13 Novembre 2011

Calo del 70% in dieci anni per i vigneti di Friulano in regione

Il futuro è bianco? L’oracolo del mondo del vino dice di sì. Antonio Galloni, responsabile per le degustazioni in Italia della celeberrima rivista The Wine Advocate di Robert Parker (40 mila abbonati in 37 paesi esteri) conferma il sorpasso. Galloni è stato ospite d’onore della due giorni promossa a Gorizia dal Consorzio di tutela vini Collio e Carso con il sostegno della Regione, assessorato alle attività produttive e uno dei protagonisti del convegno internazionale “Opportunità e minacce per i vini bianchi d’eccellenza”, sabato 12 novembre nell’aula magna del Polo universitario di via Alviano a Gorizia.

“Il Friuli Venezia Giulia è una terra molto vocata per la vitivinicoltura– ha sottolineato Galloni – ma ancora poco sfruttata. Tutti gli anni vengo in queste zone a degustare i vini e trovo sempre le punte di eccellenza ma il livello qualitativo medio potrebbe essere molto più alto rispetto alle potenzialità del territorio”. L’esperto di The Wine Advocate ha delineato inoltre la mappa delle nuove tendenze nei consumi negli Usa, uno dei mercati in espansione del mondo del vino, sul quale punta anche l’export nostrano.

“Nei grandi ristoranti di New York c’è un grande focus sull’abbinamento cibo e vino – ha spiegato Galloni –. Sommeliers e ristoratori cercano il vino perfetto per ciascuna pietanza. C’è una ricerca per esprimere sapori e aromi ben definiti mentre gli uvaggi, dove si perde la regionalità del vino, stanno perdendo terreno. È forte, inoltre, l’enfasi sulle varietà autoctone. In tal senso il Fvg ha tanti vini importanti. I più gettonati in America? Friulano, Ribolla, Sauvignon che qui ha un’espressione molto particolare e la Malvasia. Ha meno possibilità, invece, lo Chardonnay”. Negli Usa la bottiglia che la classe media predilige deve avere un ottimo rapporto qualità prezzo (basso costo e qualità buona) ma anche i vini molto cari e prestigiosi si vendono molto bene. “Sono tre le minacce all’export – ha osservato Galloni – la struttura del business, ridimensionata dalla crisi, che comporta meno ordini e in minor quantità ai produttori, la concorrenza globale e quella dei tanti imprenditori importano vino sfuso a prezzi molto bassi e poi lo vendono in bottiglia”. Crea difficoltà a chi esporta negli Usa anche la legislazione differente da stato a stato. “L’Italia ha dalla sua, però, la grande tradizione e cultura del vino – ha concluso Galloni – e questo rappresenta un’opportunità. I gruppi più dinamici in America, nell’ambito della ristorazione sono proprio italiani. E, passata la moda per lo stile internazionale ora i consumatori preferiscono scoprire le varietà regionali e autoctone, come quelle italiane”.

Un’approfondita analisi sul vigneto Italia e sul vigneto Friuli è venuta dalla panoramica sui vini bianchi italiani del professor Antonio Calò, presidente dell’Accademia italiana della vite e del vino. Gli impianti di uve a bacca bianca sono in aumento in parallelo alla crescita di consumi di vini bianchi. Confrontando i censimenti dal 2000 al 2010, per quanto concerne la composizione dei vigneti, il Friulano è sceso in picchiata: -70%. “Il Fvg è la regione che ha avuto fra gli incrementi più sensibili di vigneti andando, quindi, controtendenza – ha osservato Calò – .Qui Qui il Pinot grigio ha continuato a registrare notevoli impianti, raggiungendo nel 2005 un picco del 20% fra i vigneti posti a dimora in regione. Anche lo Chardonnay denuncia qualche aumento, mentre non si sposta da una situazione negativa il Tocai friulano. La Ribolla gialla altra ottima varietà tradizionale, è utilizzata nel goriziano nel 3- 4 % degli impianti,continuando così nella via per la sua valorizzazione; così il Prosecco che si affaccia con il 2-3% degli impianti. Il Piccolit, vera gloria regionale, è presente in percentuali inferiori all’1%. Si disegna in questo caso una regione molto vocata , come noto, a produrre rinomati vini bianchi”. Diminuiscono anche la Malvasia bianca (-66%), Sauvignon (-59%) mentre aumenta il Pinot Grigio (50%).

A cosa attribuire il notevole calo del Friulano? “Il Tocai friulano, ottimo vitigno, è stato penalizzato, credo, dalle vicende sulla denominazione, sciaguratamente cambiata, ma tutti auspichiamo veder risorgere nelle zone tradizionali. E non abbattiamoci per una vicenda conclusa male, perché male gestita”. Grandi successi per il Sauvignon bianco in Friuli ma anche valida la Malvasia istriana. Non può inoltre passare inosservato il fenomeno Prosecco, aumentato fortemente nelle sue zone tipiche di coltivazione, allargata dagli estremi confini a est del Friuli a quasi tutto il Veneto.

Al convegno, moderato dal giornalista del Sole 24ore Giorgio Dell’orefice, hanno rappresentato la Regione l’assessore regionale alle attività produttive Federica Seganti e il presidente della V commissione regionale Roberto Marin. Per l’Università di Udine ha portato i saluti il presidente del corso di laurea in viticoltura ed enologia Enrico Peterlunger. Un momento di riflessione, l’incontro al Polo universitario di Gorizia, per “capire le nuove logiche del mercato globale per poi individuare le strategie più adatte per promuovere, con un’azione di squadra, il prodotto bandiera per l’Italia, il vino”, come ha sottolineato la presidente del Consorzio di tutela vini Collio e Carso Patrizia Felluga. “L’internazionalizzazione è la nuova sfida – ha precisato Felluga – e noi dobbiamo rafforzare l’export, presentandoci uniti sui mercati globali. Noi come Consorzio stiamo attuando un importante piano di promozione, che ci vede impegnati dagli Stati uniti d’America all’Asia. Un lavoro reso possibile da un cda consortile dinamico e attento”.
È seguito quindi il focus sul Regno unito a cura di Philip Cayman di Wine intelligence, che ha elencato le strategie di promozione per affermare un comparto in costante ascesa. Il turismo è, in questo senso, il mezzo migliore, come hanno osservato Paul Wagner di Balzac consulting e Mark Chandler di Lodi Grapewine Commission, che ha riportato il caso di Lodi. Michel Shah, giornalista ed esperta di mercati emergenti, ha fornito il punto di vista del trade e Gordon Palmateer si è concentrato invece sull’importanza della logistica per i vini bianchi di qualità.

Ha fatto da preludio al convegno internazionale, sabato mattina alla Casa dell’agricoltura di Cormons, il workshop “Innovazione in una terra di eccellenza, vini ma non solo”. Moderato dal giornalista Stefano Cosma, il workshop ha offerto un quadro dei progressi nell’innovazione e nella ricerca dell’eccellenza (con il responsabile del programma di miglioramento genetico della vite il docente dell’ateneo friulano Gabriele Di Gaspero), ampliando la prospettiva alle contaminazioni fra mondo del vino e architettura (con il preside della facoltà di architettura Giovanni Fraziano), vino e cinema (con Paolo Vidali, Fondo audiovisivo Fvg). Il professor Francesco Venier dell’università di Trieste ha sottolineato l’importanza del cluster vitivinicolo, una squadra di istituzioni e produttori che insieme concertino le strategie per consolidare la posizione sui mercati, in alternativa alle aggregazioni e alla vendita dell’azienda.

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