27 aprile 2011

Milič sulle Primorske Novice: il Carso sia una casa anche per i triestini. Ma chi vive in Carso deve sapere lo sloveno

Pubblichiamo la traduzione partecipata dell’intervista a Enrico Maria Milič, amministratore della società editrice di Bora.La, apparsa sul quotidiano di Capodistria “Primorske Novice”.
Hanno eroicamente partecipato alla traduzione Jaruška Majovski, Stefan Čok, Sara Matijačič, Joahim Nanut, Katja Foschini, che ringraziamo di cuore.

Intervista a Enrico Maria Milič di Robi Šabec, Primorske Novice, venerdì 22 aprile 2011
Titolo: Un triestino che vive sul Carso dovrebbe parlare lo sloveno

1- Come nasce la Sua decisione di trasferirsi da Trieste in Carso, a Pliskovica?

Prima di Trieste vivevo a Roma. Lo stile di vita della metropoli non mi è mai piaciuto e sapevo che, tornato a Trieste, la situazione non sarebbe cambiata.  E poi avendo due figli piccoli, ero convinto che anche per loro vivere in città non sarebbe stata la scelta migliore. Perciò cercavo una soluzione a misura d’uomo e di famiglia, una soluzione che prevedesse un contatto diretto con la natura.

2-  Probabilmente una decisione del genere implica anche aspetti negativi…

Città come Trieste, Roma o Lubiana ti offrono teatri, bar, cinema… servizi di cui di solito non puoi usufruire sul Carso. Solo in questo senso potrei pensare alla mia decisione come ad una specie di “salto nel buio”.

3 –Molto probabilmente anche la sua decisione di trasferirsi nel Carso in Slovenia e confrontarsi con una nuova lingua è stata un salto nel buio…

In generale, non ho mai considerato questo un problema. In fondo Pliskovica si trova a mezz’ora di macchina da Trieste. Per molti miei amici l’idea di trasferirsi in Slovenia è stata una scelta problematica: appunto, lo hanno considerato un salto nel buio. Per quanto mi riguarda ho incontrato parecchie persone sul Carso sulle quali mi sono potuto appoggiare, che hanno fatto da “mediatori linguistici” tra lo sloveno e l’italiano. All’inizio la mia conoscenza dello sloveno era pressochè nulla, eccezion fatta per “dober dan” e “dober večer”.

4 – Quanto tempo ha impiegato per decidere di trasferirsi?

Per circa sei mesi sono stato alla ricerca della casa adatta, sia sul Carso in Italia che in Slovenia. Quando mi sono imbattuto nella mia attuale casa di Pliskovica, nel 2006, ho saputo quasi da subito che era quella giusta per noi.

5 – Probabilmente avete incontrato anche qualche problema burocratico?

Per quanto riguarda l’acquisto non ho avuto problemi. Ma mi spiego. In Italia avrei avuto le stesse incertezze sulla burocrazia, perché non conosco bene le leggi che riguardano l’edificazione, le ristrutturazioni edilizie e così via… In questo senso ho avuto problemi burocratici in Slovenia, amplificati dalla mia ignoranza della lingua slovena.

6 – Come vi hanno accolto i vicini?

Devo dire che mi hanno accolto tutti molto bene, a parte qualche eccezione. Ogni persona è ovviamente un mondo a sè. Con quelli che parlano anche l’italiano ho semplicemente un rapporto più intenso, come del resto con i giovani oppure col vicino che mi vende il vino… naturalmente è più difficile avere buoni rapporti con le persone che sono un po’ chiuse, introverse, con le quali deve passare più tempo per instaurare un buon dialogo. Ma queste persone le troviamo dappertutto, in città, campagna, sia in Italia che in Slovenia.

7 – In Slovenia è recentemente molto visibile la Civilna Iniciativa, un movimento per la tutela del Carso che si occupa anche di fare una critica sulla vendita degli immobili agli stranieri. Ha avvertito questo dibattito?

Durante la fase dell’acquisto non ho riscontrato nessun problema. Ho comprato la casa da quattordici eredi, tre o quattro di loro risiedevano a Trieste, gli altri vivevano in Slovenia.

8 – E dopo?

La casa è sotto tutela dei beni culturali, la sede istituzionale è a Nova Gorica. Riguardo al progetto di ristrutturazione della casa ho allegato il progetto ed ho aspettato che lo approvassero. Una parte del progetto richiamava un dettaglio che era stato usato dal pittore Spacal, e ciò a quegli uffici non andava bene. Secondo l’addetta, Spacal era italiano e non sloveno. Perciò non voleva approvare la ristrutturazione di quella parte della casa (risata, ndr). Questo è un paradosso particolare visto che passeggiando per il paese si possono vedere case che non hanno proprio niente a che fare con l’architettura del Carso – ma nonostante questo stanno lì.

9 – Il progetto è stato approvato?

Sì, senza il richiamo a Spazzal (risata, ndr).

10 – Qual è la sua opinione sul fatto che da un lato diversi popoli si uniscono nella UE, dall’altro si vogliono limitare le migrazioni?

Quando parliamo del dibattito sollevato dalla Civilna Iniciativa sul Carso, per me dobbiamo inquadrarlo come un problema riguardante il rapporto fra Carso e Trieste. Il Carso e Trieste sono collegati da sempre. A Pliskovica i paesani ti sanno ancora raccontare che le loro nonne portavano come lattaie ogni mattina il loro latte a Trieste, ritornando a casa la sera.

Guardi il mio esempio: mio nonno era di Prosecco – Prosek, la bisnonna di Komen… Buona parte della mia famiglia proviene da zone vicine a Trieste. In particolare nei periodi in cui non c’era il confine in mezzo, Trieste ha sempre attratto le genti vicine. Il mio esempio in ogni caso non è isolato tra i triestini che si spostano in Carso: ci sono tanti cittadini italiani che hanno radici slovene. Poi ci sono i lubianesi che comprano casa in Carso e sono sicuramente molto più sloveni di me, ma malgrado ciò non credo possano essere considerati “di casa”. Abbiamo inoltre esempi di inglesi che comprano case in Carso. Si tratta di casi molto diversi tra di loro ed è un peccato fare di tutta l’erba un fascio.

11- Questa parte della Slovenia, l’area della Primorska, viste le esperienze con l’Italia fascista, è ancora particolarmente sensibile verso tutto ciò che è ‘romano’.

L’ultimo secolo è stato doloroso per tutti gli abitanti dell’area fra Trieste ed il Carso. Oggi le preoccupazioni che derivano da questo dolore sono più presenti tra i politici e gli intellettuali, che tra le persone “normali”.

12 – Guardi: ancora qualche mese fa i prezzi degli immobili a Trieste erano circa il 30% più bassi che a Lubiana o a Capodistria. Se qui temiamo la ‘romanizzazione’, la politica slovena potrebbe consentire alle famiglie slovene l’acquisto di immobili a condizioni più vantaggiose tramite un’adeguata politica edilizia. In tal modo risolverebbe il problema della casa per molti. La politica italiana starebbe facendo qualcosa di simile proprio nel caso di Trieste e dintorni.

A me non risulta proprio che sia davvero così. I prezzi degli immobili sul Carso in Italia sono superiori che sul Carso in Slovenia. Inoltre, l’espressione ‘romanizzazione’ non mi piace: non mi sento come qualcuno che è venuto a romanizzare il Carso. Penso che ciò valga anche per i tanti triestini che non si riconoscono solo nella cultura italiana ma in qualcosa di più ampio.

13 – Potremmo definire la sua identità perlomeno in parte come “di confine”?

Ho la cittadinanza italiana ma non mi autodefinisco mai come italiano. Separo rigorosamente cittadinanza e nazionalità. Una cosa è l’identità: è ciò che senti di essere ed è qualcosa di diverso da ciò che è definito per legge. La mia identità è legata ad uno spazio più ampio che corre attraverso Trieste, Štanjel, Komen sino a Zara. Mi sento abitante del Litorale, appartengo alla fascia costiera che è stata o è parte dell’Austria, della Slovenia e dell’Italia.
L’enigma dell’identità di Trieste è oggetto di dibattito da almeno centocinquanta anni e anche il Carso deve averci a che fare, vista la sua vicinanza con Trieste. Nel nostro territorio esiste un incontro di diverse identità da quelle linguistiche a quelle culturali. La questione dell’identità dalle nostre parti, a parte eccezioni come Claudio Magris e Paolo Rumiz, nella maggior parte dei casi non è stata affrontata nel modo migliore.

14- E come spiega il conflitto tra queste identità che abbiamo visto per lunghi anni?

Mi è vicino il mito di Trieste sotto l’Austria-Ungheria ma anche dell’Europa unita dove le identità nazionali dovrebbero convivere in pace. Dopo l’anno 1914 sino al processo di unificazione odierno si sono invece qui realizzate idee che mettevano in conflitto le identità nazionali l’una con l’altra.

15 – Nella sua decisione di trasferirsi sul Carso forse c’è anche qualcosa che sia più di solamente razionale? Alla fine lei ritorna in luoghi che sono stati percorsi secoli fa in direzione opposta dai suoi avi.

Può essere a livello inconscio ma a ciò potrebbe darle una risposta migliore il mio psicanalista (risata, ndr). In ogni caso posso dire che questo luogo mi trasmette determinate identità, energia, emozioni alle quali mi sento legato e che alla fine hanno influito sulla mia decisione di trasferirmi qui in Carso.

16 – Contemporaneamente al trasloco ha deciso anche di studiare lo sloveno?

Se uno viene da Trieste dovrebbe conoscere almeno qualche parola in sloveno. Se invece sei un triestino che vive in Carso dovresti conoscere più che qualche parola: dovresti parlare lo sloveno. Mi sforzo ma purtroppo al momento non mi riesce ancora così bene.

17 – I suoi figli frequentano le scuole slovene?

Sì, il primo frequenta una scuola di lingua slovena a Trieste, il più piccolo frequenta lì l’asilo infantile.

18 – Lei ha organizzato un corso di agricoltura ecologica sul Carso?

Oltre ad essere una una necessità quotidiana il cibo rappresenta una parte essenziale dell’identità di una comunità. Vediamo poi come ci sia una tendenza a produrre ecologicamente il cibo ed è proprio per questo che ho deciso di organizzare questo corso. L’idea base del corso è la coltivazione ecologica ma non solo. Lo scopo del corso è anche unire, attraverso quest’attività, persone di diverse comunità locali – sia italiane che slovene.

19 – La vostra idea aspira anche a restaurare la coltivazione di prodotti tipici per la zona carsica?

Questa è l’idea. Ed è calata in un campo agricolo che possiedo dove non c’è l’allacciamento idrico. Quindi abbiamo deciso di iniziare con sei colture tipiche che non hanno bisogno di tanta acqua se non quella delle precipitazioni piovose.

20 – E sarebbero?

Patate, zucchine, cipolle, piselli, fagioli e grano saraceno, che una volta era un prodotto tipico del Carso ma oggigiorno, in pratica, non si coltiva più in questa zona.

21 – Ci sono tanti prodotti che una volta sul Carso si coltivavano ma oggi non più?

Oggi le aziende agricole nella nostra campagna sono poche e gran parte dei campi o sono abbandonati o usati per l’autoconsumo. Eppure ci sono verdure che avrebbero grandi potenzialità: pensiamo al cavolo cappuccio, che è sempre stato molto legato alla cucina carsica, ma non solo. I ‘capuzi’, per esempio, sono un ingrediente della jota, che è ritenuta un piatto tipico di una zona parecchio estesa. A Trieste e sul Carso la jota è considerata tipica, ma se guardiamo un po’ più in la vediamo che anche i friulani la ritengono un piatto tipico.

22 – Coltivate anche viti di terrano?

Ho dieci viti tenute maluccio. Sembrano un quadro di Picasso. L’anno scorso il risultato della vendemmia sono stati sei litri di terrano. La viticoltura purtroppo ancora non è il mio forte e del resto non ce ne occuperemo all’interno del corso.

23 – Quanti sono gli interessati al corso?

Se teniamo in conto che la pubblicità è stata quasi esclusivamente diffusa su internet e che prima non ho mai organizzato niente di simile, la risposta è più che soddisfacente.

Si sono iscritti undici gruppi per un totale di circa 50 persone. Il corso sarà diretto da un contadino, gli iscritti godranno tra fine marzo e fine ottobre a una lezione teorica e a dieci lezioni pratiche, sul campo. Inoltre godranno dei frutti del loro lavoro, ovvero delle verdure da loro coltivate.

24 – Dove si terrà la parte pratica del corso?

Su un campo di oltre 1500 metri quadri diviso in undici parti, ogni gruppo ha a disposizione 150 metri quadri.

25 – Siete riusciti nell’intento di avere iscritti sia italiani che sloveni?

La ditta che organizza il corso ha sede in Slovenia, gli iscritti invece sono quasi tutti triestini che purtroppo non parlano lo sloveno. Questo ovviamente è dovuto al fatto che nelle scuole pubbliche in Italia, frequentate dai madrelingua italiano, nelle nostre zone di confine, non si insegnano le lingue slave. Il non-insegnamento di nessuna lingua slava è una vecchia eredità che ci portiamo dietro, purtroppo, utile nel passato a creare conflitti tra comunità linguistiche e culturali che letteralmente non si capivano.

Il mio non sarà un punto di vista condiviso da tutti, ma ritengo scorretto che l’intera responsabilità storica di ignoranza linguistca ricada sulle spalle dei triestini di oggi, anche perchè non è facile imparare una nuova lingua da adulti. Del resto ho iniziato a conoscere i partecipanti al corso e ritengo siano persone che abbiano un senso per la natura, il luogo e la comunità del Carso e sapranno non solo rispettare ma apprezzare tutto ciò. Anche a Trieste le cose stanno cambiando, per fortuna. Posso aggiungere che con alcuni amici stiamo pensando di organizzare un corso di agricoltura ecologica anche per i madrelingua sloveno.

26 – Il corso quindi si svolgerà in italiano?

Sì. Bisogna dire che sono partner del corso anche persone che vivono nei dintorni: alla presentazione all’Ostello di Pliskovica, ci sarà per esempio Matej Petelin, un ragazzo del luogo che da anni si occupa di apicoltura. Alla presentazione del corso si saluterà e si parlerà ai presenti in entrambe le lingue.

27 – In futuro intendete espandere la vostra attività?

Sono sicuro che se io non avessi più intenzione di farlo ci sarebbero altre persone interessate a queste cose. Vaste zone di terra agricola in Carso sono abbandonate e, visto il crescente bisogno di cibo coltivato localmente, l’espansione di queste attività sarà quasi indispensabile.

28 – Secoli fa il Carso era una specie di zona di rifornimento per la città di Trieste. Con la vostra iniziativa state cercando di ravvivare questa dinamica?

Certo. Penso che questa non sia solamente una mia idea ma piuttosto una necessità. Il Carso offre ai suoi abitanti la possibilità ideale di diventare i principali fornitori di prodotti locali per la città di Trieste, dove questi prodotti saranno sempre più apprezzati e ricercati.

29 – Quindi state aprendo la strada a questo tipo di attività?

Il cibo ecologico e i prodotti coltivati localmente sono sempre più ricercati. Il comune di Londra per esempio ha fatto una campagna per organizzare degli orti cittadini. Anche in Slovenia esiste questa tendenza. Un ottimo esempio è il mercato di Lubiana dove si trova una vasta scelta di prodotti tipici locali.

