16 novembre 2012

A sorpresa, di nuovo in sala La collina dei papaveri

Ritorna per alcuni giorni sul grande schermo l’ultimo capolavoro dello Studio Ghibli. Novantuno minuti di animazione che rapiscono e portano in un mondo incantato, anche se ne La collina dei papaveri di elementi fantastici non ce ne sono, ritratto con un’attenzione al dettaglio che toglie il fiato.

La Lucky Red aveva annunciato che Kokuriko-zaka Kara sarebbe rimasto nelle sale un giorno solo, il 6 novembre, e la notizia che invece sarà in programmazione da venerdì 16 a martedì 20 al Cinema Ariston di Trieste renderà felici i molti affezionati che non sono riusciti a vederlo alla proiezione precedente.

Io, il 6 novembre l’ho visto. Come molti, temevo questa prova alla regia del figlio di Hayao Miyazaki, Gorō, che con il suo film d’esordio Le cronache di Terramare non mi aveva convinto. E invece, fin dal primo minuto, La collina dei papaveri mi ha inchiodato alla poltrona con uno spettacolo di rara intensità, fatto di bellezza e meraviglia. Fiori, architetture, macchinari sembrano essere stati disegnati da persone che li conoscono e li amano sinceramente da una vita.

La qualità dell’animazione è superba, certo, come l’attenzione ai particolari. E la storia? E i personaggi? E il doppiaggio? Ecco, lo ammetto: durante il film, ogni volta che l’omino critico nel mio cervello saltava su per avanzare un’obiezione, un altro personaggio che abita le mie sinapsi (ma di cui non so bene nome e ruolo) lo prendeva a calci e lo ricacciava in un angolo nascosto della mente.

Ci ha messo una settimana, l’omino critico, per far sentire i suoi “ma…”. Il tempo che ci è voluto per capire che qualcosa dello spirito Ghibli (perché anche qui, senza dubbi, abita lo stesso spirito che c’è in Porco Rosso, Una tomba per le lucciole e in tutti gli altri lavori di questo studio) che pervade questo film – sì, è vero – suona a tratti incongruente con una storia d’amore tra liceali ambientata nel Giappone del 1963. Ma alla fine, ciò è davvero poco importante.

Insomma, La collina dei papaveri produce effetti magici, è un incantesimo travestito da cartone animato. Forse non ne avete bisogno, o forse su di voi non farà lo stesso effetto: ma di sicuro resta uno dei tentativi più riusciti di dimostrare che il film d’animazione non ha a che fare con l’intrattenimento. Ha a che fare con l’anima.

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