9 aprile 2013

Speciale elezioni FVG 2013 — Si presenta Franco Rotelli, candidato con il PD a Trieste

Franco Rotelli

La città sociale

Mi piacerebbe immaginare un “festival della città sociale”.

Con questo vorrei dire dell’impellente necessità di mettere in mostra (prima ancora che in rete) pratiche concrete che nei luoghi più disparati di questo Paese tentino di inverare i valori della sinistra (più equità, più giustizia sociale, più difesa attiva dei soggetti deboli e dei loro diritti, più amore per la bellezza del paesaggio, urbano e non urbano, più etica e più libertà nel lavoro, più cura degli altri e di sé nel comune habitat). Insomma pratiche anche minime di cui più libertà, fraternità e eguaglianza siano cornice, quadro e consapevole contesto.

Mille buone pratiche che offrano idee, sentieri, speranze e innovazione nelle relazioni; soprattutto nelle relazioni tra cittadini e istituzioni, estendendo quella democrazia del quotidiano che è sempre più assente e neppure più invocata.

Beni comuni sono scuola, sanità, come l’ambiente, l’acqua. Dovrebbe essere la sociale giustizia a far manutenzione del bene comune. Vogliamo parlare delle pratiche di rispetto e di crescita di questi beni comuni e farle parlare tra loro.

Bambini, ragazzi, anziani, dove si fanno buone cose con loro? Dove si coopera non per individuale profitto ma per collettivo, comune interesse? Dove nelle scuole, nei servizi sanitari, nei quartieri, si inventa un sociale arricchito? Dove le buone pratiche indicano buone politiche possibili? Dove economia sociale sa di cosa vera?

Sappiamo costruire un inventario della città che vogliamo, vedere chi si tira su le maniche per farne qualcosa di meglio?

Negare alla “politica” il diritto di invadere ogni cosa. Respingere le invasioni barbariche della politica sui nostri corpi. Cominciamo da lì. Cominciamo a riappropriarci dei nostri corpi come pratica buona.

Non si tratta di demonizzare la politica proprio perché non si tratta di delegarle il bene e il male. Si deve ridurre enormemente il mandato alla (della) politica indicandole attraverso buone pratiche vere che cosa val la pena rendere generale.

La relazione tra cittadini e istituzioni: il buon governo di paesi e città o quartieri è certificato, certificabile? Dove, come, da chi?

Se non si comincia certificando consensualmente le buone innovazioni nell’amministrare, così come le buone forme di autogestione, così come l’esercizio della critica pratica delle istituzioni in cui si è inseriti, è inimmaginabile una visione della politica che non sia populistica, demagogica, capro espiatorio dell’assenza di culture, o concatenazione di parole vuote di senso.

O il valore di nuove pratiche obbligherà la politica a inchinarsi di fronte ad esse o non vedo prospettiva alcuna di cambiamento.

Come poteva esserci la Costituzione senza la Resistenza, la legge sull’aborto senza le lotte femminili, la riforma sanitaria senza le lotte (e le pratiche) per la salute nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, negli ospedali psichiatrici? Lo statuto del lavoratori senza il 1969?

Rendere visibili le riconversioni a fini opposti dei beni sottratti alla proprietà mafiosa camorristica, il valore di numerosi rovesciamenti delle funzioni di siti specifici inquinati chimicamente o inquinati da turpi usi reclusori,

il rovesciamento del degrado estremo di alcuni pezzi di periferie urbane in luoghi di ricostruzione di una socialità arricchita, orti urbani del sociale.

Riscoprire le possibilità di curare, essere curati, via dalle istituzioni totalitarie. Perfino nelle totalitarie carceri facendo luoghi di possibile emancipazione. Sono cose che accadono nel nostro Paese.

Ci distrugge la separatezza tra arti e mestieri, tra cultura del bello e prodotto lordo, tra sapere utile e sapere e basta. Quante e quali pratiche ci consentono di contrastare questa distruzione?

Contrastare ciò che produce sofferenza urbana, sviluppare ciò che fa evolvere le virtù locali, combattere tutte le istituzioni totalitarie costruite contro di noi e contro i migranti, sono già progetti messi in essere o prospettati in più luoghi.

Aprire le porte delle case di riposo, delle fabbriche, dei call center, degli uffici, delle pubbliche amministrazioni. Impedire che le gerarchie inevitabili soffochino i sacrosanti diritti di parola, di discorso, di critica, in qualsivoglia luogo di lavoro o scuola o tribunale o ospedale o caserma.

 

È ben certo che cosa sia e dove vada l’Europa è decisivo. È ben certo che le politiche macroeconomiche decidano molto delle nostre vite. È ben certo che occorra orientarsi di fronte a loro. Ma Davide contro Golia siamo sicuri che non possa mai vincere, o quantomeno condizionare, indirizzare, contrastare efficacemente, costruire una massa critica che dia senso all’oggi e al domani?

Questi laboratori della città sociale, il “festival della città sociale”, le pratiche di sviluppo locale, i laboratori delle cittadinanze, assieme ai mille festival di poesia, filosofia, cultura e musica di questo Paese, se legati alle pratiche concrete, possono indicarci un pezzo di futuro che val la pena rimettersi a cercare.

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Un commento a Speciale elezioni FVG 2013 — Si presenta Franco Rotelli, candidato con il PD a Trieste

  1. bob

    un altro signore “giovane”! a quando una mummia!!

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