24 novembre 2010

La testimonianza di un professore sull’occupazione del Petrarca

Pubblichiamo la nota di Dario Gasparo, professore di economia e gestione ambientale presso l’Università di Trieste

Leggevo l’articolo di Paolo Rumiz che riportava la sua esperienza di una lezione di storia su Annibale presso il Liceo Petrarca occupato. Mi aveva colpito, del suo racconto, la serietà con la quale questi ragazzi avevano affrontato la giornata e mi era rimasto impresso il suo appello “Non vorrei restare il solo ad aver fatto lezione: chiedo che altri si presentino ai cancelli di questi ragazzi. Sarebbe un segno di civiltà aiutarli e ascoltarli”.
Non ho lasciato cadere nel vuoto l’invito ed ho proposto una conferenza su un tema che abbraccia la biologia, la storia, l’economia, la vita sociale della nostra specie: l’impronta ecologica e l’impatto dell’uomo sulla natura.
La risposta che ho avuto dai ragazzi, anzi, uomini e donne che avevo di fronte, è stata così gratificante e coinvolgente che alla fine, assaporato l’applauso, ho voluto io ringraziare e complimentarmi con loro, convenendo con la sorpresa di Rumiz che si era chiesto: “ma come fanno a essere così belli nonostante noi?”
Quando mi sono presentato alle 16 ho trovato due giovani biologhe che stavano presentando la vita universitaria ad una trentina di liceali e relazionavano sugli aspetti della biologia marina e cellulare che avevano da poco affrontato con la tesi di laurea. Prima del passaggio di consegne ho osservato quel che fanno gli studenti durante l’occupazione: un gruppetto che legge il giornale, 4 che discutono fra loro, delle ragazze attorno ad un PC. Ho chiesto di poter fotografare un gruppo di ragazze che si davano da fare passando da un’aula all’altra pulendo con tanto di secchio e strofinaccio il pavimento; altre che raccoglievano i rifiuti in due grossi sacchi neri. Insomma, altro che fanulloni, disinteressati, menefreghisti: gli studenti mi stavano mostrando la parte migliore di una piccola società laboriosa, curiosa, interessata, coinvolta e partecipe. Possibile?
Quando mi hanno lasciato entrare ed ho offerto il documento di riconoscimento, con un sorriso mi hanno anticipato che probabilmente sarebbero stati in pochi a causa della stanchezza… “e poi è sabato!”. Invece il passaparola ha fatto sì che in poco tempo una settantina di studenti prendessero posto in palestra per assistere alla presentazione dei problemi che affliggono il nostro pianeta e la nostra città e delle possibili soluzioni.
Ho voluto rischiare mettendo a dura prova il sonno accumulato: ho proposto ai convenuti di seguire le immagini e i filmati distesi sui materassoni ginnici, perché solo il bianco e distante soffitto poteva fungere da schermo sufficientemente grande per tutti i presenti. Non avevo mai tenuto una lezione da sdraiato, né loro ne avevano seguite in posizione supina, eppure la loro attenzione e gli interventi sono stati per me una gratificante conferma di aver colpito nel segno. Il riciclaggio, il problema della pesca, i cambiamenti climatici, l’acqua minerale in bottiglia, il consumismo, lo sfruttamento delle risorse e del terzo mondo hanno suscitato palpabile interesse. Gli occhi aperti e attenti, pur nella penombra e nella posizione conciliante un meritato riposo, sono sfociati poi in richieste specifiche, condivisione di esperienze e addirittura richieste di reiterazione della lezione-incontro in qualche classe.
Alla fine, com’è successo a Rumiz, me ne sono andato rinfrancato. Io che da un certo tempo vado suggerendo ai miei studenti universitari – vigliaccamente – di cambiare paese finché in tempo, per avere maggiori prospettive e considerazione, mi sono vergognato del mio pessimismo ed ora sono qui, davanti al monitor, ancora sorridente e felice, nel mondo dei bunga bunga e dei grandi fratelli, a pensare che ci sono giovani, e tanti, che credono nel loro futuro e vogliono fare qualcosa per costruirne uno migliore.
Li ho lasciati mentre stabilivano i turni di sorveglianza, preoccupati più di garantire il rispetto delle apparecchiature e della struttura scolastica che di una “incursione” della Digos, data ormai per scontata. Ho pensato che probabilmente è giusto che i docenti, i genitori, i professori stiano un po’ dall’altra parte: non possiamo togliere ai giovani anche il diritto di ribellarsi e rivendicare una loro diversità assecondando e sostenendo appieno le loro proteste. Ma credo che a questi ragazzi si debba enorme rispetto, perché stanno dimostrando una maturità ed una serietà che in molti invocano in quegli adulti perbene che pure ci governano.

