17 Giugno 2010

Triestina: le cause del disastro

A distanza di cinque giorni dallo shock della retrocessione, la Trieste calcistica si guarda indietro alla ricerca delle ragioni che hanno portato a quello che era un disastro annunciato.

L’ errore originario si è consumato sul finire della scorsa stagione. La Triestina di Maran, dopo aver vissuto un campionato al di sopra delle aspettative, si vedeva sfilare da sotto gli occhi il sogno dei play off. Una parte del pubblico triestino si schierò compatta contro il tecnico trentino, accusato di eccessivo difensivismo e di scelte impopolari. La società decise non difendere il proprio allenatore e al termine del campionato si consumò la rottura. Per settimane il candidato numero uno per la successione sulla panchina alabardata fu Giampiero Ventura, reduce da un’ annata sfortunata a Pisa ma tecnico di valore assoluto per la serie B. Era già tutto fatto, quando a Bari accadde il terremoto. Via Conte, panchina vacante, e il d.s. Perinetti si fiondò subito su Ventura, che non aveva ancora firmato. La Triestina non poteva competere con un club appena promosso in serie A e lasciò andare Ventura. Gesto nobile, ma problematico, visto che ormai si parlava di costruire una squadra in grado di dare la scalata al paradiso. Bisognava trovare un degno sostituto. E qui accadde l’ imponderabile. Al posto di Ventura, protagonista di svariate promozioni e campionati in serie A, venne chiamato Luca Gotti, giovane allenatore reduce anche lui da una brutta annata a Treviso, e privo di qualunque credenziale positiva nella sua carriera. La domanda che ancora oggi assilla i sostenitori dell’ Alabarda riguarda i motivi che hanno condotto la dirigenza ad affidarsi a un tecnico che non dava alcuna garanzia dopo aver avuto in pugno uno tra i migliori allenatori sulla piazza.

LA COSTRUZIONE DELLA SQUADRA – Gran parte delle lacune tecniche e tattiche che hanno attanagliato la Triestina in questa disgraziata stagione vanno ricercate nell’ assemblaggio operato nella passata estate. In difesa si è lasciato partire con troppa noncuranza Minelli, che con Cottafava aveva formato nei due anni precedenti una delle migliori coppie di centrali della serie B, per portare a Trieste Giuseppe Scurto, giocatore discreto ma nulla di più. Sulle fasce, sono invece arrivati Nef e Sabato. Entrambi salutati con entusiasmo, hanno ripagato i tifosi, specialmente lo svizzero, con prestazioni da galleria degli orrori. Un appunto su Nef, che dopo i fasti di due anni fa a Piacenza non è più riuscito a ripetersi, né a Udine dove non è mai stato preso in considerazione, né al Recreativo Huelva dove ha collezionato solo nove presenze. Forse le cause di questa involuzione sarebbe stato meglio approfondirle. Ma è centrocampo che si è consumato l’errore più clamoroso. Se Maran, che prediligeva il gioco sulle fasce, poteva permettersi di lasciare in panchina un certo Allegretti rinforzando la mediana, con il cambio di allenatore bisognava pensare a un altro tipo di gioco. Invece proprio la partenza del regista milanese verso Bari, ha provocato una carenza di fosforo e di piedi buoni che non è mai stata colmata. Perso anche Antonelli, iradiddio della fascia destra nella stagione precedente, gli sforzi del mercato alabardato si sono concentrati per riportare a Trieste Denis Godeas e per riscattare Della Rocca. E qui l’ equivoco tattico appare evidente, perché è apparso subito chiaro che i due si sarebbero pestati i piedi. Della Rocca è un attaccante che ha bisogno di essere affiancato da una punta di movimento, caratteristica che da tempo non è più nelle corde di Godeas. Quando si è capito che i due non potevano coesistere la Triestina si è trovata costretta a giocare solo con uno dei due.

