA, ga verto i loro archivi de guerra (cosa ke i taliani non ga tempo de far). cusi i nostri studiosi i ga pensa; mah andemo a darge un ociada. e varda un po. ki ga letto i volumi, el ga nota ke sulla foiba de bazovica, i americani i ga scritto che dopo gaver inizia le ricerche i ga dovu smetter de farle, perchè sul quantitativo dei numeri proclamati dal governo talian (cc 5000), i americani i ga trova solo una ecina de corpi, tra cui questi perlopiù tedeschi, caduti durante la battaglia per bazovica. come scusa per non far incazar la jugo con l’italia ke parla falsità sui numeri el governo usa, ga dovu scriver che ga fini le ricerche per problemi tecnici e non per mancanza de prove.

    p.s.
    nella foiba de opcine “altra pompada dei soliti” i cadaveri gettati nel pozzo furo i cadaveri dei tedeschi, morti durante la battaglia per opicina. non avendo dove mettere tutta quella gente, per evitare la decomposizione in strada hanno preferito gettarli nel pozzo. fonte tratta da molti paesani.

    su luigi. avanti coi numeri

  59. effebi

    marjan, te ga vinto ti dai… desso gioghemo la sesa in alto

  60. Luftanze

    Bene, su Pahor direi che abbiamo completato il dossier 🙂 Complimenti per i dettagli riportati che ne dimostrano l’evoluzione del pensiero. Per me conta che questa sia positiva.

    Non concordo pero’ sul fatto che riportare le polemiche relative alla (non)pubblicazione della citata relazione sia fuori luogo. Per un semplice motivo: come ci si puo’ aspettare che la gente possa sviluppare le proprie conoscenze storiche se nemmeno cio’ che dovrebbe essere condivisibile non viene accettato con i crismi dell’ufficialita’ da una delle due parti “contendenti”? Ad esempio, tu puoi giustamente utilizzare una citazione della relazione per riprendere il tuo interlocutore quando se ne esce con qualche sproposito proprio perche’ la stessa non puo’ poi essere messa in dubbio dallo stesso interlocutore. Questa distorsione secondo me andrebbe corretta e allora sarebbe piu’ facile per tutti poter discutere evitando di scivolare nella deriva degli estremismi (dei quali non mi sono mai rallegrato ne’ li ho “giustificati”, semplicemente ho constatato come siano presenti dappertutto- se da un lato si trovava gente che poneva i limiti nazionali sloveni sull’Isonzo o addirittura sul Tagliamento, dall’altro abbiamo ancor oggi personaggi che propinano convintamente la displuviale come unico criterio di definizione dei “sacri confini dell’Italica patria”….. ). Trovo molto piu’ triste e preoccupante la mancanza di confronto a livello di storiografia ufficiale (che dovrebbe servire da riferimento e orientamento), piuttosto che le “verte” dei singoli. E questo, in tempi dove si approvano leggi contro il negazionismo senza nemmeno definire quale sia la versione dei fatti che si vorrebbe proteggere dalla negazione/revisione.

    Sull’evoluzione della storiografia slovena direi che e’ un atto dovuto, visto il radicale cambiamento di sistema rispetto agli anni 50-60-70 etc.., quando argomenti del genere erano tabu’ a causa del regime. Tuttora il dibattito e’ molto polarizzato e politicizzato, ma almeno c’e’ dibattito, e soprattutto ricerca concreta. Secondo me, i passi piu’ interessanti in questo campo si stanno compiendo proprio con gli studi campali sul fenomeno delle esecuzioni sommarie. La cosiddetta ricerca forensica, che prevede la mappatura dei luoghi teatro di esecuzioni sommarie con eventuale recupero dei resti. Un approccio fondamentale ed un lavoro immane, data la vastita’ e dispersione geografica del problema, ma che in molti casi puo’ sopperire efficacemente alla cronica mancanza di fonti documentali.
    A Trieste invece stiamo ancora a martellarci gli zebedei con cosa contengono o meno le due foibe dichiarate monumento nazionale basandoci su materiale esclusivamente documentale (chiaramente ogni parte tira fuori cio’ che puo’ opportunamente supportare la propria tesi) e stime approssimative. Personalmente anche qui sarei propenso ad un’approccio pragmatico di tipo forensico, che invece da noi viene completamente ignorato, osteggiato e negato per ragioni inspiegabili (o intuibili?), e che potrebbe in molti casi mettere fine almeno ad alcune controversie su numeri e fatti accaduti. Non ci troviamo nella Jugoslavia degli anni 50-60-70, quindi sarebbe un bene che non ci fossero tabu’ neanche da noi.

