26 luglio 2010

Ricette domače: la marmellata di amoli

Qualche settimana fa nei pressi dell’orto boraliano noto questo bell’albero di amoli, ricco ed abbondante. L’albero “appartiene” alle terre di Bora.la e sarebbe un peccato, dopo tutta la fatica che si fa per coltivare un po’ di verdura, lasciare quello che invece la natura offre e regala. La frutta è abbondante e matura, quindi fra noi contadini nasce l’idea di fare la prima marmellata boraliana. Personalmente non considero gli amoli fra i miei frutti preferiti, quindi ho avuto una motivazione maggiore nel provare a lavorarli e trasformarli. Il risultato? Una marmellata ottima, dolce, non troppo, non molto compatta e dalla bontà insospettabile.

Nella preparazione ho utilizzato mezzo chilo di zucchero per ogni chilo di frutta, considerando approssimativamente il peso netto degli amoli, cioè una volta disossati.
Innanzitutto bisogna lavare la frutta sotto acqua corrente. Assicurarsi quindi di aver tolto bene ogni residuo esterno come il fogliame o altre parti dell’albero. A questo punto ho messo tutta la frutta in un pentolone, e ho lasciato bollire per una trentina di minuti circa.
Bisogna considerare il problema degli ossi della frutta. C’è chi preferisce eliminarli prima lavorando su ogni singolo amolo, oppure c’è la soluzione che ho provato in questo caso. Dopo la prima bollitura, ho lasciato raffreddare la frutta, quindi ho cominciato a prenderla poca per volta e metterla in uno scolapasta con sotto una pentola. Così pian piano ho lavorato tutti gli amoli con le mani, molti degli ossi si erano già staccati da sé, e il lavoro è stato veloce.
A questo punto mi sono ritrovato con la frutta parzialmente cotta e disossata. Il passo successivo è stato quello di far cuocere il composto assieme allo zucchero, mescolando frequentemente. Questa seconda e definitiva cottura è durata un paio d’ore scarse. Ma su questo punto si può essere variabili, perché dipende molto dalla quantità di frutta che stiamo preparando. In generale è bene cuocere abbastanza, ma è importante anche assaggiare la nostra marmellata durante la preparazione, rendendosi conto del gusto e della consistenza cercata. Bisogna fare attenzione perché mi è capitato di assaggiare marmellate casalinghe con un fastidioso retrogusto di bruciato, altrimenti facilmente evitabile.

Nel frattempo a parte ho sterilizzato una quantità sufficiente di vasetti di vetro, tramite bollitura. Poi per la chiusura dei contenitori si procede con i vasetti ancora tiepidi e con la marmellata calda. Una volta riempiti fin quasi all’orlo, si tappano e quindi si capovolgono, lasciandoli raffreddare, e così si crea il sottovuoto.
Il risultato come detto è ottimo, economico e a km zero, insomma al di sopra delle aspettative.
Buon appetito!

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6 commenti a Ricette domače: la marmellata di amoli

  1. un tanto per saperli distinguere, quale è il nome scientifico e quale quello italiano degli amoli?

  2. Giacomo Cecotti

    e appartiene alla stessa famiglia dei susini

  3. ma allora prunus cerasifera, mirabolano, sembra lo stesso degli alberi a fogli epurpuree piantate in barriera e nei giardini, e che fanno frutti come ciliegine.. Che sia un parente delle susine ci arrivavo anch’io, ma per distinguerli dalle gocce d’oro, dai ranglò… in questo periodo sui banchi della frutta se ne vedono diverse varietà.

  4. Pingback: Ricette domače: crostata con la marmellata di amoli | Bora.La - notizie e opinioni su Trieste, Gorizia e el Litoràl Adriatico

  5. Glauco Boscarolli

    Anch’io, alcune settimane fa’, ho scoperto nel Lisert alcuni alberi ricchi di questi piccoli frutti; mi ricordavano frutta che da bambino (ho 80 anni) si trovava al mercato: li ho quindi chiamati “amoli” e, sorpresa!, era proprio così! Ne ho raccolti, una prima volta, 2-3 kili ancora poco maturi ed aspri. Ho pensato, come te di farne una confettura; l’operazione è stata la stessa che descrivi, salvo che, dopo la prima cottura, con la pentola ancora semiliquida, li ho passati a grandi cucchiaiate con “el strucapatate” eliminando così ossi e bucce; poi seguito con far bollire con zucchero, immergendoci per mezzo minuto un rametto di “santonego”, ma fermandomi una volta ad una salsa densa, dolce ma aspra, ottima per carni al barbecue, altra volta aggiungendo ancora zucchero e bollire finché non scola più dal cucchiaio: ecco la marmellata, ottima. Solito lavoro di vasetti eccetera ….cordiali saluti. Glauco

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