Dal momento che è la somma che fa il totale tutti questi errori di base, hanno condotto alla formazione di una squadra senza idee e asfittica sul fronte offensivo, costretta a subire spesso e volentieri l’ iniziativa degli avversari e senza garanzie sufficienti in difesa.

I TRE ALLENATORI – La Triestina quest’ anno ha cambiato tre allenatori, indice già di per sé di un fallimento. Ad aggravare la situazione ognuno dei tre tecnici ha portato in  dote errori che poi si sono rivelati decisivi. Se Luca Gotti ha contribuito all’ errata costruzione della squadra, Mario Somma ha sbagliato l’ approccio con i giocatori incaponendosi poi in una difesa a 5 che faceva acqua da tutte le parti, mentre Arrigoni, tralasciando la sciagurata interpretazione dell’ ultima partita dovrebbe spiegare come mai a un certo punto ha deciso di accantonare elementi come Pasquato e Pit, che non avevano certo dato l’ impressione di essere dei “brocchi”.

LA MANCANZA DEL GRUPPO –  C’è da dirlo. Probabilmente questa non era la Triestina più debole degli ultimi anni. Certo, gli errori tecnici e tattici sopra elencati la candidavano seriamente a un campionato di basso livello, ma la baracca si sarebbe potuta salvare ugualmente. Torna alla mente la squadra che nella stagione dell’ uragano Tonellotto riuscì a portare a casa una salvezza che per certi versi ebbe del miracoloso. Indebolita dallo sciagurato mercato di gennaio, quella era una squadra da media serie C, ma grazie alla compattezza del gruppo e a un cuore grande così riuscì a tirarsi fuori dal pantano. Il gruppo di quest’ anno invece non ha mai dato l’ impressione di essere tale, e solo sporadicamente ha tirato fuori lampi d’ orgoglio che gli hanno permesso di arrivare a giocarsi la salvezza all’ ultima partita anziché scendere direttamente di categoria.

QUALE FUTURO? –  Il silenzio della società fa male. Ha fatto male soprattutto il fatto che al termine della partita con il Padova, da parte della società non sia venuto fuori nessuno a prendersi la responsabilità, ad eccezione del vice presidente Antonino Carnelutti, e ancora oggi il vuoto di parole è assordante. Tra i tifosi serpeggia il timore di un prossimo disimpegno da parte dei Fantinel, che aprirebbe le porte a una crisi societaria che metterebbe a rischio la permanenza nei campionati professionistici. Probabilmente si tratta di timori dettati solo dalla fresca e cocente delusione, e proprio per questo una presa di posizione da parte della società sarebbe auspicabile, il più presto possibile.

A distanza di cinque giorni dallo shock della retrocessione, la Trieste calcistica si guarda indietro alla ricerca delle ragioni che hanno portato a quello che era un disastro annunciato.

IL PECCATO ORIGINALE – L’ errore originario si è consumato sul finire della scorsa stagione. La Triestina di Maran, dopo aver vissuto un campionato al di sopra delle aspettative, si vedeva sfilare da sotto gli occhi il sogno dei play off. Una parte del pubblico triestino si schierò compatta contro il tecnico trentino, accusato di eccessivo difensivismo e di scelte impopolari. La società decise non difendere il proprio allenatore e al termine del campionato si consumò la rottura. Per settimane il candidato numero uno per la successione sulla panchina alabardata fu Giampiero Ventura, reduce da un’ annata sfortunata a Pisa ma tecnico di valore assoluto per la serie B. Era già tutto fatto, quando a Bari accadde il terremoto. Via Conte, panchina vacante, e il d.s. Perinetti si fiondò subito su Ventura, che non aveva ancora firmato. La Triestina non poteva competere con un club appena promosso in serie A e lasciò andare Ventura. Gesto nobile, ma problematico, visto che ormai si parlava di costruire una squadra in grado di dare la scalata al paradiso. Bisognava trovare un degno sostituto. E qui accadde l’ imponderabile. Al posto di Ventura, protagonista di svariate promozioni e campionati in serie A, venne chiamato Luca Gotti, giovane allenatore reduce anche lui da una brutta annata a Treviso, e privo di qualunque credenziale positiva nella sua carriera. La domanda che ancora oggi assilla i sostenitori dell’ Alabarda riguarda i motivi che hanno condotto la dirigenza ad affidarsi a un tecnico che non dava alcuna garanzia dopo aver avuto in pugno uno tra i migliori allenatori sulla piazza.

