30 maggio 2010

«Gli utili della Trieste Trasporti sono costruiti sulla pelle di lavoratori ed utenza». L’opinione del sindacato di base

Willy Puglia è Coordinatore Regionale dei Rappresentanti di Base – Settore Privato Categoria Trasporti, recentemente confluiti nell’USB (Unione Sindacale di Base), ad oggi il quarto sindacato d’Italia con i suoi 250.000 iscritti. La sigla è seconda per numero di iscritti in Trieste Trasporti.

Recentemente Trieste Trasporti ha dichiarato un utile di bilancio di quasi tre milioni di euro

Esatto, per la precisione 2.904.000, a fronte di oltre 46 milioni di contributi della Regione Friuli Venezia Giulia, quindi soldi pubblici.

E’ una situazione normale?

Per noi naturalmente no. Il fatto che privati cittadini possano guadagnare su un servizio fondamentale come il trasporto pubblico è frutto delle scelte prese da governi di centro-sinistra e centro-destra negli ultimi 15 anni. In altri Paesi s’è capito che i servizi non possono essere paragonati a beni di consumo, qui no. E così, mentre i privati hanno un utile milionario, i lavoratori neo-immessi guadagnano poco più di 1000 € per 39 ore di lavoro settimanali. Con questi stipendi non puoi certo pensare di mettere su famiglia, comprare l’auto o altro… Sono salari nettamente al di sotto della media OCSE e della media UE.

Parlava di 46 milioni di dalla Regione…

Sì, con quei soldi Trieste Trasporti paga tutto: il rinnovo del parco autobus – che quindi non è un merito della dirigenza, come sbandierato dai giornali locali, ma un obbigo messo nero su bianco nel Contratto di Servizio –, l’acquisto di gasolio, pneumatici e il pagamento degli stipendi. Voce che oggi pesa il 60% nel capitolo spese, un tempo era almeno il 70%. Tutto merito delle concertazioni al ribasso dei sindacati confederali.

Quindi i privati riescono a guadagnare solo risparmiando sugli stipendi?

Certo, e il tutto come già detto deriva da una scellerata scelta politica. Oggi invece si assiste allo scontro tra pubblico e privato per stabilire chi debba comandare nelle aziende di trasporto pubblico della Regione: a Udine il 66% delle azioni della SAF è in mano ai privati, a Trieste la quota privata è al 40% (entrambe le quote private appartengono ad Arriva, società recentemente assorbita da Deutsche Bahn). Eppure i privati esprimono sempre l’amministratore delegato.

E intanto i disagi per lavoratori ed utenti continuano ad aumentare…

Recentemente abbiamo chiesto alla Provincia la revoca dell’appalto a Trieste Trasporti, perché violava e continua a violare il Contratto di Servizio, nel quale l’azienda è chiamata a fornire un certo kilometraggio annuale di corse, garantendo una certa qualità del servizio. Stiamo ancora attendendo la risposta dell’assessore Zollia e della presidente Bassa Poropat.

Sul fronte interno?

Ultimamente però l’azienda è stata sanzionata con 40.000 € di multa dall’Ispettorato del Lavoro perché non rispettava i turni di riposo e i limiti agli straordinari dei dipendenti. Ma non è l’unica scorrettezza di cui si è macchiata la dirigenza di Trieste Trasporti: spesso è stata disapplicata la normativa sugli scioperi, e ogni giorno abbiamo a che fare con violazioni sulle norme in merito alla sicurezza e alla salute sul posto di lavoro.

Quando abbiamo richiesto di installare dei chiavistelli sulle porte delle cabine di guida, per tutelare i conducenti dalle aggressioni che avvengono specialmente di notte, l’azienda ha risposto per l’ennesima volta picche: eppure si trattava di una richiesta economicamente non impegnativa.

Già queste violazioni basterebbero per scriverci un intero articolo!

E l’elenco non è finito: si pensi alla quantità spaventosa di principi d’incendio che si è verificata negli anni scorsi.

Per non parlare del fatto che da anni il tram circola senza “salvavita” – ovvero il sistema di sgancio automatico del pantografo dalla linea elettrica. Per ben quattro volte c’è stato il rischio che qualcuno rimanesse folgorato a causa di problemi ai cavi aerei. Abbiamo presentato una denuncia, ma assistiamo impotenti al rimpallo di responsabilità tra Trieste Trasporti e il Comune di Trieste.