30 – Com’è la situazione a Trieste e sul Carso?

Un po’ di movimento c’è. Vorrei menzionare il bar Basso a Trieste, dove vendono esclusivamente vini, miele, birra, salumi e formaggi locali.
Nel passato, ho collaborato al progetto europeo transfrontaliero Euregio. All’interno di questo progetto abbiamo eseguito una ricerca sull’opinione pubblica nella quale abbiamo valutato la popolarità dei prodotti sloveni a Trieste, Gorizia, Udine e nel Veneto. I risultati hanno dimostrato che la popolarità di prodotti sloveni soprattutto a Trieste e Gorizia è di un livello invidiabile. Nella ricerca erano studiati solo i marchi sloveni più noti, ma sono sicuro che c’è un opportunità simile anche per altri prodotti tipici nostrani. Molti triestini percepiscono i prodotti che vengono dalla Slovenia come locali e quindi nostrani.
Vorrei aggiungere che è anche per questo che per tanti triestini trasferirsi sul Carso è una scelta naturale.

31 – Com’è collegata sul Carso l’agricoltura con altri settori, come per esempio il turismo?

In questo campo c’è ancora tanto da fare. Purtroppo la maggior parte dei produttori sono convinti che attireranno turisti solo scrivendo “teran” sulla porta di casa. Si potrebbe fare molto di più. Ad esempio, se escludiamo la grotta di Postumia nella guida di viaggio Lonely Planet non c’è una parola sul Carso. In aprile a Pliskovica si è tenuta la giornata dei Cortili Aperti. Eventi come questo purtroppo non sono propagandati a dovere e quindi poche persone aldilà del confine ne sono a conoscenza. Si possono fare ancora tante cose in questo campo.

32 – Negli anni a venire pensa di dedicarsi attivamente all’agricoltura ecologica sul Carso?

Il mio desiderio principale è formare nei prossimi anni una comunità agricola. Vorrei mettere in relazione persone che desiderano entrare in contatto con i produttori di cibo della zona e dall’altra parte fornire la possibilita di coltivare da sè il proprio cibo a chi desidera farlo. Voglio diffondere la formazione necessaria che serve per poter coltivare.

33 – Come esperto di comunicazione in rete cerca di restare fedele al suo lavoro anche nel settore della coltivazione?

Principalmente voglio occuparmi dell’organizzazione e della comunicazione in questo settore. Internet è il mezzo di comunicazione ideale per stimolare le persone a organizzarsi socialmente. Finora praticamente tutta la comunicazione del corso si è svolta tramite internet. Successivamente si sono aggiunti altri media a darci visibilità: il Primorski Dnevnik e il Piccolo.

34 – Lei lavora con internet già dai tempi dello studio. E’ stato tra i fondatori di uno dei siti web studenteschi più grandi in Italia?

Dal 2000 al 2006 ho lavorato a Roma come responsabile editoriale di www.studenti.it e uno dei fondatori dell’omonima azienda. L’idea alla base era di un sito dove gli studenti potessero scambiare gli appunti. Poi si è evoluto tutto e abbiamo iniziato a fornire altri tipi di aiuto per difficoltà che si incontrano nella vita studentesca, sia di tipo burocratico che di tipo pratico, come per esempio trovare una sistemazione o un lavoro…

In poco tempo il sito è diventato un punto di riferimento per i giovani di tutta Italia con circa 40.000 utenti giornalieri. L’azienda che gestisce questa pagina è attiva tra Roma e Milano e già all’epoca venivano occupate dall’azienda circa cinquanta persone.

35 – Anni fa in Slovenia ha creato scalpore la notizia su dei test dell’esame di maturità rubati che giravano tra gli studenti. Avete avuto simili esperienze sul vostro sito internet?

E’ successo qualcosa di simile anche in Italia. Sul nostro sito è stato pubblicato il titolo di un saggio prima di esser stato proposto ufficialmente all’esame di maturità. Ogni anno capita che studenti, non appena abbiano ricevuti in classe i quesiti d’esame, li pubblichino in rete. Le risposte ai quesiti, a quel punto, vengono pubblicate da altri utenti entro qualche decina di minuti e i maturandi collegati in rete riescono a usare queste risposte.

36 – Si occupa ancora di siti internet?

Come amministratore di una società, gestisco e sviluppo due siti, Bora.La e Carnia.La che principalmente forniscono notizie sul territorio e raggiungono, assieme, 5.000 lettori al giorno. Oltre a questo lavoro sono consulente per la comunicazione online. Attualmente mi occupo della campagna elettorale in rete del candidato sindaco per Trieste del centrosinistra, Roberto Cosolini.

37 – Negli ultimi tempi sta tornando dalla realtà virtuale alla vita reale sul Carso?

L’idea è unire gli aspetti positivi della rete con il lavoro concreto sul campo e con la coltivazione del cibo che mangiamo.

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256 commenti a Milič sulle Primorske Novice: il Carso sia una casa anche per i triestini. Ma chi vive in Carso deve sapere lo sloveno

  1. mutante

    interessante. ma cercando di ridurre l’uso dell’auto, andare a vivere a mezz’ora d’auto (traffico e clima ottimali) dal centro massimizza la dipendenza dal motore. o auto o muerte.

  2. scusami mutante,
    credo che non dovremmo parlare del merito e delle conseguenze pratiche di quanto dice Milic, ma che invece dovremmo confrontarci su questioni più ideologiche e senza relazione con la realtà del 2011.
    penso per esempio a Tito o alle foibe

  3. Riccardo

    Bella intervista, molto interessante. Effettivamente a mio parere sarebbe giusto che i triestini studiassero, almeno un po’, lo sloveno durante il loro percorso formativo… Su questo punto siamo sicuramente più deficitari noi dei nostri vicini

  4. Paolo S

    intervista piena di buon senso e neanche troppo politically correct.. BENE! Il racconto sincero delle esperienze personali è il primo passo per cominciare a demolire i pregiudizi di una prte o dell’altra!

  5. Ivan Curzolo

    Grande Enrico, specie i punti 11 e 12 (scardinare l’equazione italiano=romano=fascista)

  6. dimaco

    unterweger spiega un’pò cosa centrano tito e le foibe? caxxo ma alcuni proprio non ce la fanno a evitare di creare cagnara senza senso.

  7. mutante

    credo fosse una scintilla di umorismo per accendere il dibattito assassino…

  8. dimaco

    oggi non ho voglia di stare a discutere di josip e di cavita per la raccolta dell’umido. tanto poi finisce che sono io quello cattivo.

  9. Maximilian

    La gente spesso è molto meglio dei politici e di chi vuole lo scontro ideologico basandosi su fatti di oltre 60 anni fa.
    Io vivo sul carso sloveno dal 2007 ed ho trovato un ottima accoglienza e persone gentili e cordiali.

  10. alpino

    bon auguri per la bella esperienza del Milic ottima scelta ottimo ambiente e paesaggi l’unico appunto è che se io vado nel carso italiano ad abitare non devo imparare lo sloveno, dal titolo non si evince la distinzione, il carso non è tutto in terra slovena poi mi pare ovvio e qui cito nuovamente il titolo che trovo un po’ balordo, che se vado ad abitare in slovenia carso, costa monti che siano devo conoscere lo sloveno mi pare scontato, perchè se vai ad abitare in Francia non devi conoscere il francese? l’acqua calda l’hanno gia scoperta.

  11. Tergestin

    Si’, me trovo d’acordo anca mi con ‘sto passaggio. La gente “normale” xe sempre stada meno paturniosa dei politici e inteletuai del posto, i quali ga sempre zerca’ de sufiar polemiche, asti e rancori per motivi de interesse personal.

    Basti ricordar che da zona A a zona B se andava ‘vanti e indrio lo stesso e de continuo anca nei anni sessanta e che Pilat ghe fazeva canzoni ironiche dove no se avertiva certo el teror per una cortina de fero…..

  12. diego

    bella intervista. bei temi. bravo Enrico. Mi domando quando una visione così ampia e densa di significati potrà avere risonanza nella città e soprattutto essere affrontata con la pacatezza necessaria e la voglia di costruire (e non di distruggere)

  13. digei

    io vivo sul carso triestino da ormai 6 anni, non ho imparato lo sloveno, i miei figli non vanno a scuole slovene, perchè gli avrebbero insegnato lo sloveno come lingua primaria (cosa che trovo assurda in Italia) mi sarebbe piaciuto come paritaria ma non primaria, inoltre avere a casa un figlio che ti parla in sloveno e non capirlo sarebbe stato imbarazzante x motli versi, ciò nonostante viviamo bene all’interno della comunità del paese anche se di fatto siamo cmq tagliati fuori da certi discorsi di comunità in quanto “cittadini” e anche se parlassimo lo sloveno non credo cambierebbero le cose..
    Quello che trovo davvero inutile e controproducente per tutti (noi e la minoranza) è quello di avere aule e insegnamenti separati, se fossero tutti assieme e studiassero assieme italiano e sloveno combinando la storia e tradizioni di entrambi i popoli i bimbi avrebbero l’opportunità di crescere senza pregiudizi e invece continuiamo a fare classi separate scuole separate vite separate coltivando di fatto l’ignoranza e indifferenza.
    ineccepibile il discorso fatto da Milic che se uno va a vivere in slovenia DEVE imparare lo sloveno al pari di andare in Francia Romania etc…

  14. capitan alcol

    E se rinuciassimo sia all’italiano sia allo sloveno?

  15. digei

    no non lo trovo corretto, ma non comprendo xke al pari di regioni come la Val d’Aosta e il Tirolo non ci sia mai stato a scuola l’insegnamento obbligatorio dello sloveno per tutti come lo è il francese in VDA o il tedesco in Tirolo, io non ho mai sopportato il fatto di avere delle classi di compagni di scuola con il quale non ci potevo giocare conoscere perchè erano di un’altra lingua che noi non studiavamo e sopratutto non ci relazionavamo a sufficienza.. prima o poi lo imparerò lo sloveno, non per necessità ma per cultura e amicizia verso i paesani che so ci tengono molto, ma non mi piace proprio il fatto che si debba crescere “divisi”, e questo pensiero non è solo mio ma anche di diversi amici che sono cresciuti con me sulla sponda opposta del fiume..

  16. @digei: xe el risultato de un disegno politico proto-nazionalistico ben preciso, che ancora ogi nisun partito (sinistra inclusa) dimostra de voler realmente cambiar. Semo abituadi al immobilità e ala noncuranza de ste robe, me sa..

    p.s: però impararse un poco de sloven de base no xe dificile, dai, magari con corsi serali.

  17. digei

    disegno o no me par che saria ora de cambiar, ma si prima o dopo lo faremo, i li fa anche gratis in paese mio e no digo che no me paiseria farlo anzi visto che pralo za altre lingue…

  18. @ alpino

    credo che un po’ di sloveno dovrebbe saperlo anche chi vive in carso in italia e, come argomentano bene altri nei commenti qua sopra (per esempio ‘digei’), un po’ di conoscenza dello sloveno non farebbe male a tutti gli abitanti della provincia di trieste.

    questo NON per marcare il territorio, ma per capirsi con chi ti vive nella porta di fronte.

  19. alpino

    Enrico dici bene e concordo ma attenzione tra il “un po’ di sloveno DOVREBBE..” da te ora usato ed il DEVE come da titolo ce ne corre.
    Parlo della parte carsica italiana comprendente anche la provincia di Gorizia..
    Io ad esempio pur attirandomi le risate di tutti ho sempre sognato di prendermi una piccola casetta a Loqua, non l’ho fatto perchè lontana dalla città dove vivo ora, è indubbio che se volessi portare a compimento il mio sogno un domani mi metterei a studiare lo sloveno, ma non per una sorta di dovere ma più semplicemente perchè è la lingua usata a Loqua e se voglio vivere e socializzare la devo imparare non v’è dubbio.
    Se invece la casa la comperassi a Doberdò il discorso cambierebbe un pochino..tutto qua.
    Comunque ripeto che apprezzo la tua scelta di vita che reputo ottima ed invidiabile

  20. bruno

    ma avete mai pensato che i triestini che vivono sul carso sloveno siano una ricchezza per gli autoctoni (parimenti come pensano di essere gli slavi che vivono sul carso italiano)?

  21. @ alpino

    no,
    penso che a doberdob il discorso non cambierebbe.
    non si tratta di guardare ai confini tra stati.
    si tratta di guardare alle lingue maggioritarie presenti nel territorio di trieste e attorno a trieste. queste lingue sono prima di tutto l’italiano e lo sloveno.
    penso che un corso minimo di entrambe le lingue per tutti non farebbe male a nessuno, ANZI, porterebbe solo benefici:
    più comprensione e quindi PIU’ coesione economica, sociale, culturale.

  22. effebi

    “…chi vive in carso DEVE sapere lo sloveno…”
    DEVE… (!?)

  23. @ effebi

    non è un problema di grammatica e di tempi condizionali o tempi presenti.

    è il problema di affrontare il tempo presente in senso storico: oggi viviamo qua, ancora in un territorio abitato da gente che parla lingue diverse e se vogliamo un futuro dignitoso che non dipenda solo dai soldi di roma per porto, cipe, ecc ecc. ,
    allora dobbiamo armarci di strumenti di comprensione e cooperazione.

    la lingua del vicino di casa è uno di questi strumenti. che serve per la vita di ogni giorno, per gli episodi minimi da risolvere col letterale vicino di casa, da cui parte la comprensione con tutte le comunità che abitano questo territorio.

    non è un problema di grammatica, ma
    se tu sei d’accordo o no.

  24. Maximilian

    Il “DEVE” credo sia riferito a chi vive sul Carso Sloveno.

  25. effebi

    da che mondo è mondo le lingue vengono imparate da chi ha un particolare interesse a farlo sciegliendo quella che più reputa utile e interessante(e non certo perchè DEVE)
    nei paesi dell’est si DOVEVA imparare il russo (ungheria compresa…vedi altro post)

    …come nei territori slavi occupati dall’Italia si DOVEVA imparare l’italiano (ciapa !… ve go anticipado… 🙂 )

  26. effebi

    sennò segnatemi su una carte il limite geografico entro il quale si DEVE imparare questo o quello che sia…

  27. @ effebi

    vedo che evadi la mia domanda.

    nessuno di quelli che ti legge presumo abbia capito se tu sei d’accordo sull’idea che per rafforzare la nostra comunità, un po’ di insegnamento dell’altra lingua sarebbe utile.

  28. effebi

    tutto è utile, anche meno esaltazione

  29. @ effebi

    non mi è chiaro cosa vuoi dire.

    quindi sei d’accordo sull’idea che l’insegnamento minimo di un po’ di sloveno a tutti i madrelingua italiano, da ambo le parti del confine, sarebbe utile alla crescita del nostro territorio?

  30. effebi

    chi vuole può gia usufruire dell’isegnameto dello sloveno (massimo o minimo che sia) a nessuno è impedito di studiare o di parlare.
    mi stai facendo domande su un NON-problema (che però forse tu vorresti che fosse).

    Magris sa lo sloveno ? Lacota si….

  31. massimiliano

    credo che a questo punto effebi sia un limitato mentale.
    I tuoi ragionamenti sono degni dell’età della pietra ossia esodo degli istriani o ancora meglio anni ’20. Mi si scalda il corazon che piccoli balilla crescono ancora.

