19 aprile 2010

Ok del parlamento sloveno all’accordo sui confini con la Croazia, scatta il referendum

Il parlamento sloveno ha ratificato l’accordo che dà incarico a un comitato internazionale di esprimersi sulle controversie relative ai confini tra Slovenia e Croazia: una questione aperta dal 1991. La decisione sarà vincolante per entrambi i Paesi.

Non c’è però un ok definitivo, dal momento che l’intesa dovrà superare il referendum popolare richiesto dall’opposizione. Saranno quindi gli elettori sloveni a doversi ora esprimere, mente la Croazia attende con ansia, dal momento che il mancato accordo sui confini rappresenta una delle ragioni ostative al suo ingresso nell’Unione europea.

“Questo accordo è un grande strumento per risolvere un problema molto complicato mentre l’alternativa è un deterioramento delle relazioni, una sfiducia e un fermento che noi non vogliamo”, ha detto al parlamento prima del voto il primo ministro sloveno Borut Pahor.

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10 commenti a Ok del parlamento sloveno all’accordo sui confini con la Croazia, scatta il referendum

  1. istriano

    Croazia attende con ansia?
    perche mai?
    spero che amici sloveni votino un bel no al referendum.
    perche dobbiamo entrare in eu’per la bulgaria,romania,sud italia noi siamo america!

  2. effebi

    le famose non-notizie…
    cioè non si sono messi daccordo ma gli sloveni sono “FINALMENTE” daccordo per trovare qualcuno che provi a metterli… daccordo

    poi ci sarà il referendum 🙂

  3. francesca

    ESULI E CARINZIANI ALLA CERIMONIA A BASOVIZZA
    UNIONE DEGLI ISTRIANI
    LIBERA PROVINCIA DELL’ISTRIA IN ESILIO

    COMUNICATO STAMPA

    Quattrocento persone hanno preso parte stamane alla cerimonia di commemorazione a Basovizza

    Lacota: “Nessuna riconciliazione con Slovenia e Croazia in assenza del chiaro riconoscimento delle persecuzioni titine inflitte a danno di triestini ed istriani”

    Molto numerosa, come annunciato, la delegazione giunta da Klagenfurt

    Non meno di quattrocento persone, nonostante la pioggia battente, hanno preso parte questa mattina alla tradizionale cerimonia di commemorazione dei Martiri delle Foibe, che ha avuto luogo nel sacrario di Basovizza, per ricordare le vittime dell’occupazione jugoslava di Trieste (e di Gorizia), di cui quest’anno ricorre il 65° anniversario, che in quaranta giorni di terrore aveva causato diverse migliaia fra morti e deportati.

    Dopo l’alzabandiera solenne, accompagnato dai canti del coro dell’Associazione Nazionale dei Carabinieri, e gli interventi del presidente dell’Unione degli Istriani, Massimiliano Lacota, del vicepresidente della federazione Grigioverde, gen. Carlo Soave, del presidente della Lega Nazionale, Paolo Sardos Albertini e del presidente della Associazione dei Combattenti carinziani (Kärntner Abwehrkämpferbund), Fritz Schretter, sono state deposte alcune corone in omaggio alle vittime della pulizia etnica del maresciallo Tito.

    Nel suo incisivo intervento, in italiano ed in tedesco, il presidente Lacota ha affermato che “a distanza di così tanti anni da quegli eventi, e a oltre vent’ anni dall’inizio della auto-disintegrazione della Jugoslavia comunista, nessun governo dei paesi successori ha riconosciuto le proprie, inconfutabili responsabilità nell’eliminazione dell’etnia italiana, scientemente programmata dalle autorità di allora. E questo ostinato rifiuto” ha sottolineato il leader dell’Unione degli Istriani “senza la ben che minima volontà di rendere giustizia agli esuli istriani, fiumani e dalmati, laddove ciò sia possibile, costituisce un ostacolo inamovibile verso una pacificazione condivisa”.