  61. Matteo

    Luftanze

    Perche a trieste fa comodo per qualcun mantener vivo il clima de jugo ani 50 60 70, e anche non xe nisuna volonta storica de meter le robe in ciaro

    Cmq ghe xe una zaia de libri che smentisci e conferma ogni tesi che qualchedun la meti davanti

  62. Matteo

    A si, la verita sta nel mezo

  63. Zubi Zarreta

    slo il tempo forse ci salverà

  64. Zubi Zarreta

    solo

  65. El baziloto

    @ Luftanze

    Ti rendo noto che quelle che tu chiami “ricerche di tipo forensico” in Slovenia, e cioè le calate di speleologi nelle foibe per verificarne il contenuto, sono state ufficialmente bloccate con atto politico ancora anni annorum fa.

    In particolare, nella zona del Capodistriano delle 116 cavità da esplorare indicate dallo speleologo Franc Malec’kar ne sono state esplorate 11. Fra settembre e ottobre del 1991 da queste 11 cavità vennero estratti 360 kg di ossa umane. Secondo la relazione ufficiale a cura degli speleologi, si raccolsero solo le ossa superficiali, rimandando ad un secondo momento il recupero dei resti parzialmente o totalmente sepolti.

    Queste ossa vennero spedite a Lubiana per un’indagine forense, i cui risultati furono financo ridicoli: si stabilì infatti che si trattava di resti umani prevalentemente maschili di circa 130 persone, molti con segni di fratture e di fori da proiettile, ma si disse che non si poteva dir altro, nemmeno sulle cause di morte.

    I risultati vennero noti nel 2001, e cioè a dieci anni (!!!) dal recupero dei resti.

    In varie interviste Malec’kar segnalò che dal momento in cui risultava alla gente del luogo che la sua squadra avrebbe dovuto esplorare questa e quella foiba, vari furono i tentativi di sabotaggio: getto di calce viva nelle fenditure, di carne avariata, di vario materiale inerte.

    Il comune di Capodistria dopo le esplorazioni dei primissimi anni ’90 non finanziò più nulla, e quindi tutto s’è bloccato.

    Riguardo alla questione più generale, personalmente non ho nessun problema ad eliminare il monumento nazionale di Basovizza, spostando il tutto in una foiba in Slovenia o in Croazia. Ovviamente i due governi di Slovenia e Croazia dovranno garantire alle autorità italiane la salvaguardia del luogo (non come a Montona, dove varie volte degli ignoti hanno abbattuto una semplice croce messa su campo privato e recintato dalla Famiglia Montonese a memoria dei trucidati nella zona), nonché totale libertà di manifestazione in loco, con le autorità italiane eccetera eccetera.

    In pratica, gli italiani dovrebbero poter organizzare delle riunioni/manifestazioni simili a quelle che si fanno oggi a Basovizza per i fucilati sloveni.

  66. Luigi

    @Luftanze

    In tutta sincerità, credo che stiamo debordando. Qui infatti importava cosa hanno sottoscritto gli storici sloveni sull’esodo dall’Istria (è di questo che si parlava) all’interno della relazione sui rapporti italo-sloveni, non della storia (infelice) del documento. Da quel che scrivi invece tu la butti su questo punto per far vedere implicitamente come sulle foibe (che sono un altro argomento) gli sloveni sarebbero tot passi avanti mentre gli italiani (o meglio i soli triestini) ancora perdono tempo a baruffare.

    Intanto va rilevato che – come ti ha fatto notare Baziloto – sulla “cosiddetta ricerca forensica” le cose in Slovenia non stanno al 100% come hai scritto te. E poi un conto sono le indagini speleologiche (che peraltro nel territorio italiano vennero compiute già negli anni ’40 e ’50 su una settantina di fosse e foibe), altro quelle più prettamente storiografiche.

