Tra i commenti di questa segnalazione di Franca C. Porfirio, già notevole nei contenuti, ecco spuntare questo notevole diario di un sabato notte di Giulietta Sanlorge. Per tutti quelli che se lo fossero perso, eccolo qua, che merita. Se stava meo co se stava pezo, una volta no i gavessi lassà, ecc…
VIAGGIO A BABILONIA (TS)
Sabato 14 gennaio 2012
di Giulietta Sanlorge
BEATRICE
La mia guida negli inferi è una ragazza autodefinitasi clubber pentita. La chiamerò Beatrice. Mi dà appuntamento alle 23.
NE’ SALUTE NE’ RISPETTO
Per andare a posteggiare sulle rive, percorriamo in auto via Valdirivo. A metà della via, alcuni teenager si stanno dirigendo verso un locale. La temperatura è poco sopra lo zero, ma loro portano magliette dalle maniche corte, indifferenti al dovere di presentarsi in buona salute a scuola il lunedì successivo. Nel frattempo un gruppo di ragazze stanno attraversando la strada con movimenti provocanti, esibendo gambe, pance e spalle scoperte. Dalla macchina davanti alla nostra spuntano delle teste coi capelli lunghi, ma non sono donne. Le loro voci roche emettono irripetibili apprezzamenti sulle parti scoperte delle ragazze che, invece di indignarsi, se la ridono soddisfatte.
LORDUME, ASSEMBRAMENTI E RUMORI
Dopo aver trovato posto con difficoltà sulle rive, di fronte al Teatro Verdi, tempio della cultura triestina, raggiungiamo piazza della Borsa. Veniamo accolte da una serie di vomitevoli pozzanghere, provocate da qualche ubriacone che si è liberato lo stomaco a rate. Più in là, la piazza è lordata da una distesa di coriandoli, come fossimo a carnevale. Facciamo un giro nella zona e incappiamo in numerosi assembramenti all’esterno dei bar. Vedo parecchi ragazzi e uomini con il bicchiere in mano e l’espressione inebetita che si ravviva all’apparire di branchi di ragazze dedite al nomadismo da un bar all’altro a scopo esibizionistico. Gli assembramenti fuori dai bar ostruiscono il passaggio pedonale in vari punti: sul marciapiede di fronte alla Portizza, nel passaggio tra Capo di Piazza e piazza Unità, all’imbocco di via delle Beccherie da via Malcanton, per non parlare della vera e propria occupazione di via del Ponte. Proseguendo, verifico un’ altra ostruzione del passaggio all’inizio di galleria Protti, angolo via Tor Bandena. Dall’interno del bar provengono suoni rumorosi con testi che alternano l’inglese con lo spagnolo e il brasiliano, nell’assenza completa di segni della nostra identità culturale. A questo punto torniamo verso le rive a prendere la macchina.
FILO-ETIOPI E STRANE SIGLE
Ci dirigiamo verso riva Traiana, posteggiamo e andiamo davanti all’Ausonia, dove vedo entrare ragazzi con strane masse di capelli. Beatrice mi spiega che imitano i capelli dei neri giamaicani di religione rastafarian, seguaci dell’ultimo imperatore d’Etiopia, deposto dalle truppe coloniali italiane negli anni trenta del secolo scorso. Mah! Intanto arriviamo in via Traiana all’angolo con il molo Fratelli Bandiera, dove si sta svolgendo una festa di un gruppo denominato Jotassassina. Immagino che si tratti finalmente di una celebrazione delle nostre tradizioni, ma Beatrice mi spiega che è un party GLBT. Chiedo di che azienda si tratti, ma apprendo che non è un’azienda ma la sigla di Gay Lesbiche Bisex Trasgender e che Jotassassina fa spettacoli di uomini vestiti da donna. Al party sarebbero benvenuti anche gli Streight (eterosessuali, mi dicono) ma preferisco raggiungere la macchina.
APPUNTAMENTI NOTTURNI E BIONDE DIFFERENTI
Tornate in centro, posteggiamo dietro al municipio. Andando verso piazza Unità, abbiamo davanti a noi alcuni signori, di mezza età, ma vestiti come Fabrizio Corona. Si stanno dirigendo verso la fontana dei Quattro Continenti, dove sono sedute alcune ragazze ventenni che, appena li vedono, si alzano e li raggiungono. Penso che siano le figlie, quelle che loro sono venuti a prendere a fine serata, ma cambio subito idea notando gesti affettivi non proprio paterni. Da piazza Unità, passando davanti a una discoteca, raggiungiamo via Canal Piccolo, dove si trova un’altra discoteca. La stanno raggiungendo, dal lato opposto, anche due bionde dai lunghissimi capelli che stanno gridando qualcosa in una lingua neolatina a una mora che sta arrivando. Mi felicito per la presenza di giovani turiste straniere nella nostra splendida città, anche nel freddo mese di gennaio. Ma Beatrice mi disillude subito, spiegandomi che sono trans brasiliane e mi indica con gli occhi le spalle da portuali delle due bionde. Facciamo un altro giro, ma ormai, gli assembramenti stradali si sono sciolti. Per tornare alla macchina, ripassiamo di fronte alla discoteca di via Canal Piccolo e vedo che, in quel momento, sta andando verso l’entrata una stangona bionda sui vent’anni, con il viso d’angelo e il fisico da top model, accompagnata da un uomo alto e pelato, apparentemente quarantenne, dall’abbigliamento modaiolo. Dopo l’errore precedente, vengo assillata dal dubbio sull’identità della stangona bionda, ma Beatrice mi rassicura che è così alta perchè è una modella, mentre il tipo con lei sarebbe un modellaro, uno che colleziona modelle. E’ un tipo di collezionismo che non conoscevo, essendomi fermata ai francobolli, alle monete e ai soldatini. Mah! Quando montiamo in macchina sono quasi le due di notte, ma Beatrice mi informa che le discoteche vanno avanti fino alle quattro, in teoria, ma in pratica chiudono anche più tardi e, dopo la chiusura, molti vanno in qualche bar aperto a fare colazione, incrociando quelli che si sono appena svegliati per andare a sciare, i più fortunati, o per andare al lavoro, se sono di turno.
CONCLUSIONE
Ebbene Signore e Signori, queste non sono discorsi astratti, ma fatti concreti di quella Babilonia triestina che molti commentatori di questo sito si ostinano a far finta di non vedere, mentre gli amministratori sfuggono al loro dovere di prendere provvedimenti.
Giulietta Sanlorge
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