19 ottobre 2013

Movida Raiding – Speciale Barcolana: Velika Manifestacija (Parte 2)!

(Qui la prima parte) Il pezzo forte della movida barcolana, comunque, resta il sabato sera, ovvero la vigilia della regata. Quest anno, la parola chiave è stata “official party”; fateci caso: nella serata di sabato, non c’era un locale, ad eccezione forse di un paio di kebabbari, che non si sia bullato di aver organizzato la festa ufficiale… ma ufficiale di che? Esiste forse un criterio per stabilire tale ufficialità? Misteri del marketing mediatico.

Ad ogni modo, Trieste al sabato sera, per una volta, è “the place to be”: orde di velisti più o meno per caso, che girano in gruppo sfoggiando la loro giacchetta North Sails e fanno a gara tra loro a chi offre il prossimo giro, sfilate di bonazze mai viste prima (già, pensiamoci: dove si nascondono per il resto dell’anno?) in equilibrio precario sui tacchi alti tra la folla, congreghe di compagnoni che fanno acquisti da qualche venditore ambulante, felici (complice l’alcool) di indossare un paio di occhiali sovradimensionati oppure di dimensioni normali ma luminosi (provate ad indossarli da sobri per più di dieci minuti senza stare male: vi sfido!)… la città offre un campionario umano piuttosto completo.

Vista la provvidenziale deroga – Barcolana tantum –  ai rigidi limiti imposti dalla recente normativa anti-degrado, i bar piazzano all’esterno un paio di casse e assoldano un deejay (chi un veterano della console, chi un neofita, ma qui dipende dal budget), nel tentativo di attirare la clientela e fare più casino del bar a fianco. Il risultato è uno scenario che qualcuno non esiterebbe ad equiparare ad un girone infernale: gente accalcata ovunque, difficoltà nei movimenti, impossibilità di raggiungere il bancone per poter ordinare qualcosa… il tutto mentre l’unz unz che esce dalle casse obbliga ad urlare per potersi consultare con l’amico a fianco (“che dici, ci spostiamo?”).

Sì, spostarsi. Come se fosse facile farsi largo in quell’ammasso di corpi. Peggio: mentre voi tentate affannosamente di guadagnare qualche metro, arriva da dietro il fenomeno di turno, che, parlando spesso un dialetto “foresto”, chiama a gran voce qualche conoscente avvistato da lontano e, proprio mentre vi fracassa i timpani, spinge da tutte le parti per avanzare, tirando manate e cercando di attirare l’attenzione dell’amico, che probabilmente l’ha lasciato indietro di proposito, visto il tipo in questione. Altissimo è poi il rischio che tutta o parte della vostra compagnia venga fagocitata dalla massa… a questo punto, cercate di chiarmarla al telefono, ma, con grande scorno di chi ha speso una paga per comprarsi un cellulare di ultima generazione (mettetevi il cuore in pace: nel frattempo è stato già superato dal modello di ultimissima generazione), non c’è linea! I nostri consulenti nerd (quelli che vivono nel sottoscala dell’Università, ricordate?) ci dicono che il motivo è dato dalla presenza di un numero mostruoso di persone (quindi, telefonini) contemporaneamente in uno spazio ristretto, fenomeno che manda in sovraccarico le celle telefoniche, causando il malfunzionamento degli apparecchi e le conseguenti incazzature degli utenti.

Nel frattempo, il centro città è diventato simile alla Mecca nel giorno della Cerimonia della ripudiazione: centinaia di persone si spostano lentamente, urlando e lanciando oggetti (in questo caso, bicchieri: le secchiate di spritz e birra sono un grande classico della calca). Manca la grande pietra nera, ma c’è pur sempre il palco allestito nel centro di Piazza Unità.

Ecco, parliamo dei concerti che annualmente si tengono nel weekend barcolano. Per anni una equipe di sociologi ha cercato di studiare quali siano le ragioni che spingono gli organizzatori a scegliere quali artisti chiamare ad esibirsi sul palco; sono state perfino tentate delle elaborazioni al computer da parte di un team di esperti di marketing applicato ai grandi eventi, ma senza successo… al momento, nessuno è in grado di capire quale criterio ci sia dietro a queste scelte. Ed in effetti qualcuno potrebbe chiedersi che logica ci sia a chiamare cantanti o gruppi così diversi tra loro di anno in anno, magari gente che – apparentemente – non pare nemmeno interessare al pubblico triestino.

Ma forse sono solo paranoie da smanettoni internettiani, amanti della polemica online e sempre pronti alla critica dell’altrui operato. A buona parte della “gggente”, infatti, pare non fregarne nulla: chiunque sia sul palco, visto che lo spettacolo è aggratis, si passa a dare un’occhiata, senza impegno, e se non piace poco importa, visto che le alternative non mancano.

Si parla di “alternativa” e si pensa ovviamente alla zona di Cavana, notoriamente ritrovo per quanti non si trovano a proprio agio con il circo organizzato nel centro cittadino. Percorrendo la via che da Piazza Unità porta verso Piazza Venezia, quest anno era possibile imbattersi in suonatori di strada più o meno organizzati: dal tizio un po’ sfigatello con la chitarra, magari nemmeno troppo dotato musicalmente, al gruppetto che si è portato dietro un paio di amplificatori, microfoni e strumenti di ogni tipo, si è visto di tutto. Felici i passanti, gongolanti i gestori dei locali davanti ai quali si sono organizzati questi spettacoli estemporanei, sicuro richiamo per avventori, anche se – si sa – il popolo della movida alternativa è un po’ spinazza e pratica l’autogestione alcolica: bottiglia di Lasko (o lattina di birra), bottiglia di spritz home made e si risparmia alla grande.

Con il passare delle ore, una parte del popolo della Barcolana by night molla il colpo. Qualcuno, dopo tutto, il giorno dopo deve gareggiare, anche se probabilmente la vera sfida è quella di affrontare un risveglio traumatico, dopo poche ore di sonno e con un discreto mal di testa. Qualcun altro, invece, si è accontentato di aver passato alcune ore in un contesto sicuramente insolito per Trieste e decide di ritirarsi in busta. Ma c’è anche chi non ha alcuna intenzione di dichiararla finita: la festa infatti si protrae fino all’alba, in uno dei ritrovi che ospitano le danze, magari al ritmo dettato da qualche deejay eccezionalmente presente in città. La scelta – per una volta – non manca: dalla situazione modaiola a quella trasgressiva, da quella ordinaria a quella un po’ cafona, si può pensare che il popolo della movida si ritenga soddisfatto.

Gran lavoro per tutti, quindi. Anche per chi, finita la festa, si mette subito all’opera per ripulire il salotto buono e renderlo presentabile per il giorno dopo, quando tranquille famiglie decideranno di passeggiare nei dintorni di Piazza Unità e certamente non vorranno doversi far largo tra rifiuti, cartacce e bicchieri sparsi ovunque, immancabile lascito di una lunga serata di divertimento. Alle luci dell’alba, quando gli ultimi guerrieri della festa fanno rientro alle loro case, la città si risveglia, i velisti cominciano a prepararsi e gli spazzini terminano il loro lavoro. Chissà, magari qualcuno ci potrebbe fare un servizio fotografico…

Lappo El Can

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