    Me auguro che quando te va all’estero te ghe parli a tutti i stranieri in triestinaz o italian dixendo che queste xè le lingue superiori, della razza ariana insomma

  32. effebi

    si, quando giro con tua sorella

  33. massimiliano

    scusime go dimenticà de scriver:
    *”…dixendo che queste xè lingue superiori, della vera razza ariana italica”.

  34. effebi

    si, desso te pol pubblicar un libro

  35. hozaka

    Dai muli no ste far barufa.
    Il discorso xe semplice. Gli esseri umani bilingui ga più opportunità nella vita de altri.
    Le comunità bilingui ga più capacità de altre.
    Facile no? Bastassi applicarse un poco, partindo da pici.

  36. effebi

    Applicarsi un poco ? si, credo sia quallo che già fa tanta gente interessata a farlo
    ma tra “l’applicarsi un poco” e il “si deve” cè una bella differenza (e anche milic lo sa…)

    credo che di “qua e di là” a nessuno sia negata l’opportunità di imparare quello che desidera, quindi continuo a non vedere il “milic-problema”

  37. @ effebi

    vedo che continui a evadere la mia domanda:
    ti ho chiesto se pensi che sia utile che vengano insegnate le basi dello sloveno ai cittadini di madrelingua italiano. ovviamente intendo che le istituzioni pubbliche debbano fare qualcosa in questo senso.
    non si capisce se tu sia d’accordo o meno perchè continui a divagare su tue considerazioni personali sul contesto, distinguo generici, analisi grammaticali, eccetera.

    (certo che è un problema la mancanza di conoscenza della lingua. l’entroterra funzionale di trieste è ridottissimo visto che finisce dove finisce la capacità di capire gli altri, in senso letterale: finisce a muggia dove la maggioranza parla e capisce solo l’italiano)

  38. dimaco

    semplicemente effebi pensa così:
    ” che sia i slavi a imparar el talian se i vol parlar con mi.”

    alpino ottima scelta lokve, pace e trnquillità. se te va verso cepovan te trovi casette perse nei boschi. un paradiso, a patto de rinunciar a certe moderne comodità.

    enrico ha fatto un’ottimo pezzo, che ha parecchi punti su cui discutere pacatamente senza scadere nella solita diatriba. persino io me ne sto tranquillo a leggere e commentare senza problemi

  39. capitan alcol

    A scuola si DEVE imparare. Quando dissi a mio padre che a scuola non VOLEVO andarci mi presi una pedata in tal rit.

  40. effebi

    credo che le istituzioni pubbliche italiane diano già la possibilità ai cittadini di madrelingua italiana di imparare le basi dello sloveno. o no !?
    poi c’è chi coglie questa occasione e chi no.

    non c’è nessun italiano che porta i bambini alle scuole slovene in italia ? o in slovenia ?

    vogliamo renderlo obbligatorio ? troviamo un accordo di reciprocità ita-slo ? così anche in slovenia si imparereranno obbligatoriamente le basi dell’italiano ?

  41. @ effebi

    vedo che continui a evadere la mia domanda con sottigliezze inutili e distinguo infiniti nonchè equilibrismi vari. attento però: nei distinguo e mercanteggiamenti vari del senso, ti sei dimenticato di metterci dentro il trattato di osimo, tito, le foibe, l’esodo.

    ti ripongo la domanda:


    non credi che sia utile alla nostra comunità che le istituzioni pubbliche nelle zone di confine in Italia forniscano un insegnamento di base dello sloveno ai cittadini di madrelingua italiano, per esempio nelle scuole della maggioranza di madrelingua italiano?

  42. Tergestin

    Fossi per mi ai fioi ghe faria imparar l’inglese e una lingua “locale” (sloven de qua e italian de la’) sin dale elementari. I pol, se te ghe insegni fin da pici i muleti riva a parlarte tre lingue fluentemente.

    Dovessimo adiritura pensar al “plurilinguismo” piu’ che al bilinguismo. E se al plurilinguismo ghe rivava tuti senza problemi oltre un secolo fa, no vedo perche’ ogi xe ‘sto gran casin. O meio: lo vedo e lo so, xe intuibilissimo ma lassemo perder che se no se sbarufa per niente.

    Xe ora de no perder piu’ treni: a livel culturale e no solo meramente economico.

  43. effebi

    non è che se scrivi le domande in grassetto cambia qualcosa… ti ho già risposto:
    “E’ GIA’ COSI'”
    “E’ GIA’ COSI'”
    “E’ GIA’ COSI'”
    “E’ GIA’ COSI'”

    (ANCHE SE NON NELL’ESEMPIO DA TE CITATO….)
    MAZZ’ MA TE SON DE DURAZZO ?

  44. @ effebi

    no, non è così.

    nelle scuole di lingua italiana per la maggioranza di madrelingua italiano in italia non viene insegnata alcuna lingua slava, a parte eccezioni estemporanee. e lo sai bene, ci giochi sopra secondo il tuo stile post-osimo.

    ricordatoti questo fatto, ti ripongo la domanda a cui non hai ancora risposto per gran noia di tutti i lettori di commenti di questo sito:

    non credi che sia utile alla nostra comunità che le istituzioni pubbliche nelle zone di confine in Italia forniscano un insegnamento di base dello sloveno ai cittadini di madrelingua italiano, per esempio nelle scuole della maggioranza di madrelingua italiano?

  45. Tiziana Melloni

    Ora come ora, in cui non si insegnano le lingue confinanti a scuola e in cui non ci sono buoni servizi di trasporto tra Carso e città, la questione della lingua (italiano, sloveno) è molto simile a quella del luogo dove si vive (città, campagna).
    C’è un problema di comunicazione e ci sono due possibilità. Scelta (1), facile: italiano, città (non devo imparare un’altra lingua, posso muovermi a piedi o in bici); Scelta (2), più complessa: sloveno, Carso (se voglio comunicare con i vicini devo imparare lo sloveno; devo usare l’auto ogni volta che vado in città).
    Al momento non ci sono molte facilitazioni per colmare le distanze: sia nella lingua che nei trasporti bisogna affidarsi al fai-da-te.
    Personalmente ritengo che abitare in campagna sia una scelta coraggiosa, più facile per chi ha bambini piccoli, che se la passano alla grande in mezzo alla natura e imparano presto le altre lingue. Quando crescono è più complesso.
    Certo, chi come Enrico ed altri va ad abitare su con i bimbi fa un passo importante per aumentare la sensibilità delle persone e delle amministrazioni su questi temi. Penso al fatto di promuovere servizi di scuolabus e corsi di lingua per i genitori.
    Ho abitato per due anni nella campagna a 15 km da Monaco di Baviera: lì il trasporto era garantito da un ottimo servizio di S-Bahn e da una rete di ciclopiste; per la lingua c’erano i corsi dell’università popolare. Qui le distanze sono inferiori: se tanti fanno questa scelta, prima o poi si arriverà a dei servizi migliori.
    Facciamo il tifo per i pionieri!

  46. hozaka

    Il fatto che nelle scuole di lingua italiana non venga insegnato lo sloveno sta producendo un effetto impensabile fino a qualche anno fa.
    Per esempio a Vermegliano (Ronchi dei Legionari) le elementari di lingua slovena vivono un problema di spazi perchè decine e decine di famiglie italiane iscrivono i figli là. E Ronchi non sono Doberdò, Savogna o San Floriano.
    Banalmente, la gente è più avanti della politica.

  47. Jasna

    Concordo con enrico maria milic #44! Porca miseria, se a scuola ci fosse stata la possibilità di fare sloveno io non avrei dovuto aspettare di andare all’università per impararlo, l’avrei imparato meglio, più in fretta e con più naturalezza!
    Conosco tanta gente di tante età che vorrebbe impararlo, e sinceramente non mi pare che fiocchino i corsi. Io quando potrò ricomincerò a studiarlo con un insegnante privato, però… bella roba. Intanto se parlo a un bambino sloveno di 3 anni si ribalta dal ridere. 😀

  48. alpino

    Siate realisti ed onesti con voi stessi, attualmente la scuola italiana dedica gia di suo pochissime ore a lingue veramente importanti come inglese tedesco che servono per il futuro e per molti concorsi, se ci troviamo a veder tagliate le ore di inglese dove diavolo volete inserire le ore di sloveno?? con le lingue in generale siamo alla frutta, xe come se un cieco el se lamentassi dela montatura dei ociai..

  49. @ alpino

    non sono certo che il tedesco sia più importante di una lingua slava, per un triestino o per un goriziano.

    poi, se il governo ha smesso di spendere soldi per la scuola pubblica, questo non vuol dire che io sia d’accordo.

    infine, esistono un sacco di fondi per la cooperazione transfrontaliera di origine unione europea e noi li sfruttiamo ‘male’, usando un eufemismo.

  50. edo

    basta saver poche parole, pivo , cevapčiči , ljubljanska, mesnica, tuš, merkator,palačinke….

  51. hozaka

    Beh se lo fanno le scuole slovene, dove si insegnano le due lingue più l’inglese, riusciranno a farlo anche le scuole italiane?
    E’ solo una questione di volontà politica e civile.
    Fatto sta che i triestini e goriziani bilingui o trilingui sono avvantaggiati.

    Se a qualcuno interessa il tema dei benefici
    del bilinguismo sui bambini rimando qui, per esempio.

    http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Gli_effetti_benefici_del_bilinguismo/1286938

  52. effebi

    vedo con interesse, non con sorpresa, che di tutte le cose trattate nell’ornmai famosa “intervista” la parte più interessante è la richiesta di EMM di “introdurre obbligatoriamente l’insegnamento dello sloveno nelle scuole della maggioranza italiana”…
    finalmente ci è chiaro lo scopo

  53. edo

    io direi che si potrebbe pensare ad una cosa facoltativa… tipo vuoi imparare una nuova lingua nello specifico lo Sloveno ?ti fai 2-3-4 ore in piu’ alla settimana a scuola …
    punto

  54. hozaka

    Ragazzi, ma perchè vi sconvolge così tanto l’idea che si insegni lo sloveno?
    A volte sta città (o qualche suo abitante) proprio non la capisso.
    A trieste se ga sempre parla minimo 2 o 3 lingue.
    demo vanti dei, che semo nel 2011 e fra poco finissi el mondo

  55. effebi

    Quindi quel “DEVE” per EMM era ed è …effettivamente un “DEVE”…
    Per cui chi vorrà comperare casa sul carso che DOVRA’ fare ? …superare un esame ? fare un tema ? fare di conto ? cantare Vstala Primorska ? 🙂

    e se vado in affitto ? 🙂 forse può diventare meno obbligatorio ?

  56. digei

    Mah! me par de leger un discorso fato tra sordi…
    mio nonno diseva a ragion, ogni lingua xe un omo in più… el ga ancora ragion anche se xe pasai 20 anni de quando xe andà a sburtar radicio

  57. Jasna

    @alpino n.48 Allora visto che siamo alla frutta lasciamo perdere o cerchiamo di migliorare? Quella degli italiani non è una tara genetica per le lingue, sono i programmi scolastici che sono scrausi dai!!

    L’inglese da solo non serve più a niente tra l’altro, se anche lo sloveno è parlato da 4 gatti in Europa, per chi vuole fare un investimento è comunque un’ottima base per imparare il serbo-croato e altre lingue balcaniche.

  58. effebi

    digei te “pol” imparar tute le lingue del mondo, nissuna “obbligatoria” (a parte quella nazionale)
    se dopo te vol andar piantar radicio in carso forsi xe mejo che te sapi dir “semenza” in sloven… pol esser (forsi) che te trovi un che no la pensa come ti….

  59. digei

    quel che non vien recepido xe el concetto che TS da sempre xe terra de confin, no solo sloven visto el porto, e che conoser solo el talian (lo digo mi che go sempre avù 6– e no so perckè alla matura i me ga da 8???) no basta e BISOGNA conoser la lingua che sta oltre el confincome minimo per el semplice motivo che conviver no vol dir solo abitar sul stesso pianerottolo ma saver risponder co i te domanda el zuchero o ti te servi ovi e late per far palacincke (giusto per far un esempio legero)

  60. isabella

    Magari sapessi lo sloveno.
    Mi secca tanto andare oltre confine e non saper dire più di un saluto o un grazie.

  61. effebi

    57 el sloven ? el croato ? el serbo ?
    me par che no ghe semo…
    …el russo… el russo… quel servirà tra un per de anni
    quei i se comprerà el carso triestin con tuta Trieste… e no i se imparerà nè el sloven nè l’italian…
    …el triestin, chissà, forsi… (xe quasi uguale… 🙂 )

  62. digei

    dei Isa mi devo far un corso prima o dopo, se iscrivemo? 🙂 cusi femo pratica…

  63. effebi

    до свидания !

  64. Jasna

    @effebi 61 Ma no ghe semo cosa?

  65. Dag

    Bell’intervista.
    Perché Milic non apre anche un sito friuli.il o udine.la?
    Di siti informativi ce ne sono in Friuli, ma nessuno con le caratteristiche di questo formato.
    Complimenti anche per l’apertura mentale che dimostra il suo discorso. Anche io, da friulano, non ho mai capito perchè i miei amici triestini non parlassero sloveno seppure vivessero a pochi metri dal confine e, quindi, quella lingua potesse tornare loro molto utile…

  66. ivan curzolo

    mi sembra che il concetto espresso da enrico come “dovere” sia piu’ da intendere come imperativo morale che obbligo giuridico e vada letto in una prospettiva (secondo me assolutamente corretta e lungimirante) che punta a ribadire il sostanziale diritto per ciascuno (in un europa unita) di vivere dove meglio crede posto che si rispetti la cultura del luogo e non si pretenda di snaturarla. Anche per risponder a Civilna Iniciativa e varie.

    Per quel che riguarda l’obbligo/facolta’ dell’insegamento della lingua slovena, proprio come trovo sacrosanto l’insegnamento dell’italiano come “lingua d’ambiente” nelle scuole della maggioranza nel litorale sloveno cosi’ trovo corretto che si introduca l’insegnamento dello sloveno come “lingua d’ambiente” anche nelle scuole della maggioranza italiana.

  67. digei

    #61
    te me ricordi quei che al grido “arriva i ussari ad abbeverar i cavai in fontana de trevi” cavava fora de tera le sine dei treni sulle linee che andava ad est, e cussi adesso TS xe stazion terminale senza diritto de replica!!! lori se ga senta su una bona carega e noi semo restai con una bela stazion fantasma bona solo per girar film

  68. digei

    #66
    quoto in toto

  69. Paolo S

    Per vivere bene insieme serve un po’ di comprensione e di umiltà. Secondo me la buona idea dentro quel “deve” del titolo è invocare un luogo dove non si ragioni secondo la logica colonizzatori/colonizzati/controcolonizzatori ecc ecc.
    Che non vuol dire subire la volontà altrui e basta. Notate il passo in cui Milic dice “non mi sento come qualcuno che è venuto a romanizzare il Carso”: smonta un pregiudizio dei suoi intervistatori e fa valere la sua posizione.
    Vi sembra fantascienza?