Che in ogni caso è azionista di riferimento di Trieste Trasporti, attraverso la controllata AMT.

Esatto.

Il Comune e in generale tutte le istituzioni italiane non sembrano avere molto a cuore il tema della mobilità sostenibile. Cosa ne pensa in merito RdB?

Da sempre RdB, e da oggi USB, è per il rilancio del trasporto pubblico, a partire da quello su ferro che rappresenta la tecnologia meno inquinante sul mercato. Inoltre promuove il principio dell’intermodalità tra ferro, gomma e mare. Concetti che paiono non esistere nelle ‘stanze del potere’ regionali. All’azienda interessa semplicemente il profitto, la razionalizzazione dei costi compiuta sulla pelle dei lavoratori. La politica non è attenta ai temi ecologici, alla promozione del trasporto di massa che risolverebbe molti problemi legati alla vivibilità delle nostre città e del nostro territorio.

All’interno di Agenda 21 Locale(programma delle Nazioni Unite dedicato allo sviluppo sostenibile declinato negli Enti Locali, NdR) del Comune di Trieste, individuammo con l’allora Assessore Ferrara alcune criticità della mobilità cittadina, proponendo delle soluzioni. Ma gli interessi lobbistici sono troppi per permettere lo spostamento di utenti dal trasporto privato a quello pubblico. Avevamo la possibilità di mettere in strada 34 ausiliari del traffico al fine di sgomberare le aree riservate ai bus e fluidificare il traffico: l’azienda si è rifiutata con motivazioni di tipo economico.

In questo schema rientra anche l’enorme ritardo con cui il Comune approverà – se mai lo farà entro questa legislatura – il Piano del Traffico? L’ultimo, se non sbaglio, risale al ’99.

Certamente. Il sindaco aveva promesso un aumento delle corsie preferenziali e in generale una maggiore attenzione alle esigenze del Trasporto pubblico locale. Come tante altre volte, però, quest’Amministrazione si è dimenticata di lavoratori, utenti e in generale dei cittadini che vedono la loro qualità della vita abbassarsi a causa del traffico e dell’inquinamento. Siamo quindi in netto disaccordo con l’Amministrazione comunale e in particolare con l’assessore Rovis che ha la delega sul Trasporto pubblico; con lui abbiamo tenuto degli incontri per discutere dei problemi lavorativi, e anche del fatto che ogni tanto alcuni conducenti si comportano in maniera poco cortese con gli utenti. Ma questo è frutto di situazioni lavorative disumane, caratterizzate da stress fisico e psichico. In ogni caso questi incontri non hanno mai portato a niente.

Il Comune è azionista di maggioranza, quindi il 60% degli utili sono suoi. Questi soldi il Comune li reinveste nel TPL?

No, 1.750.000 € entrano quest’anno nelle casse del Comune, ma non vengono certo reinvestiti nel trasporto pubblico.

Passiamo alla Regione. Che ne pensate della decisione della Regione di istituire un Gestore Unico?

Ha il sapore di una razionalizzazione che, se gestita male, porterà ancora più problemi a lavoratori e utenza. Il 3 giugno siamo convocati dall’Assessore Riccardi per parlare non solo di questo, ma anche delle già elencate violazioni di legge avvenute in TT, nonché delle condizioni di lavoro disumane.

Sempre a proposito di Gestore Unico, recentemente Trieste Trasporti ha riassorbito alcuni dipendenti della SAF di Udine operanti sulle linee transfrontaliere – cancellate perché ritenute non più redditizie –, inquadrandoli però come neo-assunti, a fronte di decenni di anzianità di servizio, in alcuni casi addirittura 23. Ciò inciderà anche sul trattamento pensionistico. Per noi queste sono le prove generali per l’applicazione di un nuovo trattamento contrattuale regionale livellato…

Verso il basso.

Ovviamente sì.

E’ possibile unire le lotte degli utenti e dei lavoratori, per un TPL migliore e per un lavoro più a misura d’uomo?

