10 Agosto 2010

Paolo Benvegnù Vs And Also The Trees: a Sexto ‘Unplugged 2010 la sfida eyeliner contro spillette


C’era uno strano miscuglio di umanità sabato sera a Sesto al Reghena, effetto della curiosa scelta degli organizzatori di Sexto’Nplugged di far suonare nella stessa serata artisti molto diversi come And Also The Trees e Paolo Benvegnù. Darkone con la frangetta e quattro mani di eyeliner mischiate ad un certo pubblico indie con le spillette e il cardigan, tutti seduti ai tavoli del più popolare baretto di Sesto, già l’anno scorso soprannominato  Bar Far West in occasione del concerto dei Calexico. Spazzolato l’affettato, e mi si perdoni l’allitterazione, i vari gruppetti vanno alla spicciolata all’Abbazia.

Aprono And Also The Trees: il vostro recensore nutre un’insana passione per le atmosfere cupe e crepuscolari di certo dark degli anni ’80, pur consapevole che dietro a questo sentire gotico e rarefatto spesso si nasconde una buona dose di manierismo e di posa. And Also The Trees sono probabilmente il gruppo più adatto per rinforzare questo pregiudizio: recitare brani di Macbeth su un giro in minore punteggiato da arpeggi di dulcimer è un darkismo quintessenziale, al limite dello stereotipo. I darkoni si spellano le mani, il popolo delle spillette sbuffa. Escono di scena And Also The Trees e anche fra le prime file del pubblico avviene l’avvicendamento, come se la cosa fosse concordata in precedenza.

In formazione inedita, accompagnato da archi e fiati, Benvegnù snocciola i capitoli più importanti del suo canzoniere, compresa la più recente “Io e il mio amore”. Cos’è stato, cosa non è stato, nell’ultimo anno a Benvegnù è spuntato un vocione che non ricordavamo; mai una flessione, mai un’incertezza, una rotondità plastica e una riconosciuta capacità di alternare un registro graffiante ai toni smussati della ballata romantica. La dimensione orchestrale, se sulle prime spiazza chi è abituato alle scarne esibizioni del nostro, voce, chitarra e poco più, sulla distanza emerge come un complemento che dona ai pezzi di Benvegnù una terza dimensione, una profondità che viene esplorata in lunghe parentesi strumentali con cambi di ritmo e passaggi quasi prog.

Paolo saluta il pubblico per ben due volte e per ben due volte i fan richiamano fuori gli artisti a suon di applausi, segno che i pezzi se sono buoni funzionano sempre, in acustico, in elettrico, con l’orchestra e forse anche con la pianola Bontempi.

Poche cose sono cosi appassionanti come l’immancabile dibattito sulla scaletta che si scatena alla fine di un concerto fra i membri più agguerriti della fan-base di un artista. C’è gente in grado di tratte le più oscure profezie sulla carriera di un cantante basandosi solo su inclusioni ed esclusioni illustri nella playlist, una rinnovata vena rock, un’impronta melodica segno di maturazione ma soprattutto la temutissima “svolta commerciale”, come se gli artisti non comprassero il pane con i soldi. Perchè non ha fatto “Only for you”? E “Simmetrie”? Serpeggia angosciante il sospetto della tanto vituperata “svolta commerciale”, ipotesi che si rafforza nel fatto che prima Mina, poi Marina Rei e infine Giusy Ferreri hanno ricantato un paio di suoi pezzi. L’ipotesi che uno dopo decenni a rifare lo stesso pezzo possa rompersi le palle non sfiora nemmeno il fan accanito, quella è la SUA canzone e DEVE essere in scaletta. Se sulla scaletta si è infiammato il dibattito, su un tema l’opinione dei fan è stata compatta: Benvegnù, abituato ad alternare pezzi intensi e drammatici a siparietti cabarettistici fra un pezzo e l’altro si deve essere fatto intimidire dalla splendida cornice dell’Abbazia di Sesto perché ha mostrato solo timidi accenni di quella sua capacità comica che negli anni abbiamo sempre apprezzato. Paolo, una prece, non mettere la testa a posto. Ah, Paolo, ancora una richiesta, la prossima volta metti in scaletta Only for you e Simmetrie.

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2 commenti a Paolo Benvegnù Vs And Also The Trees: a Sexto ‘Unplugged 2010 la sfida eyeliner contro spillette

  1. Avatar Denis Furlan

    Sin dai tempi degli Scisma, Paolo è uno dei più preziosi tesori che abbiamo.

  2. concordo con Denis. Paolo è un artista, come pochi, capace di misurarsi con le mille e molteplici sfaccettature della musica e di uscirne sempre arricchito. Anch’io ho nutrito qualche dubbio sulla roboante rotondità dell’arrangiamento orchestrale per brani talmente essenziali nella loro scarnità, da essere perfetti solo con voce e chitarra. e mi sono ricreduta più in questa occasione che in Dissolution. come spesso ho avuto modo di dire, la fragilità dell’uomo, è la forza dell’artista. grande Paolo sempre e grandi i Benvegnù tutti!!!!

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