18 ottobre 2013

Movida Raiding – Speciale Barcolana: Velika Manifestacija!

Trieste città della Barcolana. Piaccia o no, è così. La segnalazione riportata sull’indicazione stradale è tutto sommato veritiera: per questa città, infatti, la nota manifestazione ha una portata di prim’ordine. L’appuntamento annuale suscita nei triestini reazioni diverse, anche diametralmente opposte, e proprio per questo non è un evento di poco conto, ma è semmai L’evento, con la “L” maiuscola.

Certo, c’è chi vede la Barcolana come il fumo negli occhi e approfitta dell’occasione per mettere più chilometri possibili tra sé e la città, magari per scappare in montagna, oppure alle terme, o in qualche eremo da dove non si possa sentire l’eco della festa. C’è anche chi, a parole, dichiara a mezzo mondo che se ne andrà chissà dove pur di non stare a Trieste nel weekend, ma poi non resiste al luccichìo della festa, e come molti altri si cala in centro al sabato sera, facendo lo gnorri se qualcuno gli fa notare che il suo ultimo status su facebook diceva “io sono superiore alla Barcolana, me ne terrò alla larga”.

All’estremo opposto di chi rinnega l’evento, per sincera disaffezione o per snobismo, c’è invece chi per tutto l’anno non aspetta altro. Il tipo sociale in questione è facilmente individuabile, vista l’abbronzatura “a panda invertito” che lo contraddistingue: viso bruciato dalla combo sole+mare, contorno occhi bianco per effetto degli occhiali da sole (rigorosamente marca Oakley). Il nostro eroe durante l’anno coccola la sua barca (se è così fortunato da averne una), si allena in vista dell’evento, si tiene in contatto con l’equipaggio (ma fa più figo dire “crew”)… tutto per arrivare pronto alla gara.

Ah già, la gara… ma chissenefrega! Siamo qui a parlare di movida, per cui – ci sia concesso – di barche in mare non parliamo neppure, anche se siamo consapevoli che c’è un bel giro di festini, champagne e babazze a bordo. La Barcolana sui cui vogliamo soffermarci oggi non si celebra in mare, ma sulla terraferma: da una parte la manifestazione velica, dall’altra la velika manifestacija, fatta di serate, struscio in centro, tintinnare di bicchieri e casse che pompano.

Velika a dir poco, visto il copioso afflusso di turisti che in quel weekend fanno rotta (è il caso di dirlo!) su Trieste: gente che arriva da tutta Italia e anche dall’estero, mai così tanta per tutto il resto dell’anno, si unisce ad un consistente numero di residenti, compresi quelli che solitamente se ne stanno chiusi in casa ma che – da bravi triestini – nelle occasioni che contano tolgono dalla naftalina il vestito buono e si fiondano nella calca festante. Del resto tra gli autoctoni è forte la convinzione (giusta o sbagliata è un altro discorso) che, passato il weekend dedicato alla vela, nel calendario degli eventi cittadini si apra una voragine profondissima fino a primavera. Insomma: molti triestini vedono nella Barcolana l’ultima occasione di divertimento prima del letargo invernale.

I commercianti e i titolari di pubblici esercizi, del resto, non aspettano altro: con simile platea a disposizione, l’occasione è ghiotta per spennare i poll… cioè per offrire un servizio d’eccezione agli avventori. Ed ecco, come per magia, che anche il più inutile tra i baretti, quello dove normalmente non vi aspettereste di trovare nemmeno mezza tartina fatta con un ritz e uno spruzzo di maionese, per un weekend si mette ad offrire improbabili “piatti di pesce” o “piatti triestini” agli amanti della vela. Si mangia e si beve dappertutto: in città i locali del centro si contendono i centimetri all’esterno per poter aggiungere un tavolino, una sedia, uno sgabello in più; i gestori piazzano in strada il comodo banchetto munito di spina per la birra e l’immancabile prosciutto cotto, da tagliare rigorosamente a mano, per imbottire il più classico dei panini triestini, con senape e kren.

Si mangia anche sulle Rive, dove vengono allestiti i tradizionali baracchini mangerecci, che spesso offrono agli avventori una autentica esperienza di sopravvivenza. Eh già, perché dopo esservi fatti largo tra la massa umana di gente sudaticcia e che si muove alla velocità della processione, scoprirete l’incredibile mondo delle file: da una parte, la fila per lo scontrino, dall’altra, la fila per il panino (ma se è caldo, la fila sarà un’altra), che non è la fila per i piatti, mentre la fila per la birra non va confusa con quella per la cocacola… ah, e non dimenticatevi della fila per le patatine! Dopo questa prova di forza, potrete sedervi a consumare, sempre che riusciate a trovare un buco libero, oppure che abbiate qualche amico che nel frattempo abbia fatto (indovinate cosa?) la fila (bravi, ci siete arrivati!) per il posto a sedere. Bear Grylls avrebbe risolto la faccenda molto prima, probabilmente sbranando qualche avventore, divorandolo sul posto, o consumandolo voracemente tra il baracchino della piadina romagnola e quello dei calamari fritti.

Lappo El Can

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