Sì, e lo abbiamo già fatto. Abbiamo raccolto centinaia di firme per promuovere il miglioramento del Trasporto Pubblico Locale. Gli interessi dei lavoratori sono i medesimi degli utenti, perché se le condizioni di sicurezza e di servizio migliorano, ciò va a vantaggio sia degli utenti che dei lavoratori.

Willy Puglia è Coordinatore Regionale dei Rappresentanti di Base – Settore Privato Categoria Trasporti, recentemente confluiti nell’USB (Unione Sindacale di Base), ad oggi il quarto sindacato d’Italia con i suoi 250.000 iscritti. La sigla è seconda per numero di iscritti in Trieste Trasporti.

Recentemente Trieste Trasporti ha dichiarato un utile di bilancio di quasi tre milioni di

Esatto, per la precisione 2.904.000, a fronte di oltre 46 milioni di contributi della Regione Friuli Venezia Giulia, quindi soldi pubblici.

E’ una situazione normale?

Per noi naturalmente no. Il fatto che privati cittadini possano guadagnare su un servizio fondamentale come il trasporto pubblico è frutto delle scelte prese da governi di centro-sinistra e centro-destra negli ultimi 15 anni. In altri Paesi s’è capito che i servizi non possono essere paragonati a beni di consumo, qui no. E così, mentre i privati hanno un utile milionario, i lavoratori neo-immessi guadagnano poco più di 1000 € per 39 ore di lavoro settimanali. Con questi stipendi non puoi certo pensare di mettere su famiglia, comprare l’auto o altro… Sono salari nettamente al di sotto della media OCSE e della media UE.

Parlava di 46 milioni di dalla Regione…

Sì, con quei soldi Trieste Trasporti paga tutto: il rinnovo del parco autobus – che quindi non è un merito della dirigenza, come sbandierato dai giornali locali, ma un obbigo messo nero su bianco nel Contratto di Servizio –, l’acquisto di gasolio, pneumatici e il pagamento degli stipendi. Voce che oggi pesa il 60% nel capitolo spese, un tempo era almeno il 70%. Tutto merito delle concertazioni al ribasso dei sindacati confederali.

Quindi i privati riescono a guadagnare solo risparmiando sugli stipendi?

Certo, e il tutto come già detto deriva da una scellerata scelta politica. Oggi invece si assiste allo scontro tra pubblico e privato per stabilire chi debba comandare nelle aziende di trasporto pubblico della Regione: a Udine il 66% delle azioni della SAF è in mano ai privati, a Trieste la quota privata è al 40% (entrambe le quote private appartengono ad Arriva, società recentemente assorbita da Deutsche Bahn). Eppure i privati esprimono sempre l’amministratore delegato.

E intanto i disagi per lavoratori ed utenti continuano ad aumentare…

Recentemente abbiamo chiesto alla Provincia la revoca dell’appalto a TT, perché violava e continua a violare il Contratto di Servizio, nel quale l’azienda è chiamata a fornire un certo kilometraggio annuale di corse, garantendo una certa qualità del servizio. Stiamo ancora attendendo la risposta dell’Assessore Zollia e della Presidente Bassa Poropat.

Sul fronte interno?

Ultimamente però l’azienda è stata sanzionata con 40.000 € di multa dall’Ispettorato del Lavoro perché non rispettava i turni di riposo e i limiti agli straordinari dei dipendenti. Ma non è l’unica scorrettezza di cui si è macchiata la dirigenza TT: spesso è stata disapplicata la normativa sugli scioperi, e ogni giorno abbiamo a che fare con violazioni sulle norme in merito alla sicurezza e alla salute sul posto di lavoro.

Quando abbiamo richiesto di installare dei chiavistelli sulle porte delle cabine di guida, per tutelare i conducenti dalle aggressioni che avvengono specialmente di notte, l’azienda ha risposto per l’ennesima volta picche: eppure si trattava di una richiesta economicamente non impegnativa.

Già queste violazioni basterebbero per scriverci un intero articolo!

E l’elenco non è finito: si pensi alla quantità spaventosa di principi d’incendio che si è verificata negli anni scorsi.

Per non parlare del fatto che da anni il tram circola senza “salvavita” – ovvero il sistema di sgancio automatico del pantografo dalla linea elettrica. Per ben quattro volte c’è stato il rischio che qualcuno rimanesse folgorato a causa di problemi ai cavi aerei. Abbiamo presentato una denuncia, ma assistiamo impotenti al rimpallo di responsabilità tra Trieste Trasporti e il Comune di Trieste.

