26 marzo 2011

Concorsi e assunzioni bloccate all’Università di Trieste nel 2011

(foto di ivan doglia)

Concorsi e assunzioni bloccate per tutto il 2011. L’Università di Trieste ha infatti superato la soglia del 90% nel rapporto tra spesa per il personale e fondo di finanziamento ordinario.

La soglia è stata superata soltanto per 0,8 punti percentuali, ma tanto basta a far svanire le speranze di uscire dal precariato per ricercatori e personale amministrativo.

“Com’è evidente – il commento del rettore Peroni in una lettera inviata a docenti e studenti -, le conseguenze di tale divieto impattano sulle tante, legittime speranze di reclutamento da parte di chi, ricercatore o tecnico-amministrativo, opera nell’università, pur se non di ruolo, ovvero di quei docenti che, avendo conseguito l’idoneità ad una fascia superiore, attendono di poter essere inquadrati nel corrispondente ruolo. Nel momento in cui ho appreso la notizia, il mio pensiero è andato immediatamente a tutti questi colleghi, come peraltro a quei giovani che guardano dall’esterno all’Università come luogo auspicato di impiego”.

Prosegue Peroni: “Amareggia, di tutta questa vicenda, il fatto che all’Università non possa imputarsi alcuna responsabilità per questo risultato negativo. Esso, infatti, si deve esclusivamente al continuo, crescente definanziamento statale, subìto anche nel 2010, e non certo a una spesa incontrollata del nostro Ateneo, il quale continua ad avere i conti in ordine. E a proposito di tale definanziamento, va detto ancora che non si tratta solo dei ben noti “tagli lineari”, inferti dalla legge Tremonti, ma pure di un’applicazione, a dir poco discutibile, dei criteri di merito con i quali, nel 2010, è stata definita la frazione, cosiddetta “premiale”, del fondo di finanziamento ordinario attribuito alle università”.

Il rettore evidenzia inoltre come, se la valutazione ministeriale avesse semplicemente utilizzato i parametri dell’anno 2009, l’Ateneo avrebbe ottenuto un maggior introito, “senz’altro sufficiente a mantenerci sotto la soglia del 90%. Ed è probabile che dinamiche analoghe a quella che oggi registriamo stiano investendo i non pochi altri atenei, come noi penalizzati dalla “nuova” valutazione.
Com’è evidente, la questione è, come andiamo denunciando da tempo, di ordine anzitutto nazionale, e non certo circoscrivibile a casi isolati. Si tratta di dinamiche nelle quali – senza ricorrere a nessuna “dietrologia”, ma semplicemente osservando i fatti – scelte strategiche demandate a Governo e Parlamento in materia di università sono, in quota parte, condizionate da reti espressive di interessi territoriali o da “alleanze“ variamente intessute da portatori di interesse: fenomeno, questo, non certo nuovo, ma oggi reso maggiormente rilevante a fronte del quadro di risorse calanti in cui operiamo”.

Conclude Peroni: “Su questo versante, il nostro impegno è, da tempo, diretto a creare le condizioni per un’interlocuzione forte, in dimensione anzitutto regionale, del nostro sistema universitario nei confronti delle istituzioni preposte a definire indirizzi e scelte strategiche in materia di università. Per parte mia, continuerò a battermi in tal senso”.

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70 commenti a Concorsi e assunzioni bloccate all’Università di Trieste nel 2011

  1. Marisa

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    Peccato che il Rettore dimentichi di dire che solo il 10% del Ffo (quota 2010) è distribuito in base ai criteri del merito, mentre il restante 90% (quota 2010) è distribuito con l’iniquo criterio del “costo storico” che vede l’università triestina incredibilmente favorita e sovrafinanziata alla grande!

    Per quanto riguarda i criteri del merito, mi risulta che quelli relativi alla ricerca, nel 2009 erano “decisamente datati” e che per il 2010 siano stati giustamente aggiornati. Altri criteri del merito addottati nel 2009, mi risulta siano stati ritenuti poco certi e quindi scartati in attesa di stabilire delle modalità “raccolta dati” più precise….

    Resta comunque il dato oggettivo che l’ateneo triestino è ancora un ateneo decisamente sovrafinanziato (rispetto ai criteri del merito) e ciò grazie alla percentuale altissima di Ffo ancora distribuita in base al criterio del costo storico. Ma tutto questo il Rettore si guarda bene dal ricordarlo buttando ogni responsabilità sulla variazione dei criteri del merito di quella “piccola” parte del Ffo distribuita in base a criteri “NON” storici (solo il 10% dell’intero Ffo).

    Cosa ha fatto in tutti questi anni l’ateneo triestino del principesco sovrafinanziamento statale? Perchè il Rettore non ce lo spiega?

  2. Marisa

    “E a proposito di tale definanziamento, va detto ancora che non si tratta solo dei ben noti “tagli lineari”, inferti dalla legge Tremonti, ma pure di un’applicazione, a dir poco discutibile, dei criteri di merito con i quali, nel 2010, è stata definita la frazione, cosiddetta “premiale”, del fondo di finanziamento ordinario attribuito alle università”.

    Il mio commento precedente fa riferimento a questa dichiarazione del Rettore.

  3. bona lama

    due università nelle nostre lande sono troppe, eliminare i doppioni e caratterizzare meglio l’offerta, chiudere le sedi periferiche e i corsi di laurea in economia domestica (si fa per dire). Cacciare a forza il personale più costoso,che sta lì a farsi gli affari propri, costringere gli industrialotti a scucire. Verificare l’ assegnazione dei fondi regionali. Pulizia insomma a tutti i livelli

  4. dimaco

    giusto!!!!! chiudiamo trieste e udine. basta l’università a Gorizia. via gli atenei dalle periferie.