  70. Tatjana

    Bella intervista! Complimenti.
    Ho letto il dibattito con attenzione e mi sono resa conto che tanti parlano per ignoranza. Allora: sul litorale sloveno (Primorska) con Capodistria… per intenderci, ci sono scuole con lingua d’insegnamento slovena e quelle con lingua d’insegnamento italiana, come da noi del resto. La differenza stà nel fatto che nelle scuole slovene l’italiano è obbligatorio. Nessuno si sogna di mettere in dubbio la presenza sul territorio di una minoranza che (come del resto quella slovena a Trieste) è lì da sempre. Trovo il commento sulla presenza di sloveni sul Carso italiano e il loro “non essere autoctoni” semplicemente ridicola. Le scuole italiane in Istria espongono il tricolore senza nessun clamore o polemica- è una cosa normale. E tutti imparano a scuola la lingua minoritaria, senza niente togliere alla propria lingua madre. Se si facesse una cosa del genere a Trieste non sarebbe poi la fine del mondo, anche se certi non sono d’accordo.
    L’apprendimento precoce di più lingue porta ad impararne altre con maggiore facilità – e questo è un dato di fatto! 🙂

  71. alpino

    Jasna
    l’inglese da solo non servi più a niente??mmm non sono per nulla d’accordo se poi ci aggiungiamo che a saperlo parlare in Italia sono pochissimi il gioco è fatto, dico solo come stanno le cose, nelle scuole abbiamo pochissime ore ridotte all’osso e dobbiamo sfruttarle al meglio ergo se ho due ore a settimana mi concentrò piuttosto su una lingua tuttofare che su una lingua minoritaria che ha lo stesso sviluppo del lombardo che dici? si chiama essere pragmatici.

    @Ivan
    Ricordo solo che in Slovenia si dibatte per ridurre l’accesso all’acquisto di immobili da parte italiana ricordo anche ai romantici di una UE di carta che la Francia ha chiuso le frontiere ai marocchini con permesso CE rilasciato dall’Italia…c’è poco da fare i romantici e favoleggiare sulla libera circolazione delle persone..

  72. ufo

    C’era una volta un quotidiano diciamo locale, con qualche Piccolo problema rispetto alla completezza delle informazioni o giù di lì. Nulla di eccezionale nel diciannovesimo secolo, ma questo è arrivato fino al ventunesimo cambiando il meno possibile. Vi ricordate quando è arrivata in porto una delegazione sudcoreana? Il giorno prima due pagine intere con titolo cubitale: “La Corea scommette su Trieste”, e via di seguito a cantare le glorie passate che stavano per tornare. Bello, ho pensato, almeno qualcosa si muove. Articoli ridondanti di ottimismo e di granitiche certezze, di progetti e preventivi e programmi e tonnellate e posti di lavoro veri, non come il milione di San Silvio. Mi son letto tutto parola per parola, ovviamente a scrocco sul bancone dei gelati del mio spaccetto preferito, e non c’era manco una sola parola di dubbio o di incertezza. Tutta questa gente venuta dalla remota Corea appositamente per vedere dal vivo il molo VII, mica Miramare o i cementi di piazza Goldoni!

    Poi da bravo ragazzo ho rimesso l’organo d’informazione al suo posto, che c’era gente in attesa di leggerlo, ed ho allungato la mano verso il Primorski. Meno pagine da sfogliare, s’intende, ma ci ho messo lo stesso un po di tempo a trovare l’articolo sulla visita dei coreani. Quasi nascosto, o almeno non gridato – un titolo di dimensioni normali, neanche un quarto di foglio di testo – ma c’era, e il titolo era di quelli che fanno pensare: “Danes v Kopru, jutri v Trstu”.

    Se avete bisogno che lo si traduca avete appena scoperto a cosa serve sapere lo sloveno: a non farsi prendere per il c***. Perché mi sa che qualcuno ha deciso che siete troppo semplici, o non abbastanza sinceri nei “sentimenti italiani”, perché la verità si possa raccontarvela tutta. Piccole dosi, come le medicine ai bambini, e sotto osservazione, che non vi faccia ancora male al corpo o allo spirito. O magari che qualcuno si vergogni dello spettacolo poco dignitoso offerto da certi politici locali. Quelli del centrodestra in consiglio provinciale, intendo. Non guardatemi così: è ovvio che sul giornale non c’era – su quel giornale – ma l’anno scorso i rappresentanti eletti della destra in Provincia hanno dato vita a spettacoli decisamente da osteria, debitamente riportati – dall’altro quotidiano. E fu così che i signori in questione sono tornati, cravatta e tutto, a chiedervi di votare per loro – persone serie e responsabili, sapendo che nulla è trapelato nella lingua di Dante riguardo le carnevalate penose in cui si sono esibiti. Non ho il minimo dubbio che la manovra funzionerà ancora una volta, tra tre settimane.

    Per chi avesse ancora voglia di ragionare – fateci un pensierino la prossima volta che vedete i due quotidiani cittadini affiancati in edicola: c’è il 90% di probabilità che all’interno dell’altro ci sia qualcosa che potrebbe interessarvi, e che il vostro foglio preferito ha deciso non vi occorre saperlo. Magari che in una scuola elementare appena passato il confine hanno deciso, visto che i soldi bastava chiederli e nessuno ci ha trovato nulla da ridire, di insegnare una lingua in più. Nel senso di quattro lingue invece di tre, che un giorno può venir comodo. Non mi sembra che per questo facciano meno matematica…

    Vi ricordate il progetto delle Autostrade del mare? Probabilmente no, è un sacco di tempo che non se ne parla, quasi come per l’Euroregione. Se il giornale non ne parla vuol dire che è andato in vacca pure quello? Beh, no. Il progetto parte questo giovedì, col 50% a carico dell’Unione europea. Potete trovare tutti i particolari sul sito del giornale, pubblicati un paio d’ore fa. Quell’altro giornale, che domande. E non occorre neanche leggere l’articolo per indovinare chi fa parte dei 28 partner progettuali e quale altro porto è rimasto invece alla finestra.

    Vedo che anche in questo blog dal livello mediamente ben superiore ai tipici discorsi triestini ci sono persone che con assoluta serietà pretendono che gli sloveni si trovino solamente in Carso. Suppongo che l’abbiano letto sul giornale.

  73. Jasna

    @alpino Ti ripeto che da solo non basta, devi sapere almeno un’altra lingua.
    L’inglese lo so e anche se vivo in Italia ti assicuro che non mi è bastato per dire “il gioco è fatto”.

    Ah, non serve a niente da solo anche perché molta gente dichiara di avere padronanza “excellent” e quindi per stare sicuri tutti chiedono certificati. I certificati si pagano un pacco di soldi (inutile dire che non tutti se li possono permettere), quindi poter autocertificare di conoscere l’inglese accostando anche altre lingue cambia le cose.

  74. ivan curzolo

    @72 alpino

    prendo atto che le mie proposte ti suonano romantiche e favoleggianti.
    posto che mi par di capire che anche tu condividi che sarebbe scorretto porre qualsiasi divieto di accesso al mercato immobiliare sloveno da parte degli stranieri ti chiedo quali proposte hai perche’ cio’ non avvenga.

  75. @ alpino

    quanto decide il parlamento a lubiana non mi interessa. affermo quanto penso sia giusto che facciamo noi qua sul confine.

    @ effebi – franco biloslavo

    prendo atto che sei contrario all’insegnamento dello sloveno o di altre lingue slave nelle scuole pubbliche in italia.

    @ dag

    per aprire udine.la bisogna avere una persona che ha voglia di lavorarci alle condizioni non necessariamente entusiasmanti tramite cui sono gestiti bora.la e carnia.la.

    @ ivan curzolo

    ivan scrive esattamente quanto penso e lo ricopio:

    mi sembra che il concetto espresso da enrico come “dovere” sia piu’ da intendere come imperativo morale che obbligo giuridico e vada letto in una prospettiva (secondo me assolutamente corretta e lungimirante) che punta a ribadire il sostanziale diritto per ciascuno (in un europa unita) di vivere dove meglio crede posto che si rispetti la cultura del luogo e non si pretenda di snaturarla. Anche per risponder a Civilna Iniciativa e varie.

    Per quel che riguarda l’obbligo/facolta’ dell’insegamento della lingua slovena, proprio come trovo sacrosanto l’insegnamento dell’italiano come “lingua d’ambiente” nelle scuole della maggioranza nel litorale sloveno cosi’ trovo corretto che si introduca l’insegnamento dello sloveno come “lingua d’ambiente” anche nelle scuole della maggioranza italiana.

  76. Jasna

    @enrico maria milic Credo che il senso della tua intervista fosse molto chiaro e ben espresso. Non sei tu che devi spiegarti meglio, sono i provocatori che dovrebbero spostarsi su discussioni a cui possono contribuire costruttivamente.
    Ma qua è tradizione (per alcuni) cercare lo scontro sempre e comunque.

  77. massimilianoR

    bella intervista e bello il concetto di “dovere morale”, in tempi in cui si fatica ad obbedire anche alle norme reali.

    Udine.La sarebbe una buona idea, ma come la mettiamo col friulano? diventerebbe in breve un circolo privato, conoscendo la mentalità udinese e del circondario (bassa friulana inclusa). 😉

  78. a chi interessa fare udine.la , siamo.qua:
    [email protected]

    : )

  79. Maurice ts

    a mio modo di vedere è cosa normale apprendere a parlare con il vicino, che a sua volta verra incontro a noi, in un reciproco scambio. e questo avviene normalmente. altra è imporre lo studio, sono due concetti diversi. uno è di liberta, l’altro è una imposizione.

  80. alpino

    Maurice in poche righe ha riassunto un’intera discussione.
    Per Ivan
    Non ci devono essere vincoli immobialiari da parte slovena e libertà per chi lo volesse di imparare l’italiano o lo sloveno, il tutto lasciato alla piena decisione del singolo.
    Quoto chi ha suggerito l’ampliamento d’orario nelle scuole al pomeriggio in maniera facoltatitiva, il comune interessato potrebbe finanziare corsi di lingua slovena e corsi di lingua intaliana per tutti coloro che volessero avere una conoscenza più profonda.
    Ripeto libertà di scelta, l’inglese Jasna non si tocca e ti dirò di più un TOEFL costa 220 dollari circa un IELTS 190 EURO in curriculum spesso possono valere un’assunzione, non investiresti 200 euro nella cultura? sono un pacco di soldi? costano quanto una playstation…non facciamo la solita demagogia spicciola del costo della cultura..

  81. isabella

    appena ho un attimo libero io mi iscrivo digei, è da tanto che rimando.

  82. @ mauricets
    @ alpino

    l’imposizione a studiare determinate materie è tanto antica quanto le scuole pubbliche.
    non ci vedo nulla di male a imporre una conoscenza minima di una lingua, come si fa per tante altre materie.

    del resto, un ricercatore in gran bretagna ha dichiarato:
    “Learning a foreign language literally changes the way we see the world, according to new research.”

    [ Panos Athanasopoulos, Ljubica Damjanovic, Andrea Krajciova, Miho Sasaki. Representation of colour concepts in bilingual cognition: The case of Japanese blues. Bilingualism: Language and Cognition, 2010; 14 (01): 9 ]

    immagino sia questo che spaventi i conservatori dei nostri territori: che la gente inizi a pensare diversamente, a riflettere su cosa siamo, su cosa sono gli altri e su cosa vogliamo essere – assieme.

  83. Jasna

    @alpino Io i miei 180 euro li ho investiti. Solo che a differenza di te non faccio i conti in tasca ad altri, e so che per qualcuno non si tratta solo di 180 euro perché magari ha bisogno del corso per passare l’esame. Sai quanto volevano alla British di Gorizia per farmi fare due mesi di corso? Quasi 500 euro.

    E comunque non ho detto di abolire l’inglese, ho detto di affiancarlo.

  84. isabella

    Investire nello studio non sono MAI soldi buttati. Si cresce.

  85. Maurice ts

    ma in base a cosa si impone una lingua? quanto dista la croazia da noi? e allora imponiamo pure il croato. e la serbia? quanta storia di ts è legata al san spirdione, imponiamo allora anche il serbo. in verita sono solo scelte politiche ed economiche a guidare la scelta delle lingue a scuola. non hanno niente a che vedere con la liberta dei popoli che si incontrano.

  86. @ mauricets

    dici bene.
    dentro una comunità,
    si impone lo studio delle fondamenta di una lingua in base a cosa vuol essere quella comunità, in base alle persone con cui quella comunità vuole parlare, lavorare, svilupparsi.

  87. Jasna

    @Maurice ts Non penso che sia indispensabile imporre l’insegnamento di una lingua come lo sloveno, credo però che sarebbe utile e giusto moltiplicare le opportunità per impararla nei vari livelli scolastici. Penso inoltre che i potenziali studenti dovrebbero essere sensibilizzati sull’occasione di arricchimento messa a disposizione, segnalando per esempio le opportunità di lavoro che l’essere bilingui offre.

    Se queste opportunità non vengono fornite durante gli anni relativamente liberi dell’istruzione obbligatoria, è abbastanza improbabile che uno a 20, 30 o 40 anni si sbatta eccessivamente per imparare da zero una lingua come lo sloveno. Forse potrebbe fare lo sforzo per l’inglese o il tedesco, ma non per lo sloveno. E non perché non sia utile, ma perché 1. è difficile e 2. per quando avrà acquisito una padronanza della lingua decente avrà già dovuto cercarsi un lavoro in cui non gli serve la seconda lingua. E sempre se la persona trova il tempo di frequentare un corso, visto che non è più un ragazzino.

  88. alpino

    @Jasna
    500 euro per due mesi ma quante ore? quanti giorni? individuale? collettivo?? troppo generico
    Non ritengo ci sia da discutere, togliere ore all’inglese per donarle allo sloveno è un aberrazione pura!

  89. effebi

    🙂 emm, prendo atto che hai la coda di paglia….

  90. Jasna

    @alpino Ma nella tua scuola hanno tolto le ore di italiano per darle a quale lingua esattamente? Mi dici dove ho scritto di togliere l’inglese?

    Al di là del tipo di corso (non mi ricordo il monte ore settimanale, cmq era in piccole classi un paio di volte a settimana), volevo attirare la tua attenzione sul fatto che il prezzo del corso non è accessibile. Se per 2 mesi sono 500 euro (e non era un corso completo, eh: mi ero informata per sapere se potevo inserirmi in un corso già iniziato in quei due mesi che mancavano all’esame), per un anno quanto è?? Dai cavolo, non è alla portata di tutte le famiglie.

  91. Maurice ts

    se si lascia la liberta di scelta (personalmente l’obbligo del solo inglese alle elementari è insensato, si dovrebbero concedere almeno un paio di scelte) sono pienamente d’accordo. anzi visto che religione è facoltativa, in alternativa lo slo è una ottima idea, e penso che molti ne sarebbero lieti. ma ci serve piu autonomia e liberta dal centralismo.

  92. chinaski

    @maurice#85

    esatto maurice, e’ una scelta politica. abbattere il muro di diffidenza tra italiani e sloveni e’ una scelta politica. anche tenere in piedi quel muro e’ una scelta politica.
    imporre l’ insegnamento dello sloveno nelle scuole di trieste serve per abbattere il muro. ci sono altre situazioni in cui l’ imposizione di un insegnamento serve a costruire muri (ad esempio imporre l’ insegnamento del bergamasco a dalmine serve a marcare un territorio e a costruire un muro per ghettizzare i metalmeccanici senegalesi). si tratta di scelte che vanno valutate per le loro motivazioni politiche.