Che in ogni caso è azionista di riferimento di TT, attraverso la controllata AMT.

Esatto.

Il Comune e in generale tutte le istituzioni italiane non sembrano avere molto a cuore il tema della mobilità sostenibile. Cosa ne pensa in merito RdB?

Da sempre RdB, e da oggi USB, è per il rilancio del trasporto pubblico, a partire da quello su ferro che rappresenta la tecnologia meno inquinante sul mercato. Inoltre promuove il principio dell’intermodalità tra ferro, gomma e mare. Concetti che paiono non esistere nelle ‘stanze del potere’ regionali. All’azienda interessa semplicemente il profitto, la razionalizzazione dei costi compiuta sulla pelle dei lavoratori. La politica non è attenta ai temi ecologici, alla promozione del trasporto di massa che risolverebbe molti problemi legati alla vivibilità delle nostre città e del nostro territorio.

All’interno di Agenda 21 Locale (programma delle Nazioni Unite dedicato allo sviluppo sostenibile declinato negli Enti Locali, NdR) del Comune di Trieste, individuammo con l’allora Assessore Ferrara alcune criticità della mobilità cittadina, proponendo delle soluzioni. Ma gli interessi lobbistici sono troppi per permettere lo spostamento di utenti dal trasporto privato a quello pubblico. Avevamo la possibilità di mettere in strada 34 ausiliari del traffico al fine di sgomberare le aree riservate ai bus e fluidificare il traffico: l’azienda si è rifiutata con motivazioni di tipo economico.

In questo schema rientra anche l’enorme ritardo con cui il Comune approverà – se mai lo farà entro questa legislatura – il Piano del Traffico? L’ultimo, se non sbaglio, risale al ’99.

Certamente. Il Sindaco aveva promesso un aumento delle corsie preferenziali e in generale una maggiore attenzione alle esigenze del Trasporto Pubblico Locale. Come tante altre volte, però, quest’Amministrazione si è dimenticata di lavoratori, utenti e in generale dei cittadini che vedono la loro qualità della vita abbassarsi a causa del traffico e dell’inquinamento. Siamo quindi in netto disaccordo con l’Amministrazione Comunale e in particolare con l’Assessore Rovis che ha la delega sul Trasporto Pubblico; con lui abbiamo tenuto degli incontri per discutere dei problemi lavorativi, e anche del fatto che ogni tanto alcuni conducenti si comportano in maniera poco cortese con gli utenti. Ma questo è frutto di situazioni lavorative disumane, caratterizzate da stress fisico e psichico. In ogni caso questi incontri non hanno mai portato a niente.

Il Comune è azionista di maggioranza, quindi il 60% degli utili sono suoi. Questi soldi il Comune li reinveste nel TPL?

No, 1.750.000 € entrano quest’anno nelle casse del Comune, ma non vengono certo reinvestiti nel trasporto pubblico.

Passiamo alla Regione. Che ne pensate della decisione della Regione di istituire un Gestore Unico?

Ha il sapore di una razionalizzazione che, se gestita male, porterà ancora più problemi a lavoratori e utenza. Il 3 Giugno siamo convocati dall’Assessore Riccardi per parlare non solo di questo, ma anche delle già elencate violazioni di legge avvenute in TT, nonché delle condizioni di lavoro disumane.

Sempre a proposito di Gestore Unico, recentemente Trieste Trasporti ha riassorbito alcuni dipendenti della SAF di Udine operanti sulle linee transfrontaliere – cancellate perché ritenute non più redditizie –, inquadrandoli però come neo-assunti, a fronte di decenni di anzianità di servizio, in alcuni casi addirittura 23. Ciò inciderà anche sul trattamento pensionistico. Per noi queste sono le prove generali per l’applicazione di un nuovo trattamento contrattuale regionale livellato…

Verso il basso.

Ovviamente sì.

E’ possibile unire le lotte degli utenti e dei lavoratori, per un TPL migliore e per un lavoro più a misura d’uomo?

