19 luglio 2013

Movida Riding 2. I principi degli aperitivi

È venerdì: a Trieste movida it’s time! Avete parcheggiato seguendo i consigli di Lappo EL Can? Presto: affrettatevi al bar giusto, prima che finiscano le olive ascolane!

Raggiunto il Centro, parte la ricerca del “posto giusto” da cui cominciare la serata di eccessi dichiarati. Notoriamente, a Trieste si beve forte, per cui la regola è quella di partire con un aperitivo e poi quel che succede, succede; in alcuni casi, a dir il vero, l’intera serata ha la forma di un unico, prolungato, interminabile, aperitivo: si parte bevendo e si finisce bevendo, e – nel mezzo – si beve… il classico liquid dinner, teorizzato, pare, da un dietologo di Monaco di Baviera. Per i più competitivi, a dire il vero, l’aperitivo comincia già nel pomeriggio, ma visto che l’oggetto di questo nostro “excursus” divulgativo (peraltro senza pretese di completezza) si limita alle attività serali, eviteremo di parlare di costoro, lasciandoli alle amorevoli cure del personale del SERT.

Dunque, si parte… e il ventaglio di opzioni è piuttosto ampio.  Ma chi non brilla particolarmente per fantasia, o semplicemente vuole andare sul sicuro, si ferma in piazza della Borsa, dove comincia a bivaccare (la tecnica del bivacco è un esercizio fondamentale del popolo della Movida: ci torneremo più avanti), e si mette in mostra, tirato a lucido, in attesa di qualche faccia conosciuta (che puntualmente si presenta). Frustrati da una settimana di anonimato lavorativo, impiegati, commesse e quant’altri si trasformano: impugnando un calice e con una sigaretta tra le dita, vestiti all’ultima moda, ammiccano e conversano amabilmente, assaporando la libertà del week-end in arrivo e, forse, sentendosi un po’ vip o comunque qualcun altro, come del resto i media e la pubblicità incitano a fare, riproponendo anche alle nuove generazioni il sogno che fu di Tony Manero ormai millemila anni fa.

Trieste come una passerella hollywoodiana, quindi: manca solo il red carpet. E un tappeto rosso potrebbe effettivamente essere steso per tutta la lunghezza di via San Nicolò, teatro per antonomasia dell’aperitivo triestino, quello elegante, modaiolo e – diciamolo pure – forse un po’ snob. Giovani rampanti e bellezze mozzafiato, ma anche quarantenni lampadati e tardone ricoperte di stucco si danno appuntamento nei numerosi locali sparsi lungo tutta la via, dove li attendono calici, tartine e l’immancabile musica modaiola deepchillhouseelctrotribalglamour, forse qualche tacca sopra il livello adeguato per conversare senza gridarsi nelle orecchie, ma che importa: dopo tutto, chissà, in questo modo certe discussioni riescono anche meglio. L’importante, infatti, è ostentare, dedicarsi al consumo vistoso, e questo vale sia per il politico in carriera dal rimborso facile (tanto paghiamo noi!) che per lo spiantato che il lunedì successivo si reca allo sportello Equitalia per implorare una rateizzazione: siamo quello che spendiamo, no?

A proposito di spesa… altro che spendig review: qui è tempo di spending per view, maccheronicamente spendere per essere visti, regola che vale anche e soprattutto per l’abbigliamento, o, come insegnano le nuove tendenze del linguaggio, per l’outfit. Dressed to impress, si diceva una volta: donne strette in abiti che poco lasciano all’immaginazione, tacco 12, ciglia in fibra di vetro, un po’ di plastica nei posti giusti e l’abbronzatura 365 giorni all’anno prendono l’aperitivo con uomini che indossano camicie elaborate, con i polsini colorati, doppi e tripli colletti e bottoni sparati a gruppi di tre, jeans strappati (proprio per questo costano di più, dicono) e orologi visibili da distanze siderali (a proposito di visibilità: per fortuna la moda delle sneakers oro e argento è durata poco)… insomma, è un bel vedere eh.