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29 commenti a La testimonianza di un professore sull’occupazione del Petrarca

  1. Chendi

    Fa veramente piacere leggere uno scritto di tale natura. Uno si sente rincuorato e profondamente orgoglioso di appartenere ad una città che riesce a produrre giovani e professori di così notevole responsabilità. Dopo la lettura mi sono chiesto perché mai ci possa essere bisogno di una organizzazione, o disorganizzazione, come la scuola pubblica e nazionale se persone preparate come il professor Gasparo e alunni seri come quelli del Petrarca sono capaci di lavorare per il loro, nostro, futuro da soli. Sono state veramente belle immagini quelle descritte dal professore. Come bella è la sua immagine dalla quale traspare la soddisfazione di aver partecipato a un evento così particolare. In tempi come questi, con giornali che scrivono di scuole lordate e fotografie che mostrano lo stato di abbandono delle stesse, gabinetti divelti e macchinari sfondati, una situazione così pacifica e improntata al sapere è un paesaggio che solo in Utopia credevamo di poter ammirare.
    Spero che alunni e professore possano continuare così, senza che altri interferiscano a istillare un qualsiasi dubbio al loro impegno.

  2. guidolino

    fantastico!
    ce la faremo
    non so come ma ce la faremo

  3. Paolo Geri

    Ringrazio per questa bella e “vera” testimonianza che rieccheggia quella di Paolo Rumiz de “Il Piccolo”. Anche così si rimuovono tanti luoghi comuni sugli studenti “sfaticati” e senza voglia di lavorare.
    Piccola nostalgia per il materassone della palestra del “Petrarca”. Chissà se è ancora quello della mia occupazione del 1968. 🙂

  4. Conosco e ammiro le qualità didattiche del prof Gasparo, che insegna pure in una scuola media triestina, se non erro, e quindi ha pratica di insegnamento, però mi piacerebbe sentire anche l’opinione di un professore non chiamato per l’occasione a tenere una conferenza ( su cui non verranno interrogati!), ma di uno di quelli che ogni giorno vanno in classe, poi fanno le verifiche, correggono compiti, partecipano ai Consigli di classe, alle altre riunioni collegiali e che sono a contatto quotidiano coi loro ragazzi.

  5. capitan alcol

    Possiamo discutere se sia il caso che un organo come la Digos sia utilizzato per questi scopi?

  6. Chendi

    A proposito di scuola, entusiasta Guidolino, ce la farete solo con due maiuscole, due virgole e un punto finale. Auguri.

  7. effebi

    il vecchio libro cuore risulta meno mieloso di certe sviolinate moderne…

    “Ho pensato che probabilmente è giusto che i docenti, i genitori, i professori stiano un po’ dall’altra parte…”
    ecco, sarebbe stato meglio…

  8. capitan alcol

    effebi nostra piccola vedetta istriana.

  9. effebi

    ve(n)detta

  10. capitan alcol

    Non dirmi che è stato Pahor con la bustina da graniciaro a farti sloggiare.

  11. Victor Bergman

    Poveri muli dei nostri giorni!

    I capelloni del 68 e anni seguenti hanno almeno provato il gusto del sentirsi un po “ribelli”, prima di diventare adulti “borghesi”.

    Oggi invece vengono subito ammansiti con la dolce euchessina:
    “… è giusto che i docenti, i genitori, i professori stiano un po’ dall’altra parte: non possiamo togliere ai giovani anche il diritto di ribellarsi e rivendicare una loro diversità assecondando e sostenendo appieno le loro proteste…”

    Disarmante!

  12. guidolino

    per Chendi:
    ci andrebbe un punto
    esclamativo dopo “Auguri”
    nel caso il tuo augurio sia sentito (speriamo!)
    oppure sarcastico

  13. alpino (via il banner del PD)

    Grande Effebi!

