Via del Pollaiuolo, la strada della vergogna. Così un lettore descrive la via: pubblichiamo qui la lettera che è stata inviata alle associazioni ambientaliste triestine.
Vi raccontiamo una storia che ha dell’incredibile. Per chi non lo sapesse, la via Pollaiuolo congiunge il viale all’Ippodromo alla via Settefontane. Subito dopo c’è il Piazzale De Gasperi davanti alla Fiera. Qundi la zona è abbastanza centrale.
Ebbene,nell’inverno 1997 un verbale dei Vigili del fuoco fece chiudere la via a causa della casetta pericolante al n.civ.18. Da quel giorno gli anziani hanno dovuto fare lunghi e faticosi allungamenti di percorso a piedi con le borse della spesa, gli extracomunitari hanno bivaccato spesso tra i ruderi, al mattino i residenti hanno trovato spesso siringhe negli spazi morti, tutti hanno avuto difficoltà di parcheggio dovendo fare retromarcia dal viale Ippodromo, le erbacce ed i rifiuti si sono accumulati qua e là causa l’assenza di spazzini,ecc.ecc. Qualcuno se n’è andato vendendo l’appartamento sotto prezzo.
A questo punto il lettore può chiedersi: perché gli abitanti si sono adattati per 13 anni senza protestare? La risposta sta nella notizia fatta circolare all’epoca (1998) secondo la quale il Comune avrebbe ordinato ai proprietari del n.civ.18 d’abbattere il muro pericolante . I tre proprietari residenti a Trieste avrebbero donato la casa al Comune. A completamento della donazione medesima, gli altri proprietari residenti in Argentina avrebbero dovuto autenticare e legalizzare gli atti d’assenso attraverso l’Autorità Diplomatica. Non si sa bene chi, Comune o proprietari , si sia incaricato d’ iniziare tale iter. Comunque, in quest’ultima fase procedurale evidentemente qualcosa è andato storto, per cui , in pratica , l’ordine di demolizione è rimasto in qualche cassetto del Comune, mentre i residenti della via Pollaiolo hanno taciuto e pazientato pensando che si dovesse attendere un ennesimo, proverbiale, lungo cammino burocratico internazionale.
Siamo arrivati all’ 8 marzo 2008 giorno in cui la bora ha ulteriormente aperto le fenditure sul muro del n.civ.18 facendo volare tegole e detriti. Altro intervento dei VV.FF. con ulteriore transennamento a chiusura dell’accesso al n.civ. 12 e con ricovero coatto dell’anziano proprietario in Casa Serena. Questa volta, l’ordine di demolizione emesso dal Comune a carico dei tre proprietari triestini venne eseguito nei 10 giorni successivi e l’anziano tornò nella sua casa al n.civ.12 .
Sembrava che l’emergenza fosse finita ed i residenti attesero che il Comune togliesse le transenne,abbattesse la barriera metallica fissa al terreno che per 13 anni ha dissuaso l’avvicinamento alle mura pericolanti e nel contempo ha impedito il transito pedonale e veicolare.
Invece, nulla accadde . A questo punto, i residenti si sono spazientiti . Hanno costituito un comitato che ha raccolto 43 firme di tutte le famiglie nella via Pollaiolo.
I firmatari ed il Comitato hanno rivolto quindi al Sindaco una petizione con le richieste di riapertura della strada al transito pedonale e veicolare, assieme ad una bonifica e pulizia generale. Questa prima petizione non ha avuto alcuna risposta, sicchè il Comitato ha rivolto al Sindaco una seconda petizione riprendendo i temi della prima. Finalmente il Sindaco ha fatto un sopralluogo sul posto in data 30 aprile 2008 con il risultato : il Comune non può intervenire perché gli edifici pericolanti sono coinvolti nel fallimento Tonellotto (2006). Successivamente s’è aggiunto il problema della presunta presenza nell’ex area Sadoch di residui d’amianto derivati dall’abbattimento dei capannoni per opera del Tonellotto prima del fallimento.Il Comitato ha denunciato questo pericolo a diverse Autorità senza alcun esito. Alla fine del 2008 l’edificio di via Settefontane 87-angolo via Pollaiuolo è stato transennato causa alcune tegole cadute in strada.
Il Comune ha emesso un’ordinanza di messa in sicurezza a carico del proprietario Art 2000 S.r.l., senza alcun seguito.
Alla fine del 2009 un membro del Comitato ha chiesto al dott.W.Cossutta di far riaprire la strada, considerando che l’unico ostacolo erano le transenne al civ.87. La testuale risposta è stata ““tale tratto può essere riaperto solo a seguito dell’avvenuta e certificata messa in sicurezza dello stabile oggetto dell’ordinanza (ott.2008)emessa nei confronti dei proprietari dello stesso” .
CONCLUSIONE : Dopo 14 anni d’ attese , interventi , solleciti e vane promesse il Comitato ed i residenti sono esasperati e stanno studiando altre iniziative volte ad ottenere soddisfazione attraverso il ricorso al TAR per menomazione del diritto d’uso del bene pubblico (la strada) ed alla Procura della Repubblica per presunto attentato alla salute pubblica (ipotetica presenza dell’amianto)e per omissioni d’atti d’ufficio del Comune(inerzia dopo l’ordinanza di messa in sicurezza) . Non sono escluse successive, eventuali richieste di risarcimento danni al Comune da parte dei proprietari i cui diritti di transito , di proprietà ed alla tutela della salute siano stati lesi o menomati.







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