  93. effebi

    14 (intervista)

    D) E come spiega il conflitto tra queste identità che abbiamo visto per lunghi anni?

    R) Mi è vicino il mito di Trieste sotto l’Austria-Ungheria ma anche dell’Europa unita dove le identità nazionali dovrebbero convivere in pace. Dopo l’anno 1914 sino al processo di unificazione odierno si sono invece qui realizzate idee che mettevano in conflitto le identità nazionali l’una con l’altra.

    ——
    ma emm…!!! con tutte le discussioni che abbiamo fatto qui sui vari post ancora ci spacci ste sviolinature da operetta sulla perfetta convivenza “fino al 1914″….
    ma dai ! ti recupero tutti i post con la descrizione delle legnate che si son dati italiani e sloveni anche “prima del 1914″….!?

    magari li inseriamo obbligatoriamente in tutti i testi obbligatori italiano-sloveno che obbligatoriamente dovranno imparare i giosi bambini del litorale tutto.

  94. effebi

    92 ma …decidi tu per tutti ?

  95. Maurice ts

    io non credo che con le imposizioni si abbattano i muri, mi dispiace ma credo nella liberta di scegliere.

  96. effebi

    28 gennaio 2010….

    “TRIESTE. Il segretario dell’Unione slovena Damijan Terpin lamenta la presenza di alunni italiani nelle scuole con lingua d’insegnamento slovena («i nostri bambini a ricreazione parlano italiano, perché piuttosto non si insegna lo sloveno nelle scuole italiane?”

    🙂 ….è questo il VERO problema ?

  97. isabella

    A Gorizia l’istituto Cossar ogni anno tiene un corso di lingua slovena a prezzi bassi (fa parte dell’EDA, educazione degli adulti, se non erro).
    Forse ci sono iniziative del genere anche in altre parti.

  98. chinaski

    #95 anche l’ insegnamento della chimica e della fisica e’ un’ imposizione. serve ad abbatere il muro della superstizione e dell’ ignoranza.

  99. chinaski

    abbatere —-> abbattere

  100. Maurice ts

    argomento debole, non si possono mettere le due cose sullo stesso piano.

  101. effebi

    Reazioni (al tempo) alla proposta di Terpin:

    “…la discussione innescata da Damijan Terpin suscita critiche a sinistra come a destra. Dice ad esempio il segretario provinciale del Partito democratico, Roberto Cosolini: «Siamo al puro folclore. Mi pare che il problema dell’integrazione del plurilinguismo e del rispetto dell’identita dovrebbero essere occasione di un dibattito serio e vedo invece che qualcuno ne fa un’occasione per guardare indietro al secolo passato, e non mi sta bene”

    “Spiazzato persino una sinistra che della difesa dei diritti della minoranza slovena aveva fatto storicamente una bandiera. Dice, ad esempio, Fabio Omero, capogruppo Pd in consiglio comunale: «All’inizio della mia carriera ho insegnato in Carso, a Opicina, e non siamo mai riusciti neanche a far coincidere gli orari di riposo della scuola italiana e di quella slovena. Quella che a me allora pareva una naturale forma di integrazione è rimasta lettera morta. Evidentemente è ancora così».

  102. alpino

    @Jasna
    un corso annuale British School of Gorizia con certificazione Cambridge (Pet Ket ecc ecc) 1300 EURO che sia alla portata di tutti o meno questo non mi interessa, solo la morte è a portata di tutti per tutto il resto c’è mastercard 🙂

  103. chinaski

    maurice#100

    spiegalo al vicepresidente del cnr 😀

  104. Maurice ts

    ecco il termine corretto “naturale integrazione”. ma la liberta a qualcuno fa paura.

  105. E perché no?

    La chimica, xe un codice e dele conoscenze che servi per farse capir da altri chimici e condivider.

    Una lingua… xe un codice e dele conoscenze che servi per farse capir da altri che la parla e condivider.

  106. Maurice ts

    106, ma io posso imparare una lingua senza bisogno di studiarla,è una dotte umana,e come camminare o saltare, c’è un’area del cervello riservata a questo. per fisica o chimica è un po’ diverso.

  107. Tergestin

    Tra qualche anno -se non adesso- converra’ imparare pure il cinese: lo parla gia’ piu’ di un essere umano su sei e la Cina e’ in forte espansione.

    Ma e’ inutile dirlo: in Italia sulle lingue si e’ indietro. Troppo. Fatevi un giro all’estero e vedrete professori e laureati che si esprimono a stento con dei “denghiu’ veri maccch”. Ora e’ normale a mio avviso fare autocritica sui punti deboli che si possono avere -al fine di migliorarli- ma per alcuni e’ un discorso che non piglia proprio…..

    A Trieste e dintorni c’e’ la possibilita’ di imparare piu’ di qualche lingua, ma purtroppo ci sono pure personaggi che fino a pochi anni fa (non il ventennio: gli anni novanta) gridavano “bilinguismo mai”.

    Io voglio credere che la gente non sia cosi’ idiota dal rifiutare a prescindere di imparare un’altra lingua per questioni di principio, anche perche’ sono convinto che i figli dei politicanti che si battevano contro il bilinguismo hanno fatto le scuole piu’ prestigiose, magari all’estero o al collegio del mondo unito e hanno studiato per forza di cose una o piu’ lingue.

    Sarebbe ora che molti Triestini si levassero l’anello dal naso che molte figure mosse da interessi personali, gli hanno messo.

  108. effebi

    108 tergestin… dai…lo go za scritto…el sig. Lacota (per es.) parla fluently el sloven… e anche el croato.
    chi vol impara quel che vol

  109. effebi

    no ocori i “eroici” traduttori de EMM… 🙂
    (un saluto ai amici simpatici che ga tradotto !)

    ma qua se vol piturar un clima che no esisti…
    xe de capir come mai EMM xe sempre cussì imborezado su ste “tematiche”…
    sicome el ga un orto de là adesso tutti i fioi de trieste DOVERA’ imparar el sloven a scola per andarghe a ordinar le verze !? 🙂

  110. Tergestin

    @ Effebi

    No vedo el tuo problema. Te par inutile o utile saver una lingua in piu’? Cio’, se lo fa anca Lacota…..po’ no capisso quel strano…..principio de reciprocita’.
    Del tipo: “Alora femo una lege che se noi gavemo de parlar el sloven anca lori ga de studiar el ‘talian”.

    Oltraconfin te sa ben che xe facilissimo trovar gente de tute le eta’ che parla e capissi l’italian, chi perfetamente, chi meno. Dalla parte “occidentale” inveze nela grande e mitica Trieste, la stragrande magioranza dei madrelingua italiani no va oltra do’ parole in crose in sloven e croato.

    E alora saria che chi xe indrio se porti avanti: me par de un’evidenza sconcertante.

  111. Maurice ts

    nella scuola c’è la cosidetta “ora di alternativa” che impegna gli studenti al posto di religione. mi chiedo se non fosse il caso di utilizzare tale opportunita non solo per la lingua slo, ma per un piu ampio approfondimento della cultura e storia locale. in particolar modo nella nostra zona sarebbe utile per illustrare le pecularieta in fatto di lingue, tradizioni, e perche no, anche di dialetto. una full immersion nella mitteleuropa.

  112. Maurice ts

    ovviamente in liberta, se non piace c’è sempre religione.

  113. alpino

    Ciò ma in tutto sto casin (che comunque genera traffico ed il CEO di Bora.la gongola 🙂 ) se semo dimenticadi dela roba più importante e fondamentale ovvero che E.M.M (detto M&M’s) ghe somiglia in ultra mega stra piena ad Igor degli acchiappa fantasmi!!!! stessi ociai stessa fisionomia ma soprattutto stessa cavelara del mitico Igor!!

  114. chiara

    occio! che igor xe permalosetto e anche un poco autoritario. ga de esser un scorpionzin come minimo…ascendente non so…ariete o vergine

  115. katja

    mi propongo un bel TERRITORIO LIBERO DEL CARSO.LA E PUNTO.QUA;-)

  116. chinaski

    @maurice#112

    scusa, ma sto misiot che dici tu non serve a niente. te lo dico con franchezza: chi se ne frega di studiare a scuola il dialetto triestino e le tradizioni della mitteleuropa, e’ solo fuffa. quel che servirebbe a trieste e gorizia e’ proprio la conoscenza in senso tecnico della lingua slovena. almeno un’ infarinatura, dai.

  117. water

    tutti noi cambiamo casa ma senza fare tutto sto battage pubblicitario mediatico politico…per andare a parare dove?
    vuole dare valore aggiunto ai casiliani di plivice, fondare orti bio e quant’altro o dirci quanto sono buoni gli sloveni che in diecimila hanno raccolto firme per vietare la vendita di case agli italiani?
    personalmente non andrei ad abitare in una zona di cui non padroneggio la lingua!

  118. Maurice ts

    117 non la penso come te, in primo luogo non è misiot e semplificare il tutto nello sloveno è riduttivo. devi sapere che nelle scuole ci sono bambini di molte nazionalita. dai romeni ai cinesi ai serbi ai pakistani a bambini italiani che hanno origini ungheresi, ebraiche, germaniche slave. e tu vuoi negare una vera conoscenza della storia, tradizioni, in poche parole della coscenza di “picola patria” a queste nuove generazioni?

  119. katja

    ognuno faccia ciò che meglio crede. nn saremo noi ne leggi(spero) a decidere quante lingue sapere. io nn avrei il coraggio di andare a vivere che ne so in ungheria senza un infarinatura di ungherese e una volta lì farei un corso serio.

  120. effebi

    111 tergestin, mi no go problemi, me par che altri li ga…

  121. chinaski

    maurice, le cose che dici tu si imparano tenendo il culo sulla strada. a patto di avere gli strumenti per comunicare. oramai a scuola sembra che si debba imparare tutto tranne le cose difficili (imparare una lingua e’ difficile).

  122. Piccola precisazione.

    Nei commenti è stato detto che l’italiano è materia obbligatoria nelle scuole slovene del Litorale Sloveno (Primorska).

    In realtà, la cosa è vera solo nei tre comuni di Capodistria, Isola e Pirano, dove l’italiano è lingua ufficiale. Se poi si voglione verificare le cose in modo reale, si scoprirà che la conoscenza dell’italiano è diminuita negli ultimi vent’anni. Questo si è aggiunto ad una lunga precedente pratica invero del tutto perticolare, per cui la lingua italiana era insegnata nelle scuole slovene durante il periodo socialista prescindendo dalla tradizione culturale del mondo italiano: in pratica – per motivazioni politiche – non si faceva quasi mai riferimento alle opere dei grandi letterati italiani, rimanendo ancorati ad un microcosmo di scrittori locali e a edificanti storie partigiane o similia, con l’effetto pratico di insegnare l’italiano come fosse una lingua di una sperduta tribù di un altro emisfero.

    Di conseguenza, s’è assistito ad un altro fenomeno: lo sloveno che voleva che il proprio figlio imparasse bene l’italiano lo spediva direttamente nelle scuole italiane, col risultato che alcune classi delle scuole della minoranza furono (e sono tuttora) costituite da una maggioranza di sloveni (o croati, in Croazia), spesso superiore al 70%. In tal modo, si assistette ad una paurosa depauperazione della lingua italiana, ampiamente studiata da vari studi sociolinguistici, che dimostrano la permanenza anche in studenti di madrelingua italiana di caterve di errori grammaticali e sintattici, spesso derivanti da calchi delle strutture della lingua della maggioranza, applicati in modo erroneo all’italiano e non corretti da insegnanti nelle scuole italiane che spesso (soprattutto negli anni che furono) non erano nemmeno diplomati.

    E veniamo agli anni ’90, quando – dopo l’indipendenza slovena – si assistette ad un rifiuto prima strisciante, poi più esplicito, dell’obbligatorietà dell’insegnameno della lingua italiana nel capodistriano: gli studenti stessi rifiutavano di doversi sottoporre al giudizio dell’insegnante di una materia ritenuta un fastidioso “di più”. Col risultato che gli insegnanti di italiano nelle scuole slovene per evitare problemi con le famiglie, e di fronte ad una nuova realtà nella quale anche le leggi sul bilinguismo integrale nei tre comuni costieri venivano disattese – e spesso dagli stessi amministratori pubblici – iniziarono a promuovere tutti quanti, con conseguente decadimento ulteriore della conoscenza della lingua italiana da parte dei giovani sloveni, spesso immigrati di prima generazione. Nello stesso periodo – e cioè negli anni ’90 – varie furono le proposte per eliminare l’obbligatorietà dell’italiano nelle scuole slovene, poi con l’introduzione degli esami di maturità esterni la materia ha riacquistato un livello minimale di dignità, pur sempre inferiore rispetto all’inglese o al tedesco o il francese, ritenuti “importanti” a differenza dell’italiano.

    Nel resto della Slovenia, l’italiano ovviamente non è mai materia obbligatoria, essendo – laddove la si insegna (solo nelle scuole superiori) – terza o quarta lingua straniera. L’eccezione è costituita dai comuni di Nova Gorica e Sesana, dove l’italiano in alcune (non in tutte) scuole superiori di indirizzo economico, linguistico e commerciale l’italiano è seconda lingua straniera dopo l’inglese.

    Concludo facendo notare come l’università del Litorale di Capodistria, pur avendo sede in un comune ufficialmente bilingue in gran parte del proprio territorio (non dappertutto!), non presenta nessun corso di studi i cui insegnamenti si svolgono anche o esclusivamente in lingua italiana.

    Luigi (veneziano)

  123. Maurice ts

    io non sono cosi erudito come Luigi, ma credo che la dove si forzi il naturale interscambio culturale-linguistico si incitino pericolosi nazionalismi.

  124. Jasna

    #102 alpino Prima sprechi punti esclamativi, punti di domanda e parole come “aberrazione” e alla fine concludi così?

  125. Maurice ts

    quindi il punto è a chi conviene imporre lo studio dello sloveno? perchè in definitiva di questo si parla, di costrizione.

  126. chinaski

    maurice, di certo non conviene ai nazionalisti, ne’ a quelli italiani ne’ a quelli sloveni. e per questo motivo credo che lo sloveno non entrera’ mai nelle scuole italiane. del resto anche l’ inglese sta gradualmente uscendo dalle elementari (ci sono piu’ ore di religione/alternativa che di inglese). se poi saranno confermati i nuovissimi tagli annunciati da tremonti-gelmini (13 miliardi in tre anni), mi sa che il problema si risolvera’ da solo.

  127. chinaski

    ah si’, gelmini ha detto che i tagli sono necessari, perche’ nei prossimi anni diminuira’ la popolazione scolastica. quando si dice “scambiare la causa per l’ effetto”.

  128. Maurice ts

    e qua dovrebbe esserci una autonomia locale, dove ci sia lo sloveno, assieme a una presa di coscienza della realta locale e della sua complessita. e essendo questo un argomento delicato la frequenza non si puo farla obbligatoria. bisona togliere argomenti ai nazionalisti, questo è il punto.

  129. Maurice ts

    e se fosse armonizato con un programma comune, magari con scambio di docenti tra realta italiane e slovene, non sarebbe questo un abbattere bariere mentali? ma il principio di fondo deve essere la liberta di seguire o meno queste attivita. uno studio che richieda piu impegno sara poi una naturale conseguenza.

