28 febbraio 2012

I personaggi di DF Wallace prendono vita

Forse fate parte della piccola schiera di estimatori o fanatici di David Foster Wallace, lo chiamate DFW e amate perdervi nelle sue pagine fitte e precise, simili a mappe topografiche di menti contorte. Forse lo conoscete solo per sentito dire o non lo apprezzate, e appiccicate al suo nome etichette come difficile, cerebrale, postmoderno. O ‘realista isterico’. In entrambi i casi, dovreste andare a vedere BICUS stasera all’Etnoblog alle 21.00, perché è una performance teatrale che lascia un segno profondo (1).

In scena, un attore e un musicista, o meglio un sabotatore sonoro, che vi faranno scivolare dentro i testi di questa raccolta, facendovi assistere alle esternazioni di diversi “uomini schifosi”. Prima scoperta: la scrittura di DFW è perfetta per essere re-citata. Ugogiulio Lurini inizia lo spettacolo esponendo il contenuto di alcuni racconti di un altro libro di Wallace, Oblio, come se fossimo a una presentazione in libreria, ma all’improvviso scivola dentro il primo personaggio, che racconta con dettaglio maniacale la propria perversione dimostrando una capacità di descrizione psicologica fine quanto sterile, perché orientata a ridurre la persona che ha di fronte a una ridottissima gamma di comportamenti.

Lurini dà corpo a questo personaggio con una mimica trattenuta, contrastata da una serie di piccoli tic: bastano pochi gesti per chiarire come il controllo che il personaggio si vanta di avere sulle sue “galline” sia illusorio. E vedere un corpo che “letteralmente” incarna gli indizi testuali che Wallace fornisce, rende la struttura narrativa cento volte più evidente e la narrazione più efficace. A questo testo ipersorvegliato fa seguito uno stacco sonoro di Marco Bianciardi, destrutturato ma emotivo, quasi a bilanciare il vuoto precedente.

Ecco poi comparire sulla scena un nuovo uomo schifoso: ci si mette un po’ a convincersi che l’attore in scena è sempre Lurini. Primitivo, ipercinetico e istrionico (difficile immaginare un personaggio più diverso dal primo), racconta senza rimorsi un episodio in cui ha piegato la disperazione altrui a proprio vantaggio, esibisce la propria disumanità quasi come una medaglia. Seconda scoperta: in scena la scrittura di Wallace, pur unica ed eccentrica, fa emergere subito personaggi diversissimi tra loro.

Dopo un’altra incursione sonora, compare il terzo uomo schifoso: isterico nei toni e incapace di controllarsi. Ad ascoltare la sua storia e il suo problema (esilarante, assurdo ma forse proprio per questo suona plausibile) appare ferito, umano, finché nel finale non dimostra di disprezzare l’umanità di chi gli sta vicino: l’unica maniera che ha di tenere in scacco il proprio essere patetico diventa additare la pateticità altrui, anche se questo gli costa (e ne è consapevole) sempre nuove, insopportabili solitudini.

L’ultimo uomo schifoso dello serata (2) è forse il più violento, di sicuro il più manipolatore e vigliacco. E, nello stesso tempo, quello in cui è meno difficile immedesimarsi. Non ha strani tic o perversioni, non approfitta della debolezza altrui. Ma vuole evitare a ogni costo un coinvolgimento emotivo faticoso, e ci riesce facendosi gelido e respingente come uno specchio di ghiaccio, che riflette e ritorce sul partner ogni azione, reazione e intenzione, negando ogni spazio alla sua voce. Non è una cosa che siamo stati capaci di fare tutti? Terza scoperta: gli uomini schifosi dopotutto sono persone comuni, e potremmo anche essere noi.

Quattro ritratti molto differenti, quattro esseri umani “mancati” in modi e per motivi diversi. Quattro “uomini che odiano le donne” (e forse in esse l’umanità intera), incapaci di elaborare affetti e sentimenti, aggrappati a pensieri, dettagli assurdi, teorie inventate. Andate a vederli messi in scena: tornerete alle pagine di Wallace con una sensibilità affinata. E forse la userete anche nella vita, se o quando incontrerete un uomo schifoso. Magari allo specchio.

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(1) Le righe che seguono (o precedono, se leggete la nota dopo aver letto il testo) non contengono veri e propri – tra virgolette – spoiler, sono solo un tentativo di orientarsi nello spettacolo teatrale secondo coordinate wallaciane. Il problema di orientarsi in uno spazio mentale costruito da Wallace, è che le mappe topografiche che l’autore disegna sono accuratissime, ma mancano sentieri tracciati e vie di uscita.

(2) (e qui bisognerebbe aprire una parentesi, perché ci sono altri uomini schifosi non solo nel libro, ma anche nella performance: oggi potreste vederne due che non sono stati recitati la sera dello spettacolo recensito, e che probabilmente avrebbero dato tutt’altro movimento ai pensieri del pubblico e del recensore – che oltretutto non ha sottolineato il lato comico della performance. C’è infatti un costante contrappunto ridicolo nella messa in scena dei comportamenti agghiaccianti raccontati, ma non ho trovato la forza per raccontarlo)

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