  5. marisa

    BONA LANA, hai perfettamente ragione!
    Basta un’università, quella triestina. E per gli studenti friulani che non vogliono andare a lavorare i campi o fare gli operai nelle fabbriche e, poveri tapini, ambiscono la laurea, costruiamo tante case dello studente a Trieste….

    Ma vai a fare un giro…..

  6. bona lama

    io ho detto no sedi periferiche e corsi differenziati fra le due università.

  7. aldo

    Il rettore fa il solito piagnisteo per avere più soldi dallo stato, in una situazione di debito pubblico che semmai comporterà per il futuro altri tagli, a cui ci costringerà l’Europa.
    Nessuna proposta per tagliare i costi inutili causati dalle clientele baronali, per svecchiare il corpo docente e recuperare risorse da investire sui giovani e sulla ricerca.
    Se l’università pubblica non si riforma da sola, verrà il giorno che tutto finirà in mano ai privati, con il pretesto di salvarla dal dissesto finanziario.

  8. bona lama

    ma è proprio quello che si vuole che vada in mano ai privati premiando gli asserviti

  9. Diego

    Lo sapete che un borsista vede decurtata la sua borsa dell’8% di irap perché all’università non calcolano il fatturato annuale e preferiscono pagare a forfait il doppio?
    E che dire delle prebende che sui devono lasciare all’amministrazione se si riesce a portare un’azienda ad investire in uni?

  10. marisa

    BONA LAMA, bravo! Bravissimo!

    Una sola Facoltà di Giurispruedenza a Udine e tutti gli attuali iscritti a Giurisprudenza a Trieste li sistemiano in una casa dello studente a Udine!

    Pensa che aumento di costi sia per le famiglie triestine (che debono mantenere un figlio fuori sede) che per lo Stato o Regione (che devono costruire una nuova casa dello studente a Udine)…

    E pensare prima di sparare stupidaggini?

  11. bona lama

    frega niente di codeste iperboli, una intelligente politica di sostegno allo studio aiuterebbe e poi che discriminazione indegna per gli studenti di legge di gorizia e pordenone che devono andare a udine o trieste, aiuto mamaaaaaaaaa. soluzione facoltà di giurisprudenza (ad esempio9 diffusa, come l’albergo diffuso noooo?

  12. marisa

    BONA LAMA, Udine-Pordenone in treno…20 minuti! Udine-Gorizia poco di più!
    Udine è al centro della regione e proprio per questo ha una percentuale molto alta di studenti pendolari! Nessun problema a raggiungere Udine dalle tre provincie friulane!

  13. bona lama

    ecco il pendolarismo è un problema serio: dobbiamo imparare dai paesi nordici (per tralasciare gli states): figli fuori dalle scatole appena finite le superiori e stanziali nei luoghi di studio! per cui fosse anche in cima alle tofane, nella valle dei templi etc chi se ne importa. ma noi siamo mammoni e appicciconi. Quindi via i doppioni via sedi distaccate che di fatto sono un ammortizzatore politico e sociale, vuoi mettere avere l’università in cortile?

  14. Alessio

    @ Marisa
    Sempre se te lo puoi fare in treno, prova a fartlo in macchina il tragitto da Gorizia a Udine, poi ne riparliamo.

  15. Marisa

    BONA LAMA, allora cominciamo dagli studenti triestini che da sempre vanno all’università in vespetta o in autobus…..e poi ne riparliamo!

    E lascia perdere le teorie di Brunetta e suoi “bamboccioni”….

    Oltre il fatto che un’università non è solo il luogo dove ci si laurea, ma ha anche una importantissima funzione di sviluppo culturale, scientifico e tecnologico del suo territorio di riferimento.

  16. Pieri

    Quando i triestini sostengono che basterebbe una sola università, hanno mai pensato che quella destinata a sopravvivere potrebbe benissimo essere quella di Udine, e non quella di Trieste? E’ facile dire “eliminiamo i doppioni”, quando per doppioni si intende quelli a casa altrui…non tutti possono permettersi di studiare fuori città, la presenza di un’unica università a Trieste andrebbe a discapito di tutti coloro che vorrebbero studiare ma si troverebbero privi dei necessari mezzi finanziari…si finirebbe (come una volta) che l’iscrizione all’università sia dettata dal censo e non dalla capacità

  17. Tergestin

    Eliminemo pur l’universita’ a Trieste, tanto a poco la servi se la muleria dopo ga de emigrar.

    Mi stimo i Furlani ma a volte no li capisso. I ga el statuto speciale GRAZIE a noi, dal dopoguerra in poi i ga aumentado el PIL a diferenza de noi (retrocessi con l’Italia), i ga piu’ Mercedes che in Germania e i pianzi e ziga che i xe opressi. Bah, misteri.

  18. Milost

    Ai tempi miei era considerato un lusso trasferirsi da Gorizia a TRieste per fare l’università: così la mattina si partiva in treno, alle sette, insieme a quelli che a TRieste andavano a lavorare; e nel pomeriggio fin verso la sera, tutti quanti, si tornava a Gorizia. Mi pare che stiamo discutendo di distanze veramente risibili! Quanto ai mammoni a agli appicciconi, avete presente quanto costa mantenere un figlio fuori casa?

  19. marisa

    TERGESTIN, lascia perdere la leggenda metropolitana, tutta triestina, che l’autonomia speciale è stata concessa a Trieste e che il Friuli ne stà godendo di riflesso.
    Non è questo il Post per parlarne dal momento che qui si discute di Università, ma ti ricordo che l’autonomia speciale è stata concessa al Friuli nel 1946 dalla Costituente, quando Trieste non si sapeva neppure se sarebbe tornata all’Italia….

