23 Novembre 2012

Il rigassificatore di Zaule, ma non solo…

di Oscar Garcia Murga 

A chi pensa che il progetto del rigassificatore “on shore” di Zaule sia la panacea alla crisi nonostante il parere contrario della cittadinanza, dei tecnici e scienziati italiani e sloveni, del tavolo di lavoro competente, la legge Seveso e il puro buon senso, siamo portati a ricordare che tra meno di 15 giorni, ricorrerà il 28 anniversario di uno dei più tragici eventi della storia moderna, abbattutosi sull’India il 2 dicembre 1984, nel corso di una giornata piovosa. Un impianto dell’Union Carbide statunitense, che produceva pesticidi e che prometteva lavoro e benessere, non ha mai raggiunto i profitti richiesti perché concepito su basi, calcoli e premesse sbagliate. In quel periodo la siccità aveva ridotto fortemente l’attività agricola e di conseguenza le vendite dei pesticidi erano crollate. Per risparmiare era stato licenziato del personale ed erano state abbandonate norme di sicurezza. L’impianto di refrigerazione era stato staccato e valvole fondamentali smontate. Questo impianto è diventato così una macchina di morte che ancora oggi, dopo quasi 30 anni, senza una bonifica, continua a mietere vittime. Bhopal nello stato di Madhya Pradesh, cittadina indiana nota per la sua cultura e le sue botteghe di piccoli artigiani, il prossimo mese commemorerà le migliaia di persone morte per la fuga di isocianato di metile (CH3N-CO) che a contatto con l’acqua (H2O)  si trasforma in acido isocianico (HOCN), un gas altamente tossico. Alle migliaia di persone morte nei primi giorni si sono aggiunte migliaia e migliaia e come le persone sono morti anche gli animali. Su Wikipedia leggiamo che “Contando anche i sopravvissuti, sia con danni permanenti che con lesioni solo temporanee, il numero di intossicati sarebbe compreso, secondo le varie fonti, tra 150.000 e oltre 600.000.”  La faccenda è stata chiusa dopo 25 anni da un tribunale distrettuale di Bhopal identificando i responsabili del disastro, tra i quali  manca però Warren Anderson, presidente della Union Carbide d’allora. Anderson fu arrestato, ma rilasciato sotto cauzione sparì dal suo domicilio in Florida e non si presentò al processo. La condanna ai responsabili fu di due anni di carcere e 100.000 rupie (circa 2.000 dollari) di multa. Questa sentenza è stata giudicata irrisoria dagli attivisti e dalla società civile. I condannati, scarcerati dietro una cauzione inferiore ai 500 dollari, hanno presentato appello.

Dopo 25 anni d’attesa, la compensazione stabilita dal tribunale per le famiglie delle vittime è stata di US$ 470 milioni (una media di US$ 2.200 a famiglia).

Dominique Lapierre, autore del romanzo “La città della gioia”, e lo scrittore spagnolo Javier Moro hanno scritto insieme un best seller intitolato “Mezzanotte e cinque a Bhopal“ che racconta questa vicenda.

Leggiamo sul piccolo di venerdì 16.11.2012 che la BP è stata condannata a pagare una multa di US$ 4,5 miliardi e a dichiararsi colpevole di diversi capi d’accusa  per il disastro del 2010 nel quale perirono 11 lavoratori nell’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon. Ma il costo complessivo per la BP sarà di decine di miliardi di euro.

La riduzione del valore delle azioni della BP in borsa nel 2010 mise in difficoltà la grande compagnia di gestione di fondi pensione scozzese Scottish Widows, che subì perdite importanti a seguito dei suoi investimenti nella BP. Un fallimento  della BP avrebbe potuto significare un disastro per i pensionati in Gran Bretagna che non avrebbero più visto i loro soldi. La vicenda portò ad incontri tra Barack Obama e il primo ministro britannico David Cameron. Un disastro ambientale nel golfo del Messico rischiava di trasformarsi in un disastro sociale in Gran Bretagna.

Nella causa dello Stato dell’Ecuador contro la Chevron, per il disastro ambientale conosciuto come la “Chernobil della foresta amazzonica ecuadoriana”, il tribunale ha emesso una sentenza dopo molti anni di litigio. La Chevron per un disastro ambientale da lei creato e che ha causato più di 1400 morti per cancro e migliaia di persone che tuttora soffrono malattie prodotte dai versamenti selvaggi, è stata condannata a pagare US$19 miliardi (14,9 miliardi Euro) di compensazione allo Stato dell’Ecuador. La Chevron non vuole pagare e l’Ecuador ha avviato delle cause per bloccare i beni patrimoniali della società in Canada, Brasile e altri stati. L’Argentina ha messo un embargo a tutti i beni della Chevron sul suo territorio.

Mi domando quale tipo di garanzia pecuniaria si richiede in Italia al proponente di un impianto che per una valutazione sbagliata o incompleta dei rischi può creare danni enormi.

Il rispetto per l’ambiente è fondamentale per la nostra vita, la vita dei nostri figli e dei figli dei nostri figli.

 

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