24 giugno 2013

La vita notturna a Trieste? C’è, ma non è una guerra

Sabato 22 giugno fa già caldo nelle primissime lunghe ore del giorno. Un fotografo del quotidiano “Il Piccolo”, Francesco Bruni, è già sveglio, ed esce di casa per documentare le condizioni della città all’alba.

Il reportage che ne esce è notevole: 21 scatti nella bella fotogallery sul web; 6 foto più un il resoconto scritto che occupano l’intera pagina 27 del giornale (edizione domenicale), nonché un richiamo con foto a pagina 1. Titolo in prima pagina: La città all’alba con le Ferite della nottata. Didascalia della foto: Bottigli [sic.] e rifiuti ovunque dopo la “movida” notturna. Che cosa sta succedendo? Vediamo di capirlo a partire proprio da alcune foto.

Foto 1, lirica: una bottiglia di birra a fianco di una bitta sul Molo Audace. Vegliano assieme sull’Adriatico. Che degrado. Foto 2, commovente: a un contenitore di rifiuti colmo è appeso un sacchetto di plastica, pieno a sua volta di bottiglie usate. Personalmente la trovo indice di una certa buona educazione. Eppure, nell’articolo si parla “sporco e bottigliette dappertutto in una Trieste lasciata da orde di giovani barbari in condizioni penose”. Sono quelli della foto 6, anch’essi dotati di sacchetto di plastica dove adagiare i vuoti a perdere?

Foto 8, un giovane skater si esibisce in mezzo alla strada vuota: si tratta di uno dei “classici tiratardi che temporeggiano con l’ultimo bicchiere di birra in mano, alla ricerca spasmodica di un forno per una brioche calda e di un caffè per tentare di attutire il morso della sbornia” descritti dall’articolo? No – forse il tipo umano appena descritto è quello della foto 11, birra in bicchiere di plastica, sigaretta nella stessa mano e passaporto del Regno unito nell’altra. Ha gli occhi gonfi di sonno, eppure sfoggia un sorriso (di scherno?) del tutto incongruo con l’orario del reportage.

Altre foto hanno un taglio davvero artistico e regalano immortalità a bicchieri, lattine e bottiglie già destinati ad essere spazzati via a breve. Insomma, le immagini parlano chiaro, ma molte non dicono quanto l’articolo suggerisce. Nessuno nega la maleducazione di chi abbandona in giro bottiglie o bicchieri dopo aver bevuto, nessuno nega che vi siano a volte eccessi piuttosto discutibili legati alla vita notturna dei giovani. Ma ingigantire questi episodi fino ai toni usati nell’articolo è eccessivo.

Tanto è vero che sui social network c’è già chi ha creato una pagina dedicata alla supposta Movida triestina, nella quale si irrede la tesi che vuol presentare Trieste come una capitale del “deboscio”, dove all’alba del sabato “Mentre le retroguardie temporeggiano con l’ultimo bicchiere, si mettono subito all’opera operatori ecologici e addetti comunali per rimettere in ordine il salotto buono”.

Orde di barbari. Retroguardie. Reduci dalla notte brava. Città Ferita. Un lessico di guerra, per descrivere un fenomeno che non è allarmante, né inconsueto nelle città europee di inizio terzo millennio.

Feme un spritz, dei.

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13 commenti a La vita notturna a Trieste? C’è, ma non è una guerra

  1. aldo

    alcolici e energy drink no se cioleva per boca? no savevo che ‘desso se pol cior anca per de drio con sta “supposta Movida”

  2. capitano (o'scass'uallera)

    Stanese ti sei lasciato dietro i pezzi migliori:
    #4 L’Austria era un paese ordinato. Nostalgico.
    #5 prima il dovere (la gru sullo sfondo) e poi il piacere (la birra). Classista.
    #10 quale parte della frase “non fotografare” il giornalista non avrà capito? Penoso.
    #13 e #16 ma chi cazzo bevi cudumari? Alcolismo macrobiotico.
    #17 festino delle medie.
    #21 per una volta che voleva dartela.

  3. maja

    iero perplessa anche mi, ma quel coi cugumari xe bon, capitano. d’altronde se el tzaziki sta ben coi čevapčiči…

  4. Paolo Stanese Paolo Stanese

    Capitano, grazie per aver completà el mio articolo!
    Questo xe el spirito dell’«informazione partecipata» 😉

  5. denis furlan

    in questo senso, il banner della casa per anziani completa il quadro.
    Movida triestina? Magari!!!