  14. claudia

    …ma come fanno ed essere così belli nonostante noi?…sono una mamma e condivido pienamente!

  15. Duemila anni fa un mio amico si era iscritto a Scienze Politiche a Padova, uno dei “luoghi pensanti” della rivoluzione proletaria che allora imperava.

    Un giorno mi raccontò questo aneddoto. Era andato in facoltà per fare non ricordo cosa, quando si trovò in mezzo ad un corteo interno. Cose che chi ha la mia età e dintorni si ricorda. Grida di qua, sloganeggia di là, ad un certo punto entrano in un’aula dove si stava svolgendo un esame. Adesso non ricordo se Luciano Ferrari Bravo (professore in quella facoltà) era il professore della meteria o addirittura se si fosse messo in mezzo al corteo. Comunque sia, fu lui a dare il “la”, proponendo lo slogan “L’ignoranza è rivoluzionaria!”. Grida di qua, grida di là, a questo punto la commissione d’esame decise: trenta a tutti i presenti! Questo mio amico però non aveva con sé il libretto, per cui si fece firmare un fogliettino con data e voto.

    E così passò l’esame.

    Mi domandavo, giusto per ridere: chissà che direbbe il prof. Gasparo se si trovasse in una situazione del genere.

    L.

  16. guidolino

    forse Gasparo direbbe
    che quella universita’
    e’ quella che noi vecchi abbiamo costruito e
    non quella degli studenti volenterosi e
    bravi che percepiscono lo studio come strumento
    di emancipazione sociale e come possibilita’
    di fare una vita migliore e che nello studio
    investono per costruire un futuro
    migliore di questo presente

  17. Tergestin

    Pensavo che el Venezian fossi un poco tropo giovane per gaver fatto i “ruggenti anni settanta”.

    Sta de fato che questi fioi de rivoluzioni e bandiere rosse me sembra i ne parli poco, anca perche’ forsi i se ga acorto che chi lo fazeva ghe ga lasado questa bellissima eredita’. Questi muli vol una scola decente e dela generazion precedente i ga in comune la forma (cortei, ocupazioni eccetera) ma la sostanza me par diversa. Molto diversa.

    Certo xe che qua oscillemo tra camise nere, moralismo perbenista veterodemocristian e “il 6 politico dei sessantottini”…..dura ragionar cussi’.

  18. Victor Bergman

    Tergestin,
    d’accordo che no va ben ragionar in termini de “il 6 politico dei sessantottini” e similia e che i slogan oggi xe ben altri de allora, ma guarda che discorsi ci fa ad esempio guidolino:
    “l’università che noi vecchi abbiamo costruito non è quella dei studenti bravi e volenterosi che percepiscono lo studio bla bla…”.
    Sentire queste cose fa c-a-g-a-r-e.
    Erano meglio i katanga e compagni di duemila anni fa, anche se poi sono diventati quasi tutti berlusconiani.

  19. capitan alcol

    #18 hai studiato filologia romanza alla Sorbona?

  20. guidolino

    per Bergman:

    invece tu come pensi di farti strada nella vita?
    con la maleducazione che dimostri qui?

    sappi che esiste gente pulita che ancora una volta
    cerchera’ di fare il lavoro di migliorare la societa’ a vantaggio di tutti gli altri,
    e solo auguriamoci che ci riescano!

  21. alpino (via il banner del PD)

    @Tergestin no sta far el furbo volutamente li hai nominati tutti tranne quelli più numerosi qui dentro i comunisti (radical chic che ghe paisi a chinaski :-))

  22. Victor Bergman

    Io mi sono fatto strada nella vita studiando all’università, quella costruita “dai vecchi”, non certo quella dei studenti bravi e volenterosi e bellissimi di oggi, che sanno seguire le lezioni sdraiati (io alla loro età e oggi ancor di più, alla lezione del professor Gasparo mi sarei addormentato al 100%, anche per effetto delle birre della sera prima…) 😉
    Ma quando sento i discorsi sulla “gente pulita che ancora una volta cercherà di fare il lavoro di migliorare la societa’ a vantaggio di tutti gli altri”, non so perché, ma mi viene mal di pancia e sinceramente spero che NON CI RIESCANO.