    E’ comunque una leggenda metropolitana dura a morire a Trieste….

  20. Pieri

    Milost, la regione non è composta solo da Gorizia e Trieste…e cmq da Gorizia a Udine in treno sono 23 minuti, da Gorizia a Trieste 42

  21. Pieri

    E ad ogni modo, tergerstin, come ha detto marisa, il Friuli non deve la propria autonomia a Trieste, è una credenza popolare tutta alabardata

  22. brancovig

    Più o meno tutte le università italiane si trovano nella situazione dell’università di Trieste. Anche Udine non potrà assumere nessuno perchè oltre al 90% delle spese in stipendi.

    Più o meno tutte le università italiane, anche se stanno spingendo sui pensionamenti si trovano in questa situazione perchè i soldi destinati all’università italiane sono sempre di meno.

    I fondi premiali si sono ridotti sia ad Udine che a Trieste perchè, sotto la spinta della università del Sud sono cambiati i parametri.
    Pur in presenza della lega nord al governo.

    Ad esempio
    Non viene più valutato il tasso di occupazione dei neolaureati.

    Non viene più valutato il giuduzio degli studenti sui corsi.

    Quindi è sempre difficile parlare di merito in Italia.

    Nella nostra regione:
    è assulutamente storicamente vero che l’autonomia, di cui hanno goduto anche i friulani è figlia delle perdite territoriali, post-seconda guerra mondiale, della Venezia-Giulia.
    Leggende metropolitane (o balle dei friulanisti) sono quelle dell’autonomia legate al plurilinguismo.

    Poi le università in regione dovrebbero cooperare e premiare le loro eccellenze.

    E chiariamoci bene quando parliamo di doppioni.
    L’esempio di giurispundanza ad Udine è illuminante.

    Pensata principalemente per aumentare i numeri degli studenti iscritti, come doppione di una facoltà perfettamente funzionante a Trieste.
    Non è sostenibile perchè nata in periodi di contrazione della spesa. Alla fine risulta una facoltà debole che ha limitato la crescita di altre facoltà di qualità ad Udine che avrebbero potuto offrire migliore formazione a tutti gli studenti del FVG.

    Finanziare degli alloggi a Trieste per gli studenti di legge meritevoli sarebbe costato molto meno ed avrebbe prodotto un migliore effetto alla crescita del territorio.

  23. Tergestin

    @ Milost

    L’universita’ oramai sara’ per pochi o meio…..la dara’ un futuro a pochi.
    Se te se fa un giro all’estero, te capitera’ de veder un fraco de mularia giovane che xe leteralmente filada via de corsa.
    I te dira’ tuti la stessa roba: el mondo universitario italian xe una giungla de baronie, racomandazioni e cortelade in schena e no xe garanti’ un futuro per nissun.
    Nissun de ‘sti ricercatori, dotoranti e master (alcuni de livel decisamente elevado) me ga mai dito de gaver la minima intenzion de tornar in Italia.

    Che senso ga farse el cul sui libri se dopo un fio de papa’ del curaz el te ciava el posto per via dei sui aganci?
    Te digo, i me ga contado storie, ‘sti muli con cui go parla’ a lungo, che xe de no crederghe asolutamente.

    Ma per Marisa l’importante xe sotolinear che Trieste xe una Gomorra avvolta da colonne de fogo, peccati e tentazioni che zerca de scalfir l’operoso e sobrio Friul.

    Per mi la fazi come la vol, peca’ che no la se gabi ancora acorto de come el falimento dell’istruzion e la fuga all’estero no de braccianti come una volta ma (anche) de scienziati e tecnici, rifleti el falimento del paese.

  24. Pieri

    brancovig, il friuli da solo (Udine, Pordenone e Gorizia) ha/aveva tutti i requisiti per l’autonomia, sia per la questione linguistica che tu sottovaluti, sia per quella geografica, in prossimità della cortina di ferro…è palese che sia stata Trieste ad essere unita al Friuli (perchè certo non poteva costituire un entità a sè stante) e non viceversa…

  25. Stefano Bertuzzi

    Si è partiti da un’argomento e si è andati da tutt’altra parte: la cosa preoccupante del post sono le assunzioni bloccate nel 2011! Questo vuol dire che avremo un’ulteriore fuga di cervelli: persone sulle quali l’università ha investito spendendoci migliaia di euro che andranno a portare le conoscenze acquisite altrove. E questo è un danno ECONOMICO notevolissimo.

    Di chi è la colpa? Sicuramente dei tagli e di chi dice che “La cultura non si mangia”. Ovviamente poi ci sono altri problemi: quello dei doppioni è sicuramente uno e non lo si dice per favorire una università piuttosto che l’altra. La vera domanda è: meglio avere in 2 università differenti 2 mediocri facoltà uguali oppure che ogni università abbia una sola facoltà ma di alto livello? Poi ovviamente va incentivata la mobilità studentesca in particolar modo per gli studenti meritevoli.

    Lo dico da studente di dottorato che quando finirà o dovrà decidere di non fare quello per cui è stato formato (ricerca) oppure sarà costretto ad andare all’estero.