  6. sfsn

    fantastico!
    sti giornalisti rivassi a darghe la colpa ala muleria anche dei bacoli, dela bora, dele mucilagini… e dir che – guardando le foto – go dedoto che i triestini riva a esser asburgici anche co i va a divertirse de sera…

  7. hobo

    @7 si’ cio, che bale. i vienesi tra poco i vegnera’ a triest per veder i ultimi asburgici, tipo museo de antropologia.

    http://www.youtube.com/watch?v=17ebOgLfeUc

  8. Fiora

    ma el duo Porfirio-Sanlorge no se ga pronuncià?
    stanche de ripeterse o viale del tramonto?

  9. Fiora

    @7…che po se fa presto a dir asburgici come sinonimo de regolai…i suditi dela Defonta e in prima fila propio i giovinoti arciciduchi Asburgo, se la passava a biondo dio e senza trope regole,ciò!

  10. michela

    io credo che i triestini volessero solo avere una scusa per fare una gita a Vienna (una delle mie due capitali preferite) con tanto di shopping nei Graben o forse in Mariahilfe Str. per chi di loro è meno abbiente, e darsi una coloritura ideologica per il tutto. quanto ai resti tipo “campo di battaglia” dopo la supposta Movida, non mi sembrano diversi dai resti che vedevo dopo le notti anni Settanta e Ottanta quando anch’io giravo fino all’alba, e vedevo gli spazzini e le autobotti che lavoravano senza lamentarsi e senza drammatizzare la situazione. A parte ciò, oggi discutevo con mamme di diciottenni-ventitreenni sul look che le figlie sfoggiano in siffatte circostanze: quelle che sono atterrite all’idea che la figlia si faccia comprare i vestiti da qualche Aristofonte, parlavano di esborsi continui per vestire adeguatamente le donzelle. vorrei sapere, con lieve digressione, dalla nostra Valentina o dalla nostra Chanel et similia, quali sono i marchi di abbigliamento prediletti dalle fanciulle per presentarsi degnamente all’inizio delle notti brave, prima di bruttare il salotto buono con quattro lattine e mezza dozzina di bicchieri di carta. Per quanto riguarda la pelletteria, temo che vada ancora molto Gucci (a me non piace quasi per niente) ma il codice di abbigliamento non lo conosco. Posso avere delucidazioni?

  11. valentina

    @michela, per me dopo i 18 se una non si conquista le cose da sola lavorando è molto peggio che si faccia sponsorizzare i vizietti dalla mamma come una bambina piuttosto che da un uomo adulto col quale ha una relazione..e poi l’idea della mamma che pensa di controllare mi fa solo che ridere..ci sono mille trucchi per dribblare questi controlli..per esempio dire che ci si è comprate qualcosa avendo lavorato quando in realtà di pomeriggio si faceva tutt’altro..che una roba di marca è usata o è una copia perfetta e quindi costa pochissimo..o usare costose marche trendy nel nostro mondo ma del tutto sconosciute oltre a una certa età e quindi facilmente spacciabili a casa come roba low cost..o basta tenere certe cose da un’amica o nello scafetto della palestra e uscire in un certo modo e poi passare a cambiarsi..o basta dichiarare a casa una vacanza in tenda mentre si va in un cinque stelle ecc. ecc.

    sui marchi per me non si può fare un discorso generale..ci sono marchi noti a tutti e marchi solo giovanili..ci sono stili total branding e stili che mixano branding con chip & chic..ci sono stili appresi dai fashion blog e stili ispirati allo street style e stili inventati come stylist di sé stesse..e ci sono occasioni diverse a cui abbinare stili molto diversi..insomma l’era dei marchi generalisti è finita e al massimo si può parlare di brand styling per gruppi, per temi o ancora meglio one-to-one

  12. michela

    grazie! è molto interessante soprattutto gli stili inventati come stylist di sé stesse. Ho sempre apprezzato la creatività di certe giovanissime che non temono di sperimentare. Certo a volte si sbaglia, ma quando si fa ricerca del proprio stile senza seguire pedissequamente i suggerimenti della moda questo è un rischio da correre. Seguo da anni un paio di fashion blog e di solito sono un bel vedere. Mi chiedevo se a Trieste c’è qualcosa che va per la maggiore, ma capisco dalle tue parole che c’è ormai un’estrema libertà e questo è un bene. Una dozzina di anni fa ho assistito con molto interesse allo svecchiamento di Burberry, marchio per adulti, diventato trasversale con un’operazione che ha del miracoloso.

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