LA COSTRUZIONE DELLA SQUADRA – Gran parte delle lacune tecniche e tattiche che hanno attanagliato la Triestina in questa disgraziata stagione vanno ricercate nell’ assemblaggio operato nella passata estate. In difesa si è lasciato partire con troppa noncuranza Minelli, che con Cottafava aveva formato nei due anni precedenti una delle migliori coppie di centrali della serie B, per portare a Trieste Giuseppe Scurto, giocatore discreto ma nulla di più. Sulle fasce, sono invece arrivati Nef e Sabato. Entrambi salutati con entusiasmo, hanno ripagato i tifosi, specialmente lo svizzero, con prestazioni da galleria degli orrori. Un appunto su Nef, che dopo i fasti di due anni fa a Piacenza non è più riuscito a ripetersi, né a Udine dove non è mai stato preso in considerazione, né al Recreativo Huelva dove ha collezionato solo nove presenze. Forse le cause di questa involuzione sarebbe stato meglio approfondirle. Ma è centrocampo che si è consumato l’errore più clamoroso. Se Maran, che prediligeva il gioco sulle fasce, poteva permettersi di lasciare in panchina un certo Allegretti rinforzando la mediana, con il cambio di allenatore bisognava pensare a un altro tipo di gioco. Invece proprio la partenza del regista milanese verso Bari, ha provocato una carenza di fosforo e di piedi buoni che non è mai stata colmata. Perso anche Antonelli, iradiddio della fascia destra nella stagione precedente, gli sforzi del mercato alabardato si sono concentrati per riportare a Trieste Denis Godeas e per riscattare Della Rocca. E qui l’ equivoco tattico appare evidente, perché è apparso subito chiaro che i due si sarebbero pestati i piedi. Della Rocca è un attaccante che ha bisogno di essere affiancato da una punta di movimento, caratteristica che da tempo non è più nelle corde di Godeas. Quando si è capito che i due non potevano coesistere la Triestina si è trovata costretta a giocare solo con uno dei due.

Dal momento che è la somma che fa il totale tutti questi errori di base, hanno condotto alla formazione di una squadra senza idee e asfittica sul fronte offensivo, costretta a subire spesso e volentieri l’ iniziativa degli avversari e senza garanzie sufficienti in difesa.

I TRE ALLENATORI – La Triestina quest’ anno ha cambiato tre allenatori, indice già di per sé di un fallimento. Ad aggravare la situazione, ognuno dei tre tecnici ha portato in  dote errori che poi si sono rivelati decisivi. Se Luca Gotti ha contribuito all’ errata costruzione della squadra, Mario Somma ha sbagliato l’ approccio con i giocatori incaponendosi poi in una difesa a 5 che faceva acqua da tutte le parti, mentre Arrigoni, tralasciando la sciagurata interpretazione dell’ ultima partita dovrebbe spiegare come mai a un certo punto ha deciso di accantonare elementi come Pasquato e Pit, che non avevano certo dato l’ impressione di essere dei “brocchi”.

LA MANCANZA DEL GRUPPO – C’è da dirlo. Probabilmente questa non era la Triestina più debole degli ultimi anni. Certo, gli errori tecnici e tattici sopra elencati la candidavano seriamente a un campionato di basso livello, ma la baracca si sarebbe potuta salvare ugualmente. Torna alla mente la squadra che nella stagione dell’ uragano Tonellotto riuscì a portare a casa una salvezza che per certi versi ebbe del miracoloso. Indebolita dallo sciagurato mercato di gennaio, quella era una squadra da media serie C, ma grazie alla compattezza del gruppo e a un cuore grande così riuscì a tirarsi fuori dal pantano. Il gruppo di quest’ anno invece non ha mai dato l’ impressione di essere tale, e solo sporadicamente ha tirato fuori lampi d’ orgoglio che gli hanno permesso di arrivare a giocarsi la salvezza all’ ultima partita anziché scendere direttamente di categoria.