Sì, e lo abbiamo già fatto. Abbiamo raccolto centinaia di firme per promuovere il miglioramento del Trasporto Pubblico Locale. Gli interessi dei lavoratori sono i medesimi degli utenti, perché se le condizioni di sicurezza e di servizio migliorano, ciò va a vantaggio sia degli utenti che dei lavoratori.

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19 commenti a «Gli utili della Trieste Trasporti sono costruiti sulla pelle di lavoratori ed utenza». L’opinione del sindacato di base

  1. Tagliare gli sprechi

    In Cina gli autisti prendono di meno

  2. maxipixi

    In Cina chi spara cazzate lo sopprimono

  3. Con quei 3 milioni i podessi far tranquilamente una nova linea de tram, o slongar quel de Opcina. Xe queste le scelte che la politica ga fato: crear dividendi fora de un servizio publico.

    No ga nisuna logica..

  4. bell’articolo, interessante, grazie a intervistato e intervistatore!

  5. alpino

    1000 euro per 39 ore de lavoro…comincia ad essere un po’ poco sti cazzo de 1000 euro oramai diventati il punto di arrivo per troppe persone in Italia…

  6. Solo per ricordare che prima delle varie leggi sulla liberalizzazione dei servizi pubblici (fatte o approvate sia dalla destra che dalla sinistra), non esisteva servizio pubblico in Italia che chiudesse il bilancio in attivo, anzi: definito un livello di spesa all’inizio dell’anno, dopo 365 giorni si andava regolarmente a batter cassa dagli amministratori pubblici, che altrettanto regolarmente ripianavano a pié di lista.

    I trasporti pubblici sono stati per decenni (e tuttora sono, soprattutto in certe parti d’Italia) un gran luogo di magna-magna, con i sindacati sempre belli allineati e coperti.

    Credo e spero che nessuno voglia tornare ai tempi andati.

    Attualmente i servizi pubblici sono appaltati a ditte private, che sono obbligate a seguire certe linee direttive e poi – però – puntano all’attivo di bilancio.

    Sarebbe assurdo pensare che ci sia qualcuno che possa obbligare Arriva ad utilizzare il suo attivo di bilancio per altre finalità che non siano quelle degli investimenti o della remunerazione dei soci.

    In alternativa, ripeto: si decida di municipalizzare nuovamente tutto quanto, e poi pagherà sempre Pantalone.

    E non mi si venga a parlare dello stress dei guidatori di autobus! Chiedete al sindacalista com’è strutturato il lavoro di un autista: quante ore fa di seguito, quanta pausa gli è dovuta eccetera eccetera.

    Altro discorso è quello dei salari di ingresso, ma anche lì vorrei sapere quanto guadagna un autista con una decina d’anni di lavoro alle spalle.

    Poi prendete questa somma e paragonatela con quanto prende un operaio in fabbrica, che in più ha da fare i conti con cassa integrazione, mobilità eccetera eccetera.

    Luigi (veneziano)

  7. @ luigi

    mi dispiace ma non sono d’accordo.

    non penso che sia la forma istituzionale (azienda o ente pubblico) che cambi l’attitudine al magna-magna e questo è facilmente dimostrabile – e mi sembra che sia quello che tu suggerisca.

  8. @ enrico maria milic

    E allora si proponga nuovamente di ritornare indietro: torni la proprietà pubblica al 100% su tutte queste aziende.

    Finché le aziende rispondono a logiche di diritto privato, è evidente che la proprietà cercherà il profitto, anche se ovviamente all’interno di un contratto di pubblico servizio che dev’essere onorato. Se il contratto fosse troppo oneroso, nessuno si proporrebbe di gestire il servizio.

    In pratica la questione è: vogliamo un servizio pubblico che non si ripaga le spese? In tal caso andrà pagato con i soldi pubblici, e cioè con i soldi di tutti.

    Luigi (veneziano)

  9. isabella

    Oltre ad essere pochi 1000 € bisogna anche ricordare che il lavoro d’autista non è di sicuro un lavoro leggero.

  10. “In pratica la questione è: vogliamo un servizio pubblico che non si ripaga le spese? In tal caso andrà pagato con i soldi pubblici, e cioè con i soldi di tutti.”

    Ehmm, succedi za.

  11. @ arlon
    Non è proprio così, nel senso che attualmente il servizio pubblico è effettuato da aziende concessionarie.