  130. chinaski

    maurice, guarda che e’ tutto il contrario di quel che dici. i nazionalisti hanno fatto il bello e il brutto tempo per decenni, e forse adesso sarebbe ora di cambiare paradigma.

    e per favore, che a scuola si insegnino le lingue, le scienze, le lettere… che a nessuno venga in mente di insegnare ai bambini come si fa ad essere triestini or the like. quello lo imparano da soli, qualunque cosa voglia dire.

  131. chinaski

    il rispetto, quello si’ che va insegnato. ma il rispetto si insegna con l’ esempio, mica puoi fare l’ “ora di rispetto”. se poi un bambino accende la tv e si trova davanti un tizio con le bave alla bocca che sbraita contro i negher, hai voglia…

  132. Maurice ts

    ma guarda che forse tu confondi le cose, i triestini sono tutto meno che nazionalisti. il nazionalismo da noi è stato alimentato dagli esuli istriani. la maggior parte dei triestini ha combattuto nelle file dell’impero. dove franz usava dire “i miei popoli”. dove i documenti catastali erano pluriligue.

  133. chinaski

    maurice, a trieste il nazionalismo c’e’, sia tra gli italiani che tra gli sloveni. in europa il nazionalismo c’e’, un po’ dappertutto. guarda che razza di costituzione si sono appena autoinflitti gli ungheresi. frega niente di quanto erano belli bravi e buoni i triestini ai tempi di franz josef.

  134. maja

    Volendo, tutte le scuole secondarie di primo grado (le vecie medie, dei) con lingua d’insegnamento italiana hanno la facoltà di introdurre l’insegnamento dello sloveno da quando l’UE ha reso obbligatorio l’insegnamento di una seconda lingua comunitaria (2 ore la settimana).

    C’è chi lo ha fatto: la Rismondo.

    (Va da sé che 2 ore alla settimana per soli tre anni non sono sufficienti per una conoscenza approfondita. Ma per un’infarinatura può bastare.)

    Kul intervju, Milič!

  135. ah ah 110 effebi 😀

    effebi sindaco! 😀 😀 😀

  136. Maurice ts

    scusa tanto, ma il nazionalismo come fa a esserci in una famiglia dove ai madre slovena e padre italiano? il figlio da che parte sta? cosa fai dici a tua madre: sei sciava? a tuo padre dici te son talian? i genitori di considerano un bastardo? spiegami. poi magari sposi una ragazza ebrea di origini prussiane, cosa le dici? ma come non ti hanno messa alla riera?

  137. Maurice ts

    Ma dimmi è obbligatorio o c’è anche francese, tedesco? perchè il dilemma è: puoi scegliere o no!!!

  138. chinaski

    maurice, spiegami tu cosa vuoi dire. che a trieste non c’e’ nazionalismo? mi sembra una tesi piuttosto ardita.

  139. Maurice ts

    no, io dico che un vero triestino non puo essere nazionalista, perche i triestini sono stati vittima del nazionalismo. che di triestini veri, c’è ne sono pochissimi. dove l’ultima grande emigrazione del 54 li ha sparsi per l’australia, le americhe o anche, caso personale, svizzera. ma gia dopo il 1918 l’italia ha pulito etnicamente la citta. ti ripeto non confonderli con gli esuli istriani. le famiglie erano per la maggior parte miste, Oderdan ad esempio: Wilhelm Oberdank era figlio illegittimo di Josepha Maria Oberdank, una slovena di Gorizia, e del soldato veneto Valentino Falcier, arruolato nell’esercito austro-ungarico. fai un po tu…

  140. maja

    maurice ts, stai chiedendo a me?

    no, alla rismondo l’insegnamento dello sloveno non è obbligatorio. è una delle opzioni. per quanto ne so, la gran parte degli alunni sceglie altre lingue, ma c’è una discreta frequenza anche per lo sloveno.

    (quanto ai matrimoni misti, c’è ben poco da dire. arrivati a un certo punto della vita, di solito i figli scelgono da soli quale delle due culture sentono più come propria. in pratica, è quella che scelgono di tramandare ai propri figli. perchè non è solo una questione di lingua. si tratta di cultura in senso lato.)

  141. Maurice ts

    per maja: se non è obbligatorio vuol dire che chi lo fa ne è convinto e si sente appagato, e cosi deve essere. pensi che se fosse imposto sarebbe meglio? non credo tu sia di questa opinione. certamente i figli dei matrimoni misti scelgono la strada che sentono propia, ma difficilmente saranno preda di quel cancro che è il nazionalismo. cosa che purtroppo non fece Oberdan.

  142. chinaski

    #140 ma tutto questo cosa c’entra?

    e poi: che cavolo vuol dire “triestino vero”?

    e poi: i triestini non sono e non sono mai stati “i triestini”. come in ogni comunita’ umana, fra i triestini c’era di tutto, anche prima del ’18. in particolare c’erano classi sociali diverse. tra gli operai prevaleva l’ internazionalismo (vedi sciopero dei fuochisti), mentre nella borghesia erano presenti tendenze irredentiste.

  143. maja

    maurice, io sono convinta che i bambini piccoli non hanno preconcetti.

    se lo sloveno fosse reso obbligatorio anche alle elementari italiane, sono certa che i bambini lo studierebbero come fanno con tutte le altre materie. certi con entusiasmo e ottimo profitto, altri malvolentieri e con scarsi risultati.

    semmai, il problema sta nei genitori, non nei bambini.

  144. chinaski

    comunque maurice, nelle famiglie succedono cose strane, mica e’ tutto predeterminato. lo sapevi che il fratello di joe strummer (quello di “sandinista!”) era un neonazista dedito all’ occultismo? 😀

  145. maja

    ma noooo, chinaski, che mi racconti!
    aveva ragione monicelli: parenti serpenti. 🙂

  146. Maurice ts

    non è vero, rendere obbligatorio lo sloveno a trieste sarebbe solo dare benzina ai nazionalisti, non lo capite? lascia la liberta di scelta, e questi problemi non ci saranno.

  147. Maurice ts

    e poi io non capisco chi come gli sloveni a subito imposizioni ora voglia a sua volta imporre delle scelte.

  148. maja

    hank, ciapa:
    http://www.youtube.com/watch?v=Dc5dg6oVXq0
    consolemose de sta notizia devastante.

  149. chinaski

    @maja

    hvala tovarišica

  150. alpino

    Maja mandighe i tuoi de fioi a imparar lo sloveno obbligatoriamente! che magari ai miei voglio far apprendere un’altra lingua anzichè la pivolanguage
    Saluti

  151. mutante

    è normale che i parlanti di una comunità, conoscano anche quella dei vicini. è normale per sapiens sapiens, purtroppo, neanderthal non si è estinto, e continua a pensare che la soluzione più retrograda sia un’opinione. evolviti!

  152. digei

    grande DeAndrè ancora oggi dà brividi…

  153. effebi

    “…comunque DOBBIAMO imparare l’italiano…”
    “…DOBBIAMO !?”
    “…siii !”
    http://www.ilgiornale.it/video/i_tamarrissimi_jersey_shore/id=jerseyshore

  154. Paolo S

    Ma posso insistere? È ora di superare superare questa partizione noi/loro! E sia “noi” sia “loro” dovremmo fare passi avanti per convivere in modo più blando. I fondamentalismi hanno già prodotto abbastanza danni nel secolo passato.
    E non sto proponendo di cedere arrendendosi: vorrei che si negoziasse in modo consapevole su punti costruttivi e non ideologici. E per farlo conoscere la lingua dell’altro è in primo luogo rimuovere un ostacolo alla comunicazione.

  155. MARCANTONIO

    Contrariamente a quanto sostenuto da qualcuno, credo che al giorno d’oggi sia meglio conoscere bene l’inglese che non lo sloveno

  156. katja

    vorresti dire il cinese marcantonio?

  157. MARCANTONIO

    No anche i cinesi parlano un inglese perfetto

  158. Srečko

    MARCANTONIO

    Posso farti una rivelazione sconvolgente? Chi sa lo sloveno, apprende molto ma molto piu’ facilmente l’inglese di chi sa solo l’italiano. Non che gli slovenofoni siano geniali, ma la conoscenza di una lingua pittosto difficile, come lo sloveno, facilita l’approccio di altre, ulteriori lingue.

    Un mio amico insegnante di inglese all’universita’ di TS, lui stesso proveniente dall’Albione, riesce a distinguere i suoi studenti, senza vedere i nomi e i cognomi in due gruppi principali: da una parte gli italiani, dall’altra gli sloveni. A suo dire gli sloveni hanno una marcia in piu’. E non per genialita’, ripeto, ma perche’ hanno uno strumento in piu’!!!

    Tu comunque rimani pure nella tua beata voglia di sapere l’inglese…

  159. MARCANTONIO

    Nei posti di lavoro oggi se non sai l’inglese o non entri, o hai la carriera zoppa.
    Guarda che il mio non e’ un partito preso, visto che l’altra mia lingua madre e’ il francese e sono il primo ad ammettere che il conoscerla non serve ad un cavolo.

  160. Srečko

    MARCANTONIO

    Bene, quindi secondo te sapere l’italiano e il francese non serve ad un cavolo!!!

    Santa pazienza… Che male ho fatto per meritarmi una scalogna cosi’? Ho imparato l’italiano ed ora scopro che non serve ad un cavolo… 🙁

  161. alpino

    Srecko ne mancava solo la tua ciliegina sulla torta che sancisce la superiorità del popolo sloveno, è oramai un anno che frequento Bora.slo e finalmente l’hai detta, ti sei liberato di un peso vero??
    Buon per te..
    @Katja & co..non venitemi fuori con cagate solo perchè siete dietro ad un nick ed una tastiera, vi prego basta cazzate sulla necessità di imparare il cinese piuttosto che l’arabo al posto dell’inglese, il 90% degli italiani non parla neppure l’inglese e voi mi venite fuori con la favoletta del cinese e dell’arabo? e magari ve ne andate all’estero alla Nojo volevam savuà l’indiriss de lu culleg de li calabres….ma va la va la.
    Imparate almeno una lingua che gia è tanto e se volete crearvi una possibilità in più che questa lingua sia l’inglese che tanto anche se non parlate sloveno le palacinke ed il conto al tavolo ve li portano ugualmente.

  162. massimilianoR

    anche gli angeli mangiano fagioli
    e anche gli sloveni parlano inglese
    gli italiani no

    che sia questa la differenza reale?
    io credo che vivendo in queste zone lo sloveno sia importante, il croato pure.
    e l’inglese non deve essere considerato un “di più”, bensì qualcosa che dovremmo conoscere tutti, per lavorare ma anche per vivere ovunque.
    (gli sloveni parlano inglese senza problemi)
    solo noi italiani abbiamo “difficoltà”…
    forse siamo noi in difetto, non trovate?

  163. MARCANTONIO

    Srecko forse non riesco a spiegarmi, sto sostenendo che italiano, francese, sloveno, lavorativamente specie se stai in grandi industrie non servono a niente, lo hanno capito gli stessi francesi, visto che tutta la corrispondenza commerciale e’ rigorosamente in inglese.

  164. Srečko

    alpino

    Credevo tu sapessi leggere, se non parlare, l’italiano. Ho scritto, e cio’ che scrivo e’ la fotografia del mio pensiero, che gli sloveni sono avvantaggiati nello studio dell’inglese, perche’ hanno uno strumento in piu’ a disposizione, non perche’ piu’ intelligenti o migliori.
    Dove ho affermato che gli sloveni sono degli esseri superiori? Non l’ho ne’ scritto ne’ mai pensato. Gli sloveni sono comuni mortali con buone e cattive qualita’. In certe cose sono piu’ bravi in altre di meno dei vicini. Punto.

  165. Srečko

    MARC….

    Questo lo so pure io, ma la conoscenza di lingue, quali che siano, e’ un grande arricchimento, se non finanziario, culturale. Io so sia l’italiano che l’inglese(anche il francese) e mi reputo soltanto fortunato. Vuoi mettere leggere Hugo, Zola, Joyce, effebi, Luigi detto il Veneziano e Marcantonio in originale? 🙂

  166. MARCANTONIO

    Bon allora te insegnero’ er romano ah ah ah
    Guarda che te sei scordato Arpino e Dimaco se potrebbero offenne ah ah ah
    Quanto alla fortuna concordo, non e’ merito mio di sapere il francese, ma di aver avuto una madre di quella nazionalita’.

  167. alpino

    Srecko…sottigliezze semplici sottigliezze il tuo pensiero si è palesato..

  168. diego

    le culture sono tali quando hanno la forza di aprirsi alle altre culture. I muri invece servono solo ad essere abbattuti quando finalmente non se ne vedono più le ragioni che spesso diventano abitudine o poco più. Nel nostro 2011 e negli anni futuri certe barriere che avevano motivazioni per i nonni non avranno alcun senso per i nipoti. C’è chi ci arriva prima e chi ci arriva dopo. Ma il tempo va in quella direzione…..

  169. mutante

    l’inglese è standard: neppure da mettere in conto.

  170. effebi

    161 serecko quindi ti stai preoccupando di elevare il livello culturale degli italiani ?
    che carino…

  171. Bibliotopa

    Ma sul Carso va usato lo sloveno standard o lo sloveno carsolino? mi dicono che non sono lo stesso.

  172. effebi

    174– non ha importanza, i bambini italiani DOVRANNO imparare entrambi 🙂

  173. Srečko

    Bibliotopa

    Stai facendo una domanda provocante, provocativa o che?
    Sul Carso si parla il dialetto carsolino, a Trieste si parla il dialetto triestino. Chi viene a Trieste, che dovrebbe imparare secondo te? Il triestino e l’italiano sono la stessa cosa?
    Prima di porre la domanda di sopra a noi, rispondi alla stessa domanda su TS e il triestino, per cortesia!

  174. Srečko

    effebi

    Obama sa l’inglese e, standi a Marcantonio, gli dovrebbe bastare. Ma qui tu dimostri il contrario!

  175. Srečko

    MARCA…

    C’avevi ragione, er Arpino s’e’ incazzato e mmme sta dando der supermennne…

  176. Srečko

    alpino

    Vuoi dire che nella mia conoscenza e nel mio amore della cultura italiana sono andato cosi’ lontano da averne appreso tutte le sottigliezze, da vero azzeccagarbugli?

  177. Bibliotopa

    #177 per la domanda di Srečko, che se no rifiuta di rispondere:
    A Trieste si parlano sia l’italiano che il dialetto triestino, a seconda delle persone, dell’ambiente, della familiarità. Non sono ovviamente la stessa cosa.
    Per chi debba studiare cosa, è EMM che lo sostiene, non io!

  178. Tergestin

    Concordo con chi disi che Trieste da lontan sembra picia. Povera zita’, un centro culturale ed economico cussi’ prospero una volta, oggi ridotta a zercarse tra i deliri dei nazionalisti che per farse dispeto soli no i vol gnanca imparar le lingue…..i ne ga rovina’ ieri e i continua a rovinarne ogi.
    Soto tuti i punti de vista. Ricordevelo con andare’ votar.

  179. maja

    @ alpino
    lassa perder i miei fioi che co le lingue i se la cava più che ben. sloven i parla da sempre e talian i lo impara a scola per forza. idem coll’inglese. no i se lamenta, sa? per lori xe naturale.

    coi tuoi fa quel cavolo che te vol. te li vol cresser monolingui? accomodite pur.
    mi no me va e no me vien. e sinceramente son anche stufa de sti discorsi del piffero. se se ancora convinti che no saver sloven sia un motivo de vanto, pazienza. me dispiasi per voi.

