12 Dicembre 2012

Electroblog e la riscoperta della techno

C’è sempre un ampio margine di imprevedibilità alla voce Festival di musica elettronica: è noto quali artisti si esibiscono, ma ciò che accade davvero lo si può sapere solamente a “festa finita”. Non è infatti possibile scrivere se quella canzone è stata suonata e come sia stata eseguita, non si possono contare le persone che hanno intonato quel brano con le lacrime agli occhi, l’unico dato assoggettabile a statistica è quello delle presenze.
Electroblog quest’anno è riuscito nell’intento di superare anche la più ottimistica delle previsioni, proponendo un cartellone di qualità, senza alcun compromesso e con una risposta di pubblico che è stata massiccia ed entusiastica.

La bufera di neve che ha attanagliato Trieste nella sera di Venerdì ha impedito a molti (compreso il sottoscritto) di gustare i set di Mojo e Zinc all’Etnoblog, la seguente cronaca quindi si concentra sulla serata principale di Sabato. I nomi chiamati a dar vita a quello che è stato già definito un evento memorabile sono Kevin Saunderson e Jeff Mills. Il primo è nel 1988 tra quelli che hanno definito il concetto di techno con le sue produzioni a nome Inner City, da allora non ha mai smesso di incidere e suonare in giro per il mondo. Da qui una certa reverenza e qualche timore quando vado ad ascoltare un “vecchio” come lui, specialmente in un mondo dove escono circa 1000 nuove produzioni ogni giorno ed il turn-over è velocissimo. Ogni dubbio è fugato sin dalle prime battute: suoni pulitissimi, ritmo sostenuto ed un lieve groove perennemente in sottofondo, la ricetta perfetta per scatenare la pista gremitissima (ad occhio un migliaio). Colpisce sin dal primo impatto l’attenzione posta a rendere la sala del Molo IV acusticamente decente, con un impianto che regala bassi armoniosi e toni alti cristallini, al salire del volume migliora la prestazione dell’impianto, nonché quella dei ballerini. Saunderson alterna tracce rare, dub “invecchiati in botte” e qualche pezzo più conosciuto, preparando il terreno al headliner che gli sussegue due ore dopo. La partenza di Jeff Mills è una dichiarazione d’intenti, suono cupo, durissimo ed oscuro, senza alcuna concessione: da qui per le successive tre ore si parlerà di ricongiungimento, ovvero della riscoperta della techno nella più pura delle sue definizioni. Otto anni di “minimalismi forzati” hanno infatti sviato e fatto credere ai più che per techno si intenda un suono dalla battuta morbida, ipercompresso e piuttosto elegante, così liscio che lo si può ascoltare anche mentre si acquista una borsetta. L’intensità dell’esibizione di Mills è difficile da valutare, se un concerto rock lo si può assimilare attraverso ritmo e melodia, il piano cartesiano su cui si misurano le sensazioni di stasera è composto da timbrica e dinamica, da variazioni quasi impercettibili del suono capaci di stimolare zone dello stomaco e del cervello diverse. Mills è concentratissimo, l’immagine di un alieno apparentemente distaccato dalla pista che lo acclama, risulta impossibile capire cosa stia facendo dietro la consolle, tanto veloci le sue mani si muovono tra mixer e cdj. Il beat è grezzo, scarno e leggermente distorto, ogni battuta è una “scheggia di futuro”, ogni arpeggio è una raffica di diapositive lanciate a velocità incontrollata.

Tanto per ribadire, l’ultima ora del set è composta per la quai interezza da una sequenza di pattern generati da quella 909 sulla quale si è forgiata tutta la musica elettronica da ballo. Electroblog è stato questo ed altro, meritano una citazione infatti anche l’apertura di Dibla e Giuseppe Rossi al Molo IV, la sonorizzazione di Jazza ed i set di Matt Keyl, Michele Ciuoffo e Marc Troit al Magazzino 26.

Tag: , , , , .

3 commenti a Electroblog e la riscoperta della techno

  1. anche il concetto di “Festival di musica elettronica” è molto vago… personalmente mi fa strano definire una serie di dj che “suonano” … preferirei un “Festival di musica elettronica” di musicisti elettronici…

  2. Avatar Denis Furlan

    Infatti anche il concetto di “musicisti elettronici che suonano” e’ ancor piu’ vago

  3. Avatar Giò

    @2-
    Più che “musicisti elettronici che suonano”, definirei “Festival del LEGO ELETTRONICO DELLA MUSICA”. –

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.