9 gennaio 2013

Coppie di persone dello stesso sesso: qualcosa si muove, ma la politica dov’è?

«Il matrimonio è tale solo tra uomo e donna. Altre “alchimie” non possono essere denominate matrimonio. L’omosessualità è un disordine» A dichiararlo è don Malnati, dopo l’intervento del Vescovo, dell’Arcigay, di Cosolini e della Bassa Poropat, in riferimento la polemica sulla campagna antiomofobica, patrocinata dal Comune di Trieste e dalla Provincia. Tutte reazioni prevedibili.

Osserva Pietro Faraguna: “È interessante che a spendersi pubblicamente contro l’estensione di diritti a favore delle coppie di persone dello stesso sesso non si esprima (per ora) alcun politico.” Leggi qui l’intervento del suo blog.

Pubblico di seguito l’appello di qualche mese fa, scritto da Faraguna e Paolo Menis, consigliere comunale M5S.

Nel corso della seduta del Consiglio comunale dello scorso 12 novembre la Giunta comunale di Trieste ha fatto propria una mozione sul contrasto alla discriminazione verso le persone omosessuali e sulla promozione di politiche non discriminatorie, di cui i due che scrivono sono primi firmatari.
La mozione invita l’Amministrazione a procedere sulla strada del riconoscimento dei diritti, del contrasto all’omofobia e alla transfobia e della lotta contro la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. L’atto politico prende le mosse da un’iniziativa, rivolta a tutti (tutti) i consiglieri triestini, con cui si è potuto attingere dall’esperienza (ormai decennale) di altre realtà. Iniziativa promossa da tre associazioni: Ass.ne Radicale Certi Diritti, Circolo Arcobaleno Arcigay Arcilesbica e Avvocatura per i diritti lgbti – Rete Lenford .
Ora: in tema di non discriminazione non possiamo più permetterci di essere ultimi in Europa, e ben lontani dai primi in Italia, mentre il mondo procede verso la strada del riconoscimento dei diritti delle persone lesbiche, gay, transessuali e bisessuali.
Sappiamo bene che viviamo un momento drammatico, e le tematiche da affrontare sono molte e anche altre. Ma non si può rinunciare all’affermazione e al riconoscimento dei diritti civili a tutti i cittadini e le cittadine, come se questa materia fosse avulsa dalle emergenze economiche, occupazionali e sociali; anzi, la storia dimostra che le due cose procedono insieme, e che la sospensione della cultura dei diritti in ossequio ad altre emergenze e priorità è una strada che non conduce affatto all’uscita della crisi, bensì alla crisi totale e totalitaria.
La politica italiana sta venendo infatti superata dagli altri Paesi dell’Europa e del mondo, da cui ci separa non solo uno spread di tassi di interesse, ma anche un gravissimo spread di diritti. La politica in Italia è stata recentemente superata anche dagli stessi giudici nazionali, che – con la Cassazione nel 2011 e la Corte costituzionale nel 2010 – hanno sancito importanti riconoscimenti di diritti per le coppie formate da persone dello stesso sesso. L’atto depositato è ovviamente soltanto un passo limitato alle competenze amministrative del Comune, anche se gli strumenti esistenti (il rilascio delle attestazioni di costituzione di famiglia anagrafica), se combinati alle ultime affermazioni delle supreme magistrature, consentono e impongono a tutti i pubblici poteri di trattare le coppie dello stesso sesso alle quali non è consentito sposarsi allo stesso modo delle unioni legalmente riconosciute, per ciò che concerne la fruizione di diritti fondamentali.
Perciò vogliamo fare un appello alle cittadine e ai cittadini omosessuali della città di Trieste che convivono: si rechino all’anagrafe o presso un centro civico e richiedano il rilascio dell’attestato di costituzione di famiglia affettiva, come già previsto dalle leggi della Repubblica (n. 1228/54 e dal regolamento attuativo approvato con d.P.R. 223/89 e s.m.i). Ci aiutino a riempire il nostro atto di indirizzo di politiche concrete: ogni volta che, in ordine alla fruizione di diritti fondamentali, per quanto attiene politiche della casa, familiari, dell’istruzione, educazione e tutela dei figli (perché esistono anche coppie di persone dello stesso sesso con figli, ed esistono anche a Trieste!), la loro condizione di coppia che non può contrarre matrimonio o avere altri riconoscimenti legali sia fonte di discriminazione, ogni volta che ciò dovesse accadere nel loro quotidiano mestiere di vivere, lo facciano presente al Comune di Trieste. Perché – per quanto di sua competenza – il 12 novembre 2012 si è impegnato a porvi rimedio.

Pietro Faraguna consigliere comunale PD

Paolo Menis consigliere comunale M5S

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5 commenti a Coppie di persone dello stesso sesso: qualcosa si muove, ma la politica dov’è?

  1. isabella

    Forse pensano che questo argomento non sia degno di nota.

  2. sfsn

    Anche l’astinenza sessuale xe un disordine e notoriamente crea dei squilibri de ordine psicologico: Malnati ne xe la prova vivente

  3. matteo brighi

    è un vero schifo…il matrimonio è solo tra uomo e donna. Andare così contro l’istituroe del matrimonio Dio è una vera vergogna. è da condannare un comportamento del genere.

  4. Ciao Matteo, nessuno va contro il matrimonio di Dio. Massimo rispetto per chi lo sceglie, ma anche massimo rispetto per chi decide di fare diversamente.

  5. isabella blasini

    Quoto ciò che dice Sara!
    Sono veramente altre le cose di cui vergognarsi Mattia!

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