Servizi funebri: nessuno ha poi così tanta voglia di valutare la rilevanza di questo insieme di funzioni e attività nella vita quotidiana di una comunità, ma stavolta ci tocca con l’augurio di dover affrontare nel nostro personale la questione il più tardi possibile. L’attuale situazione consente ai goriziani di scegliere se ricorrere ad imprese private, solo due in verità, o far capo al servizio comunale. La differenza? Forse alcuni aspetti scenografici e organizzativi ; ma sostanzialmente la differenza risiede nei costi . Roba da un paio di migliaia di euro in meno, a spanne si intende, se ci si rivolge agli uffici del Municipio. Che non è cosa da poco, soprattutto di questi tempi. Eppure potrebbe essere che, a breve, il servizio pubblico venga privatizzato. 
“… in una parola lasciato in balia del libero mercato”: è l’affermazione dell’associazione goriziana “Essere cittadini”, che solleva la questione visto che il Decreto Legge n. 138 del 13.08.2011, (“Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa dell’unione europea”) all’art. 4, impone agli enti locali, come il Comune di Gorizia, di verificare, entro il mese di agosto 2012, “la realizzabilita’ di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica” (comma 1). Tale verifica dovrà culminare nell’adozione di una delibera “quadro”, attesa a tempi brevi, che stabilisca i vantaggi determinati dall’adozione del sistema concorrenziale o, viceversa, i benefici per la stabilizzazione, lo sviluppo e l’equità all’interno della comunità locale derivanti dal mantenimento di un regime di esclusiva del servizio.
Cosa significa tutto ciò? In sostanza, pur non sembrando esserci alcun automatismo che imponga la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, e pur essendo evidenziata dal decreto la necessità di procedere a una liberalizzazione di queste attività economiche ( e ci sono di mezzo anche gli asili nido) soltanto “compatibilmente con le caratteristiche di universalita’ e accessibilita’ del servizio” (potrebbe accadere che l’amministrazione “ prenda, invece, alla lettera solo la parte che attribuisce all’ente (il Comune, nella fattispecie) l’onere di dimostrare la propria capacità di erogare servizi concorrenziali e che sarà l’interpretazione politica dei dati forniti dai tecnici del Comune ed illustrata nella delibera “quadro” a fornire la motivazione per la successiva scelta che il Consiglio comunale adotterà.
Se passasse l’ipotesi privatizzazione, tutti noi, volenti o nolenti, dovremmo prevedere un esborso più cospicuo di quello delle attuali tariffe del servizio comunale per far fronte a funerale e inumazione in cimitero; ancora più cospicuo se si volesse procedere alla cremazione, visto che tocca far riferimento ad altri capoluoghi.
La cosa risulterebbe dunque assai onerosa per tutti coloro che non ritengono, per ragioni culturali o religiose o semplicemente economiche, di dover dare particolare enfasi e risonanza al rito funebre. Il presidente di “Essere cittadini” , Stefano Cosolo, ci ha spiegato di aver cercato di capire che aria tira in consiglio comunale. Sostanzialmente non tira aria alcuna: “I politici con cui abbiamo parlato – afferma Cosolo – sono caduti dalle nuvole. Quindi c’è il rischio che sulla questione non si sviluppi nessun dibattito e l’eventuale delibera che stabilisca la privatizzazione cada inesorabile dall’alto.”
Poichè lo scopo di questa associazione, nata nel 2011 e immediatamente attivatasi con alcune importanti iniziative sulla sicurezza nelle scuole ( di cui riparleremo a breve), è promuovere la partecipazione dei cittadini quali attori di democrazia diretta nelle scelte politiche , viene dunque richiesto, anche sollecitando i mezzi di comunicazione, che si sviluppi una apertissima discussione. Le problematiche, infatti, non riguardano solo le caratteristiche di gestione pubblica o privata dei servizi funebri, inclusi i risvolti ideologici e pratici dell’una e dell’altra modalità, ma anche ovviamente l’attuale capacità dell’ente di sostenerla al proprio interno ( ci sono competenze e personale adeguati?) e le caratteristiche con cui strutturare l’affidamento all’esterno ( ad esempio la privatizzazione potrebbe avvenire sulla base di una preventiva definizione dei costi, creando una fascia di servizi che ricalchi le tariffe comunali ed evitando quindi una situazione di “cartello” cui sia impossibile sottrarsi).





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