In questa fiera della vanità, autentica gara (forse involontaria, in alcuni casi) di esibizionismo narcisista, uno degli aspetti più singolari resta la inesorabile sparizione degli stuzzichini serviti in abbinamento ai drinks. Sapete di cosa stiamo parlando, vero? Il famigerato finger food, termine ormai ampiamente sdoganato anche nelle bettolazze: in pratica, vuol dire che si mangia con le mani, ma scritto così fa molto più figo. Ad ogni modo: non appena il cameriere arriva con il fatidico vassoio, gli occhi dei destinatari si dirigono all’unisono sul suo prezioso contenuto, agognate cibarie per saziare lo stomaco, che comincia a scalpitare dopo qualche sorso di troppo. Avete presente la visione in soggettiva di Terminator? Quando, focalizzando l’attenzione sul soggetto inquadrato, compariva la scritta “target”, cui venivano associate le informazioni utili al cyborg? Ecco, immaginatevi una scena simile: una serie di sguardi attentissimi a non farsi sfuggire nulla… target: pizzetta…. Vagamente bruciacchiata, margherita, buona in mancanza d’altro… target: arachidi, salatissimi, poi tocca ordinare altra bibita, manca anche il cucchiaino per prenderli, evitare… target: patatine dalla forma elaborata, aspetto inquietante, l’ultima volta sapevano di gomma, evitare assolutamente… target: olive ascolane: fritte come dio comanda, saporite, asciugano la pozza, PRIORITÀ ASSOLUTA, ASSUMERE IMMEDIATAMENTE.

Quando giunge quindi il fatidico momento in cui il vassoio delle cibarie viene portato sul tavolino, si prospettano due diversi scenari:

– opzione a: avete presente i duelli dei film western? Ecco, come in certe sequenze consegnate alla storia del cinema, l’atmosfera si fa ghiacciata, gli occhi dei presenti cominciano ad osservare il vassoio, e poi a scrutare i potenziali rivali, in un crescendo di sguardi incrociati e di tensione palpabile… manca solo la musica di Morricone, per dire. Nessuno osa fare la prima mossa, ma tutti aspettano di vedere cosa fanno gli altri, pronti a scattare in direzione del vassoio al minimo cenno di iniziativa altrui. Il rischio, in questa evenienza, è che si possa andare avanti per un bel po’: fingendo indifferenza (“io sono superiore alla necessità impellente di saziare lo stomaco”), si va avanti a conversare e sorseggiare il poprio drink, finchè qualcuno, preso dallo sfinimento, cede e addenta un salatino: a quel punto, le danze sono aperte e anche gli altri cominciano a mangiare;
– opzione b: lotta dura senza paura, da subito. Ovvero: pochi istanti dopo che il cameriere ha lasciato la presa sul vassoio, mani voraci si avventano sul prezioso contenuto, scatenando una rissa istantanea e senza esclusione di colpi. Si lotta con le unghie e con i denti per una pizzetta o un pezzo di tramezzino, seppellendo i sentimenti e facendo uscire la natura animalesca (la scena ricorda infatti i documentari sui predatori della savana o, se preferite, le epiche battaglie dei cocai per il possesso di un pesce o di un avanzo di cibo)… insomma, ci sono storie di amicizie finite per colpa di una mozzarellina impanata, ma per brevità non ne parleremo qui.

Lappo El Can

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2 commenti a Movida Riding 2. I principi degli aperitivi

  1. ufo

    Visto che pena che nassi el TLT e i fà un muro a Duin (ciamando una dita de fora) podessi esserghe qualche problemin riguardo el nostro dirito aquisido del spriz Aperol quotidian, tipo che un dei ingredienti gavessi de vignir importado dal italia, mi proponessi de cominzar bitarse al economia de guera sostituindolo con altra bevanda patriotica.

  2. ufo

    De abinarse con un snack preparado sul momento, giusto un poco più original dele solite patatine. Vardelo fin in fondo, che xe cocolo. Podessi anca eser più salutar de quela roba frita.

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