23 gennaio 2013

Trieste Film Festival: La platea domanda, Tornatore risponde

Martedì 22 gennaio si è svolto l’incontro del regista premio Oscar con il pubblico, uno degli eventi di maggior richiamo nel corso del XXIV Trieste Film Festival.

Nonostante i disgraziati tagli alla Film Commission regionale, Giuseppe Tornatore ha ripetuto più volte nelle interviste che si è trovato a suo agio nel capoluogo giuliano, non solo per la professionalità delle persone che qui lavorano nel settore cinema, ma anche per l’umanità e la generosità della gente comune. Chissà se rimarrà della stessa opinione dopo il confronto diretto con i triestini, accorsi in massa a sentirlo perlare. Ma andiamo con ordine.

Il fascino irresistibile della parola “gratis”, forse maggiore di quello del prestigio di un premio Oscar, ha richiamato una gran quantità di persone alla masterclass in programma. Una masterclass dovrebbe essere una sorta di lezione magistrale, rivolta da un docente di chiara fama a degli studenti particolarmente dotati. Nell’incontro al Miela, invece, il regista siciliano è stato invitato a rispondere alle domande dei giovani studenti di cinema partecipanti a Eastweek ma anche del pubblico ordinario, che ha atteso quasi un’ora in fila per partecipare all’evento.

Alle domande più tecniche (formulate a volte in modo confuso dagli studenti per l’emozione di parlare a un Maestro) Tornatore ha risposto con raffinati, affabili giringiro: «l’arte della ripresa è facile da imparare, elaborate piuttosto la vostra capacità di raccontare i vostri progetti», «non c’è una ricetta giusta per fare un film che abbia successo [e qui ho immaginato Michael Bay che prendeva appunti], trovate il vostro modo di raccontare», «amo la pellicola come forse nessuno in Italia ma perché non avvalersi delle infinite possibilità che il digitale ti apre, sarebbe anacronistico». Come se in effetti non ci fossero regole da trasmettere o insegnare, ma solo una sensibilità da coltivare.

Ma Giuseppe Tornatore è davvero così: ama sognare il cinema e non autocelebrarsi o soffermarsi sulla tecnica. Lo ha ricordato dicendo che non sopporta i colleghi che vanno a vedere il film per sezionarlo col bisturi e procedere all’autopsia delle scene. Ha saputo emozionare la platea con aneddoti significativi, raccontando la genesi di film come L’uomo con la valigia o La sconosciuta a partire da piccole idee cresciute piano piano e ricordando che Gabriel García Márquez gli ha dato dello stupido, scoperto che Tornatore scriveva a macchina e non con il computer.

Dal pubblico non specializzato, poi, sono arrivate domande come: «Voglio fare l’attrice, che cosa mi consiglia?», «Quali ristoranti ha frequentato mentre stava a Trieste?», «È stato contento del lavoro di noi comparse, anche se nel film ha tagliato una delle due scene in cui c’ero io?» e «ha pensato a possibili attività didattiche sul suo ultimo film? Ma anche non come regista, giusto come persona normale…». Forse non è questo il livello di una Masterclass, ma Tornatore non ha perso il suo garbo sorridente, nemmeno di fronte ai mormorii con cui sono stati accolti i nomi dei ristoranti dove ha centato.

La scontrosa grazia di Trieste ha colpito ancora.

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Un commento a Trieste Film Festival: La platea domanda, Tornatore risponde

  1. I ga fato unora de fila per domandarghe dove el zenava…? mha l’ape ,dove lo fazeva??

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