29 gennaio 2012

È partito «Ts 7+», ciclo di incontri sul futuro di Trieste

Venerdì 27 gennaio presso il Circolo della Stampa si è svolto il primo incontro del ciclo «Ts 7+», organizzato in collaborazione con ManifeTSo Trieste 2020 per «verificare la vocazione europea della città». Il tema proposto: «Qualità della vita, come analizzarla e come comunicarla?». Roberto Weber, presidente del Circolo della Stampa, ha condotto l’incontro; suoi ospiti Rossella Cadeo de «Il Sole24Ore» e il sindaco di Trieste Roberto Cosolini.

Rossella Cadeo segue da quindici anni le classifiche della Qualità della vita nelle province italiane per il quotidiano economico-finanziario, ed è stata invitata a esporre criteri e parametri che guidano queste ricerche, che da un lato devono cercare dati aggiornati, attendibili e confrontabili tra le varie province, dall’altro e proprio per questo non possono dar conto delle caratteristiche singolari dei vari territori.

Il piazzamento di Trieste al quarto posto nella classifica 2011 è stato sezionato nelle sue varie componenti che Roberto Weber ha sintetizzato così: Trieste risulta una provincia colta e ricca grazie al suo passato, con molti laureati e un’alta spesa per la formazione dove però non si fa impresa; con una giustizia veloce, buoni asili e una grande sanità, ma dove c’è un altissimo numero di scippi e si vive in spazi stretti.

Weber ha quindi passato la parola al sindaco. Cosolini ha confrontato i dati con la sua esperienza di primo cittadino, sottolineando che i triestini in buona parte non si rendono conto del rischio cui va incontro la città proprio a causa del divario tra ricchezza e formazione da un lato e poca propensione all’imprenditorialità e all’innovazione dall’altro. Anche la sua impressione è che la città continui a vivere del capitale accumulato nei decenni precedenti ma non sappia attirarne nuovo né farlo circolare, condannandosi, se non si invertirà la rotta, a un declino inesorabile.

Alla domanda del pubblico su che cosa intenda per innovazione, Cosolini ha risposto con una serie di esempi: incubatoi imprenditoriali, capacità di attrarre giovani con l’università (soprattuto nelle aree scientifiche dove già eccelle e dell’economia e del commercio, dove Trieste dovrebbe puntare a diventare ateneo di riferimento per l’Europa dell’est), trovare modi per valorizzare i talenti che nascono nel territorio e infine aprirsi all’Europa e mettere in moto e in relazione diverse parti e diverse anime della città.

Per arrestare il declino, ha continuato il sindaco, al di là dell’azione della politica locale, due elementi sono indispensabili: che ciascuno si rimbocchi le maniche senza più attendere l’intervento pubblico (i fondi da distribuire saranno sempre meno) e essere consapevoli che ogni attività economica avrà un impatto sulla città: anche il turismo (il settore economico più «verde» su cui Trieste possa puntare) trasformerà Trieste, in modi forse inaspettati: bisogna aprirsi al futuro tenendo a freno le nostalgie.

Si è aperto il dibattito. Varie obiezioni sono state rivolte ai parametri e alla classifica, e sono state avanzate varie ipotesi sulle anomalie. Rossella Cadeo ha ricordato che, in parallelo con le rilevazioni dei dati vengono svolti anche dei sondaggi, che spesso evidenziano percezione molto diverse da quanto dicono i dati. Il dibattito è presto diventato un’occasione per rivolgere domande al primo cittadino.

Vari interrogativi vertevano sulle azioni della politica locale, che a vari mesi dalle elezioni non sembra aver ancora realizzato risultati apprezzabili per i cittadini. Cosolini ha risposto che il mandato è lungo: i lavori su temi fondamentali messi sul tavolo richiedono valutazioni attente, così come le azioni innovative non possono essere improvvisate, ma vanno studiate attentamente; ha inoltre lodato i soggetti come ManifeTSo Trieste 2020, che mettono in campo saperi e proposte concrete per agire propositivamente sul territorio, auspicando che il Comune possa trovare gli strumenti per agevolare chi si muove così.

Nel complesso, l’incontro ha fornito parecchi spunti di riflessione ma certo non soluzioni facili per il momento cruciale che sta vivendo il territorio cittadino; ci auguriamo che l’incontro fra privati cittadini forniti di idee nuove e buona volontà con un’Amministrazione comunale attenta sia al futuro del territorio sia alle dinamiche economiche possa mettere in moto delle «buone pratiche» che modifichino in meglio il volto della città.

3 commenti a È partito «Ts 7+», ciclo di incontri sul futuro di Trieste

  1. GiovanniP

    Chissà se hanno parlato anche dello spostamento a Pola del Call Center SWG? Chissà se ci ha pensato il signor Weber, presidente di quell’azienda? Boh,affari loro, l’importante è boicottare le aziende che delocalizzano, come SWG e OMSA.

  2. Aria fritta e soffritta, almeno a leger sto articolo (al contrario del lavor interessante de manifetso, che andassi ciapado in man SUBITO).

    Curioso po’ come che nel futuro de una città del genere no vegni nianche lontanamente nominado el porto.. el vero “buco nero” de questa aministrazion comunal, che sta favorindo alla grande la speculazion contraria al benessere citadin.
    Inveze dei posti de lavor che podessi derivarghene da una formazion avanzada, per dir una.

    In sostanza, se va avanti con la stessa ricetta de ciacole + esposizion mediatica + favori 🙁 come nei ultimi x-anta anni…

  3. ufo

    “Giustizia veloce” mi fa pensare – alla scelta del metro con cui confrontarsi, che ancora una volta sembra essere esclusivamente quello italico. Nessuna sorpresa che Sole 24 ore e la Cadeo ragionino in questi termini, è l’Italia il loro mercato, ma per il resto di noi? Da un punto di vista imprenditoriale poco ci dice il confronto con Catania e Brindisi, ben più rilevante è il confronto con Klagenfurt, Koper e, appunto, Pula.

    Firmato: uno che ha recentemente “delocalizzato” 🙂

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