16 gennaio 2013

Ballerini da Cuba al Politeama Rossetti

Al Politeama Rossetti ho avuto il piacere di assistere alla prima nazionale dello spettacolo di danza Ballet Revolución, una produzione che vede sulla scena diciotto ballerini della Escuela Nacional Cubana de Arte, accompagnati dal vivo da una band che interpreta musiche che spaziano da rivisitazioni di classici a successi del pop. E si tratta davvero di uno spettacolo potente.

Per quasi due ore i ballerini si esibiscono con passione, sfoggiando una tecnica ineccepibile e fisici perfetti, valorizzati da costumi molto belli e giochi di luci ben calibrati. Sono bravi, bravissimi anzi, e alla capacità tecnica ciascuno riesce ad aggiungere qualcosa di personale nell’interpretazione.

Ma la rivoluzione promessa nel titolo, c’è? Io non sono stato capace di vederla. Il limite dello spettacolo, penso, sta in una serie di scelte piuttosto tiepide da parte dei coreografi, che sfoggiano molto ma innovano ed esprimono poco. La struttura  dello spettacolo è sotto sotto quella del saggio da scuola di danza fatto per valorizzare i singoli, anche se il livello è incomparabilmente alto.

In Ballet Revolución abbiamo momenti di mimo, passi classici e di danze popolari, brani di coreografie vicine ai Momix, movimenti che abbiamo visto eseguire a Michelle Yeoh ne La tigre e il dragone, figure di hip hop e di breakdance, salti circensi e molto, molto altro. Il risultato ricorda un po’ l’anime Ranma 1/2, dove c’è una scuola di combatimento che trasforma ogni disciplina in arte marziale, dalla ginnastica ritmica alla cucina cinese. Qui però manca un chiaro disegno comune di trasfigurazione, una cifra propria a tutto lo spettacolo.

Chiedo forse troppo? Forse ho guardato Ballet Revolución con aspettative troppo alte, e il distacco del pubblico del Rossetti non ha certo aiutato l’atmosfera (siamo stati pochissimi a gridare e fischiare quando il cantante ha richiesto a gran voce “Trieste make some noise!”). Ma l’unica cosa che mi ha davvero colpito nelle due ore di spettacolo è stata la vibrante felicità di due delle interpreti, per altro meno valorizzate dal team creativo rispetto ai ballerini. È principalmente in loro che ho visto incarnato il mito dei cubani come popolo musicale e gioioso per natura, capace di faticare e affermarsi senza perdere la tenerezza.
Ma per una rivoluzione, anche solo artistica, è forse troppo poco.

[Le foto sono © dei rispettivi autori, riportati nel nome di ciascun file]

Qui la scheda dello spettacolo sul sito del Politeama Rossetti.

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