3 luglio 2013

Manuale di sopravvivenza a Trieste per stranieri: il caffè

Fa il suo esordio oggi il Manuale di sopravvivenza a Trieste per stranieri di Fulvio Rogantin, che sta già lavorando alla seconda lezione…

Lezione 1 – Ordinare un caffè a Trieste non è cosa da tutti.
di Fulvio Rogantin

Prima di tutto va detto che il normale caffè a Trieste si chiama “nero”.
Attenzione che la dicitura NON è utilizzabile nel resto della regione. In Friuli chiedendo “un nero” porteranno, anche alle 7 del mattino, un calice di rosso. Questo perché in friulano si dice “un taj di neri”. Oltre a ciò perché sicuramente si sono accorti che ordinate “alla triestina” (o addirittura siete triestini) per cui elegantemente vi portano quello che sanno non volevate ordinere. Se volete comportarvi da triestino altrettanto elegantemente bevete senza batter ciglio e ordinatene un altro. Se è prima delle 8 del mattino chiedete anche qualcosa da mettere sotto i denti. Questo perché “el triestin ghe la cazza sempre al furlan”.

Passiamo al “capo”. Il capo non è il cappuccio come in Italia (dove sta Trieste verrà trattato in una prossima lezione). Ossia non vi viene portata una tazza grande con caffè e latte ma è in sostanza un caffè macchiato di latte. In realtà se ordinate un macchiato sarà qualcosa di diverso poiché esiste una variegata classificazione che comprende capo, macchiato ,macchiato lungo, special, gocciato, ecc. Non è ancora attivo un disciplinare che consenta di ordinare con sicurezza per cui il significato è diverso a seconda del bar. Rimandiamo comunque, per chi volesse approfondire l’argomento trattato dal punto di vista scientifico allo studio del dott Diego Manna.

Ai non autoctoni è concessa una sola variante: con o senza schiuma e consigliamo di non addentrarsi oltre.
Particolare importanza ha il “capo in bi” dove bi sta per bicchiere, ossia un capo non servito in tazza ma in un bicchiere.

Se siete stranieri ovviamente verrete riconosciuti come tali dal barista per cui esistono le seguenti possibilità che dipendono dalla interazione col barista

1) Ordinate un cappuccino
Caso a: il barista vi serve un capo indifferentemente da ciò che volevate ordinare. Aumentano le probabilità che ciò accada in caso di bel tempo ed il barista “ga i cojoni girai” perché vorrebbe prendere lo scooter ed andare ai topolini (argomento che verrà trattato in seguito).
Caso b: il barista vi chiede “tazza grande o tazza piccola”. A questo punto vi viene servito quello che desiderate ma vi viene data spiegazione su tutta la storia delle particolarità nell’ordinare il caffè a Trieste

2) Ordinate un cappuccino in tazza piccola (o in tazza grande). Vi viene portato quanto richiesto però il barista riconosce la provenienza non autoctona per cui vi intratterrà sulle ulteriori classificazioni del caffè.

3) Ordinate un capo. E’ solo un esercizio di stile per cui il barista vi riconoscerà comunque come non autoctoni e si rientra nel caso 2.

4) Ordinate un’altra variante. E’ concessa solo ai triestini quindi non applicabile

Buon caffè (meglio farsi accompagnare da un triestino)

P.S. Per gli anglofoni (o quel che xe), ecco una vecia chicca 😉

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13 commenti a Manuale di sopravvivenza a Trieste per stranieri: il caffè

  1. capitano

    Urge disquisizione sui limiti del biotopo.
    A Monfalcone i baristi hanno sviluppato questa capacità di comprendere al volo a quale bevanda ci si riferisca solo con uno sguardo rivolto all’avventore.
    A Palmanova è già taglio di vino.
    A Gradisca?
    Gorizia?

  2. Fiora

    …Altro che ius sanguinis e jus soli! Me vien in amente che QUESTO dela terminologia del cafè nele sue molteplici presentazioni locali, solo questo sarìa el test de genuinità patòca a cura de quanti (no son mi tra quei) se dimostra tuttora interessadi al distinguo fra triestini genuini, cussìcussì e per gnente.

  3. itala furlan

    altra roba xè dir “cofi”, de solito se intende “te xè cofi” …
    a pordenon me gà capità de domandar un cafè (savendo ben che no i capiria se digno un nero) e i me gà portà ‘na cicara de cafè piena de late (tipo capo longo) con ‘na “quasi schiuma”

  4. John Remada

    Vediamo chi indovina…entro in bar a Monfalcone e ordino “un sporco”…vi dò un piccolo aiuto,non è caffè o derivati…

  5. Fiora

    @4
    ‘ca mastela Johnny, non ti ci mettere pure tu coi rebus allargati…già è un rebus azzeccare il caffè ad personam . persino “cappuccione” ho sentito di recente. cappuccino in tazza grande. beh faccio io, non complichiamo,è caffelatte. No è cappuccione insiste imperturbabile la banconiera che si accingeva ad elaborarne uno. Mi sono arresa.
    E invece sto “sporco” che sarebbe ?
    conoscendoti, propenderei per aggiungerci un “nero” … ma allora torneremmo al caffé 😉

  6. John Remada

    @Fiora Lo “Sporco” è un bicer de bianco con sporcata di amaro!Un mitico bibitor ne aveva il copyright,ora defunto,ma rimasto nei primi 10 della top monfalconese,nome di battaglia Uccio Mala,professione barbiere;lo sporco era (è)ottimo per riassestare la pressione dopo bala,consigliati 2,poi si tornava”normali”!Io per il caffè uso per tradizione il termine nero,ma a volte devo rimarcare caffè nero!

  7. diego

    Sono triestino”patoco” mma mai avevo sentito parlare di “sporco”.

  8. Pingback: Volentieri... no!

  9. Mauro Delpin

    complimenti alle torrefazioni triestine che fanno un caffè favoloso. Un ex studente universitario.

  10. Mauro Tinta

    Signor REMADA… lo sporco e’ un aperitivo di origine bresciana, che oggi viene chiamato PIRLO…
    inizialmente il Pirlo era conosciuto con il nome di bianco ” sporco ” ed esisteva già prima dell’avvento degli attuali ingredienti (Campari o Aperol).
    Era miscelato usando vino bianco con un’aggiunta di amaro.
    Ovviamente non c’entra niente con le nostre tradizioni e la nostra regione…

  11. John Remada

    @9 Non discuto,ma se i diritti d’autore non sono stati rinnovati,possiamo usarlo anche noi….

  12. Fiora

    @10
    Ma come? a gratis?

  13. John Remada

    @11 E’ un vostro detto,mi sembra….”Se non li paga il diavolo,li pagherà ….. Pagaremo,non pagaRemada!

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