  23. matteo

    beh vediamola cosi, i destri non hanno fatto nulla, i sinistri non hanno fatto nulla, sinistra=destra

    quesllo che è divertente è vedere un destro che ammira un socialista/comunista, da ridere

  24. guidolino

    per 22:
    ora che siamo piu’ prossimi ad un confronto
    praticabile,
    mi interessa sapere cosa ti disgusta (!!!)
    della “gente pulita” e cosa speri che
    “non riescano” a fare

  25. capitan alcol

    Ragazzi ubriacatevi tutti alla sera prima delle lezioni. Ve lo dice uno che si è fatto strada nella vita studiando all’università costruita dai vecchi.

  26. MARCANTONIO

    Cavoli Victor era una vita che non sentivo nominare i Katanga.
    Capitan porti sempre acqua pardon alcol al tuo mulino ah ah ah

  27. mutante

    almeno a qualcuno la laurea è servita

  28. Dario

    Mi fa piacere che diversi di voi abbiano preso spunto dalla lezione fatta al Petrarca occupato. A me piace insegnare, e ancor di più imparare. Quindi leggo con interesse ed umiltà ogni critica. Vorrei dire a 7#effebi, che non credo di conoscere, che non volevo assolutamente emulare il libro cuore. Quando affermo che è giusto che i figli e gli studenti non siano “nostri” amici (con “nostri” mi riferisco a padri, insegnanti, allenatori…) sostengo quanto molti pedagogisti hanno scritto: il ruolo degli adulti è diverso da quello degli amici e bisogna, da adulti, accettare la diversità dei giovani pur non assecondandola. Io mi sono presentato al Petrarca per parlare di un tema che tratto comunemente con adulti e giovani, non per “prendere parte” (credo ti riferisca a questo quando scrivi “ecco, sarebbe stato meglio…”). Certo la mia presenza voleva anche dire “c’è qualcuno che vi ascolta, non siete soli”, ma di questa presa di posizione non mi vergogno.
    A Luigino #15 che mi rivolge una domanda (credo non retorica, ma sincera) dico che i miei studenti all’Università ma anche quelli delle scuole medie, delle superiori, dei postdottorati universitari, degli esami di stato che mi è capitato di valutare sanno bene che non amo il 6 politico perché credo sì in una società solidale, ma nella quale il merito sia riconosciuto e gratificato. Soprattutto sono ben coscente che se oggi ci si lamenta per la cattiva gestione dell’amministrazione e della politica ciò accade spessissimo perché i ruoli fondamentali del funzionamento dello stato sono spesso occupati non da persone che meritano ma da persone che “conoscono”.
    Qualcuno di voi ricorda ad esempio Duilio Poggiolini, definito Re Mida per i lingotti d’oro (15 miliardi di vecchie lire) che gli furono trovati in casa, con la moglie intenta a scaricare nel water milioni di banconote ((http://it.wikipedia.org/wiki/Duilio_Poggiolini)? Il criminale (perché non si può che definire così uno che provocò la morte di molte persone con il sangue infetto distribuito per incassare tangenti), condannato a 7 anni, poi ridotti a 4 e poi indultati nel 2006, è ancora insignito della medaglia per la sanità. Solo due mesi fa a Calisto Tanzi (crack Parmalati) è stato revocato il cavalierato del lavoro. . Ecco, gentile Luigino, io desidero una società nella quale queste persone non trovino spazio nella gestione del bene pubblico e credo che il merito di guadagnarsi stima e prestigio parta dalla scuola e dalla famiglia fin dalla più tenera età. Altro è se ogni giorno, in realtà, i nostri giovani vedano che si diventa ministri, parlamentari, baroni universitari seguendo altre strade.
    Scusate la digressione. Ripeto, per me l’esperienza è stata molto positiva; reduce da un’operazione per un tumore alla tiroide solo due mesi fa (devo ringraziare Chernobyl) avevo bisogno di poter credere che le cose possono cambiare e, credetemi (non è “Libro cuore”) questi giovani studenti mi hanno dato un po’ di fiato e di speranza.
    Grazie per lo spazio.

  29. Eccellente, Dario. Grazie per la risposta, bravo e in bocca al lupo per tutto!

    Luigi (veneziano)

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