    In Italia infatti da anni – come dicevo all’inizio – puoi trovare un insieme di articoli, studi e libri scritti da studiosi e accademici di alto livello (come Raoul Pupo e Roberto Spazzali) dove l’argomento foibe è affrontato senza sia che venga sminuito il ruolo del fascismo nel quadro interpretativo sia che quel ruolo offuschi (come a lungo è successo, specie in Jugoslavia, cosa che si vede bene ancora in quello che scrive Marjan) l’analisi e l’esposizione delle altre evidentissime chiavi di lettura.

    In Slovenia invece, se in generale si è cercato di affrontare questo “macigno” del passato per quanto riguardava i fatti dopo il 1945 accaduti tra sloveni (come quelli denunciati a suo tempo da Kocbek circa l’eliminazione dei collaborazionisti domobranci e belagardisti da parte dei partigiani), per quanto riguarda le vittime italiane l’atteggiamento è sempre stato un tantino diverso. Al punto che un libro come quello di Pirjevec (che per esempio secondo Raoul Pupo compie dei passi indietro PROPRIO rispetto alla stessa relazione italo-slovena!) è stato tradotto in sloveno e avallato da alcuni dei massimi storici e ricercatori del Paese. Tra questi Nevenka Troha, che a quel libro ha collaborato (scrivendo uno dei saggi della collettanea), che aveva già scritto degli articoli in merito e che ha fatto anche parte proprio della commissione mista di storici.

    Questo va tenuto presente quando si allude al “confronto tra storiografia ufficiale”, che peraltro è un’espressione errata sia sotto il punto di vista dei fatti (non mi risulta da nessuna parte che manchi un confronto tra storici italiani e sloveni) sia sotto l’aspetto “tecnico”, visto che né in Italia, né in Slovenia esistono – fortunatamente aggiungo – delle “storiografie ufficiali”, come quelle rispettivamente dell’epoca fascista e di quella comunista. Esistono semplicemente delle “linee” storiografiche, più o meno influenzate sia dall’approccio agli studi che dal loro grado di avanzamento.

  67. Luigi

    @Marjan

    Guarda che qua i “numeri” riguardavano gli esuli, non gli infoibati!!! La capisci la differenza?

    Singolare poi il resto del tuo messaggio. Evidentemente tu ignori del tutto che oggi in Italia cifre come quelle che hai riportato te (5.000 vittime nella sola foiba di Basovizza) alla meglio non ci sono e alla peggio vengono tirate fuori in articoli di mano neofascista, mentre gli storici italiani ne danno un quadro com-ple-ta-men-te diverso.

    Te l’ho già detto: tu devi leggere qualcosa di più attuale e di più serio della vecchia storiografia jugoslava dell’epoca socialista, prima di lanciarti in questi patetici (e perfino strambi) assalti internettiani. Sveglia: non siamo più nel 1945!

  68. Luftanze

    Ringrazio El Baziloto per il tempestivo aggiornamento sui progressi della ricerca forensica.
    Aggiornamento che forse andrebbe un po’ aggiornato dato che nel frattempo si e’ esplorato altri siti e provveduto a mappare e sondare i luoghi di occultamento raggiungendo quasi 600 siti (cifra chiaramente non definitiva che va dalla sepoltura singola alla fossa comune). In alcuni casi grazie alle analisi del DNA si e’ riuscito anche a dare un identita’ concreta ad alcune spoglie come nel caso dell’abisso “pri Konfinu” http://www.delo.si/clanek/o161101, ed in questo caso parliamo del 2007. Poi ci sarebbe l’ex pozzo minerario di “Huda Jama” nel quale si sono svolte ricerche dal 2008, riesumando circa 800 soggetti (con altri 2000 stimati ancora in loco) http://www.dnevnik.si/slovenija/v-ospredju/iz-rova-sv-barbare-doslej-prekopali-posmrtne-ostanke-okoli-800-zrtev. Qualche mese fa si sono effettuati dei sondaggi in zona di Tolmin su indicazione delle autorita’ italiane per cercare i resti di soldati italiani (con risultato negativo).

    Nessuno dice che si tratti di un lavoro facile, veloce o dal risultato assicurato (anzi, data la vastita’, le difficolta’ sono esponenziali ad ogni nuova scoperta), ma almeno qualcosa viene fatto, con la finalita’ di assicurare degna sepoltura ai resti, di qualunque tipo/provenienza essi siano. Chiaramente questo genere di ricerche ha anche un costo e in tempi di crisi e’ difficile far comprendere all’opinione pubblica la necessita’ di occuparsi anche di queste tematiche. Sicuramente vi saranno anche difficolta’ di tipo politico, strumentalizzazioni di uno od altro aspetto a seconda dell’opzione al governo, e chi lo nega?