  26. bona lama

    funzione di sviluppo culturale, scientifico e tecnologico del suo territorio di riferimento: ammortizzatore sociale e politico, appunto. La specialità si deve a trieste, a voi la raccontano che si deve al friuli, il friuli anzi NON voleva la specialità, ma dopo qualcuno si svegliò. DOPPIONI: doppioni significa NON due università ma specializzazione e non sovrapposizione di corsi tra le due. Brunetta non c’entra è per me un’offesa mortale, uno che che ammetteva di ritenersi meritevole del Nobel……………

  27. bona lama

    friuli : provincia di udine e STOP, pn destra tagiamento, friuli per modo di dire, a detta dei friulani, gorizia: troppi rimaneggiamenti del territorio. Trieste senza retroterra, questo ha portato alla specialità e il terremoto ha portato l’autostrada e l’università. Per il dottorando: condivido ma se uno può permettersi di provare questa strada molti altro l’hanno avuta preclusa in partenza. Fortuna che c’è l’estero dove badano al sodo, ahimè.

  28. Pieri

    bona lama la tua idea di friuli è alquanto confusa…
    http://it.wikipedia.org/wiki/Friuli

    http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_del_Friuli

    con questo da parte mia fine dell’OT

  29. aldo

    @25 giusto che il problema è il blocco delle assunzioni e la fuga dei giovani all’estero, ma è illusorio pensare che la soluzione sia nell’aumento dei fondi statali, qualsiasi sia il governo, perchè siamo in presenza di una crisi del debito pubblico, con rischio default e fine dell’euro. Il grasso da trasformare in muscoli (giovani e ricerca) non è fuori, ma dentro l’università. Questo grasso sono i privilegi di una casta baronale, spesso iperpagata e ipofacente che usa l’università per mettere prof sul biglietto da visita (mentre si dedica ad attività esterne), garantirsi una rendita a vita, sistemare i portaborse creando i doppioni. Non mi pare che la cosiddetta riforma Gelmini abbia fatto granchè per intaccare questo “grasso” a favore di giovani e ricerca.

  30. Pieri

    invece di bloccare le assunzioni; non si potrebbe mandare in pensione i numerevoli professori ultrasessantenni?

  31. brancovig

    @30

    è quello che più o meno le diverse università italiane stanno facendo. Mandando a casa anche persone di valore non facilmente rinpiazzabili.

    Comunque questo non basta perchè i finanziamenti vengono ridotti di % ingestibili (20% per anno)

    Facciamo il taglio del 20% sui costi della politica..della camera, del senato, taglio delle province (vero lega nord?) ed avanti a scendere.

    Ed alla fine se ancora serve tagliamo per ultimi scuola e sanità.

    L’università è la struttura che permette ad una paese di essere competitivo e se pubblica ai poveri di evolversi socialemnte. Oppure chiediamoci se l’Italia ha ancora bisogno di un università

    Piuttosto l’italia dovrebbe aver coraggio di toccare le pensioni non l’ha fatto in passato permettendo di usare il sistema pensionistico per salvare problematiche sociali (pensionamenti di 50enni) e permettendo ancora pensionamenti ben prima dei 65.

    Bisognerebbe aver il coraggio di pensare ad una ridistribuzione delle risorse. Un contributo generazionale. Dai padri spesso in pensione ai figli precari in vari strutture pubbliche e private tra cui l’università.

  32. marisa

    @ TERGESTIN – commento 23

    Mi spieghi perchè commentare le dichiarazioni del Rettore dell’ateneo triestino ed evidenziare che ha “buttato la croce” sulle variazioni del criterio del merito di una piccola parte del Ffo (solo il 10%), e si è ben guardato dal ricordare che il suo ateneo e sovrafinanziato tantissimo, significa “sottolineare che Trieste xe una Gomorra”? E’ un dato oggettivo che l’ateneo triestino da anni incassa (Ffo) circa il 14% in più di quanto gli spetterebbe in base al criterio del merito. O no? Un bel vantaggio non ti pare?

    @ Brancovic

    Per quanta riguarda i così chiamati “doppioni”, è da 32 anni che a Trieste l’intera università friulana è considerata “un doppione” di quella triestina che avrebbe dovuto – secondo i triestini – restare l’unica università regionale. Se ci ancora sono dei triestini che a distanza di 32 anni, non sono ancora riusciti ad accettare l’idea che anche il Friuli ha diritto ad una “SUA” università “completa”, non so cosa farci.

    Ogni università è tale solo se ci sono tutte le Facoltà di base e, ad esempio, Giurisprudenza è una di queste. Punto a capo.

  33. aldo

    @31 Hai perfettamente ragione, ci vuole una redistribuzione generazionale delle risorse. I megastipendi dei baroni (che spesso si sommano a lucrose attività esterne), in gran parte frutto di scatti di anzianità senza merito,sono un insulto per i giovani sottopagati o esclusi, oltre che un danno per l’Italia, a causa della fuga dei cervelli all’estero. Sarebbe ora di introdurre un contributo generazionale obbligatorio per gli stipendi più alti dei professori e per quelli che hanno altri redditi, in modo da sbloccare le assunzioni dei giovani. Basta che questi giovani non siano poi i portaborse dei baroni!

  34. bona lama

    con i meccanismi attuali e futuri sono e saranno i portaborse, cosa altro può essere un ricercatore a tempo determinato? Lo storico che noia, gli industrialotti non scuciono per udine? dopo il terremoto si erano impegnati, ma si sa, bla bla bla, togliere a ts per dare a udine ecco svelata la verità: facciano pure, e si riprendano subito tutti i friulani che insegnano qui, sai che risparmio. Ecco lo spreco, ecco il cortile universitario ammortizzatore sociale e sul cacciare quelli sopra i 60, i vecchi sono d’accordo, costano e non producono se non intrallazzi. Non ha senso università completa nè a ts nè a ud, specializzare e servire il territori mission di udine, qualcuno ricorda?per quell’altro commentatore E bala tu pieri che bale ancja io, l’è tant che ti cjale, nini tu sos miò! Il friuli è quello che ho detto, il resto sono prevaricazioni dei friulanisti, ho letto le voci citate, preferisco non commentare, molto interessante la discussione

  35. brancovig

    Purtroppo l’unico progetto di Marisa è trasferire tutti i professori dell’Università di Trieste ad Udine. La prospettiva è a dir poco miope.