  180. Srečko

    Bibliotopa

    Al tuo post 181: esattamente la stessa cosa succede all’interno della comunita’ slovena sul Carso e all’interno di ogni altra comunita’ slovena. La lingua slovena ha 44 gruppi di dialetti, ma una sola lingua ufficiale, quella che si insegna nelle scuole, si scrive nei libri (salvo eccezioni), si parla alla radio… Sul Carso molti a casa, in osteria parlano il dialetto, ma nessuno si sognerebbe di farlo a scuola. Percio’ quando si parla di studio dello sloveno, si intende quello ufficiale, non dei dialetti, che comunque tutti, senza eccezioni derivano dalla stessa lingua!

  181. Srečko

    maja

    Če so mazohisti, naj se kar trpinčijo sami… 🙂

  182. Tergestin

    @ Maja

    No xe solo i tui fioi che imparera’ le lingue e gavera’ piu’ chance nel mondo del lavor, ma ghe xe -mi ne son convinto- anca quei dei politicanti che ziga contro el bilinguismo.

    O te pensi che Menia e simili i fichera’ i sui italianissimi rampolli a far i eletricisti in qualche trucido e monolinguistico istituto professional per cantieristi? 🙂

    El guaio xe che el sior Ucio dela strada tipo Alpino che ghe va drio a ‘ste cagade no solo el se ciava solo ma el ciava anca i sui fioi!

    Rendeve conto che se ‘desso fazo leger certi interventi a gente che vien da paesi civilizzadi i me sugerissi de ciamar la neuro!

  183. Servolier

    ‘ara che roba cio’….quando se parla de imparar o meno lo sloveno per chi chel va viver sul Carso ghe xe subito 200 comenti, quando che inveze i publica la notizia che i ga licenzia’ 70 operai dela Wartsila, bon su quel gnanca 1 comento, no ghe interesa niente a nisun….eco perche’ i la ciama la cita’ del no se pol

  184. maja

    @tergestin

    vara, mi no fazo ragionamenti de tipo utilitaristico. quel che me interessa xe tramandar ai miei fioi quela che xe la cultura e la lingua mia e dela mia famiglia.
    se dopo ghe poderà esser anche utile, ben venga. ma no xe queso el motivo per cui lo fazo.

  185. Tergestin

    A mi inveze me interessassi de piu’ che i trovi lavor e no i gabi de emigrar come oramai fa tuta la muleria, ma contenti voi che ande’ ‘vanti a tradizioni e identita’, cossa vole’ che ve digo.

    @ Servolier

    Trieste xe destinada a crepar anca per ‘sti motivi. E dir che la Wartsila iera una dele poche fabriche fin dove ani fa assumeva. Xe piu’ importante far gara a chi ga el linguaggio (o la squadra de balon) piu’ figa. Tuti se copa per le tradizioni dei noni e tuti se ne sbati i coioni del futuro dei fioi.

  186. digei

    DOMANDA PER EMM
    – premesso che concordando come dito che almeno un poco de slo bisogna imparar per conviver con l’altra parte (specie x chi va oltre confin e diria obbligatorio), – dichiarando che el corso lo farò per rispetto dei miei vicini e anche per entrar un poco de piu “nel giro” (anche se no ghe tegno particolarmente xke son uno che ghe piasi star in pase senza problemi oltre che i mei)
    DOMANDA
    teme spieghi perchè co li sento parlar tra de lori, in bar, al cellulare, in panetteria insomma per strada ma anceh in comun, su 10 parole 3 xe italiane? manca vocaboli che i usa quei italiani? no xe provocazion solo un chiarimento ceh magari ti te sa..
    xe tipo noi che disemo “ciol el taxi” inveze che el tassametro?

  187. Srečko

    digei

    EMM non ha bisogno di avvocati, ma ti rispondo anch’io: molto spesso i carsolini che vivono nella parte italiana del Carso, usano nelle proprie espressioni dialettali parole di origine italiana. E’ per abitudine, per l’influenza dei media ecc. ecc. Chi non ha una istruzione spinta, spesso non conosce temini tecnici, che sente solo alla TV (italiana per lo piu’ visto che quella SLO non e’ tanto visibile), quindi adopera il termine italiano…
    Lo stesso succede anche all’italiano: prendi l’esempio di termini come CD, PC, computer, server. Quanti italiani usano i termini corrispondenti italiani (se ci sono)?

    Sulla parte slovena del Carso questo e’ quasi inesistente. Eppure il dialetto e’ lo stesso, salvo sfumature da paese a paese…

  188. hozaka

    Aggiungo solo un dato forse per alcuni interessante. Anche il dialetto triestin ga parole slovene.
    Una su tutti: zima, che vol dir inverno

  189. Servolier

    in triestin zima no xe l’unica parola slovena, ghe ne xe molte altre, una per tute: kuraz. Fazo qualche esempio: a mi no me ciava un kuraz de chi chel vol imparar lo sloveno, chi chel vol che l’impari, chi che nol vol xe kuraz sui. Altro esempio: mi votaro’ per Antonione perche’ el xe stado l’unico, e dico l’unico candidato a presentarse ala Wartsila per veder cossa se pol far per quei povari 70 disgrasiai che i ga licenziado, xe l’unico che ghe frega un kuraz de ‘ste robe a diferenza dei altri che i ciacola tanto ma ala fin no i fa un kuraz.
    Ultimo esempio: ‘sta cita’ la se riodola verso un futuro che xe meio no imaginar, ma le priorita’ no xe investimenti e posti de lavor, xe se ghe vol imparar lo sloveno o no, problema importantissimo sopratuto per quei che i lavora in aziende publiche dove che no i fa’ un kuraz tuto il giorno e i ga tuto el tempo che i vol de discuter de ‘ste robe sui blog.
    ‘Desso spero che no i me bannara’ perche’ go usado una parola triestina-slovena, go solo voludo dar el mio personale contributo al dibattito sul multilinguismo.

  190. maja

    @tergestin
    ma vara ti che discorsi!
    te vol che te digo che ai miei fioi ghe parlo in sloven solo perchè me interessa che un giorno i trovi lavor? altrimenti son una becera nazionalista? ‘ndemo, dei.

  191. Srečko

    Servolier

    Spiace deluderti: kurac (pronunciato kurats) e’ croato e serbo, non sloveno… 🙂

  192. effebi

    зима xe (anche) sloven

  193. effebi

    dofre xe in “portualense”

  194. effebi

    ma (curiosità), EMM, hai rilasciato l’intervista al PN in italiano o sloveno ?

  195. digei

    me fa piazer gaver reindirizza el discorso e sopratutto belel le risposte, per maja te rimando al mio #56, el ga ancora ragion credime…

  196. Srečko

    effebi

    Zima e’ anche russo e certamente il triestino l’ha preso da quello, vero? Come la parola cren l’ha presa dal tedesco, stando al dizionario del dialetto triestin…

    Mi sembi come il mus in matella di Catulliana memoria… 🙂

  197. massimilianoR

    ma Tito cosa gaverìa dito de l’intervista de EMM? 😉

  198. alpino

    Cara Maja appunto! ti fa quel che te vol coi tuoi e mi quel che voio coi miei no che te me imponi lo sloven obligatorio! e come go dito altro che monolingue mi son per l’apprendimento de più lingue ma no me interessa sacrificar ore de scola per imparar lo sloven quando quele ore podessi esser spese per imparar l’inglese o il tedesco, co te pensi che coi tempi che vivemo i te trova lavor sotto le finestre che ghe servi el sloven?? per far cosssa?? se te alontani 40 km de trieste e gia no i sa gnanca cosche vol dir rini o vleci..dai perfavor..
    Ti te studi quel che te vol ma no sta imporme a mi de studiar una lingua che no me interessa o quantomeno non prioritaria, visto che a gaver culo sarà tanto se i fioi i troverà un posto in regione perchè i me sa tanto che i dovrà andar via da sti posti infausti proprio come go dovù far mi per non far la fame che fa i miei amici rimasti a Gorizia!

  199. Tergestin

    @ Maja

    Ti te ghe impari la tua lingua madre ai fioi, ma me par logico che i muli a scola studi le lingue anca per una prospettiva futura. O i fara’ come mi, alpino e tanti altri prima de noi: i filara’ via da posti morti, che potenzialmente pol esser otimi ma che no se vol far funzionar.

    Mi credo che xe ora de parlar de plurilinguismo in un’ottica rivolta verso el futuro, no per recuperar le radici o finimo come i furlani che i parla in italian tra de lori e dopo i vol imparar el furlan a scola (loro diritto, mi son favorevole: ma a cossa ghe servi in pratica? A un kuraz). Peca’ che i furlani pero’ ga lavor, entroterra e capacita’ imprenditoriale. Noi dovemo crearla.

  200. barba jata

    Sembra una discussione fra uomini dell’ottocento dotati di tecnologia moderna.

  201. bruno

    185 Srečko quando te ghe ga dito a maja:”Če so mazohisti, naj se kar trpinčijo sami”
    questa se la considerazione che gà el traduttore automatico de google del presumo tuo sloveno “Se sono mazohisti, da un bel trpinčijo”….dinne anche a noi cossa che te intendevi

  202. Srečko

    bruno

    Vedi a che serve, tra l’altro, studiare la lingua del vicino? Che non possa fare commenti a tua insaputa… 🙂

    Comunque:

    Se sono masochisti, che si facciano pure male, o maltrattino da soli…

  203. Maurice ts

    ribadisco che abbiamo a disposizione strumenti didattici non coercitivi. nella scuola italiana c’è “l’ora di alternativa”. se uno non desidera fare religione puo optare per essa. quindi nell’autonomia di istituto si potrebbe inserire lo sloveno, oppure cultura locale. ci sono quindi oppurtunita non sfruttate. e senza imposizioni di sorta visto che si puo scegliere tra due opzioni. io ne metterei una terza : se non piace niente si va a casa. non capisco perche incapponirsi sull’imposizione, cosa c’è di piu prezioso della liberta di scegliere?

  204. alpino

    Srecko…sta bon lassa star..
    tornando al discorso mi no lo digo per cativeria, lo go gia scrito ma lo ripeto, co son in giro qua a Padova me capita de veder na machina targada GO (nova gorica) no digo blah sloveni o menade varie come qualchidun podessi pensar, ma invece penso varda ti un che vien da le mie parti, un de casa mia, quel che vojo far capir xe che gavemo tempi duri per non dir de merda e il futuro per chi sta nascendo o per chi è in fasce non è roseo o per lo meno non lo è in provincia di Trieste o Gorizia e quindi toca darghe ai muleti strumenti adeguati per essere pronti e competitivi se un domani la slovenia o il nostro entroterra si dovesse riscoprire ricco di opportunità allora benvenga un apprendimento della lingua slovena ma al momento xe tanto de studiar con un sistema scolastico che fa pietà dovemo concentrarse su robe spendibili nell’immediato che permettano ai giovani de trovar impiego e metter pan in tola

  205. Tergestin

    (Ah, te son giovine?)

  206. effebi

    (curiosità) EMM, hai rilasciato l’intervista al PN in italiano o sloveno ?

  207. Maurice ts

    per Alpino: ai ragione in parte, nella mia esperienza ho incontrato insegnanti meravigliosi che hanno aperto la mente di mio figlio, ma sempre scansando imposizioni etinche o liguistiche. unico difetto, forse erano di “sinistra”…

  208. Jasna

    E’ bello vedere come 8 persone su 10 non si prendano la briga di leggere i commenti non dico dall’inizio, ma per lo meno da quando la parte di discussione su cui intendono ribattere è iniziata.

    E così c’è chi crede di dover combattere contro le proposte di imporre lo studio dello sloveno e abolire lo studio dell’inglese; e pensa di dover smascherare chi diffonde false informazioni sul fatto che lo sloveno sia indispensabile per lavorare, che a Trieste ci sia lavoro a pacchi, che con l’inglese non si lavora e che gli sloveni sono più intelligenti degli italiani. Beh, NON L’HA DETTO ANCORA NESSUNO.

    Poi c’è chi fa apposta, finge di non capire o cambia argomento.

    A me sto sito piace tanto ma il livello neanderthaliano (per citare qualcuno che ne ha parlato più su) dei dibattiti mi fa cadere le balle che non ho.

    E poi, non ci sono moderatori che controllino gli off topic?

  209. Srečko

    alpino

    Anch’io sono convinto che stiamo vivendo tempi di merda. Ma perche’ renderli anche peggiori con contrapposizioni basate su pregiudizi e meschinita’?
    L’intervista di Milič e’ solo un piccolo spiraglio di come si potrebbe fare per migliorare la nostra esistenza, tutti insieme, non gli uni contro gli altri. La proposta di studiare e di fare studiare lo sloveno va nella direzione di una migliore comprensione reciproca da una parte e di dare ai ragazzi di oggi e gli adulti di domani piu’ strumenti, possibili, di lavoro. I bambini possono tranquillamente imparare anche tre lingue, a parte la proria lingua madre. E ognuna di queste gli apre orizzinti nuovi. Anche se non ci sono opportunita’ di lavoro dirette utilizzando quelle lingue, ogni volta gli si aprono orizzonti nuivi, orizzonti che non sapevano nemmeno che esistessero. Quando voi tenacemente vi rifiutate di imparare lo sloveno, e’ una chiara vostra liberta’, ma vi state decurtando di possibili opportunita’ per un domani. Oggi per voi la Slovenia e il mondo slavo (12 meridiani ta TS a Vladivostok!!!) sono una nebulosa. Domani con una lingua slava, per es. lo sloveno, avreste, forse, opportunita’ che oggi non potete vedere. E poi conoscendo lo sloveno vi passerebbe un po’ di quella paura dello sconosciuto che avete in se’, un po’ di complesso di superiorita’ che in molti di voi e’ presente.
    Non ti sembra che sarebbe molto meglio se come io dialogo con te nella tua prima o madre lingua anche tu potessi dialogare con me nella mia?

  210. …e se si facesse uso di un pò di Esperanto?

  211. Tergestin

    @ Srečko

    Eccellente.

  212. alpino

    @Jasna
    …”E così c’è chi crede di dover combattere contro le proposte di imporre lo studio dello sloveno e abolire lo studio dell’inglese; e pensa di dover smascherare chi diffonde false informazioni sul fatto che lo sloveno sia indispensabile per lavorare, che a Trieste ci sia lavoro a pacchi, che con l’inglese non si lavora e che gli sloveni sono più intelligenti degli italiani. Beh, NON L’HA DETTO ANCORA NESSUNO.”..

    oltre a farte cascar le balle no xe che per cortesia te me metti un pochi de punti, qualche virgola e te me aggiusti qualche verbo perchè creatura mia no se capissi un casso de quel che te ga scritto….sarò anca neanderthaliano ma ti l’italian te lo ga imparà per posta

  213. Alessandro Duiz

    @ Srečko 220

    Speciale.

  214. ha mai provato qualcuno la difficoltà dell’Esperanto?

  215. Jasna

    @alpino Farmi insegnare l’italiano da te? Che 9 volte su 10 non capisci cosa ti scrivono e rispondi con la pertinenza del nonno Simpson?