    In pratica, gli enti pubblici hanno le funzioni di indirizzo e controllo, mentre la gestione imprenditoriale è delle aziende private concessionarie.

    I dati in mio possesso dimostrano un notevole abbattimento dei costi del servizio dal momento in cui è entrato in vigore questo modello, che fra l’altro è comune a tutta l’Europa. In pratica, non è più vero che questi fanno quello che vogliono, tanto dopo paga Pantalone a pié di lista.

    A fronte di ciò, in Italia resta ancora parecchia strada da fare, se è vero che tutti gli indicatori relativi ai servizi di trasporto pubblico su gomma del nostro paese risultano peggiori rispetto alla media europea dei principali paesi (UK, D, F, SP, N, B).

    In particolare (fra parentesi il dato medio dei paesi sopra indicati):

    1. Contributi pubblici: 2,2 Euro per Km (1,4 Euro)
    2. Ricavi: 1,08 Euro per Km (1,34 Euro)
    Costi operativi: 3,50 Euro per Km (2,7 Euro)
    3. Costo manodopera: 2,3 Euro per Km (1,6 Euro)
    4. Produttività media (veicoli/Km) per addetto: 17.060 (19.763)

    Sarebbe interessante sapere se i trasporti pubblici triestini sono sopra o sotto la media italiana.

    Che bel che xe quando tuti paga e par che nisun paghi!

    Luigi (veneziano)

  12. Riccardo Laterza

    @ Luigi (Veneziano)

    Forse non è chiaro, ma come dice anche Willy Puglia nell’intervista, la Regione stanzia ogni anno milioni e milioni di euro per un servizio pubblico la cui gestione viene appaltata ad aziende private. Quindi la situazione è:
    – i contribuenti pagano bus, gasolio, pneumatici e stipendi
    – i privati tentano di risparmiare il più possibile accorciando i percorsi, dando salari da fame e alzando (di concerto con la Regione) tariffe e sanzioni
    – alla fine dell’esercizio non solo i dividendi dei privati (costruiti non investendo soldi ma semplicemente risparmiandoli qua e là) non vengono reinvestiti, ma anche quelli del Comune di Trieste non finiscono per il TPL, ma in chissà quale voce di bilancio

    Probabilmente la soluzione della gestione pubblica non funzionava – e non funzionerebbe – perché non c’era il controllo che ogni cittadino di una comunità democratica dovrebbe esercitare sulla gestione dei beni e dei servizi pubblici.

  13. Intervengo solo perché citato dal simpatico Willi Puglia.
    Non ho alcuna delega sul Trasporto Pubblico. Nè ce l’ha alcun altro al Comune di Trieste. Nè potrebbe averla alcuno.
    Il motivo è che la competenza sul TPL è esclusivamente della Provincia, come l’amico Willi ben sa.

    Una curiosità: i rappresentanti delle altre sigle sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Ugl), rappresentative della stragrande maggioranza dei dipendenti di Trieste Trasporti, hanno rifiutato di farsi intervistare?

  14. @ Riccardo Laterza
    E non è quello che ho detto io?

    Il fatto è che vorrei proprio vedere se i salari sono più bassi della media del mercato e se è vero che – come dice il sindacalista – gli autisti degli autobus sono stressati (e da cosa?!?).

    Il fatto che i dividendi dei privati se li gestiscano come credono mi pare il minimo: altrimenti dove sta la remunerazione del rischio d’impresa?

    La gestione pubblica era una roba immonda: sindacalizzazione a manetta e voglia di lavorare saltami addosso.

    Questa è una delle cose che mi fa più arrabbiare, perché se gli enti pubblici e parastatali fossero stati efficienti e non quell’incredibile coacervo di ruberie e fancazzismo che sono stati, non si sarebbe arrivati alla (s)vendita degli asset cui abbiamo assistito negli ultimi vent’anni.

    E su tutto ciò il sindacato dovrebbe mettersi un’enorme mano sulla coscienza.

    L.

  15. Riccardo Laterza

    @Paolo Rovis

    Premesso che RdB è il secondo sindacato per numero di iscritti in Trieste Trasporti, ogni testata ha diritto di scegliere autonomamente chi intervistare e su cosa. In particolare essendo Bora.La aperta ai contributi di tutti, questa scelta è spesso delegata al singolo ‘articolista’.