QUALE FUTURO? – Il silenzio della società fa male. Ha fatto male soprattutto il fatto che al termine della partita con il Padova, da parte della società non sia venuto fuori nessuno a prendersi la responsabilità, ad eccezione del vice presidente Antonino Carnelutti, e ancora oggi il vuoto di parole è assordante. Tra i tifosi serpeggia il timore di un prossimo disimpegno da parte dei Fantinel, che aprirebbe le porte a una crisi societaria che metterebbe a rischio la permanenza nei campionati professionistici. Probabilmente si tratta di timori dettati solo dalla fresca e cocente delusione, e proprio per questo una presa di posizione da parte della società sarebbe auspicabile, il più presto possibile.

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7 commenti a Triestina: le cause del disastro

  1. Avatar Marisa

    Che dire…..l’Udinese calcio, con un Di Natale capo-cannoniere della serie A, ha rischiato di finire in B….e solo grazie al fatto che Pozzo ha richiamato Marino sulla panchina (ritornando così sui suoi passi!) si è salvata ed è rimasta in A….

    Le volte che in campo, allo stadio Friuli, guardamo i giocatori dell’udinese perdere con squadre di gran lunga inferiori sul piano tecnico….

    E’ il gioco calcio che è fatto così…..

  2. Avatar apu

    ottima analisi.
    la società ha dimostrato tutta la sua debolezza nella costruzione e nella gestione della squadra (tralascio ogni commento su qualche giocatore…).
    speriamo ora che venga rotto questo silenzio assordante, anche se le parole non servono più a questo punto.

    se posso permettermi, avendo seguito entrambe le squadre, trovo qualche analogia nella societò e nel comportamento in campo dei giocatori della Triestina e quelli dell’Acegas… non sarà che a Trieste si sta troppo bene e nessuno ti rompe le scatole???

  3. Avatar massimiliano

    quoto totalmente Apu, ha individuato il vero “male oscuro” che da decenni non consente alla triestina di ritornare in serie A.
    p.s. ieri sera, ho avuto un moto di nostalgia quando mi sono trovato seduto sulle gradinate del campo di Treppo Grande (Ud), a parlare con Cinello e Gigi De Agostini, che ora si occupano di camp per bambini… forse quella con Cinello e Bivi è stata la triestina più vicina alla serie A. Altri tempi…

  4. Avatar Ellegi

    Turkish for President

  5. Avatar sindelar

    Anch’io tra i molti vi saluto, rosso
    alabardati,
    sputati
    dalla terra natia, da tutto un popolo
    amati.
    Trepido seguo il vostro gioco.
    Ignari
    esprimete con quello antiche cose
    meravigliose
    sopra il verde tappeto, all’aria, ai chiari
    soli d’inverno.

    Le angosce
    che imbiancano i capelli all’improvviso,
    sono da voi così si lontane! La gloria
    vi dà un sorriso
    fugace: il meglio onde disponga. Abbracci
    corrono tra di voi, gesti giulivi.

    Giovani siete, per la madre vivi;
    vi porta il vento a sua difesa. V’ama
    anche per questo il poeta, dagli altri
    diversamente – ugualmente commosso.

  6. Avatar adriano

    Anch’io vi saluto, rosso alabardati, ‘ndarò a Repen tifar p’el Kras che dà otimi risultati.

  7. Avatar massimiliano

    E della birra mi godo l’amaro
    seduto del ritorno a mezza via
    in faccia ai monti minacciosi
    e al faro.

    (Sempre mejo che pagar 10euro per veder in tv una schifezza come el ritorno tra triestina e padova…)

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