    L’esempio di giurisprudenza è calzante attivo la facoltà ma non ho i docenti. Inganno le famiglie e gli studenti e poi piango che non ho finaziamenti e dico ladri a Trieste che si cuccano i soldi di Udine (che è un falso).

    Questo è l’inganno del finanziamento storico.

    Allora abbi il coraggio di dire trasferisco tutti i docenti da Trieste ad Udine. Questo è in verità quello che chiedi. O devono avere il pedigree friulano…

    Sulla classifica del merito scientifico Udine sta ben ben dietro all’università di Trieste.

    Quindi non ti conviene spingere sul quel tasto.

    @31

    in molti campi di ricerca per capire quali sono i “professori” attivi e quelli seduti basterebbe un week-end di lavoro al computer.

    In verità per molte discipline il ministero possiede già tutti i dati.

    ecco un esempio
    http://www.topitalianscientists.org/Top_italian_scientists_VIA-Academy.aspx

    poi come per tutti gli impiegati pubblici ci sono professori che si guadagnano il loro stipendio, anzi poichè portano risorse con i progetti di ricerca danno lavoro a molti giovani e quindi meriterebbero di avere uno stipendio più elevato, ed altri che invece fanno ben poco per meritarselo.

    Ripeto tutto noto a tutti. Perchè non lo si
    applica?
    Perchè il merito fa tanta paura in ITALIA?

    Perchè il familismo imperversa

    Cosidera che nell’università il merito un po’ conta a differenza di altre realtà sia pubbliche che private italiane.

  36. aldo

    @35 oltre al problema della copertura corporativa degli imboscati che si fanno i c…i loro, non va dimenticato quello della diseguaglianza generazionale. Da una parte chi ha attinto a piene mani (con enormi scatti di anzianità e sistemazione dei portaborse) alla spesa pubblica, lasciando i debiti alle generazioni future. Dall’altra parte i giovani che, di quell’assalto alla diligenza, ne subiscono ora i danni. Un contributo generazionale obbligatorio all’interno dell’università non è beneficienza, ma solo un parziale risarcimento danni per tutto quello che è stato combinato dalle gestioni del passato.

  37. marisa

    @ BRANCOVIC

    “Purtroppo l’unico progetto di Marisa è trasferire tutti i professori dell’Università di Trieste ad Udine. La prospettiva è a dir poco miope.
    L’esempio di giurisprudenza è calzante attivo la facoltà ma non ho i docenti. Inganno le famiglie e gli studenti e poi piango che non ho finaziamenti e dico ladri a Trieste che si cuccano i soldi di Udine (che è un falso).
    Questo è l’inganno del finanziamento storico.
    Allora abbi il coraggio di dire trasferisco tutti i docenti da Trieste ad Udine. Questo è in verità quello che chiedi. O devono avere il pedigree friulano”

    BRANCOVIC, ma che cavolate scrivi? Hai mangiato pesante questa sera?
    Mi pare proprio di sì…

    Posso ricordarti come fu istituita la facoltà di medicina a Trieste? O come fu istituita 10 anni fa, la facoltà di architettura (sempre a Trieste)? E potrei ricordarti anche altro, ma lasciamo perdere….

    Dai, dai….
    Smettila di scrivere cavolate, che è meglio!

    Il criterio del “costo storico” è un grosso problema perchè è un criterio iniquo.
    Diversi Governi hanno già provato a sostituirlo con il più corretto criterio del merito. Ma la lobby delle università sovraffinanziate (grazie al costo storico!) lo hanno sempre impedito. Per il 2010 solo il 10% del Ffo viene distribuito in base a criteri di merito….

    E Udine soffre di un sottofinanziamento annuo (riconosciuto anche dal Ministero!) pari a 12 milioni l’anno. Trieste è sovraffinanziata circa del 14%…..

    E qua mi fermo. Continua pure da solo a scrivere cavolate…

  38. bonalama

    qui le sciocchezze le dice chi sostiene che una università debba avere tutte le facoltà. E’ più efficiente una università unica fvgv con corsi di studio dislocati ( se proprio si vuole e se è il caso) in base alla vocazione territoriale. Comunque anche questo ha i suoi limiti: un territorio di zappatori farà sempre lauree in zappatologia e non vedà altro, questo è il pericolo (ricorda le monocolture coloniali). Ci sono ambiti svincolati dal territorio, probabilmente la scelta deve essere fatta lì. Basta con lo storico, spremete gli industrialotti locali. Troppo comodo togliere, si cerchi recuperare altrove. E le classifiche, beh ognuno prende quella che gli fa più comodo.

  39. Marisa

    BONALAMA, l’università unica regionale, fu l’ultima carta che tentò di “giocare” Trieste per impedire l’istituzione dell’ “università del Friuli” ( è così che si doveva chiamare nella proposta di legge popolare depositata in Parlamento negli anni ’70 !). La proposta triestina fu respinta dal Parlamento italiano che fece sua la proposta di legge popolare sottoscritta (con firma convalidata da un notaio!) da ben 125.000 friulani.

    Se non lo sai, ti ricordo che è appena stato inaugurato il 33 anno accademico dell’ateneo friulano. E tu continui ancora a “vaneggiare” di “università unica regionale”? Sveglia che siamo nel 2011!