    Lacota ha poi ringraziato gli ospiti dalla Carinzia, sottolineando la storia comune che lega l’Unione degli Istriani ai cittadini austriaci, che hanno subito una occupazione simile, dal 9 al 22 maggio del 1945, con centinaia di vittime.

    Paolo Sardos Albetini nella sua prolusione ha ringraziato l’Unione degli Istriani e la KAB per la sua partecipazione, specificando come “gli eccidi e le deportazioni che oggi vengono commemorate, sia quelle a danno di italiani, ma anche quelle a danno di tedeschi, croati e sloveni, che dovrebbero partecipare uniti a queste cerimonie, hanno un unico responsabile, e cioè il comunismo jugoslavo, le cui tesi sono ancora portate avanti da pseudo storici negazionisti”.

    Fritz Schretter, presidente della delegazione carinziana, nel suo intervento conclusivo, ha posto l’accento sulla “solidità del partneriato con l’Unione degli Istriani, sottoscritto due anni fa con l’intento di approfondire le vicende storiche del secondo dopoguerra, in cui lutti e stragi hanno avuto come denominatore comune lo sciovinismo espansionista dei partigiani comunisti di Tito” . Schretter ha anche denunciato che “la Slovenia non ha ancora inteso porgere le scuse ufficiali per gli stermini compiuti”.

    Il prossimo 12 giugno, invece, si terrà a San Giusto la cerimonia di commemorazione del 65 anniversario della liberazione di Trieste dall’occupazione jugoslava, nell’ambito della quale verrà scoperta una lapide nel carcere del Coroneo, dal quale nel corso dei terribili “quaranta giorni” titini centinaia di persone vennero condotte nei campi di concentramento jugoslavi oppure gettati nelle Foibe del carso triestino, non facendo così più ritorno a casa.

  4. Richi

    @ Francesca (vabbe’, femo finta)

    Grazie per avercelo comunicato.
    Nessuno si sarebbe aspettato un evento cosi’ innovativo, esaltante, rivoluzionario e assolutamente originale, specialmente da queste parti. Ne avevamo l’assoluto e indispensabile bisogno.
    Grazie ancora.

  5. francesca

    @Richi

    non c’è di che. E’ anche una notizia vecchia di una settimana fa.
    Ma la vera notizia è che di là dalle colline di Muggia si stanno veramente lacerando sul referendum del 6 giugno che dovrebbe soltanto affidare la soluzione del loro problema ad un’ipotetico arbitraggio che non si sa da chi sia composto. Pensate a che livello sono!

  6. francesca

    Io tifo caldamente per il NO. Così la Slovenia uscirà dal consesso internazionale andando verso una deriva balcanica e la Croazia non entrerà mai nell’UE. Giorni fa spacciatomi per un autoctono residente ad Ancarano ho fatto un pò di propaganda al mercato di Capodistria a favore del NO tra una banana e cavolo. Tre quattro donnette mi davano ragione. Mi sono strippato dal ridere. Dopo mi parlavano anche sloveno e mi sono dileguato facendo finta di rispondere al telefono.

  7. Richi

    @ “Francesca”

    Ti spacci per qualcun altro e quando ti si chiede di parlare il linguaggio degli autoctoni ti dilegui inventando scuse?
    Uhm, anche questa l’ho gia’ sentita ma non so dove…..mah.

  8. JACK

    @ FRANCESCA/O

    complimenti!
    Comunque…con le storie degli esuli avete veramente stufato…

  9. effebi

    confermo che qui le storie degli esuli c’entrano come i cavoli a merenda…
    e magari francesca (che parla al maschile) lo fa pure apposta.

  10. Richi

    @ Effebi

    “Francesca” che si chiama Francesca quanto e’ vero che io e te ci chiamiamo Takeshi e Zafir, passa spesso da queste parti per mettere cacca tra gli utenti, tira ovviamente in ballo storie di esuli, irredentismo e robe simili apposta per fare casino gratuitamente.
    Non credo faccia del bene a nessuno, da qualsiasi parte penda.

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