6 settembre 2013

A Grado il pensiero non va in vacanza



Quest’anno, nell’ambito di Filosofiagrado avrà luogo anche la prima Summer School di filosofia. Di che cosa si tratta? Ne parliamo con il coordinatore scientifico Raoul Kirchmayr.




Filosofiagrado è una manifestazione che, al secondo anno di vita, sembra già trasformarsi rispetto all’edizione precedente. Che cosa è successo nel frattempo?



Filosofiagrado è cresciuta: è una manifestazione che è piaciuta, a chi vi ha partecipato come a chi l’ha ospitata. È nata con una logica da “antifestival”, tenendosi lontana dal format del “grande evento” che prevede ampie carrellate di nomi dal richiamo mediatico, come accade nei festival più noti, che sono un modello tipico di consumismo culturale. A Grado puntiamo ad avere un giusto numero di interventi di qualità, a costo contenuto, pensati per un pubblico di appassionati e non per una folla di consumatori.

L’altr’anno non c’erano né un laboratorio di cinema né una “Summer School”…

La Summer School è la grande novità di quest’anno, in effetti.  Nasce come primo passo, fatto dal Liceo Scientifico Galilei di Trieste – con il patrocinio del l’Università – verso una rete tematica di Filosofia che ha l’ambizione di collegare anzitutto docenti e studenti dei licei regionali.  In un momento di grande difficoltà dei saperi umanistici, occorre rilanciare andando al sodo, cioè all’autentica formazione critica. Durante un weekend intensivo, i giovani docenti e ricercatori del Laboratorio di Filosofia Contemporanea di Trieste e di “aut aut”, la più importante rivista filosofica italiana, si mettono a disposizione di un pubblico ampio, composto da studenti dell’ultimo anno di liceo, da docenti di scuola superiore, da operatori del mondo socio-culturale e della sanità, fino ai semplici appassionati. Inoltre ci saranno docenti con ampia esperienza di ricerca in campo nazionale e internazionale. E, novità nella novità, presentiamo un corso – credo inedito in Italia – di Sociologia della Filosofia. In sintesi, nella Summer School si fa formazione per gli studenti, auto-formazione per i docenti, approfondimento culturale per chi ama la filosofia come sapere critico. La nostra intenzione è di mettere a disposizione dei partecipanti una cassetta degli attrezzi aggiornata per comprendere il nostro tempo.

In concreto, che cosa si fa nella Summer School?

I saperi della filosofia vengono messi all’opera. Per dirla in breve, il lavoro del filosofo è visto come un’indagine della realtà mediante gli strumenti del pensiero critico. Nei corsi si apprende a impiegare questi strumenti grazie al confronto con i testi e alla discussione. Nella Summer School i docenti applicano diversi approcci in differenti campi della filosofia: ciascuno indaga, con un proprio set di strumenti, un determinato insieme di testi che forniscono le coordinate per comprendere le implicazioni del tema, che quest’anno è: la famiglia come istituzione. Per costruire uno spazio didattico adeguato, abbiamo previsto due livelli: il primo livello (Istituzioni di Filosofia) è indirizzato agli studenti delle quinte liceo e agli studenti universitari (di tutte le discipline) delle lauree triennali: qui si studieranno autori moderni e contemporanei, da Hegel a Foucault. Il secondo livello è dedicato a un discorso più interdisciplinare, dove la filosofia sia apre alla psicoanalisi, alla teoria sistemica, alla sociologia. Delle due giornate, la prima sarà un’esposizione del docente sui testi, la seconda dedicata a un confronto attivo con i partecipanti.

Per quale motivo gli studenti delle superiori dovrebbero iscriversi a una Summer School di filosofia?



Beh, per passione e interesse! Ma non solo: otterranno dei crediti formativi per l’anno scolastico che si sta per avviare. E quanto faranno durante la Summer School potrà essere oggetto di una trasmissione in classe secondo la peer education, l’educazione tra pari. Questi studenti potranno essere parte attiva nella trasmissione del sapere critico in classe nelle loro classi, alleati (per così dire) a un tempo del docente e dei compagni di classe. Crediamo che la formazione culturale e l’esercizio alla cittadinanza attiva passi attraverso queste buone pratiche di ricerca condivisa e di costruzione comunitaria del sapere. Occorre rompere gli schemi verticali che sono ancora dominanti nelle istituzioni formative. All’università, per esempio, si assiste nuovamente al ritorno di vecchi modi di insegnare, basati sulla passività dello studente e la (presunta) autorevolezza del docente. Oramai allo studente si richiede principalmente di ascoltare, assimilare, restituire i contenuti e accumulare crediti, ovvero a essere ubbidiente e rispettoso dello status qui. Esattamente l’opposto di quello che serve al paese, in questo momento e per il futuro. Chi ha fatto esperienza all’estero, tornando in Italia rimane colpito da questa regressione di cui tutti sono in varia misura responsabili.

Una sperimentazione a tutto campo, che va ben oltre i giorni del festival, dunque. 



E un’esigenza sentita dalle scuole superiori del territorio regionale: occorre riconoscere e mettere in gioco le grandi potenzialità che materie come storia e filosofia possiedono. Secondo noi docenti, uno dei modi per  sbloccare questa situazione è quello di de-strutturare le logiche della classe e della lezione solamente frontale. Quando una classe diventa una comunità dove si trasmettono gesti e strumenti i saperi si fanno vivi, e non ci sono più nozioni da incamerare in modo meccanico. Ma per questo occorrono docenti versati tanto nella ricerca quanto nella capacità di stabilire delle buone relazioni con gli studenti. Il docente deve rivendicare ciò che gli spetta, cioè il ruolo dell’intellettuale critico, non quello del funzionario che si limita a perpetuare contenuti stantii o a ripetere cose apprese in anni di gioventù. Il rinnovamento coincide con lo svecchiamento della mentalità e con l’affermazione della cultura. Altrimenti c’è solo il declino: spirituale, morale e, infine, economico.

Inoltre, facendo così già alle superiori gli studenti sperimentano in un modo attivo che cosa sia la filosofia, senza limitarsi a impararne la storia.



Precisamente. Desideriamo che gli studenti delle superiori e quelli dell’università possano condividere delle esperienze, rompendo gli schemi verticali. Così si può aprire la possibilità di istituire un punto di contatto fra scuole superiori e università, dove docenti e studenti possano conoscersi e “fare rete” in un ambiente meno formale. Le facoltà scientifiche si sono mosse prima in questa direzione: gli studenti delle superiori hanno ottime occasioni per scoprire la fisica, la matematica ecc.  Se qualcuno ha un talento o una passione per una data materia, è un peccato che esso resti confinato alle mura scolastiche. Fino a ieri, tranne pochissime eccezioni, non si è pensato di creare degli spazi dove far germogliare le passioni umanistiche e dove poter apprendere uno stile per praticare la filosofia: la Summer School di Filosofiagrado è un primo passo in questa direzione. Mi auguro che il segnale venga colto.

***

La Summer School si svolge a Grado – sabato 14 e domenica 15 settembre.
Qui trovate ulteriori informazioni.
Da questa pagina potete procedere all’iscrizione.

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