    P.S. Io ho scritto “università con tutte le facoltà di base”, che è ben diverso da “Università con – tutte – le Facoltà”, come scrivi tu nel commento 38. E questo per il banalissimo motivo che le facoltà di base sono indispensabili dal momento che c’è una interdipendenza fra le varie facoltà ed esistono anche i corsi “interfacoltà”, oltre al fatto che avendo un’università anche la finalità di svolgere la funzione di motore di sviluppo del suo territorio di riferimento non può ovviamente essere senza le Facoltà di base.

  40. chinaski

    marisa, senza voler entrare nella questione “universita’ unica si/no”, vorrei farti notare una cosa. dire “sovrafinanziata” o “sottofinanziata” non significa nulla, se non si specifica rispetto a cosa. la verita’ e’ che sia udine, sia trieste, sia l’ intero sistema universitario italiano sono sottofinanziati rispetto alle necessita’ di un paese avanzato. quindi il discorso corretto eventualmente sarebbe: trieste e’ meno sottofinanziata di udine. sai che consolazione.

  41. Tanto per capir di quanto si parla:

    – L’università di Trieste ha ricevuto nel 2009 (ultimi dati disponibili) 106,9 milioni di Euro.

    – L’università di Udine 77,1 milioni.

    Udine ha 16.336 iscritti (A.A. 2009/2010), Trieste “circa 27.000” (ho trovato solo questo dato grezzo).

    Per fare un paragone molto grezzo, ho trovato che l’università di Oxford (una delle più ricche del pianeta) nel 2006/2007 ha avuto ricavi per 638 milioni di sterline (725 milioni di Euro circa). Ho notato che “La Sapienza” di Roma ha ricevuto nel 2010 568 milioni di Euro. Se tanto mi dà tanto, La Sapienza dovrebbe potersi paragonare a Oxford in modo da non sfigurare del tutto.

    Qualche domanda su come vengono spesi i nostri soldi non vi viene in mente?

    In particolare, non pare singolare che in Italia abbiamo 20 regioni e 69 università pubbliche?

    L.

  42. chinaski

    luigi, vaglielo a dire ai politici locali e a certi baroni.

    ma l’ ineffabile gelmini, spalleggiata dalla lobby dei baroni, ha decretato che tutti i mali dell’ universita’ italiana derivano dai ricercatori…

  43. La famosa “Legge Chinaski” della Gelmini…

    Ieri ero a pranzo con mia nipote e il suo moroso, entrambi borsisti. Lui – che studia nanobiotecnologie – era depresso: non c’è più una lira. Sta iniziando a mandare in giro per l’Europa dei curriculum, visto che un suo collega è appena volato in Olanda dove gli hanno proposto uno stipendio da 3.500 Euro/mese.

    L.

  44. bona lama

    unica università regionale vuol dire università fvg con differenti corsi di studio. Sull’università di udine ect e parlamento erano perplessi molti friulani, ma era giusto farlo, ora non c’è trippa per gatti, deve essere sfrondata molta roba, a meno che i privati non si mettano a tirar fuori soldi il che è improbabile. Questa soluzione è ragionevole e sfronda doppioni. Se ci si ostina a dire ma udine deve avere bla bla bla, udine non deve, e neppure trieste deve, l’università della regione deve essere unica per risparmiare o se non si vuole arrivare a tanto allora basta togliere le sovrapposizioni. E complessivamente ci guadagneranno tutti, via ovviamente le sedi periferiche. concordo su architettura, non serve meglio serie ingegnerie

  45. mutante

    tenendo conto poi, che sarebbe bello che in questo paese la laurea servisse a qualcosa, a parte andarsene all’estero….

  46. chinaski

    scusa luigi, non ti seguo. la legge gelmini ha messo una pietra tombale sulle gia’ scarse possibilita’ di intraprendere la carriera accademica in modo dignitoso. questa non e’ la bieca deformazione ideologica della realta’ perpetrata dall’ infido chinaski. questa e’ la realta’. qualunque dottorando te lo potra’ confermare, anche quelli che non sono obnubilati dall’ ideologia come il sottoscritto.

  47. Tergestin

    Inghilterra, Olanda, Germania…..do’ che te se giri in qualsiasi citadina la’ te trovi muli freschi de laurea scampai via de corsa, come go dito nel post precedente.
    E te ne trovi sempre de piu’, un caso no sara’. El problema secondo mi xe apunto: come vien spesi ‘sti soldi? Inutile dir che xe de butar fora i baroni e la loro rete a piade in tel cul, ma questo xe el sistema dele lobby che ga ciapado in Italia nei ultimi anni a tuti i livei.

    Bel de veder pero’ che per certi l’importante xe “Inanzituto ghe la femo veder noi ai Triestini con la NOSTRA Universita’, prima de tuto!”. Ma chi ve caga. Qua xe de fermar l’esodo dei zervei e dele meio forze del paese verso l’estero, i cui posti vegnera’ riempidi da racomandadi incompetenti, no de far la gara dei campanili. I ani setanta xe finidi, ve prego!

  48. marisa

    Considerato che LUIGI (il Veneziano) “pare” non sapere che esiste anche un UFFICIO STATISTICA del MIUR (Ministero che si occupa delle Università), vi allego il link ove potete trovare i dati statistici aggiornati (DATI MIUR!).

    In particolare è pubblicato anche il numero TOTALE degli iscritti al 31 gennaio 2010, distinto per università.

