19 luglio 2012

Muggia: fino al 12 agosto aperta la mostra sul realismo socialista russo

C’è tempo fino al 12 agosto per visitare, presso il Museo d’Arte Moderna Ugo Carà di Muggia, la grande mostra dedicata al movimento del Realismo socialista in Russia con opere, documenti e oggetti dagli anni ’51 al ’91.
“Dall’utopia al dissenso” intende dare uno spaccato degli sviluppi artistici in Russia nell’arco di un quarantennio contrassegnato da profondi cambiamenti sociali e politici: dagli anni della completa adesione all’ideologia comunista, alla destalinizzazione del XX Congresso del PCUS, al periodo della stagnazione Bresneviana per arrivare alla Perestrojka di Mikail Gorbaciov, alla caduta del Muro di Berlino ed alla dissoluzione dell’URSS.
Tatiana Vilinbakhova, Principale Coordinatore Scientifico del Museo Russo di San Pietroburgo, ricorda che: “Il realismo socialista, basato sulla propaganda dell’ideologia comunista, della sua Weltanschauung e dei suoi valori, era atto a formare le fondamenta spirituali della nuova società sovietica. Un ruolo straordinario in questa arte apparteneva alle immagini dei capi, Lenin e Stalin, divenuti i nuovi santi del Paese dei Soviet. Le loro rappresentazioni mitologizzate riempivano densamente lo spazio artistico di tutta la Russia. I loro ritratti venivano appesi sulle pareti negli enti statali, compresi scuole e asili d’infanzia.”
Tutte le opere e i documenti in mostra non sono mai stati esposti prima in Italia e provengono dalla collezione del giornalista e scrittore Francesco Bigazzi, per lunghi anni corrispondente dall’Unione Sovietica, dove ha seguito in prima persona eventi storici di straordinario rilievo e i principali mutamenti di una società in cerca di una nuova identità: “E’ difficile trovare un altro periodo in cui tutti, accademici e volenterosi imbrattatori di tele, cantori entusiastici dell’URSS e critici feroci, ruffiani del regime e dissacratori professionisti, possono essere racchiusi in una definizione: “realismo socialista”. Il passaggio dall’utopia al dissenso accomuna involontariamente questi artisti così distanti tra loro, per formazione e fede politica. Ha ragione Tatiana Vilinbakhova, nei quadri si avverte una certa forza religiosa. D’altronde questo fede è molto più visibile nell’opera degli sconosciuti pittori di provincia che non nei grandi e osannati artisti che si sono chiusi nella propaganda del regime.”
La mostra, che per la prima volta indaga anche la produzione artistica degli anni ’80 e ’90, si apre con un’opera emblematica realizzata nel 1989, anno della caduta del Muro di Berlino, dal significativo titolo “Illuminata dal segno di Lenin”, un’acquaforte a colori che rappresenta l’Armata Rossa simbolicamente guidata da un Lenin metafisico che aleggia sull’esercito ispirandolo nelle sue azioni.
Il percorso espositivo, che presenta un centinaio fra opere e oggetti capaci di far rivivere una grande stagione della produzione artistica in Russia ma anche della sua storia politica e sociale recente, segue un’articolazione tematica, tenendo fede all’impostazione “per genere” tipica delle mostre annuali organizzate in URSS dall’Unione degli Artisti. Vengono così affiancate anche opere distanti negli anni che spesso risultano, nella rigidità culturale dei temi trattati, poco risentire del trascorrere del tempo, ricalcando in quattro sezioni i temi e i soggetti prediletti dal regime, quali ritrattistica ufficiale, eventi istituzionali, mondo del lavoro e paesaggio industriale, ma anche lavori della cultura underground e di arte applicata.

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Un commento a Muggia: fino al 12 agosto aperta la mostra sul realismo socialista russo

  1. vico

    Siamo passati dalla mitizzazione di Lenin e Stalin a quella di Madonna o Lady Gaga che mostrano le chiappe ai concerti.
    Non c’è che dire… ci aspetta un luminoso futuro.

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