    Non metto in dubbio che sia doveroso offrire la possibilita’ di commemorare i propri cari anche a chi li ha persi arbitrariamente a causa di esecuzioni sommarie e ingiustizie assortite, creando un sito commemorativo dedicato. Semplicemente non vedo come mai ci si debba evidenziare dettagli (in questo caso la stima dei numeri, solo nel caso di Basovizza) che possono risultare ambigui fomentando i dibattiti infiniti ai quali possiamo assistere ogni volta che si toccano questi argomenti. Come giustamente ha riportato el Triestin, ci sono pile di testi che sostengono una o l’altra versione e alla gente si impone una scelta, come se si trattasse di una partita di calcio.

  69. effebi

    poracci… erano così contenti quando ieri potevano farsi belli ponendosi in alternativa alla destraccia neo-fascista locle…

    oggi si devono misurare a sinistra con Simone Cristicchi…

    li comprendo

  70. Luigi

    @Luftanze

    Mi permetto di risponderti sulla chiusa che hai fatto a baziloto: in realtà su Basovizza – e in generale sulle vittime della Venezia Giulia – i numeri espressi dalla storiografia scientifica non sono “ambigui”. I “dibattiti infiniti” (come li chiami tu) ci sono perlopiù tra due parti: da un lato i vari Cernigoi, Kersevan, Volk & co (tutti nostalgici della Federativa), dall’altra gli esuli, le vittime e gli ambienti a loro vicini.

    In pratica chi cerca di “ridimensionare” (e non solo numericamente) il fenomeno e chi, talvolta o in varie occasioni (dipende dai casi), ha anche allargato le stime.

    Quindi, per concludere, l’ambiguità si verifica in un ambito che ESULA, almeno in larga parte, da chi si approccia alla materia delle foibe in modo spassionato.

    Quanto alle “pile di testi”, la realtà (molto più semplice) è che in Italia questi testi non vengono proprio letti. Che riguardino le foibe come altri argomenti di storia in generale. Cosa che, peraltro, pare non aver fatto lo stesso Triestin che hai citato in proposito.

  71. effebi

    mi domando se ancora dobbiamo mettere sul bilancino i numerelli… quando è evidente il fatto che si scappava di là per venire di qua (italiani e slavi lo fecero) e non il contrario.

    siamo emigrati ? esodati ? esiliati ? vogliamo usare un termine piuttosto dell’altro ? in foiba son finiti tanti ? pochi ? se ne sono andati tanti ? pochi ?

    nessuno se ne andava, da qui, per andare di là, nel paese del “benessere e felicità totali e reali”, chi ci andò (leggi monfalconesi) se ne pentì amaramente.

    poi sappiamo bene come è finito quel paese tra feroci odi etnici dopo essersi indebitato alla follia.

    Jugoslavia = fallimento totale (dalla sua nascita alla sua autodistruzione)

  72. capitano

    Eh no cari, qui c’è un particolare non da poco da considerare. Che non tutti gli esuli fossero degli stinchi di santo lo si leggeva già nel 48, che gran parte arrivassero addirittura a fare carriera nei CLN d’Italia e a influenzare la politica locale lo ha scritto in quegli anni Sustersich.