    —————-

    FONTE UFFICIO STATISTICA DEL MIUR

    http://statistica.miur.it/

    Selezionare Studenti iscritti a.a. 2009/10 al 31 gennaio 2010; selezionare l’Università

    Questi i dati – in linea – e quindi liberamente consultabili, pubblicati a cura dell’Ufficio statistica del MIUR:

    Iscritti “Università di UDINE” al 31 gennaio 2010 – anno accademico 2009/2010: 16.319 iscritti TOTALI; iscritti al 1° anno: 4.673

    Iscritti “Università di TRIESTE” al 31 gennaio 2010 – anno accademico 2009/2010: 18.225 TOTALI;iscritti al 1° anno: 4952

    —–

    Trieste non aveva 27.000 iscritti al 31 gennaio 2010…ma 18.225 !

    La differenza di iscritti “TOTALE” al 31 gennaio 2010, tra Udine e Trieste, è quindi inferiore a 2.000 studenti. Poi è da verificare, all’interno del numero totale degli iscritti, il numero dei fuori-corso. Anche questo dato è fornito dal MIUR, ufficio.

    Se si va poi a confrontare il numero degli iscritti al 1° anno (al 31 gennaio 2010), la differenza tra Udine e Trieste è minima:
    Udine 4673 ; Trieste 4.954

  49. bona lama

    e allora?

  50. marisa

    Il commento nr. 48 ovviamente è per Luigi…

    che nel suo commento nr. 48 scrive:

    “Udine ha 16.336 iscritti (A.A. 2009/2010), Trieste “circa 27.000″ (ho trovato solo questo dato grezzo). ”

    Precisino com’è sempre, com’è che Luigi (il veneziano) non è capace di consultare l’ufficio statistica del MIUR (dati che sono in linea!) e fornisce un dato strampalato per l’ateneo triestino?

  51. marisa

    Il commento di Luigi è il nr. 41 – scusate !

    Tra i dati MIUR c’è un dato interessante che merita una analisi e riguarda il numero di “corsi di studio” per università. I dati sono al 31 gennaio 2010.

    Udine – iscritti totali 16.319 –
    numero dei “corsi di studio” che presentano studenti: 183

    Trieste – iscritti totali 18.225 –
    numero dei “corsi di studio” che presentano studenti: 272

    Ossia Udine: 183 corsi ; Trieste: 272 corsi

    A voi i commenti….

  52. aldo

    Con queste dispute Trieste-Udine ognuno tira dalla sua parte una coperta che è comunque troppo stretta. Bisogna reperire risorse per la ricerca e l’inserimento dei giovani. Questo è impossibile se si danno per scontati i privilegi economici e normativi dei baroni.
    Chi ha accumulato enormi scatti di anzianità e chi ha fonti di reddito extra-universitarie dovrebbe versare un contributo progressivo a un fondo per l’inserimento dei giovani.

  53. Lucia

    veramente c’è qualcuno che si ostina a difendere la presenza di ben due università in una regione piccola come la nostra? ma avete mai guardato fuori dalla finestra, per così dire, per vedere come funziona in giro per il mondo? l’italia ha un numero di università semplicemente assurdo e ingiustificabile. si pensi piuttosto a come sostenere le famiglie che vogliono far studiare un figlio all’università. La pretesa di studiare all’università rimanendo a vivere con mamma e papà è una caratteristica tutta italiana, e non aiuta nessuno a crescere purtroppo…

  54. marisa

    Veramente c’è qualcuno che si ostina a pensare che esistono i doppioni? Il fatto che due facoltà universitarie abbiano lo stesso nome, non significa che sono uguali: diversa è la didattica e spesso di diverso livello è il corpo docente. Se fossero doppioni, perchè mai allora perchè lo studente sceglie un’università piuttosto che un’altra….

    Veramente c’è qualcuno che non sa che i “corsi interateneo” costano una enormità rispetto a due corsi distinti (uno per università)? Sono più costosi sia per le due università che per gli studenti.

    Informarsi bene, please!

  55. bonalama

    evidentemente qui c’è un insider trader, che fa i conti della serva. (ammesso che siano verificabili) meglio differenziare e caratterizzare le università. Mi fa ridere un diritto penale udinese e uno triestino, a sto punto meglio la teledidattica ah ah ah. Si arriverà alle federazioni per le università, globalmente è meglio e si risparmia. E i bimbi fuori di casa!!!Basta con ridicolaggini tipo corsi base e chi se ne frega, w repentabor university, siamo nel 2011. Il problemo restano le discipline svincolate dal territorio, questa è l’unica cosa seria. E sfoltire i vecchi costosi

  56. capitan alcol

    Io vorrei più università e meno caserme.

  57. Lucia

    marisa, io in questa università ci ho prima studiato e poi lavorato, dunque ti posso assicurare che sono molto informata.
    vedo però che non ti interessa un dibattito costruttivo ma solo difendere il tuo punto di vista. peccato.

  58. marisa

    @ Lucia – Commento 53

    “veramente c’è qualcuno che si ostina a difendere la presenza di ben due università in una regione piccola come la nostra?”

    Perchè mai non si può criticare il tuo punto di vista? Perchè mai non posso esprimere un parere del tutto opposto al tuo?

    Due università sono una grande ricchezza e le case dello studente costano un sacco! Come costa un sacco ad una famiglia mantenere un figlio fuori di casa.

    Non è ora di finirla con la cavolata tutta triestina “veramente c’è qualcuno che si ostina a difendere la presenza di ben due università in una regione piccola come la nostra?”. Per cortesia basta! L’università di Udine c’è e rimane, piaccia o non piaccia a qualcuno a Trieste….

  59. aldo

    Di università ne basterebbe una, un grande campus per tutto il Triveneto, con meno ordinari e più ricercatori. I risparmi ottenuti potrebbero venire investiti in borse di studio e garanzie per prestiti sull’onore agli studenti. Ma non preoccupatevi, non succederà: andremo avanti con i campanili, i baroni e i figli di papà raccomandati. Amen!