    In ogni caso sono pronto a intervistare anche i rappresentanti sindacali delle altre sigle presenti in TT. Il fatto che non siano stati intervistati non può essere però oggetto d’accusa nei confronti né miei né di Bora.La

    @Luigi (Veneziano)

    piccole osservazioni: rischio d’impresa? Quale rischio d’impresa? Il servizio pubblico si chiama così in quanto essenziale, Trieste Trasporti non ha problemi di creazione e mantenimento di mercati… Il compito affidato ai privati è solo quello di gestire tagliando i costi e aumentando tariffe e multe (assieme alla Regione)
    Gli autisti sono stressati fisicamente e psicologicamente, lavorando 39 ore alla settimana alla guida di un mezzo di diversi metri in strade trafficate, spesso dissestate e con pause irrisorie tra una corsa e l’altra… Poi, naturalmente, ‘stressante’ è una valutazione relativa, magari il lavoro che fai tu lo è di più…

  16. Euroclass

    @ Luigi (Veneziano)

    Da addetto ai lavori le posso assicurare che gli stipendi sono sicuramente più bassi della media del mercato. Poi mi dà veramente fastidio leggere che una persona che da quello che mi è dato sapere non ha la benché minima idea di cosa voglia dire portare un mezzo lungo anche 12 o 15 metri nel mezzo del traffico cittadino con sopra spesso e volentieri utenti maleducati per non dire peggio, faccia del sarcasmo chiedendosi da cosa possono essere stressati gli autisti! Su alcuni aspetti le dò pienamente ragione ma in fatto di stress non accetto assolutamente le sue considerazioni gratuite ed irrispettose verso la categoria. Anche il confronto fra un autista e un operaio mi sembra del tutto fuori luogo!

  17. Paolo

    @ Euroclass
    Sono pienamente d’accordo con te su tutto il campo… Il paragone con l’operaio è nettamente fuori luogo poiché la responsabilità di un conducente è enorme nel muoversi immezzo al traffico con mezzi lunghi anche 18m credo (gli snodati non sono 18m?)rispetto ad un operaio in azienda e siccome il rischio è molto più alto alche per l’utenza è giusto che lo stipendio sia più alto… Inoltre non è solo lavoro fisico ma un enorme sforzo per la mente… Anche il discorso degli utenti maleducati è verissimo! Io stesso sono utente della TT da quando studio a Trieste e posso dire che molto spesso gli utenti hanno dei comportamenti paurosi nei confronti sia del personale che degli utenti stessi, tant’è che molto spesso mi chiedo come facciano i conducenti a non sbroccare.. Delle vicissitudini dell’azienda non posso dire niente poichè so molto poco a proposito ma non mi sembra (da ignorante) che il servizio sia carente, anzi… Boh sarò io che sono abituato alle 6 inutili linee dell’ATAP a Pordenone… Certo è che un miglior trattamento dei dipendenti gioverebbe a tutti quanti, ma se non si arriva a capire questa cosa basilare non si risolve niente!

  18. Bianca Cossara

    Credo fermamente che l’uomo deve guadagnarsi il pane con il SUDORE della fronte.
    Ma credo anche altrettanto fermamente che NON DI SOLO PANE vive l’uomo.
    Se lo stipendio di mille Euro non permette all’uomo una vita dignitosa, ne risente la società – TUTTA LA SOCETA’. Infatti un mensile di 1000 Euro che tipo di vita può offrire? Forse una famiglia gioiosa? Rispettosa degli orari? E perchè intervalli di ore non pagate?
    Con 1000 Euro non si possono fare miracoli prima o poi una lunga catena di continue rinunce e sacrifici logora la coppia rattrista i figli distrugge la famiglia e la Società.
    L’UOMO HA BISOGNO DI DIGNITA’

  19. John Remada

    Questo mi era sfuggito…..il mitico gigi l’immortale s’intendeva anche di autobus!! Chissà se nella sua millenaria sapienza è a conoscenza che i granzi pori fanno male con le grosse chelle che hanno se ti stringono?? Ma visto che il tizio è scomparso ,credo per sempre, forse non lo sapremo mai!

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