    Ai nostri compagni lettori gioverà tuttavia una premessa atta a porre nella giusta luce, in questo trambusto di idee, le diverse interpretazioni
    in proposito e gli abusi in virtù dei quali molti oggi riescono a classificarsi «esuli», in Italia, a Trieste e altrove, per trarne adeguati vantaggi. Quattro sono le categorie di esuli che hanno lasciato le terre annesse ed amministrate dagli jugoslavi.
    La prima, fuggita in aprile, maggio, giugno 1945, comprendente criminali fascisti, fascistoidi, spie, collaboratori nazisti (tutti di parte italiana) e, fra quelli di parte serba, croata o slovena, ustascia, belogardisti, seguaci di Ante Pavelic, spie al servizio dei fascisti e dei nazisti, i cetnici di Mihailovich, piccole frazioni delle sette non ancora morte, Mano Nera, Mano Bianca, Orjuna, Sokol, Idranska, Straza,
    Srnao, Narodna Odbrana ecc., aderenti come in passato alla monarchia Karageorgevich (il rimanente ha ingrandito il minestrone titino salvando la pelle e facendo causa comune con lui).
    La seconda, fuggita dalla fine del 1945 e tutto il 1946, comprendente capitalisti, strozzini, speculatori, arricchiti di guerra sia di parte italiana che croata o slovena, impediti di continuare i loro lerci affari.
    La terza, quella degli affamati operai, pescatori della costa istriana e dalmata, contadini a giornata per la maggior parte di lingua italiana, rovinati dal prelievo degli utensili di lavoro nelle fabbriche e nei cantieri,
    delle reti da pesca e del macchinario agricolo; fattore determinante, la mancanza di lavoro.
    La quarta, i nostri compagni che, ingenuamente sfruttati per ragioni di lotta che non erano le loro, si soni visti colpiti fra i primi.
    Ora se, per le prime due, i vari C.L.N. versano lacrime di coccodrillo, per le altre non lesinano ’umiliazione, gli insulti e l’affamamento.

    http://zinelibrary.info/files/Nella+linea+di+faglia+tra+Est+e+Ovest+rid+%285%29.pdf

    è inutile che Cristicchi metta tutti nello stesso calderone così come gli imperituri commentatori annacquino il tutto nella solita pappa cotta e stracotta da 70 anni.

  73. El baziloto

    Mi permetto allora di aggiornare Luftanze ancora sul tema delle c.d. “ricerche forensiche” di cui lui tratta.

    Visto che i cadaveri spuntavano fuori come funghi in Slovenia e vista l’inerzia da parte di vari enti locali, allora nel 2005 venne istituita una commissione ufficiale governativa: la “Komisija Vlade Republike Slovenije za reševanje vprašanj prikritih grobišč”. Questa commissione venne investita di vari compiti, il primo dei quali era censire il numero delle fosse comuni, poi di esplorarle, poi di identificare i morti, poi di spiegare perché erano morti eccetera eccetera.

    Arrivati all’identificazione di oltre 1000 siti da esplorare ed iniziate le verifiche con le scoperte che comprendono quelle da te riportate, nel 2008 il mandato alla commissione venne revocato e le ricerche bloccate.

    Fine della storia, per ora, salvo qualche esplorazione locale più che altro di tipo privato.

    Esistono anche dei filmati su youtube di speleologi che entrano nelle foibe slovene e maneggiano femori e teschi, in anni recenti.

    Perché i lavori sono stati bloccati? Secondo quello che dicono certuni (sloveni) perché dall’enormità dei numeri che vengono fuori parrebbe che la Slovenia sia stata nell’immediato dopoguerra il paese europeo col più grande numero di trucidati in relazione alla popolazione. Ma non solo: a questo punto parrebbe pure che il numero dei collaborazionisti s’innalzerebbe a tal punto da far crollare completamente la teoria pluridecennale del popolo sloveno che “come un solo uomo” si alzò contro l’invasore nazifascista.

  74. El baziloto

    Capitano: sei arruolato di diritto fra gli ultimi dei Mohicani.

  75. El baziloto

    Comunque sia, se quella fonte da te indicata secondo te va bene, allora citandola da adesso chiamerai i compagni di Tito: “nazionalcomunisti jugoslavi”.

  76. effebi

    capitano ….eccomi qua, un delinquente…
    tutti gli “andati” del mio paese …tutti delinquenti…

  77. Luigi

    @capitano

    Il tuo pezzo è tratto dall’articolo “Gli sciacalli del CLN dell’Istria a Trieste” pubblicato in “Battaglia Comunista” n. 32, settembre 1948.

    Fra 65 anni forse capirai qualcosa in più.

  78. Luigi

    @ effebi 71

    La Jugo non è implosa dal di dentro, ma l’hanno fatta esplodere dal di fuori. Non lo sapevi? Ahiahiahiahiahi!

  79. capitano

    Bastava capire quali reazioni avrebbe scatenato il commento.
    Un, due, tre libera tutti. Esperimento riuscito.

  80. El baziloto

    E che ti aspettavi da un commento idiota? Applausi a scena aperta?