  60. marisa

    ALDO….ma dai!

    Commenti senza neppure sapere cos’è un’università!

  61. bona lama

    quoto aldo, università del triveneto, è uno scandalo soprattutto il proliferare delle sede periferiche. Udine vuole l’università che le è stata data dopo il terremoto quale compensazione e traino.E chi lo contesta ma non doppioni da cortile, a spese dello stato. Gli industrialotti hanno scucito? quanto? Il discorso vale anche per modena bergamo, aosta, insomma basta! chiudere o diversificare. Il resto sono chiacchiere e dimostra una volta in più che il sottobosco prospera. basta! BISOGNA ENTRARE NELLA MENTALITà degli altri paesi: università lontano da casa. Ma così sparisce l’ammortizzatore sociale e politico, questa è la verità, anche sugli affitti ci sarebbe da discutere, quanti stambugi in nero? Se no repentabor university, clauzetto university ( che magari si occupi di portualità non fluviale.BASTA!!!

  62. aldo

    @60 lo sai tu cos’è un’università, ma quella italiana! Infatti si vedono i risultati in tutte le classifiche internazionali dell’università italiana, gestita in totale autonomia dai suoi baroni con moltiplicazione dei corsi, frammentazione territoriale, senilità media dei docenti e cooptazione dei portaborse. L’Italia è in declino, ma l’università non ha questo problema: è GIA’ BEN CHE DECLINATA!

  63. marisa

    ALDO, hai proprio ragione! L’università italiana è così scadente che le università straniere (specialmente quelle più prestigiose) sono piene di laureati italiani chiamati come ricercatori o docenti.

    E lascia perdere le classifiche internazionali, che come tutte le classifiche sono legate ai parametri scelti per classificare. E la didattica non è tra questi!
    Pare contino solo le pubblicazioni. Ma non è con le pubblicazioni che si insegna in aula, anche se è importante l’aspetto “pubblicazioni”.

  64. bonalama

    non si mischino capre con uova, un conto è la preparazione che è stata solida, un conto è la deriva che impazza da cinque anni, e comunque esula tale aspetto dall’esorbitante e politicamente usato ammortizzatore dell’università nei cortili. W la grozzana university

  65. aldo

    @63 MARISA: i laureati italiani migliori vanno nelle università straniere perchè in quelle italiane ci restano i figli di papà, naturali o adottati dai baroni. La didattica nelle università italiane è scarsa sia dal punto di vista quantitativo (ore di docenza) che qualitativo perchè gran parte dei docenti si limitano alla docenza frontale e non sono preparati alle metodologie innovative (lavori di gruppo,progetti, simulazioni,brainstorming)
    per non parlare della quasi assenza di stage in azienda. Il vuoto di pubblicazioni riflette il vuoto di attività di ricerca con respiro internazionale. Il fatto che ci siano tante persone di buona volontà non cambia la natura BARONALE (FEUDALE) del SISTEMA. E’ questa che deve cambiare e alla svelta, perchè ormai siamo ai titoli di coda.

  66. marisa

    “La didattica nelle università italiane è scarsa sia dal punto di vista quantitativo (ore di docenza) che qualitativo perchè gran parte dei docenti si limitano alla docenza frontale e non sono preparati alle metodologie innovative (lavori di gruppo,progetti, simulazioni,brainstorming)”

    ALDO, se fosse come scrivi tu, nessun laureato italiano troverebbe posto nelle università e centri di ricerca stranieri….

    Così invece non è. In Italia abbiamo ottime università e c’è anche un’alta selezione tra gli studenti. Infatti solo una parte abbastanza bassa di chi si iscrive poi arriva alla laurea. Il tasso di abbandono in Italia è alto.

    Come altissimo è il piacere di parecchi (tra cui anche tu…) di “sparare” a vanvera contro le università italiane, dando per scontato che non valgano nulla….

  67. aldo

    @66 MARISA: il tasso di abbandono è sì alto (non per la quasi inesistente selezione: basta guardare i risultati degli esami), ma per il mancato coinvolgimento degli studenti (lasciati per conto loro con una lista di libri da studiare)e per la graduale presa di coscienza della mancanza di prospettive.
    Nelle università di eccellenza fanno a gara a prendersi i migliori e, come in serie A, non stanno certo a guardare come si faceva l’allenamento nella squadra di provenienza, tanto il buon allenamento glielo danno loro.
    Parla a vanvera chi non si basa su numeri e classifiche, tutti a nostro sfavore. Nessun piacere nelle critiche, al contrario vi è l’ottimismo della volontà di cambiare. Fare gli struzzi serve a mantenere le rendite di posizione personale, mentre il bene dell’università italiana, dei precari e degli studenti lo fa chi la vuole ringiovanire e portare sugli standard internazionali.

  68. bona lama

    si perde di vista il filone pricipale: via i costosissimi vecchi a 65 anni fuori dall’università, basta. Il massimo della freschezza mentale è fra i 30 e 40 anni (dipende dalle discipline, uno storico più vecchio è forse meglio è) brainstorming si ci può stare ma non deve essere composto da precari con la boccuccia aperta a sentire gli sproloqui del vecchio padrino. ci siamo dimenticati una cosa le nuove discipline che non hanno padri intortati avranno futuro? se no altro che brainstormin, grainstorming!!!

  69. aldo

    Su http://www.corriere.it notizia dell’ennesima inchiesta per concorsi universitari truccati. Ipotizzata per una dozzina di docenti l’associazione a delinquere per manipolare concorsi “attraverso accordi, scambi di favore, sodalizi e patti di fedeltà”.

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