28 maggio 2012

A teatro, per parlare di violenza e di donne

“Ingresso libero” è una formula magica spesso capace di riempire teatri e cinema a Trieste. Vedremo se sarà così anche al teatro Miela martedì 29 maggio, quando “Luna e l’altra teatro” porterà in scena Luna di Mele, uno spettacolo che parla di donne e di violenza. Ho incontrato Adriana, una delle due attrici/autrici che saranno sul palco, e le ho chiesto di raccontare di che cosa si tratta.

foto di scena da Luna di meleAdriana, da quali percorsi è nato questo spettacolo teatrale?

Per vari anni Francesca ha tenuto un laboratorio teatrale di genere. Nel 2010, con il progetto Afrodite in cammino dell’Associazione di volontariato di donne Luna e l’altra,  ha affrontato il tema della violenza di genere. Abbiamo cominciato a parlarne e poi a lavorare insieme, per realizzare una ‘spettacolarizzazione’ che tirasse le fila del percorso. Nel 2011, da questi materiali e da nostre ulteriori riflessioni è nato Luna di Mele, che da febbraio portiamo in giro per l’Italia a chi ce lo chiede.

E chi ve lo richiede?

Varie realtà, da insegnanti che sanno affrontando il tema con le loro classi a librai sensibili al tema, da gruppi femministi a pubbliche amministrazioni… a dirla tutta, comuni e province di solito si ricordano del problema (e quindi, richiedono lo spettacolo) solo in quelle che io chiamo le giornate del panda, il 25 novembre e l’8 marzo.

Ovvero la giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne e la festa della donna… beh, sono due date simboliche.

Quei due giorni sono simbolici, ma il problema è reale tutto l’anno. E ha molte facce, non si tratta solo dei “femminicidi” che tanto occupano le nostre cronache nere. Nello spettacolo cerchiamo di analizzare la violenza nelle sue varie forme e nei suoi molteplici effetti, e cerchiamo anche di far riflettere sulle cause.

In Italia siamo un bel po’ indietro, rispetto all’analisi delle cause…

Già. Invece, viene fatto molto per imporre un modello. Per dire, se penso alla manifestazione “pro-life” del 13 maggio scorso a Roma, mi vengono i brividi. Ho visto come una parte del paese, non piccola e neppure ininfluente, pretende di inquadrare la libertà di scelta di tutte le donne, etichettando e giudicando in modo violento chi sceglie di abortire. Lo trovo allucinante.

Tutte cose che avremmo dovuto lasciarci alle spalle da un bel pezzo.

Io sono cresciuta riconoscente per le battaglie che la generazione di donne precedente alla mia ha combattuto e portato avanti anche per me. Le leggi su divorzio e aborto sono importantissimi strumenti per permettere alle donne di agire liberamente e prendere in mano il timone delle loro vite. E non dico che sia facile farlo, dico che è necessario. Ma i tentativi di cancellare queste possibilità si moltiplicano, a favore di un modello di donna che può scegliere da sé solo quanto è stabilito da altri.

E una donna autonoma e consapevole di sé è proprio ciò che la violenza sulle donne va a distruggere.

Attenzione, però. Autonomia e consapevolezza non sono caratteristiche innate che le donne hanno. Sono conquiste possibili grazie a un lavoro di autocoscienza che il femminismo storico ci ha insegnato a fare. Ecco, un lavoro simile da parte maschile io non l’ho ancora visto, su larga scala. È da pochissimo che alcune realtà maschili cominciano a interrogarsi su ruoli, prerogative, cause e conseguenze, e questo è un buon segnale. Purtroppo, ci sono ancora troppi uomini incapaci di confrontarsi con una donna che vuole scegliere e decidere autonomamente…

foto di scena 2 da Luna di meleIo ti seguo. Ma forse ci stiamo allontanando troppo dallo spettacolo Luna di Mele, se parliamo di autocoscienza e di anni Settanta.

La realtà quotidiana e le statistiche ci dicono che purtroppo la società italiana non ha ancora fatto il salto culturale necessario, che in fondo è quello che veniva chiesto anche nelle lotte di quegli anni. Lo spettacolo vuole essere anche uno spunto per far capire ciò di cui abbiamo parlato fin qui. E chi lo vede magari comincia a farsi delle domande, e questo è un passo importante. Come a Lodi, dove abbiamo recitato per una platea di 450 adolescenti, con cui abbiamo poi discusso. E ragazze e ragazzi, dopo lo spettacolo, hanno chiesto: “se le cose stanno così, allora noi che possiamo fare?” Una domanda che esprime il loro bisogno e la volontà di agire nel concreto, ma che nello stesso tempo dimostra la presa di coscienza di un problema da entrambe le parti.

Questo mi sembra un buon segnale.

Anche a me. Io e Francesca crediamo che un cambiamento sia possibile, se ciascuno si assume la responsabilità personale di agire nel quotidiano, passo a passo, nella direzione del cambiamento. Ma per decidere di agire, bisogna prima rendersi conto della situazione. Lo spettacolo è pensato per questo scopo. Ed è per questo che ci auguriamo di avere anche un buon numero di uomini tra gli spettatori: vorremmo che anche loro cominciassero a inquadrare meglio la situazione, a farsi delle domande e a cercare di assumersi la loro parte di responsabilità “di genere”. C’è un nuovo orizzonte culturale da costruire insieme, in cui ognuno deve fare la propria parte.

 

Luna di Mele – martedì 29 maggio, ore 21.00 al Teatro Miela.
Ingersso libero.

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Un commento a A teatro, per parlare di violenza e di donne

  1. Paolo Stanese Paolo Stanese

    Aggionamento. La platea del Miela era effettivamente piena! A spanne, il 25-30% degli spetttori erano uomini, e i commenti sentiti al volo dopo lo spettacolo sono stati tutti molto positivi.
    A mio giudizio, Luna di mele è un lavoro davvero bello, capace di raccontare molto, moltissimo e sempre con la giusta misura – anche nei casi più delicati. Da segnalare l’ironia che percorre il testo, sdrammatizzando quando è possibile situazioni complesse, e la costante volontà innescare riflesssioni sì, ma soprattutto dialogo con spettatrici e spettatori.
    Brave Francesca e Adriana!

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