    O forse l’esperimento era: “vediamo se si accorgono che il commento è idiota”, e quindi l’esperimento in sé è idiota?

  81. John Remada

    Occhio che non ti scoppi qualche alambicco,capitano….nei tuoi esperimenti,magari usa l’uncino,così riduci i danni.

  82. GIAMPAOLO LONZAR

    @@@@ : Im questo thread si e’ diemticato un pensiero solo ; le minoranze in uno stato nuovo conme era la neo Jugoslavia sono un problema,
    come lo sono sempre in qualsiasi stato.
    Tito doveva iniziare a governare la sua nazione con meno problemi possibili

    In Jugoslavija gli Schwaben (tedeschi autoctoni) erano un problema e’ sono stati “allontanati” I tedeschi di Gottschee ( Kocevije) anche loro sono stati “allontanati” la scusa comune e che erano tutti collaborazionisti.

    Gli inglesi consegnarono a Tito tutti i Cetnici
    in fuga in Austria 15000 circa ?

    Le statistiche parlano che alla fine della guerra tra minoranze e abitanti che erano contrari a Tito se ne andarono 1.500.000 comprese persone di cultura medio alta.
    La cui mancanza creò non pochi problemi di
    progresso sociale, tecnico e creazione di nuove classi istruite.

    Così fù inutile cercare quarti di verginità ideologica.

  83. GIAMPAOLO LONZAR

    @@@@

    Così fù ! Inutile cercare quarti di verginità ideologica.

    Non mi ricordo chi lo disse :

    I governi non hanno princìpi ,ma interessi; e la loro morale si chiama propaganda.

  84. giorgio (no events)

    visto il baccano qui sopra, ieri sera ho preferito vedere “Una giovinezza enormemente giovane” con un Roberto Hertlizka magistrale.

  85. Luigi

    @Lonzar

    Pienamente d’accordo sul fatto che dopo il 1945 in Jugoslavia (come in diverse altre parti dell’Europa dell’est) le minoranze fossero un “problema”.

    Del resto questo lato “problematico” era apparso già dopo la Grande Guerra. Basti pensare ai casi più eclatanti degli stati successori dell’Impero austro-ungarico: nel 1919 la Polonia tornata indipendente contava ben il 30% di non polacchi (ucraini e tedeschi per la maggior parte), in Romania un quarto degli abitanti era di altra nazionalità (specie ungherese), mentre nella nuova Cecoslovacchia si registrava quasi il 35% solo di tedeschi. Nello stesso Regno dei Serbi, Croati e Sloveni le minoranze etniche ammontavano a più del 20% del totale (musulmani, tedeschi, albanesi, ungheresi, romeni, italiani, ecc).

    Le varie storiografie hanno sufficientemente affrontato questo aspetto in relazione alle “misure” che presero i vari stati in merito: si andava dai tentativi di assimilazione forzata (quelli che, per esempio, adottò l’Italia verso i tedeschi, gli sloveni e i croati, e che in modo analogo già il Regno SHS fece provare ai tedeschi, agli ungheresi e agli albanesi oltre pure agli italiani della Dalmazia) fino alle vere e proprie espulsioni più o meno pianificate. Nel 1919, ad esempio, Grecia e Bulgaria sottoscrissero un accordo sullo scambio delle rispettive minoranze (ricalcato su quello turco-bulgaro del 1913, primo esempio di trasferimento di popolazione pianificato), e così sarà dopo il 1923 per i greci della costa occidentale della Turchia, dopo la guerra greco-turca.

    Dopo la seconda guerra mondiale, la spirale di violenza che si era generata – soprattutto in relazione alla “guerra totale” sul fronte orientale aperto dai tedeschi – produsse degli effetti ancora più devastanti, tutt’al più che ai “problemi” nazionali ereditati dagli anni Venti si aggiungevano le ideologie totalitarie. I risultati li conosciamo: tra tutti quanti, milioni di tedeschi furono espulsi dai paesi dell’est – come in parte accennavi tu stesso – e nello stesso vortice si ritrovarono – pur con modalità diverse – anche gli italiani dei territori passati alla Jugoslavia.

    Quanto agli oppositori politici al nuovo regime comunista jugoslavo (come i cetnici serbi, gli ustascia croati e i belagardisti sloveni) sappiamo analogamente come andò a finire. E con quale entità.

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