    Cmq vedo che hai colto, tu eri nella lista

  216. Maurice ts

    no se è imposto, e si puo imporre in mille modi, anche ricoprendo di miele l’imposizione. e voi sloveni come fate a non capirlo?

  217. Cirry

    Come diceva il grande David Hume: “La libertà finisce quando l’ diventa , quando un’individuo un qualcosa e gli viene prescritto di altra cosa”.

    La morte della Libertà a Trieste/Trst è quando si impone agli sloveni di italiano, o agli italiani di sloveno.

    E poi mi piacerebbe sapere quanto e come Milic sappia lo sloveno… Seveda govori slabo…

  218. Srečko

    Cirry

    Per cortesia riscrivi il tuo commento. Io non l’ho capito. Forse manca qualche cosa?

  219. Cirry

    Problemi di software?

    Allora:

    Come diceva il grande David Hume: “La libertà finisce quando l’ ESSERE diventa DOVER ESSERE, quando un’individuo E’ un qualcosa e gli viene prescritto di DOVER ESSERE altra cosa”.
    La morte della Libertà a Trieste/Trst è quando si impone agli sloveni di DOVER PARLARE italiano, o agli italiani di DOVER PARLARE sloveno.

    Gli italiani vadano a vivere sul Carso e parlino come diavolo vogliono e gli sloveni vengano a vivere in centro a Trieste e parlino come diavolo vogliono. E nessuno si permetta di dire “DOVETE IMPARARE A PARLARE” italiano o sloveno! Io devo poter vivere dove voglio, quando voglio, quanto voglio, parlando la lingua che voglio. Se poi sarò capito o meno sono problemi miei.

    E poi mi piacerebbe sapere quanto e come Milic sappia lo sloveno… Seveda govori slabo…

  220. alpino

    Srecko
    concordo con quanto da te detto che ahimè non trovo applicabile.
    Io sono razionale e pragmatico e non solito a parlare di “ipotizzabili scenari futuri non applicabili”, nel programma scolastico attuale e nel POF in generale spazio e finanze per lo studio della lingua slovena non c’è, se non distraendo ore e risorse da altre voci preesistenti..in soldoni se si vuole lo sloveno si deve rinunciare a qualche altra ora/materia e sapete com’è complicato l’orario e la distribuzione delle ore settimanali nella scuola italiana.
    Detto questo io innanzitutto sottolineato l’utilizzo dell’imperativo DEVE da parte di EMM in luogo del condizionale DOVREBBE, ovvero l’obbligatorietà estesa a tutti non la trova una scelta valida per me.
    Ripeto consapevole che, apprendere una qualsivolgia lingua aggiuntiva è, era e sarà sempre e solo motivo di arricchimento sono altresì consapevole che per com’è strutturata la settimana scolastica italiana sia cosa quasi impossibile a meno di eventuali sacrifici, sacrifici che potrebbero essere posti anche in questo senso: avete due opzioni 1) sloveno al posto di qualche altra materia magari di lingua straniera 2) niente sloveno e rimangono invariate le ore di lingua straniera…io dubito visti i tagli che si possano offrire ore in più e docenze in più

  221. Maurice ts

    è il punto in verità sta qui, se si lasciano liberi, e gli si danno gli strumenti adeguati, uomini e donne non avranno problemi a scegliere cio che piu gli aggrada. concedendo a loro volta al prossimo tale dono. ma il libero arbitrio fa ancora paura.

  222. Maurice ts

    per alpino: io credo invece che se il dirigente scolastico ne avesse la volontà potrebbe mettere lo slo in alternativa. sarebbe bene un consulto tecnico su questo, chi puo farlo?

  223. Maurice ts

    e poi mi sembra una scelta equilibrata che dovrebbe evitare facili appigli ai nazionalisti, visto che è volontario il seguire tale ora.

  224. Srečko

    Cirry

    In un mondo ideale, quello che tu e Hume dite e’ vero. Ma non siamo in quella situazione, ancora. Purtroppo alcune cose devono essere fatte per obbligo. La matematica, l’esame di guida… sono obbligatori. Il tutto dipende dalle situazioni. In alcune e’ un bene che le persone abbiano l’obbligo di studiare una qualche lingua…

    Poi e’ anche un fatto di pura educazione che uno impari la lingua dell’ambiente in cui si e’ inserito e non imponga all’ambiente di adeguarsi a lui. E’ il caso degli italiani sul Carso. Non possiamo imporgli di imparare lo sloveno? E perche’ allora loro impongono agli sloveni di parlare italiano anche se sono loro, gli italiani ad essesere in minoranza?

    E poi se tutti facessimo esattamente come vorremmo, dove finiremmo? In una Babele di incomprensione.

    Anch’io non amo che le cose mi vengano imposte dagli altri, pero’ certe me le impongo io per semplice rispetto del prossimo. Se mi trasferissi in Zululandia (posto che esista) imparerei, o mi sforzerei di imaparare, lo zulu.

  225. Maurice ts

    io non penso sia cosi, e poi io se uno vuole rispondermi bene se no e libero di non farlo punto. W la liberta.

  226. Maurice ts

    liberi da ogni nazionalismo dobbiamo essere! anche il carso è pieno di nazionalisti, ma con il tempo si estingueranno. i giovani ci rideranno sopra.

  227. Maurice ts

    secondo me una ottima idea è rivolgersi alla corte europea, un pronunciamento giuridico taglierebbe la testa al toro. le comunita del carso potrebbero farlo. cosi come per la vendita delle case un giudizio terzo sarebbe auspicabile. liberta significa anche rispettare le leggi.

  228. Cirry

    Libertà significa che se uno vuole comprare ed un altro vuole vendere, questi due hanno diritto a fare un affare reciproco. Ci manca solo il “giudizio terzo” che regoli il mercato immobiliare poi saremmo al comunismo perfetto.

    – internet + rothbard

  229. Cirry

    Va ben anche – internet + nozick, ché Nozick lo conosi anche el Curzolo

  230. chinaski

    xe torna’ fdc

  231. Cirry

    CHINASKI, come te ga fato a scovarme? Per via de Nozick?

  232. ufo

    No, perché te ricicli i nick usadi su altri forum. Pigron.

  233. Marisa

    Bello il commento nr. 72 di UFO !

    “Imbarazzante” leggere commenti dove si continua a contrapporre la lingua inglese alle lingue che “volutamente” si considerano di serie B. Il fine ultimo è quello di screditare queste ultime. Del resto la lingua inglese già si studia nelle scuole italiane per molte ore e per molti anni. Dunque se esiste in Italia un problema di apprendimento dell’inglese, questo è esclusivamente un problema di didattica dell’insegnamento di questa lingua e non certo dell’inserimento dello sloveno nel programma scolastico.

    Questa contrapposizione (inglese/sloveno) è esclusivamente strumentale e avente la finalità di arrivare alla conclusione tutta “nazional-italianissima”, che le lingue minorizzate ( in questo specifico Post lo sloveno, ma identiche argomentazioni vengono usate contro la lingua friulana, o il sardo, o il ladino, ecc.) non servono a nulla: sono lingue inutili, dei “disvalori” che sottraggono spazio e tempo a “cose” più importanti, come appunto la lingua inglese.
    Ma potete stare più che certi che se l’inglese fosse insegnato a scuola per 30 ore alla settimana, troverebbero subito qualche altra materia scolastica “fondamentale” e da contrapporre allo studio dello sloveno.

    Nulla di nuovo sotto il cielo ma solo le solite argomentazioni degli “italianissimi” che hanno paura che venga messo in discussione il ruolo di “lingua dominante” della lingua italiana. Ovviamente non ve lo confesseranno mai, ma tutto il loro argomentare sull’importanza dell’inglese, sull’inutilità dello studio dello sloveno (ma potete tranquillamente sostituire la parola sloveno con la parola “friulano” o “sardo” o “ladino”, ecc.) nasconde l’ideologia nazionalista italiana: “siamo in Italia e in Italia si parla solo italiano”.

    Vuoi mai rischiare che venga messo in discussione il ruolo di “lingua dominante” riservata in Italia alla lingua italiana?

  234. bruno

    al 223 commento si è sbrogliata la matassa approvo pienamente cirry penso sia la maniera giusta di vedere le cose senza prevaricare nessuno

  235. bruno

    228 srecko ” e’ un bene che le persone abbiano l’obbligo di studiare una qualche lingua” ma perchè consideri le persone come esseri deficenti! deve eper forza esserci qualcuno che mi imponga di sapere una lingua al posto di un altra? sarò io casomai che a seconda delle mie necessità saprò una cosa o l’altra, la regola di avere della patente per guidare non è una imposizione, se dove vivo nessuno mi capisce va da se che l’UOMO imparerà l’idioma del posto se dopo sei mesi di solitudine non sarò diventato pazzo a non parlare con nessuno vuol dire che lo diventerò dopo sette (e sarò stato scemo io).per me vale sempre la vecchia regola che la mia libertà finisce dove comincia la tua.

  236. chinaski

    @ #235 #236

    no no, non c’entrano gli altri forum (che non frequento), e nemmeno nozick (quello al massimo e’ la conferma definitiva). si capiva tutto gia’ dal commento #221, benche’ monco. e lo si capiva da pure considerazioni “stilistiche”, senza nemmeno scomodare il contenuto.

  237. gropajaco

    beh, nessuno mette in dubbio la liberta’ di guidare una macchina senza la patente. ci mancherebbe, del resto gli italianissimi sono un popolo delle liberta’. potete evitare di farvi la patente, esattamente come potete evitare di studiare matematica alle elementari. nel primo caso perdete un sacco di punti ed euro, nel secondo invece guadagnate un altro anno alle elementari. etrambi i strani fenomeni previsti dai rispettivi liberi codici.

    a voi la libera scelta, popolo libero delle liberta’.

  238. Srečko

    bruno

    Chi prepara i programmi della prima elementare? Gli alunni utilizzando il loro diritto alla liberta’?

    Se tutti avessero piena liberta’, moltissimi non studierebbero affatto, cioe’ rimarrebbero analfabeti! E’ questo che volete?

  239. bruno

    242 srecko come sempre alle cazzade no xe limite, ma perchè ogni cosa l’estremizzate non la potete vedere da persone normali, prenderle per quello che valgono senza secondi terzi o quarti (quanti ne potete immaginare)fini

  240. bruno

    241 gropajaco te paragoni materie basilari (matematica) con materie che bonta dello stato te insegna un’altra lingua che per mi anche se non i ne obbligassi a studiar una lingua estera no nè cambiassi el mondo, de grandi se me servi la imparo, ma non go mai visto un turista domandarghe a un picio de 7 anni un’informazione, onde per cui se volè sbrodolarve nel vs. brodo sbrodoleve pur

  241. gropajaco

    bruno, per diversi aspetti stiamo sempre parlando di cognizione/logica;) un bambino che da piccolo impara lingue diversissime per struttura grammaticale, dinamiche descrittive ecc… ha una base solida per la matematica.

    ovviamente il tutto poi rappresenta una solida difesa dal berlusconismo e stupidita’ in genere….

  242. Ciano

    @244

    bruno, te prego spieghime quali xe secondo ti le materie “basilari” oltre la matematica? La geografia no, perche’ a un fio cosa ghe servi saver cosa che xe fora del suo rion, la storia no, un picio vivi ogi, cosa ghe ciava de saver cosa xe suceso qualche aneto fa… e se el vol lo impara co xe grando. A dir el vero nianche l’italian servi. Basta el dialeto e dopo pol impararlo co xe grando…

  243. digei

    proprongo de bloccar i commenti ai articoli a 150 xkè xè evidente che dopo se perdi el fil del discorso originale…

  244. chinaski

    @ciano, ti te scherzi, ma ara che la gelmini ga taiado le ore de geografia nele scole, co’ la motivazion che tanto ‘desso tuti gira col gps.

  245. Ciano

    @chinaski

    te vol dir che bruno xe la gelmini in incognito?

  246. chinaski

    o viceversa

  247. bruno

    249 ciano
    250 chinaski
    scoop me gavè scoperto..come gavè fatto…strighi
    a parte i scherzi me par che se stemo correndo drio, no forse gioghemo a nasconderse, o forsi a darsela
    forsi parlemo la stessa lingua senza volerse capir, forse dovemo prender coscienza che vivendo in stà zona dovemo sussar i spigoli, chissà …speremo che i fioi no ne senti e che i sia migliori de noi …cossa volè che ve digo altro…

  248. digei

    de dove esci sta perla del GPS? documentare please

  249. Ciano

    bruno, tornando seri:
    1. posto che la liberta’ significa poder sceglier (che lavoro far, come viver, dove viver, ecc.)
    2. posto che per poder sceglier gavemo bisogno de strumenti che ne permeti de farlo capindo dentro de noi e fora de noi (educazione)
    3. posto che + o – semo tuti d’acordo sui punti 1 e 2 no te credi che saver sloven a TS e dintorni sia un contributo significativo al punto 2)?

    Secondo mi si e secondo ti no. Questa xe la diferenza fra de noi probabilmente. E su questo se fonda tuta la discusion dove che ognidun – dopo 250 post – restera’ dela sua idea. Ma fa gnente… :o)

  250. bruno

    253 ciano ok ciano te sarà anche d’accordo con mi che la prima educazione te la gà in famiglia, dopo nella società.
    allora no xe che abbiamo avuto delle famiglie molto comprensive (se noi oggi siamo cosi …diciamo pemalosi)potremmo dire che (rettoricamente) la società è formata dalle famiglie (visto che i muleti, giovani e ragazzi non hanno molto peso)
    se anche mi volessi darme una calmada ( e son sulla via bona da molti anni) se non se calmemo tutti mi resto sempre el bon (tre volet) de turno o te volerà calmarte anche ti (figurativo)?

  251. Tamara Lipovec

    ragazzi… siete pazzi… siamo nel 2011… sprecare tanto “inchiostro” per nulla… ma dove vivete? ah, sì, ho capito, siete rimasti nell’era dello spauracchio slavo…

  252. Rosaria Cacciatore

    Vivendo a Gorizia da 40 anni solo adesso mi rendo conto che mi sono adagiata sul fatto che a N Gorica parlavano un po di italiano quasi tutti, ma le nuove generazioni lo parlano MOLTO meno pertanto alla mia veneranda età, poichè frequerntola Slovenia o di riffa o di raffa, trovo coscienzioso, utile ed educato imparare almeno l’essenziale per rispetto verso quegli sloveni che si sforzano di parlare l’italiano (ripeto anche se rispetto al passato sono in minore quanità) per comunicare con me e non farmi sentire esclusa totalmente.Allora io DEVO ricambiare, è logico!
    Sto cercando in Gorizia un buon corso di sloveno per adulti.
    La pratica poi è facile; basta andare a fare la spesa o frequentare corsi di x genere ed è fatta: con una possibilità del genere come ho fatto per anni a non studiare questa lingua? Neanche furba sono stata perchè la conoscenza é sicurezza! Non rischi di essere imbrogliata (può succedere) e sopratutto non fai la figura della scema a guardare le bocche degli altri e attendere che un anima buona ti traduca il tutto in un italiano magari stentato, ma sapessi farlo io con lo sloveno!! Perciò che c’entra il dovere e tutte le altre masturbazioni mentali sull’argomento?
    E’ interesse nostro dominare un poco di più la scena!
    Ciao

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